Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 12 febbraio 2017

RM 042


« Jules Mont-d'Orb… » si presentò, appoggiando per un momento le borse a terra, sul pavimento lucido dell’androne, tendendo poi la propria destra verso la sconosciuta, con un sorriso tranquillo « … piacere di conoscerla. »

Benché la somiglianza fra Maddie e Midda avrebbe avuto a dover essere considerata inequivocabile, la differenza d’età, il diverso colore di capelli, la cicatrice sul volto della mercenaria, la differente postura, e l’innata incapacità umana a concepire quanto al di fuori della sfera della propria quotidianità, sembrarono impedire al padre della prima di rendersi conto di qual genere di relazione potesse esistere fra le due donne, benché, in quel momento, affiancate innanzi al suo sguardo. Certamente, egli non poté allora ovviare a squadrare la donna, e a studiarla in quanto tale, dal momento in cui, comunque, il fascino proprio della stessa non avrebbe potuto ovviare a influenzarlo in quanto uomo, ma, malgrado la rapida analisi a cui la sottopose, e di cui ella si rese perfettamente conto, il padre della giovane non dette riprova di aver motivo di immaginare di trovarsi posto innanzi a una versione alternativa della propria stessa figlia, o, per lo meno, di come ella avrebbe potuto essere di lì a dieci anni.
E la donna guerriero, ritrovando rapidamente controllo su di sé e sulle proprie emozioni, nell’elaborare l’ovvia verità di quanto, per quanto simile a suo padre, quell’uomo non fosse Nivre Bontor, ella tolse la propria mancina dalla spalla di Maddie per potersi avvicinare a lui, a ricambiare la cortesia dimostratale con quella che, già da qualche universo, aveva scoperto essere la stretta di mano… una consuetudine leggermente diversa rispetto al mondo dal quale ella proveniva.

« Il piacere è mio, signor Mont-d'Orb. » sorrise verso di lui, prestando attenzione a non stringere troppo forte, con la propria destra, apparentemente di carne e ossa, in realtà di metallo, la mano dell’uomo, per non fargli inavvertitamente del male « Il mio nome è Carsa Anloch… » mentì nel presentarsi, conscia di come, ormai, il suo vero nome fosse stato associato agli eventi che avevano condotto al supposto rapimento di Maddie di qualche tempo prima e che, per questo, non avrebbe potuto permettersi di adoperarlo con tanta leggerezza.
« Carsa Anloch… » ripeté egli, soppesando appena quel nome nella propria memoria, prima di volgersi verso la figlia, con sguardo interrogativo, a domandarle, tacitamente, se avrebbe avuto a doversi ricordare di lei o meno, senza intento inquisitorio, accusatorio, quanto volto, banalmente, a ovviare a possibilità di una qualche brutta figura.

La giovane, che fino a quel momento aveva vissuto quasi due vite parallele prestando massima attenzione a evitare che potessero, fra loro, intersecarsi, l’una simile a quella di un tempo, seppur contraddistinta da minori tensioni, minori ansie e una più fiera consapevolezza di sé e delle proprie capacità, e l’altra volta al futuro al quale intimamente avrebbe desiderato poter tendere, così diverso, così estraneo a tutto ciò che era stato il suo passato, ebbe allora a dover fare i conti con un improvviso, inatteso, scontro fra mondi, fra il proprio passato, rappresentato da suo padre, e quello che avrebbe desiderato potesse divenire il suo futuro, rappresentato dalla sua mentore, scoprendosi, tuttavia, assolutamente impreparata a ciò.
Per questa ragione, già decisamente imbarazzata da quanto stava accadendo, per un istante ebbe a precipitare addirittura nel panico innanzi al silente interrogativo del padre, ritrovandosi in ciò decisamente più spaventata di quanto non si fosse, neppur in maniera effimera, concessa di compiere al principio della battaglia da poco avvenuta. E, vittima di quegli eventi, si ritrovò a dover raffazzonare una risposta, la quale, ineluttabilmente, non sarebbe potuta apparire così spontanea qual, altresì, avrebbe voluto risultasse…

« Carsa… » esitò, rimbalzando con lo sguardo, per un istante, fra le due figure innanzi a lei, umettandosi involontariamente le labbra per concedere, in tal maniera, alla propria mente ancora un attimo di riflessione « Carsa… è la mia… dietologa. »
« Dietologa…? » domandò con sorpresa il padre, aggrottando la fronte e sgranando appena gli occhi, dando in ciò voce, in verità, anche all’interrogativo che avrebbe voluto esprimere la stessa mercenaria, benché con due accezioni ben diverse: egli imbarazzato all’idea di non sapere che sua figlia fosse in cura da una dietologa, ella del tutto ignorante nel merito di cosa diamine potesse essere una dietologa, sebbene il termine utilizzato avrebbe avuto a doversi considerare abbastanza indicativo.
« S-sì… » annuì Maddie, intimamente dandosi dell’idiota per aver appena affermato qualcosa di così stupido, e pur, ormai, costretta a tentare di mantenere quella versione « Mi sta aiutando… a rimettermi in forma. »
« Non ho mai creduto che tu potessi avere bisogno di una dietologa, bambina mia… » commentò il signor Mont-d'Orb, ancora spiazzato da quella rivelazione « Cioè… ho notato, effettivamente, che ultimamente stai facendo più attività fisica… ma non credevo che tu fossi a… dieta… » asserì, cercando di capacitarsi, oltretutto, qual particolare genere di regime alimentare potesse prevedere, a cena, il pollo fritto con contorno di peperoni che, solo la sera prima, avevano consumato.
« E’… una cosa nuova. » tentò di giustificarsi, imponendosi di sorridere, per quanto, allora, il suo viso apparve impegnato in qualcosa di simile a una smorfia « E… sai… mi vergogno un po’… » tentò di giustificarsi, chinando appena lo sguardo « … senza offesa… » soggiunse poi, in direzione della sua mentore.
« Nessun problema. » scosse il capo Midda, dimostrandosi, in quell’improvvisata bugia, paradossalmente più a suo agio rispetto all’altra, nel proseguire dicendo « Anzi… se volete scusarmi, ho altre clienti da passare a salutare stasera. » e, in ciò, avviandosi in direzione del portone « Signor Mont-d'Orb… Maddie… » concluse, salutando i due e prendendo quieto commiato.

Prima che padre o figlia potessero ipotizzare di aggiungere altro, la donna era già scomparsa in strada, lasciando in tal modo la coppia alla propria quieta intimità domestica. Un quieta intimità che, tuttavia, in quel momento la giovane era ancora incerta di voler effettivamente affrontare, nel timore che il padre potesse proseguire a farle domande nel merito della propria maestra d’arme, spingendola, impacciatamente, a dire qualcosa di ancor peggiore rispetto alla tutt’altro che geniale trovata della dietologa.
Jules Mont-d'Orb, suo malgrado, era ancora troppo disorientato dall’idea che sua figlia potesse aver deciso di andare in cura da una dietologa, e che, malgrado il loro ritrovato rapporto, lui non ne avesse saputo nulla, da porsi, in quel frangente, forse e persino più in imbarazzo rispetto alla figlia, osservando ancora per un istante il portone oltre il quale la donna era svanita prima di ritornare a raccogliere le borse da terra e provare a riprendere il discorso…

« Sembra una donna… interessante… la tua dietologa. » tentò di spostare per un momento l’attenzione dalla figlia, e dalla sua supposta necessità di una dieta, alla figura appena eclissatasi « Fra l’altro, non mi è parso di vedere alcuna fede nuziale… » soggiunse, cercando di far scadere il discorso nella farsa, per ovviare al proprio disagio e al disagio che, temeva, di aver imposto a sua figlia.
« Papà! » esclamò scandalizzata quest’ultima, strabuzzando gli occhi all’idea, decisamente inappropriata, che suo padre potesse far commenti di tal genere, pur giocosi, in direzione di… se stessa?!
« Scusa… scusa… » minimizzò egli, scuotendo il capo « Volevo solo scherzare… » sottolineò, a scanso di equivoci, salvo poi non riuscire a resistere alla tentazione di stuzzicare ancora la figlia dicendo « Ciò non toglie che, effettivamente, sia una donna dotata di un certo carisma… »
« Papà, smettila! » quasi gridò l’altra, rabbrividendo di fronte a quel genere di apprezzamenti, voltandosi in direzione dell’ascensore per prendere le distanze, metaforicamente, da quello stesso dialogo.

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