Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

sabato 11 febbraio 2017

RM 041


Oltremodo ebbra di adrenalina, non fu facile per lei costringersi a limitarsi a quell’unico calcio, né, tantomeno, a riprendere il cammino verso casa. Il sapore della battaglia, l’odore del sangue, il dolore dei propri avversari, sembrava averla conquistata più di quanto non avesse mai fatto prima il gusto della birra o quello del vino o di altri alcolici, e, se solo le fosse stata concessa la possibilità di proseguire, ella lo avrebbe fatto con indubbio piacere, ritrovandosi volentieri a essere imprigionata in un circolo vizioso che avrebbe continuato ad alimentarsi di violenza e a cercare nella violenza nuove possibilità di alimentarsi. Ciò, fra l’altro, trovando anche comoda giustificazione nell’evidenza di quanto i destinatari di tutto quello, alla fine, avrebbero avuto a doversi considerare come dei potenziali stupratori e, in questo, candidati perfetti per interpretare, loro malgrado, il ruolo di carne da macello senza che il benché minimo barlume di compassione potesse invocare in lei motivo di freno, ragione di arresto nella mattanza che, ben volentieri, ella avrebbe loro imposto.
Riuscendo, tuttavia, a mantenere un certo controllo sul proprio raziocinio, ella fu in grado di distinguere ancora quello che avrebbe avuto a doversi considerare il sottile confine fra un avversario sconfitto e un avversario ucciso, motivo per il quale, benché avrebbe avuto indubbio piacere nel proseguire in contrasto a quei sei malcapitati, si obbligò a ritrovare la via verso casa, sol fugacemente abbandonata. Controllando l’orologio, infatti, ella poté elaborare, non senza un certo stupore, come quel conflitto fosse durato per una manciata di minuti, senza neppure costarle un ritardo degno di essere definito tale o, anche, utile a preoccupare la propria famiglia. Quanto, tuttavia, allora Maddie ancora ignorava, avrebbe avuto a doversi considerare come le sorprese di quella serata non avessero ancora a potersi considerare concluse… al contrario. A posteriori, probabilmente, ella avrebbe potuto ricordare quello scontro qual un semplice intermezzo prima di uno sviluppo decisamente più movimentato.

« Spero che tu sia soddisfatta di te… »

Era ormai ora di cena quando la giovane dai capelli color del fuoco raggiunse l’ingresso al condominio dove vivevano suo padre e sua sorella. Lo stabile era un edificio costruito verso la fine degli anni Sessanta del secolo precedente l’ingresso all’androne del quale dava direttamente sulla strada, lungo una via a senso unico. E lì, all’interno dell’androne, ad attenderla, in termini del tutto inattesi e non privi di un certo fattore sorpresa, si palesò la figura della sua mentore, per accoglierla con un sorriso tranquillo nel mentre in cui ebbe a pronunciare quelle parole.

« Come…? » esitò l’altra, ancora colta di sorpresa da quell’apparizione inattesa, subito cercando di ripensare all’asserzione appena udita al fine di poterne verificare i toni, per comprendere se non vi fosse, eventualmente, un qualche rimprovero a dover essere inteso per quanto avvenuto.
« Ovviamente mi premuro sempre che tu possa ritornare a casa sana e salva, senza subire un qualche attacco da parte di Anmel o di una delle sue creature… » dichiarò la Figlia di Marr’Mahew, facendo spallucce a minimizzare il proprio ruolo di protettrice, così come, ormai, stava iniziando a delinearsi quasi superfluo « Quindi so perfettamente cosa è accaduto e, permettimi di dirlo, sono fiera di te e spero che anche tu abbia a esserlo! » commentò, ripetendosi e, in tal maniera, escludendo l’eventualità, all’attenzione della sua allieva, di un qualsivoglia genere di rimprovero implicito nelle sue parole.
« Grazie… » arrossì appena Maddie, colta alla sprovvista da quell’apprezzamento, benché, obiettivamente, avrebbe dovuto immaginarsi che la sua versione alternativa fosse sempre in attenta vigilanza su di lei, così come era stata fin dal proprio arrivo nella sua realtà, nel suo universo « … ma non ho fatto nulla di speciale. E, comunque, quello che ho fatto lo devo soltanto a te! »
« Non banalizzare quello che è successo. » sorrise la mercenaria, allungando la propria mancina ad appoggiarsi sulla spalla della propria versione più giovane, in gesto di apprezzamento e approvazione « Per un momento sono stata tentata dall’idea di intervenire, di preoccuparmi io che quel gruppetto smettesse di tediarti. Ma, poi, ho deciso di concederti libertà di azione, pregando Thyres che non stessi commettendo un errore… e, così, non è stato. Anzi! »
« Erano solo sei ragazzotti quasi ubriachi… » ancora una volta tentò di minimizzare, a dispetto dell’invito appena ricevuto.
« E’ stata la tua prima, vera battaglia! » esclamò l’altra, scuotendo il capo « E’ un traguardo importante che merita, questa sera, di essere festeggiato con la tua famiglia… magari senza scendere troppo nei dettagli, per non turbarli… » dichiarò e, subito, si corresse, avendo ormai sufficiente confidenza con quel mondo, con quella realtà, per sapere che quel genere di risultato non sarebbe stato esattamente considerato come motivo di festeggiamento da parte di alcuno, neppure dalle versioni alternative di suo padre e della sua gemella.

Madailéin avrebbe voluto dire qualcosa in quel momento, avrebbe voluto ringraziare la sua maestra d’arme per averle permesso di ottenere tanto in un tempo così straordinariamente breve, qual pur, era certa, avrebbe avuto a dover essere considerato quello che, insieme, era stato loro concesso di vivere in quelle ultime settimane, in quegli ultimi mesi. Tuttavia, mentre stava cercando per esordire dicendo « Midda… io… » una nuova figura comparve sulla scena, aprendo il portone dell’androne e raggiungendole inavvertitamente: un uomo dalle cui mani, ai suoi fianchi, ciondolavano un paio di pesanti borse della spesa nel mentre in cui, con il piede, manteneva la via aperta, non senza un certo timore per il proprio, allora, ancora precario equilibrio.
Un uomo alla vista del quale il cuore della donna guerriero ebbe a sussultare nel suo petto, per quanto, nella sua testa, la sua parte più razionale stesse già imponendole di ricordarsi come egli non fosse l’uomo che ella avrebbe potuto riconoscere. Un uomo alla vista del quale, parimenti, anche il cuore della giovane ebbe a sussultare, pur animato in quel momento da un infantile sentimento di sorpresa, di imbarazzo, quasi fosse stata colta di sorpresa in una situazione in cui non avrebbe avuto a dover essere. Un uomo che, sollevando lo sguardo, ebbe allora immediatamente a riconoscere una delle due ragioni della propria esistenza, mentre ebbe a ignorare, ovviamente, l’identità dell’altra figura, una donna che mai aveva visto prima in vita propria.

« Maddie! » sorrise Jules Mont-d'Orb, salutando la figlia « Come stai, tesoro mio? Tutto bene al lavoro? » domandò, sinceramente interessato alla giornata della figlia.

Per Midda Bontor, ritrovarsi di fronte al signor Mont-d'Orb fu come essere catapultata, improvvisamente, a Licsia, la propria isola natale nell’arcipelago delle Licoseni, del regno di Tranith, osservando Nivre Bontor, suo padre: un’emozione forte, che la colse del tutto impreparata, malgrado difficilmente ella avrebbe mai permesso ai propri sentimenti di avere la meglio sul suo intelletto, giacché da quando aveva iniziato quella nuova avventura, da quando era partita, sulle ali della fenice, per quel lungo viaggio, probabilmente senza ritorno, attraverso le dimensioni, tante erano state le proprie versioni alternative con le quali aveva avuto a che fare… ma poche, pochissime, erano state le persone proprie del suo passato, della sua vita, che aveva avuto effettivamente occasione di incontrare in altri mondi, in altri universi.
E forse per l’espressione di imbarazzo sul viso della propria bambina, forse per la sorpresa fugacemente apparsa su quello della donna di fronte a lei, forse per la complicità che sembrava legarle in quel momento, l’uomo ebbe allora ragione di spostare la propria attenzione anche sull’altra figura femminile lì presente, una donna più giovane di lui di almeno una quindicina d’anni, dall’aspetto decisamente particolare, fosse anche solo per l’ampia cicatrice che ne segnava vistosamente il volto, che egli non conosceva ma che sembrava conoscere sua figlia…

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