Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 13 febbraio 2017

RM 043


Ove Madailéin avrebbe avuto giustificabili ragioni di gridare allo scandalo all’idea che suo padre potesse considerare Midda Bontor qual possibile ragione d’interesse, in quello che, inconsapevolmente, sarebbe stato il più assurdo incesto interdimensionale mai immaginabile; fortunatamente ella non avrebbe potuto comunque avere reali ragioni di timore in tal senso, laddove, scherzi a parte, dalla morte di sua madre, per loro padre le uniche protagoniste della sua vita avrebbero avuto a dover essere considerate soltanto lei e sua sorella. Quanto, tuttavia, ella non avrebbe potuto attendersi avvenisse da parte di suo padre, fu una svolta ben diversa… in una direzione verso la quale, non senza un certo imbarazzo, lo vide, giorno dopo giorno, impegnarsi a tentare di ottenere qualche informazione in più nel merito dell’affascinante Carsa Anloch, non senza una certa quota di divertimento da parte dell’altra figlia, la quale, quieta spettatrice di tutto quello, prestava ben attenzione a evitare di lasciarsi coinvolgere, pur sicuramente incuriosita dal scoprire in quale direzione tutto ciò avrebbe potuto andare a volgere.
Assediata, in maniera tuttavia estremamente delicata, dalle domande del padre, Maddie passò un’intera settimana a cercare di mantenere inattaccabile la propria dichiarazione iniziale, arrivando a inventarsi persino una sorta di crisi dei trent’anni in conseguenza alla quale, per l’appunto, aveva iniziato a pensare di fare qualcosa per rimettersi in forma, fino a giungere al primo incontro con Carsa. Nel merito specifico della propria supposta dietologa, ella aveva prestato attenzione a cercare di imbastire una storia quanto più possibile credibile, mischiando aspetti della realtà al personaggio di fantasia che, in tutto quello, stava andando a costruire e presentando, in questo, tutta la propria più sincera ammirazione per lei, pur, necessariamente, dovendo lavorare parecchio attorno a tutto il resto. Suo malgrado, però, ella non avrebbe avuto a dover essere considerata una gran bugiarda, ragione per la quale, nel cercare di mantenere in piedi quella finzione, ebbe, suo malgrado, a offrire al padre, prima, e persino alla propria gemella, poi, motivo per arrivare a elaborare una ben diversa interpretazione della realtà, che ebbe a tradursi, di lì a una settimana, in un messaggio sul suo telefono cellulare, quand’ancora si trovava al lavoro…

“Questa sera pensavo di preparare le lasagne e l’arrosto con le patate. Siccome ci sarà tanto da mangiare, perché non chiedi alla tua amica di venire a trovarci?”
“Quale amica…?” rispose, non senza un certo panico nel temere di conoscere la risposta.
“La dietologa.”
Maddie esitò un istante di troppo prima di rispondere nuovamente, e questo fornì a suo padre il tempo di insistere.
“Allora siamo d’accordo? Dille che l’aspettiamo per le otto.”
“Papà… sono certa che Carsa avrà altri programmi per la serata…” tentò di nicchiare, per poi ritrovarsi, in cuor suo, a pregare qualunque divinità, Thyres inclusa, di risparmiarle tutto quello.
“Bambina mia… siamo la tua famiglia. Non c’è bisogno di nasconderci certe cose…”
“Quali cose…?” domandò, ora non riuscendo più a comprendere lungo che strada stesse andando a infilarsi suo padre con quel discorso.
“Alle otto… mi raccomando!”

« Per tutti i demoni dell’inferno… » sussurrò, volgendo poi lo sguardo in direzione delle vetrate dell’ufficio, da poco ripristinate, e quasi sperando, in cuor suo, che una nuova pioggia di uccelli, gargolle o quant’altro potesse lì piombare da un momento all’altro, per evitarle di giungere fino a sera.

Il resto della giornata, per Maddie, fu un vero supplizio. Per quanto, nel proprio lavoro, ella cercasse di trovare distrazione, l’unico risultato concreto che riuscì a ottenere fu quello di distrarsi dal proprio lavoro nel pensare a quanto avrebbe preferito dimenticare.
Era chiaro che suo padre avesse qualcosa in mente. Non era chiaro cosa. Tutte le domande che aveva continuato a porre in merito a Midda, improvvisamente, stavano assumendo un chiaro significato: la panzana della dietologa non era stata creduta e, chiaramente, egli aveva finito per comprendere qualcosa. Ma cosa? Possibile che avesse capito che la mercenaria altro non fosse che una versione alternativa di sua figlia? Nulla di assurdo a credersi, in fondo: se le era trovate entrambe innanzi agli occhi, una accanto all’altra, come le gemelle separate alla nascita di quel vecchio film… solo un cieco non avrebbe potuto rendersi conto della somiglianza. E, anzi, probabilmente anche qualcuno privato della vista avrebbe potuto comunque confondersi, dal momento che, banalmente, anche le loro voci avrebbero avuto a doversi considerare sostanzialmente identiche.
No. Non aveva senso. Non aveva senso credere che suo padre avesse capito tutto. Anche perché, persino per lei non era stato facile accettarlo, neppure nel momento in cui un mostro aveva invaso il suo appartamento cercando di ucciderla. E, allora, come mai tutto quell’interesse per lei? Possibile che, davvero, potesse essere attratto da lei e, con la scusa di quell’invito a casa loro, cercasse un’occasione di contatto con lei? Anche in questo caso, nulla di assurdo a credersi, dopotutto: che la mercenaria fosse una donna dotata di straordinario fascino, persino Maddie avrebbe avuto a doverlo riconoscere, senza in questo peccare di superbia: non era, infatti, una questione di natura squisitamente fisica, per quanto, a livello fisico, non avrebbe potuto avere nulla da invidiare ad alcun’altra donna… era, piuttosto, una questione di natura mentale, del proprio atteggiamento, del proprio rapporto con il mondo circostante, tale da permetterle di apparire qual l’unica protagonista d’ogni scena in cui ella fosse presente e, in ciò, necessariamente desiderabile, e desiderata, da chiunque altro.
Però… no. Accidenti no. Non voleva credere che suo padre stesse davvero cercando un’occasione per flirtare con lei. Sarebbe stato davvero troppo strano. E allora… cosa?! Possibile che, magari, c’entrasse Anmel in tutto quello? Dannazione… stupidamente non aveva mai preso in considerazione l’idea che la propria famiglia potesse essere in pericolo, che potesse divenire un bersaglio per la furia di quell’entità primigenia. Eppure avrebbe dovuto pensarci, avrebbe dovuto preoccuparsene, avrebbe dovuto prevedere che, presto o tardi, Anmel avrebbe cercato di colpirla passando anche dalla sua famiglia, soprattutto dal momento in cui, ormai, ogni attacco diretto stava iniziando a dimostrarsi sempre più inefficace. Che fosse, quindi, avvenuto quello? Che Anmel potesse essere davvero arrivata a suo padre e, attraverso quello, altro non stesse progettando lo scontro finale con lei e Midda? Ma, in tal caso, che cosa avrebbe potuto fare? Se davvero quell’invito a cena avesse avuto a dover essere considerato iniziativa non tanto di suo padre, quanto della sua nemica giurata, tutto ciò che avrebbe potuto fare sarebbe stato accettare… giacché, in caso contrario, a farne le spese sarebbe stata la sua famiglia.
No… non poteva essere davvero successo quello. Non quando, finalmente, la sua vita sembrava aver raggiunto una nuova, splendida, stabilità.
Troppi dubbi. Nessuna certezza. E, così, Maddie continuò a tormentarsi per il resto della giornata, non riuscendo a mettere insieme due righe di codice e, ciò non di meno, scappando fuori dall’ufficio giusto allo scoccare della chiusura della propria giornata lavorativa, senza nemmeno premurarsi di spegnere il proprio terminale. Del lavoro, in quel momento, non le importava francamente nulla: aveva bisogno di correre a parlare con la propria mentore, di farle leggere lo scambio di messaggi e di confrontarsi con lei su quanto potesse star accadendo. Aveva necessità di sentirle dire che le sue paure avrebbero avuto a doversi giudicare mere paranoie prive di fondamento. E, ancor più, aveva davvero bisogno di chiederle un favore… giacché, qualunque cosa stesse accadendo con suo padre, non avrebbe potuto sopportare che durasse un altro giorno ancora.

« Ti prego… puoi venire a cena a casa mia, questa sera?! »

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