Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

giovedì 9 febbraio 2017

RM 039


Per un fugace istante tutto sembrò congelarsi in quella scena, sino a quel momento sviluppatasi secondo il meno originale canone di uno sceneggiatore privo di fantasia e, tuttavia, repentinamente mutata nel proprio corso, imponendo la comprensione di quanto la protagonista femminile di quella scena non avrebbe concesso giuoco facile ai propri aggressori. Tanto la giovane donna, quanto i suoi sei aggressori, sembrarono sospesi, per un repentino momento, fuori dal tempo e dallo spazio, nella consapevolezza che, giunti a quel punto, qualunque gesto, qualunque parola, sarebbe stato inappellabile segnale dell’inizio di qualcosa nel quale, forse, nessuno desiderava realmente avventurarsi… e che pur, allora, non avrebbero più potuto ovviare, giacché troppo in là si erano tutti loro già spinti, tanto nelle parole, quanto, ormai, nei fatti.

« Cagna maledetta… » rantolò la sua prima vittima, a metà fra l’incredulo, il terrorizzato e il furioso, non riuscendo a credere che fosse realmente successo quanto appena occorso, tutto accaduto così rapidamente da non sembrar neppure vero, ritrovandosi ineluttabilmente spaventato da quell’inattesa svolta, innanzi alla quale da predatore sembrava essere stato ridotto con straordinaria semplicità al ruolo di preda, e, soprattutto, scoprendosi necessariamente bramoso di vendetta per il dolore che stava in quel momento provando, e che altro non desiderava che imporre, in misura persino maggiore, anche alla propria antagonista « Questo ti costerà molto caro! »

E quel grido soffocato, così, ebbe a divenire l’inappellabile segnale dell’inizio della battaglia. Battaglia, e non rissa, e non lotta, perché tale, da Maddie, venne affrontata, nel ritrovarsi posta, per la prima volta nella propria vita, a confronto con degli avversari da combattere, dei nemici da sconfiggere, in termini che, in grazia all’addestramento ricevuto, non avrebbero avuto a doverla preoccupare, non avrebbero potuto realmente intimorirla, e che pur, obiettivamente, avrebbero allora rappresentato una sorta di rito di passaggio, la sua iniziazione, non ricercata e pur lì occorsale, alla sua nuova vita e, in particolare, alla sua nuova vita qual guerriera, il primo passo per divenire alfine degna di essere l’incarnazione, nella sua realtà, di una donna straordinaria qual, indubbiamente, Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere riconosciuta.
Il primo ad aggredirla giunse alle sue spalle, cercando di afferrarla da dietro, stringendo le proprie braccia attorno al corpo di lei, forse per trattenerla, per immobilizzarla, nel mentre in cui, in tal modo, sarebbe stata garantita occasione ai suoi compagni per colpirla, agendo al fine di vendicare l’amico leso. L’allieva della figlia della guerra, tuttavia, era già stata ampliamente istruita su molteplici possibilità per ovviare agli effetti di una simile presa e, in questo, decise di lasciarsi repentinamente cadere a terra, a peso morto, simile a corpo inanimato che, in ciò, non soltanto colse di totale sorpresa l’avversario ma, anche, le permise, banalmente, di scivolargli fra le braccia, attendendosi lui una qualunque altra reazione volta a contrastare quella sua presa, a tentare di forzarla, ma non di eluderla in maniera così poco consona. E laddove, un semplice battito di ciglia prima, ella avrebbe potuto apparire persino svenuta, in un crollo tanto violento e irrefrenabile, un istante dopo il suo corpo riacquistò, repentinamente, tutta la vitalità perduta, tornando a tendersi e a tendersi al solo, unico scopo di rialzarsi di scatto, e, in tal movimento ascendente, spingere entrambe le proprie mani in un devastante colpo alla base della cassa toracica dell’uomo, all’altezza del suo diaframma, non soltanto quasi sbalzandolo per aria in conseguenza dell’energia di quel gesto ma, ancor più, negandogli ogni possibilità di respiro, costringendolo ad annaspare quasi stesse, allora, annegando.
Il secondo autonomamente candidatosi al ruolo di antagonista, in maniera del tutto priva di coordinamento rispetto al proprio compagno già posto fuori combattimento, si concesse un tentativo decisamente meno sofisticato rispetto a quello tentato dal primo, non cercando di afferrarla, non ipotizzando una qualche strategia, per quanto poco elaborata, ma, semplicemente, indirizzando un pugno all’altezza del suo busto, gesto che, prima della sua reazione al precedente avversario, l’avrebbe vista ipoteticamente colpita in pieno ventre e che, allora, l’avrebbe incontrata proprio all’altezza delle reni, con effetti tutt’altro che piacevoli per lei. Addestrata, tuttavia, dalle bastonate della propria mentore, da quei colpi inizialmente frenati e, pur, mai diretti a vuoto, ella era stata costretta a espandere molto presto la propria percezione della realtà, e del mondo a lei circostante, ben al di fuori dei consueti limiti di qualunque persona comune, e a sfruttare, quindi, non soltanto la vista, ma tutti i propri cinque sensi allo scopo di cogliere quei pur lievi segnali di un pericolo imminente. Così, quasi accanto a quei cinque sensi fosse presente anche un sesto senso utile a porla in guardia dal pericolo che stava correndo, la giovane non soltanto agì, ma, addirittura, reagì; e, ruotando nell’esatto istante in cui il pugno avrebbe dovuto raggiungerla al centro della schiena, ella gli negò tale bersaglio, lasciandogli semplicemente sfiorare la superficie del suo addome, per poi bloccargli l’intero braccio contro di sé, in quella posizione, e continuare nel movimento già iniziato, ottenendo, di conseguenza, un devastante effetto leva applicato al suo gomito. Gomito che, emettendo un suono ancor più raccapricciante rispetto al primo polso infranto, ebbe a seguirne in maniera spiacevolmente scomposta il destino, nel mentre in cui il suo proprietario, ineluttabilmente, ebbe a crollare a terra, imprecando in maniera quanto mai variegata.
Tre dei sei aggressori, quindi, erano stati in tal maniera rapidamente esclusi dalla battaglia, due dei quali in meno di una manciata di secondi: risultato ammirevole, quello conseguito da Maddie, innanzi al quale sarebbe stata un’ottima idea, da parte dei tre restanti, rivalutare le proprie posizioni e ipotizzare di concludere, ancora illesi, il conflitto in corso. Purtroppo, dal basso di una così scarsa considerazione per una perfetta sconosciuta, colpevole, unicamente, di aver incrociato il loro cammino in quella serata forse di festa, sicuramente di bagordi, nessuno fra loro sembrava poter essere in grado di tollerare l’idea di cedere di fronte a una donna, di ritornare a casa con la metaforica coda fra le gambe all’idea di essere stati tanto pesantemente umiliati da colei che, inizialmente, avevano persino supposto qual vittima del proprio malato concetto di divertimento.
Il terzo di quella sequenza, quarto del gruppo a farsi avanti, ebbe la mirabile idea di puntare più in alto rispetto ai suoi compagni e, in questo, di spingere le proprie mani verso il collo della donna, volendo investire, nuovamente, sulle proprie superiori energie fisiche in contrasto, oltretutto, a un punto tanto delicato. Ciò che, suo malgrado, non prese in considerazione fu che, sebbene quel tentativo di soffocamento non avrebbe avuto a dover essere banalizzato, nel proprio valore, qual una scelta necessariamente sbagliata, la riuscita del medesimo sarebbe stata necessariamente assicurata nel momento in cui ella si fosse lasciata prendere dal panico e, allorché opporsi in maniera ponderata a quell’offensiva, si fosse limitata, banalmente, a cercare di sottrarsi a lui tirando, strattonando e contorcendosi fino all’allor ineluttabile perdita di sensi. Una delle prime raccomandazioni della sua maestra d’arme, tuttavia, avrebbe avuto a doversi ricordare qual quella volta a mantenere sempre il controllo, tanto più tutte le condizioni a contorno avrebbero potuto suggerire l’esatto opposto: e laddove Maddie, quand’ancora non allenata, non addestrata, nella stessa prima sera d’incontro con la sua versione più matura, si era dimostrata portata in maniera naturale, spontanea, a ragionare con lucidità anche nelle condizioni più scomode, nel ritrovarsi, ormai, inequivocabilmente cresciuta in quelle ultime settimane, in quegli ultimi mesi, rispetto alla propria se stessa di quella sera, non avrebbe potuto ovviare a dimostrarsi, ancora una volta, qual nel pieno possesso delle proprie capacità intellettuali. Intelletto che, allora, le volle suggerire di non tentare futilmente una difesa quanto, e piuttosto, un’offesa, nel volgersi, a propria volta, verso il collo dell’avversario e pur, contro di esso, nel dirigere, in rapida sequenza, tre… quattro… cinque colpi perfettamente centrati rispetto alla laringe, gesti al terzo dei quali, già, la presa a suo discapito ebbe ad allentarsi, fino a scomparire del tutto al quinto e ultimo, al momento del quale, l’antagonista, ebbe a ritrarsi, a sua volta con gli occhi quasi fuori dalle orbite nell’essersi scoperto, tutto d’un tratto, incapace a concedersi anche solo, e solo ancor un semplice respiro.

« Vi prego… lasciate perdere. » tornò a domandare loro, pur consapevole che, nel mentre di quelle stesse parole, forse utili a permetterle, in ciò, di alleggerire la propria coscienza, gli ultimi due giovani aggressori stavano già agendo al fine di prevalere su di lei e di vendicare, in tal maniera, l’onore ferito dell’intero gruppo.

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