Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

mercoledì 22 febbraio 2017

RM 052


« I dettagli, purtroppo, sono troppo lunghi da spiegare… e spero, a Thyres piacendo, di avere possibilità in futuro di raccontarti ogni cosa in maniera adeguata. » continuò, quando ormai poco la separava dalla propria meta « Purtroppo, però, temo che questa sera potrebbe succedere qualcosa… e se, sciaguratamente, non mi fosse data possibilità di sopravvivere alla prova che temo mi sarà richiesto di affrontare, non voglio che tu, papà o Eli possiate trascorrere il resto delle vostre vite tormentandovi nell’incertezza sul mio fato. Desidero, anzi, che possiate sapere quanto vi amo… e quanto, in merito alla mia vita, non ho rimpianto o rimorso alcuno: tutto ciò che ho vissuto, e quest’ultimo anno in particolare, è stato per me molto più di quanto non avrei mai creduto di meritare… e, di questo, non posso che ringraziare tutti voi per l’amore che mi avete sempre donato. » concluse, con voce che si sforzò di lasciar risuonare serena, benché, nel contesto di quella situazione, ebbe ineluttabilmente a lasciar trasparire una certa emozione « Addio, Rín… a presto. »

Forte, in quel mentre, fu per lei il desiderio di cestinare il messaggio vocale, prima che esso potesse essere inviato: sarebbe stato sufficiente un semplice movimento del pollice per lasciar scomparire per sempre quella registrazione, ovviando a tutti i problemi che, dalla stessa, avrebbero potuto conseguire se soltanto, di lì a pochi minuti, avesse scoperto che la sua mentore l’aveva convocata in maniera errata, o che, comunque, nessun genere di pericolo mortale la stava attendendo, tale da giustificare un simile commiato dalla propria sorella gemella. Ciò non di meno, superficiale, disattento, se non, propriamente, stupido, sarebbe stato da parte sua ignorare l’evidenza di quanto, il messaggio ricevuto pocanzi non aveva precedente alcuno e che, ben consapevole, Midda, del suo impegno di quella sera, mai le avrebbe destinato un simile appello se non avesse avuto ragioni più che concrete di farlo. Ragioni la concretezza delle quali, trattandosi della figlia della dea della guerra, non avrebbero potuto ovviare a trasformarsi, quasi certamente, in un’incommensurabile minaccia letale…
In questo, alfine, ella permise al messaggio vocale di uscire dal proprio telefono cellulare, proprio nel mentre in cui lasciava la macchina affrettatamente parcheggiata e, volontariamente dimenticato al suo interno, il medesimo apparecchio, nella consapevolezza di quanto, qualunque cosa l’avesse allor attesa, di quello non avrebbe avuto alcun bisogno.

« … Midda? » domandò, entrando nel locale che avevano adibito a palestra per i loro allenamenti.

Per un fugace istante, un terrificante dubbio ebbe ad attanagliarla: e se il messaggio ricevuto non le fosse stato inviato a opera della sua maestra d’arme quanto, e piuttosto, della loro avversaria? Possibile che Anmel avesse ordito qualche trappola e che, presentandosi tanto repentinamente laddove richiestole, ella non avesse fatto altro che permetterle di riunirle insieme là dove avrebbe avuto, in tal maniera, possibilità di colpirle a tradimento? Certo… il messaggio era arrivato dal numero della Figlia di Marr’Mahew e non da un qualche utente sconosciuto: tuttavia, per l’entità primordiale della distruzione, precedente alla stessa Creazione, quanto sarebbe potuto essere complesso ingannarla in tal maniera?
Tuttavia, paranoia a parte, in un angolo non lontano dalla rastrelliera delle armi, ebbe allora a individuare la figura della sua mentore che, nel sentirla, nel vederla sopraggiungere, ebbe a sollevare il proprio sguardo verso di lei, dimostrando così tanta serietà, da escludere, drasticamente, qualsiasi ipotesi atta a prevedere che ella non la stesse realmente attendendo. E se, per un istante, la drammaticità intrisa in quegli occhi color ghiaccio ebbe a distoglierla da ogni altro elemento lì attorno, focalizzandone l’attenzione in termini tali che ogni altro elemento a contorno parve sfumare in un miscuglio di tonalità omogenee e indistinguibili, ormai allenata, ormai addestrata a non lasciarsi sfuggire, tuttavia, qualunque altra informazione a margine, anche propria dell’ambiente circostante, laddove dalla corretta lettura di ciò avrebbe potuto dipendere, per lei, la differenza fra la vita e la morte; Maddie non poté ovviare a cogliere, in rapida successione, due altri dettagli, invero poi così non poco palesi, così non poco evidenti: la presenza di una lungo taglio in corrispondenza del braccio sinistro della donna, dal quale, lentamente, il sangue gocciolava verso terra, andando ad alimentare una piccola pozza di sangue; e la presenza di un corpo oscenamente ridotto in poltiglia poco lontano da lei, immerso, altresì, in un’enorme macchia di sangue e altri liquidi corporei. Un’immagine, quest’ultima, suo malgrado, ben lontana dal potersi considerare inedita, laddove, al contrario, avrebbe avuto a creare un inquietante collegamento fra quella scena, appena accennata e già contraddistinta da una tragica suggestione di fondo, e il loro primo incontro, più di un anno prima, quando, nel suo appartamento, la vittima di un’infezione da morbo cnidariano aveva, per la prima volta, attentato alla sua vita…

« Cosa è successo…? » chiese, in termini quasi retorici, giacché l’evidenza degli accadimenti risultava sufficientemente palese da rendere qualunque genere di risposta a quell’interrogativo quasi un insulto alla sua intelligenza.
« E’ successo che sono una stupida… » quasi sussurrò la donna guerriero, dimostrando una certa fatica nel parlare, quasi formulare anche una frase tanto semplice stesse da lei richiedendo uno sforzo sovrumano.

Istintivamente Maddie fece per avanzare nella direzione della propria maestra d’arme, per raggiungerla, per affiancarla e, all’occorrenza, prestarle i primi soccorsi.
In quell’anno trascorso insieme, la mercenaria era stata costretta, non piacevolmente, a offrire in più occasioni riprova della propria natura umana, dell’assenza di una reale onnipotenza al di là dell’aura di cui, pur, ella era palesemente avvolta e che sembrava rendere banale anche l’impresa più ardua, e che pareva escludere ogni possibilità, per lei, di poter essere ferita o, peggio, uccisa. In tutto questo, la sua allieva era perfettamente consapevole di quanto concretamente mortale ella fosse ma, ciò non di meno, la ferita da lei allora riportata, per quanto palesemente amplia e chiaramente non piacevole, non avrebbe dovuto tuttavia considerarsi tale da minacciarne, realmente, la sopravvivenza, da porne in dubbio il futuro, così come, altresì, nel tono da lei adoperato, e nella scelta di quelle parole di condanna a proprio stesso discapito, sembrava essere velatamente implicito.

« Non ti avvicinare… non così disarmata. » ebbe tuttavia a fermarla, verbalmente, con quello che, forse, avrebbe avuto a doversi ritenere un grido, un perentorio ordine d’arresto, e che, invece, apparve quasi simile a un rantolio.
E la giovane, abituatasi a prestare assoluta ubbidienza agli ordini da lei impartiti, ebbe a fermarsi, non potendo comunque ovviare a domandarle: « Midda… che cosa succede? »
« Il morbo… » commentò a denti stretti, offrendo l’evidenza di grande dolore da parte propria nello sforzarsi a parlare o, forse e più semplicemente, a mantenersi ancora lucida « … Thyres… che fine stupida, dopo tutto quello che ho passato… » soggiunse, non potendo ovviare a imprecare, in quel momento, al di là di quanta pena riuscire ad aggiungere quelle parole le stesse costando.
« Midda… » esitò l’altra, nel mentre in cui, sebbene la parte più razionale della sua mente avesse ormai elaborato l’intera situazione e avesse ben inteso le ragioni di quella convocazione, si poneva sospinta dalla sua parte più emotiva a rifiutare l’evidenza di quanto stesse accadendo e di ciò che, ancora, sarebbe dovuto avvenire.
« Te l’ho detto, un anno fa: quando si viene infettati dal morbo, si è già morti. » scandì la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo appena il capo a escludere ogni altra possibilità « Sto cercando di resistere… sto sforzandomi a mantenere la lucidità… ma, lo sento, il mio corpo sta già cambiando, sto iniziando a mutare… e presto, di me, non resterà più nulla. » profetizzò, con tono quanto più possibile saldo, malgrado la situazione « E quando questo avverrà, Anmel mi utilizzerà per aggredire te e la tua famiglia. » soggiunse, piegandosi appena in avanti come a trattenere un forte dolore addominale « Maddie… devi farlo. Ora, finché, ancora, ho ancora un po’ di controllo… »

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