Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 18 febbraio 2017

RM 048


Il proseguo di quella serata non riservò nuove, particolari sorprese se non quella, estremamente piacevole dal punto di vista della Figlia di Marr’Mahew, ma anche della sua allieva, derivante dal trascorrere qualche ora in assoluta serenità, all’interno di un contesto familiare nel quale, per ovvie ragioni, la mercenaria ebbe a trovarsi meravigliosamente a proprio agio, e nel quale, per altrettanto ovvie, se pur meno palesi, ragioni, ella ebbe a inserirsi con assoluta spontaneità, in misura tale da risultare, anch’ella, qual membro naturale di quella famigliola felice. A posteriori, addirittura, parlando con la propria gemella nel merito di quella cena e di quanto accaduto nel corso della stessa, Nóirín ebbe persino a esprimere un certo rammarico nel non poter considerare Carsa Anloch qual la propria futura cognata, laddove, in tal caso, sarebbe stata assolutamente contenta di poterla accogliere in famiglia.
Mancata parentela acquisita a parte, e per quanto, per così come presentatasi, semplicemente un’allenatrice, un’addestratrice per Madailéin, da lei ipoteticamente pagata, qual cliente, nel contesto proprio di una relazione professionale, Midda aveva avuto comunque inattesa e imprevista occasione di entrare piacevolmente nella quotidianità della famiglia Mont-d'Orb. In ciò, pertanto, ella ebbe a risultare sovente al centro delle loro conversazioni domestiche, nella curiosità di poter sapere sempre di più di lei da parte di Maddie, o, qualora non argomento unico, ciò non di meno si trovò perennemente coinvolta nei loro dialoghi, fosse anche, e semplicemente, con la richiesta di recapitarle i propri saluti o con la volontà di accertarsi nel merito del suo stato di salute. Un interessamento, quello dimostratole, che alla donna guerriero non poté che offrire gratificazione, laddove le fu riportato da parte della giovane, e che, pur contrariamente a quanto potesse essersi ripromessa, nel non voler sfidare troppo la sorte con una nuova occasione conviviale qual la precedente, la vide accettare, qualche settimana dopo la prima cena, l’invito per una seconda, con la promessa, oltretutto, che in tal frangente non vi sarebbero state nuove motivazioni di imbarazzo per alcuno.
La donna dai neri capelli corvini non avrebbe potuto, sinceramente, desiderare di meglio rispetto a quell’invito, a quella rinnovata occasione di relazionarsi con quella versione alternativa della propria famiglia, sospinta, suo malgrado, da umane emozioni a fronte delle quali il suo cuore non avrebbe potuto ovviare a crogiolarsi nel dolce tepore di quel focolare domestico, così distante, e pur così vicino a tutto ciò a cui ella aveva rinunciato nella propria vita, nel proprio mondo. Ciò non di meno, e per quanto ebbe ad accettare proprio alla luce di tal comprensibile brama emotiva, ella non avrebbe comunque potuto ovviare a ricordarsi, e in ciò a rimproverarsi, di quanto pericoloso potesse essere tutto quello, a diversi livelli: partendo dall’ipotesi, pur remota, che Jules o Nóirín potessero, a un nuovo incontro, iniziare a osservarla con sguardo più critico, non più distratti dall’idea che ella potesse essere l’amante di Maddie, e, in tal maniera, rendersi conto di quanta somiglianza fisica esistesse comunque fra lei e le due gemelle; sino ad arrivare all’eventualità, non così improbabile, in cui Anmel avrebbe potuto decidere di manifestare la propria presenza in quell’universo proprio durante quella cena, ponendo in tal maniera a rischio la vita di due innocenti.
Al di là di tali remore, di simili timori, anche la seconda cena andò assolutamente bene, persino meglio rispetto alla prima, nell’assenza di cause di palese imbarazzo fra i commensali. E le chiacchiere nelle quali tutti si persero assieme coinvolsero il gruppo ben oltre la mezzanotte, attraversando gli argomenti più svariati: dalla frustrazione di Rín per la difficoltà a trovare, a buon mercato, un’auto che potesse guidare anche lei, decisa comunque ad acquistarla esclusivamente con i propri soldi; alla curiosità collettiva nel merito dei particolari tatuaggi posti a ornamento delle braccia della loro ospite, con motivi tribali in tonalità di blu e azzurro; dagli ultimi pettegolezzi lavorativi riguardanti l’ufficio di Maddie, con nuovi tentativi dell’immancabile Giovanna per conquistare ancora un po’ di spazio in più fra coloro al comando ovviamente non per merito, parola a lei fondamentalmente sconosciuta; all’apparente mancanza di interesse per il signor Mont-d'Orb verso l’eventualità di un appuntamento romantico, argomento, quest’ultimo, maliziosamente sollevato proprio dall’allieva della figlia della dea della guerra con il non troppo implicito scopo di tentare di ricambiare l’indiscrezione dimostrata dal padre durante la cena precedente. A tal riguardo, tuttavia, Jules si dimostrò quietamente in grado di tenere testa alla situazione, senza neppur dover arrivare a ricordare, alle figlie, chi fosse il capofamiglia all’interno di quella casa, e, parimenti, senza neppur impegnarsi in qualche facile battuta verso Midda, volta a un eventuale, scherzoso tentativo di corteggiamento che, tanto da parte della mercenaria, quanto da parte della sua discepola, sarebbe stato accolto con probabilmente maggiore imbarazzo rispetto agli eventi della volta precedente.

« Orsù… Carsa. » l’apostrofò, a un certo punto della serata, la giovane Rín, osservandola con interesse e muovendo, appena, l’indice della propria destra innanzi a sé, verso di lei, come a cercare di prendere difficoltosamente la mira, in quello che, altro, non avrebbe avuto a doversi considerare se non un tentativo di riordinare le idee all’interno della propria testa, nel riepilogare quanto, ancor poco, ella fosse riuscita a scoprire nel merito di quell’ospite, anche da tutte le conversazioni sostenute, a suo riguardo, con la gemella « Non essere così avida di dettagli… parlaci un po’ di te e di come una donna come te possa essere finita a insegnare a combattere a una come mia sorella. » sorrise, sinceramente curiosa di saperne di più.
« Probabilmente Maddie vi ha già raccontato anche troppo di me… » esitò la Figlia di Marr’Mahew, ignorando quanto la giovane potesse aver raccontato a suo riguardo e, in questo, non desiderando rischiare involontariamente di smentirla « … e non è mio desiderio monopolizzare la serata. »
« In verità, ci ha detto ben poco… » osservò il padre, escludendo quell’eventualità « Se non ho capito male hai combattuto in guerra da qualche parte, o erro…? »
Maddie colse allora l’ineluttabile difficoltà della propria maestra d’arme a confrontarsi con la geografia locale e, parimenti, con la storia di quegli ultimi anni, motivo per il quale, allora, decise di intervenire, a offrirle il giusto spunto: « Fino a prova contraria, mi risulta che questa nazione ripudi la guerra come strumento di offesa verso altri popoli… » sorrise sorniona, in quella che, abilmente, volle camuffare qual osservazione di natura politica e sociale « Che poi cercare di stabilire se, in Iraq, sia stata o meno un’aggressione, sotto il piano politico internazionale, credo rischierebbe di divenire un’argomentazione un po’ troppo impegnativa per quest’ora della sera. »
« Iraq? » domandò Rín, sempre più incuriosita, nel cogliere il riferimento a un capitolo che, nei libri di storia, avrebbe avuto a dover essere considerato probabilmente chiuso e che pur, nelle menti di tutti, non avrebbe potuto essere considerato poi così distante come, altresì, già era nel tempo, avvenuto ormai più di dieci anni prima, quando lei e Maddie non avevano ancora raggiunto la maggiore età « Immagino che una tosta come te fosse impiegata nel controllo del territorio, per lo più... »
« Esattamente… » annuì la donna guerriero, suo malgrado nulla sapendo nel merito di quella guerra, e pur, al tempo stesso, non abbisognando di sapere molto di più, giacché, a prescindere dal mondo, a prescindere dal progresso tecnologico, la guerra avrebbe avuto a dover essere sempre considerata guerra e, in ciò, quasi prossima a un linguaggio universale che ella, con un certo moto d’orgoglio, non avrebbe assolutamente potuto negare di conoscere alla perfezione, meglio persino della propria stessa madrelingua « Però credimi: quello che puoi sentir dire nel merito di questo genere di cose è sempre ben distante dalla realtà… anche perché, per lo più, la realtà risulterebbe troppo spaventosa per poter essere accettata, anche in riferimento a eventi tanto distanti da poter, risultare, simili a una strana fiaba. »

In silenzio, a quelle parole, non soltanto Nóirín, ma anche Jules, attesero pazientemente che la loro commensale avesse voglia di aggiungere dell’altro: un’attesa quieta, la loro, lì caratterizzata non soltanto dal pur sincero interesse nei confronti di quell’argomento, ma, ancor più, da un non così ovvio, non così scontato o banale, rispetto per colei che, allora, si stava dimostrando tanto disponibile, nei loro confronti, a condividere un’esperienza che pur, dal loro punto di vista, non avrebbe mai avuto a dover essere considerata piacevole… al contrario.

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