Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 15 febbraio 2017

RM 045


Obiettivamente, e non senza un certo dispiacere, la Figlia di Marr’Mahew si stava allor ponendo in grado di comprendere meno della decima parte dei discorsi nei quali, con tanto trasporto, Rín si stava impegnando a coinvolgerla… e, proprio alla luce di così tanto entusiasmo, ella non aveva avuto alcun coraggio di lasciar trapelare tutto il proprio disorientamento, nel ritrovarsi, al contrario, certa di quanto la narrativa fantastica russa avrebbe avuto a doversi considerare competitiva con qualunque altra al mondo, benché non avesse la benché minima idea di cosa accidenti potesse essere la narrativa fantastica e, parimenti, di dove fosse quella fantomatica Russia.

« Quello che mia sorella non vorrà mai ammettere è che, al di là di russi o americani, chi potrebbe fare davvero la differenza nel nostro panorama letterario è proprio lei… » intervenne a prendere parola Maddie, fra un boccone e l’altro, non volendosi negare occasione di assaporare le lasagne o l’arrosto con le patate, benché, ancora, non avessero a esserle chiare le motivazioni del padre, le ragioni per le quali si era impegnato a voler organizzare quel momento conviviale coinvolgendo, imprescindibilmente anche la sua maestra d’arme… anzi, la sua dietologa « Malgrado sia in contatto, professionalmente parlando, con una dozzina di editori, continua a preferire tenere le proprie storie chiuse nel cassetto, anziché tentare di pubblicarle… »
Malgrado le sfumature concettuali di alcuni termini le stessero sfuggendo, nel merito di quell’ultima affermazione Midda fu in grado di cogliere un dettaglio non irrilevante, che la incuriosì e le dette occasione di inserirsi nel discorso in maniera, speranzosamente, coerente: « Quindi… scrivi? » domandò, rivolgendosi alla gemella della propria allieva, offrendole un sorriso sinceramente incuriosito a quell’idea.
« Non direi… cioè… ogni tanto… qualcosina. » minimizzò quella, scuotendo appena il capo e chinando lo sguardo verso il piatto, imbarazzata all’idea di essere scambiata per una scrittrice « Un po’ di racconti… qualche novella… nulla di importante, insomma. »
« Questo non è vero! » protestò, vigorosamente, la sorella, rivolgendo verso di lei la punta della forchetta, quasi a volerla invitare, dietro tale intimidazione, a esprimersi con maggiore onestà « Hai idee molto interessanti… e sei veramente brava a scrivere. Purtroppo, benché io continui a ripetertelo, tu continui a non credermi, quasi la mia opinione non contasse… »
« Non è vero! » obiettò repentinamente Rín, volendo escludere l’eventualità in cui, da parte sua, potesse sussistere un qualche disinteresse per quanto l’altra avrebbe potuto pensare, palesemente legata alla propria gemella da un forte vincolo sentimentale « La tua opinione conta parecchio per me… ma… insomma, non sono ancora pronta. Ho ancora molto da imparare prima di tentare un simile passo. »

La donna guerriero, assaporando il gusto più che piacevole di quelle che le erano state presentate come lasagne, l’ennesimo cibo mai assaggiato prima in vita sua, ebbe ad ascoltare con interesse lo scambio di battute fra le due gemelle, non potendo ovviare a guardare entrambe con dolce affetto e, contemporaneamente, con dolorosa nostalgia. In loro, infatti, ella non stava avendo soltanto a ritrovare se stessa e sua sorella Nissa, quand’ancora bambine si divertivano nella loro piccola isola a vivere, insieme, mille avventure fantastiche, ponendo a confronto, già all’epoca, le proprie differenze caratteriali, la sua estrosa inquietudine con la quieta prudenza dell’altra; ma stava venendo costretta, suo malgrado, a contemplare quanto diversa, e piacevole, sarebbe potuta essere la loro vita insieme, se solo le loro strade non avessero avuto a dividersi in maniera tanto netta… e a dividersi, imperdonabilmente, per colpa sua. Impossibile, allora, sarebbe stato riuscire a ipotizzare qual genere di discorsi le avrebbero vedute protagoniste a tavola, quali aspettative per il futuro avrebbero mai potuto aver a dividere, o in quali modi diversi avrebbero potuto spronarsi reciprocamente, alla ricerca di una sempre maggiore realizzazione personale, godendo l’una dell’appagamento dell’altra. Madailéin e Nóirín, forse, non se ne rendevano pienamente conto, non avendo mai avuto necessità, nella propria quotidianità, di considerare meno che ovvia la reciproca presenza: ma il dono che era stato loro concesso, e che con tanta semplicità condividevano, era qualcosa di straordinario… qualcosa che Midda, proprio malgrado, non avrebbe mai potuto ovviare a invidiare, nell’accezione migliore del termine.
Cogliendo l’evidenza dell’affetto presente nello sguardo della propria ospite, e pur equivocandone le ragioni, laddove, del resto, impossibile sarebbe stato per lui arrivare a intuire, realmente, cosa potesse star attraversando in quel momento la mente della donna seduta alla sua tavola, accanto a loro, il signor Mont-d'Orb volle cogliere l’occasione per prendere voce, pur non intervenendo in maniera costruttiva ai fini di quel discorso, quanto e piuttosto deviando verso una ben diversa direzione, una direzione nella quale, pur, egli desiderava dall’inizio di quella serata opportunità di spingersi, pur non senza una certa esitazione, nel non essere certo di quali parole sarebbero state più opportune per affrontare l’argomento.

« Carsa… posso chiamarti Carsa vero…? » esordì verso la commensale, in effetti non avendo ancora abbandonato l’uso del lei per quanto, in risposta, Midda si fosse rivolta a lui in maniera sempre informale, non esistendo, nel suo mondo, certe formalità nel linguaggio comune e, comunque, neppure interessandole laddove esistenti « Spero che la nostra cucina ti stia piacendo… »
« E’ tutto squisito, Jules… » rispose la donna, annuendo sincera nel giudizio appena espresso « In verità, non avevo mai assaggiato, prima d’oggi, delle lasagne… ma credo, comunque, che siano davvero ottime! »
« In effetti, quelle sono quasi tutto merito di Rín… » puntualizzò, sorridendo « E’ stata lei a fare la maggior parte del lavoro nel pomeriggio… lasciando a me solo il compito di infornare il tutto stasera! »
« I miei complimenti a entrambi, allora. » chinò appena il capo la mercenaria, in segno di rispetto verso entrambi i cuochi « E’ un piatto davvero particolare… »
« Grazie… » riprese voce la corresponsabile di quella cena, per poi proseguire, spinta dalla propria curiosità « Ma, davvero, non hai mai mangiato lasagne prima d’oggi…?! » domandò, non senza un certo stupore « Cioè… capisco il discorso della dietologa, ma… » esitò, ancora subito riprendendo e continuando « … che poi… davvero sei una dietologa? Non mi fraintendere… ma, vedendoti, potrei ritenerti più impiegata nel settore della sicurezza, o magari in una compagnia militare privata. Ma una dietologa… no. Davvero non mi sembri il tipo! » escluse categoricamente, dimostrando, al contempo, assoluta sincerità nel proprio approccio, anche con quella perfetta sconosciuta, nonché uno spiccato spirito d’osservazione nell’averla categorizzata, sebbene con termini con i quali Midda non avrebbe potuto effettivamente considerarsi confidente, comunque qual ciò che era sempre stata: una mercenaria.

Incerta su come poter replicare a quell’interrogativo, la Figlia di Marr’Mahew rallentò appena la cadenza della propria masticata, per consumare più lentamente il boccone appena portato alle labbra e, in ciò, poter guadagnare qualche istante di tempo utile a meglio valutare qual genere di risposta avrebbe potuto porre meno in imbarazzo Maddie, responsabile, per prima, dell’attribuzione di quell’assurda classificazione.
Tuttavia, in quel momento di silenzio, mantenuto anche dalla sua giovane allieva, il padre di questa ebbe apparentemente a trovare una conferma ai propri sospetti, ragione per la quale, con maggiore decisione rispetto a prima, decise di tentare di affrontare, finalmente, la questione in sospeso.

« Ecco… a tal riguardo. » intervenne, pulendosi i bordi della bocca con il tovagliolo, prima di proseguire a parlare, rivolgendosi direttamente verso Maddie e la supposta Carsa « Vorrei dire a entrambe che, per quanto magari l’argomento non sia esattamente facile, per quanto mi riguarda non dovete farvi problemi o, peggio, nascondervi… cioè… per quanto mi riguarda, l’importante è che voi siate felici insieme. »

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