Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 20 febbraio 2017

RM 050


Passarono stagioni. Le settimane si accumularono formando mesi. E i mesi si accumularono diventando, addirittura, un intero anno.
Un anno era trascorso da quando, per la prima volta, Midda Bontor era giunta in quel mondo. Un anno era trascorso da quando, per la prima volta, Madailéin Mont-d'Orb aveva letteralmente incontrato il proprio destino, la dimostrazione fisica, pratica, di quanto il senso di inadeguatezza, la sensazione di una completezza mancata, non fossero semplicemente conseguenza di un disagio psicologico, da sanare con il supporto di una terapista, quanto, e piuttosto, l’evidenza di un io frenato dalle proprie stesse paure, ingabbiato all’interno di quanto, erroneamente, aveva voluto convincersi essere ciò che la società si sarebbe attesa da lei e, peggio, ciò che ella non avrebbe potuto ovviare a compiere per non tradire simile aspettativa.
E, nel corso di quell’ultimo anno, tutto era cambiato. Maddie era cambiata. Alla giovane problematica che ella era un tempo, insicura di sé, continuamente bisognosa di ritrovare conferme, di sentirsi riconosciuta dal prossimo nel proprio valore, nel conseguimento dei propri risultati, aveva avuto occasione di sostituirsi una donna forte, perfettamente consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, non più quale confine inviolabile ma, piuttosto, qual obiettivo sfidante, traguardo da raggiungere e da superare, per migliorare se stessa continuamente, per riuscire là dove, al suo posto, altri neppure avrebbero ipotizzato possibile arrivare, avrebbero creduto sano sospingersi.
In azienda, addirittura, questo suo cambiamento, questa sua straordinaria crescita interiore, aveva avuto occasione di essere riconosciuta persino con l’offerta di un nuovo incarico, nel subentrare in un ruolo superiore persino a quello di Bernardo, per valorizzare al meglio quella nuova, palese, brama di conquista di cui ella aveva offerto riprova: un’offerta allettante, sicuramente, che fino all’anno precedente non avrebbe potuto ovviare a interessarla e a entusiasmarla, e al confronto della quale, al contrario, Maddie ebbe a presentare alle risorse umane la propria soluzione alternativa, nel vederle riconosciuto uno stipendio adeguato al proprio valore, nell’ovviarle il peso rappresentato da un responsabile totalmente inadeguato qual era divenuto il suo, ma nel garantirle di proseguire nel proprio impiego, senza invischiarla in questioni politico-amministrative nel merito delle quali non desiderava avere assolutamente nulla a che fare. “Tutti sono utili, nessuno è indispensabile”: sotto l’ombra di tale, pur legittima, frase, per anni ella aveva lavorato e aveva accettato ogni qual genere di sopruso, senza mai maturare la consapevolezza di quanto, al di là della presunta democraticità di simile affermazione, non tutti avrebbero avuto a doversi considerare utili nella stessa misura, con lo stesso peso, ragione per la quale, ella avrebbe dovuto pretendere che la sua utilità fosse adeguatamente riconosciuta o, in caso contrario, avrebbe dovuto reagire di conseguenza. Così, pur senza ritrovarsi costretta a cambiare lavoro, ella si era concessa l’occasione di dare un taglio con il passato, di interrompere con straordinaria presenza di spirito il circolo vizioso all’interno del quale, troppo sovente, le vite di molti finiscono per perdersi, non comprendendo di essere intrappolati non tanto dal mondo a sé circostante, quanto, e piuttosto, dal proprio stesso io, dalle proprie paure e, sopra a ognuna, dalla paura di quello che un cambiamento potrebbe mai rappresentare. E Bernardo, Giovanna e tutte quelle altre figure che, all’interno della sua testa, per troppo tempo si erano viste riconoscere, inconsapevolmente, maggiore valore di quanto mai avrebbero dovuto avere, vennero così ricondotte a una dimensione più equilibrata, più corretta, non più imbattibili stereotipi alimentati, unicamente, dalle sue paure e dalla sua rabbia, quanto, e semplicemente, povere, piccole vittime dei propri stessi errori, dei propri comportamenti ricorsivi, tali da intrappolare tutti loro in tanti, piccoli, variegati circoli viziosi non poi così dissimili rispetto a quello dal quale ella aveva avuto possibilità di evadere.
Al di fuori del contesto professionale, poi, la giovane dai capelli color del fuoco avrebbe potuto vantare, persino, risultati maggiori, in uno stile di vita nel quale, alfine, ella aveva avuto occasione di individuare la propria identità e nel quale ella era certa avrebbe avuto sempre occasione di trovare un sempre più completo senso di appagamento. Il rapporto con la sua famiglia era migliorato di giorno in giorno, rafforzandosi a livelli che, neppur negli anni più innocenti della propria infanzia, avrebbe potuto vantare di ricordare. Anche gli allenamenti con la sua maestra d’arme, dopo tanto tempo, erano iniziati a divenire per lei un momento addirittura piacevole, nel porsi ormai dimentica di quella pena, di quei dolori, che pur avevano contraddistinto il loro primo tentativo in tal senso, e ogni giorno sempre più prossima a potersi considerare, a propria volta, degna del titolo di donna guerriero. Al proprio appartamento, il contesto del primo incontro con Midda e del primo scontro con un emissario di Anmel, trascorso un anno intero, ella non aveva comunque più fatto ritorno: non perché non le fosse stata concessa la possibilità, nella chiusura delle indagini e nel via libera, da parte della procura, a fare ivi ritorno; quanto e piuttosto poiché, comunque, inizialmente del tutto disinteressata a riallontanarsi dal padre e dalla sorella, e, successivamente, in quanto altri eventi le avevano alfine dato occasione di reindirizzare la propria vita verso una strada ancor inesplorata. Soltanto tre mesi prima, infatti, nel corso dell’ennesima disfida con una nuova minaccia scagliata contro di lei e contro la sua mentore da Anmel, minaccia che, in tale occasione, aveva ritrovato qual protagonisti i tanto attesi zombie che, proprio malgrado, ella aveva scoperto essere decisamente diversi, e molto più ostinati, rispetto a quelli abitualmente rappresentati al cinema o in televisione; il destino di Maddie aveva avuto occasione di incrociarsi con quello di un giovane di nome Eliud Jeptoo, un paramedico di origine keniota dal fisico possente, scultoreo, e dalla pelle color dell’ebano, il quale era stato abbastanza discreto da non farle domande nel merito dell’origine di quelle ferite che, proprio malgrado, ella aveva riportato al termine della battaglia e il quale, ciò non di meno, era stato abbastanza ardito da invitarla a uscire insieme una sera per una birra insieme. E da quella birra la situazione era rapidamente evoluta in qualcosa di più, vedendola, qualche settimana dopo, ritrovarsi piacevolmente sorpresa nell’accettare l’invito di Eliud a tentare l’ipotesi della convivenza. Tanto la sua famiglia, quanto la sua versione alternativa, avevano avuto quindi occasione di conoscere il suo nuovo compagno e se, con i primi, non erano ovviamente mancate occasioni nelle quali Madailéin si era ritrovata prossima a pentirsi di averlo condotto a una sì difficile prova, nel timore che egli potesse rivalutare la situazione e preferire ritornare sui propri passi, nell’incontro con la seconda la giovane allieva aveva colto uno sguardo quasi divertito nella propria mentore, in misura tale da farle sospettare che ella potesse sapere molto più di quanto, allora, non si fosse dichiarata disposta a esprimere: tuttavia, nel confronto con l’idea che Midda avesse conosciuto o meno una qualche versione alternativa del suo nuovo uomo, la giovane scoprì non avere particolare interesse, particolare curiosità, giacché, a prescindere da tutto, quella era la sua vita, quello era il suo mondo, e giusto o sbagliato quel nuovo rapporto si fosse dimostrato, in un qualche futuro, essere, ella non avrebbe permesso ad alcun timore, ad alcuna paura, occasione di imporle freno.
Proprio dall’attacco degli zombie, di tre mesi prima, e, in conseguenza, proprio dall’inizio del suo rapporto con Eliud, la regina Anmel Mal Toise non aveva più offerto, in apparenza, manifestazioni della propria presenza nella vita della giovane. Laddove, sino a quel momento, la cadenza delle offensive dell’Oscura Mietitrice era stata contraddistinta da una regolarità quasi impressionante, quegli ultimi mesi di silenzio, di quiete, iniziarono a far emergere dei dubbi, nel merito dei quali Maddie non ovviò a un aperto confronto con la propria maestra d’arme…

« Possibile che sia finito qui…? » le aveva chiesto un giorno, al termine del loro quotidiano allenamento che, nelle sere di quell’ultima settimana, si stava concedendo l’occasione di protrarsi un po’ più a lungo del solito, complice la turnazione di servizio del suo compagno, al lavoro in quelle notti « Ricordo che mi avevi detto, tanto tempo fa, che in alcuni universi Anmel, rendendosi conto di aver a che fare con ben due Midda aveva preferito votare in favore di una diversa soluzione… possibile che, anche in questo caso, abbia lasciato la mia dimensione, per cercare altrove un’altra di noi? »
« Lo escludo… » aveva sancito con quieta sicurezza la donna dai neri capelli corvini, scuotendo appena il capo « Se così fosse, infatti, la fenice sarebbe ricomparsa per invitarmi a proseguire il mio cammino, cambiando, a mia volta, realtà: il fatto che io sia ancora qui, invece, credo abbia a doversi considerare riprova di quanto anche Anmel, ancora, sia presente nel tuo mondo. »

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