Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 8 febbraio 2017

RM 038


Midda Bontor nella sua vita era stata molte cose: un marinaio, una soldata, una mercenaria, un’avventuriera, una predatrice di tombe, una ladra, una condottiera e molto altro ancora… molte più identità di quante la maggior parte delle persone avrebbero potuto mai immaginare di avere occasione di vantare non soltanto in una singola vita, ma anche in una mezza dozzina di intere esistenze. Fra le sue tante vite, tuttavia, ella non era mai stata, né si era mai immaginata di poter essere, un profeta. Tuttavia, in quel giorno, in quella sera, per una strana coincidenza, per un vero e proprio scherzo del fato, ella sembrò poter anche vantare un’incredibile capacità di predizione, per lo meno sull’immediato futuro e, in particolare, sull’immediato futuro della propria allieva… o, forse, e meno piacevolmente, di iattura. Giacché, ove poco prima ella aveva suggerito a Madailéin la possibilità che, anche al di fuori della minaccia rappresentata da Anmel, ella avrebbe potuto avere, un giorno, necessità di lottare, di affrontare nuovi avversari; tale ipotesi, tale previsione ebbe a concretizzarsi in tempi estremamente più brevi, cogliendola addirittura sulla via del ritorno alla casa della propria famiglia. Ed ebbe a concretizzarsi, nella fattispecie, con le sembianze di un gruppetto di sei giovani alticci, i quali, nell’incrociare il proprio cammino con il suo, ebbero la ben poco garbata idea di rivolgerle non desiderate attenzioni…

« Ehy… guardate! » richiamò l’attenzione degli amici in più attento, o forse il meno moderato, del gruppo, levando una mano ad afferrare di scatto il braccio mancino della giovane dai capelli color del fuoco poco sopra all’altezza del gomito, nel mentre in cui ella, ancora impegnata a ripensare alle parole della propria maestra, stava per sorpassare il gruppo, camminando con passo rapido nel desiderio di non lasciar attendere troppo, per cena, suo padre e sua sorella « C’è una coppia di enormi mammelle semoventi che se ne vanno in giro da sole…! »
« Scusami…? » esitò Maddie, sperando di aver udito male, di aver frainteso le pur chiare parole appena rivoltele, mentre, con uno strattone, si riappropriò del proprio braccio, storcendo appena le labbra verso il basso con palese disprezzo per quanto appena accaduto.
« Non c’è bisogno di fare la preziosa, bella! » ridacchiò un altro del gruppo, scuotendo appena il capo in segno di rimproverò per quella reazione stizzita « Il mio amico stava soltanto apprezzando l’incredibile balconata con la quale te ne vai a spasso… »

La giovane non poté ovviare a dirsi indubbiamente sorpresa per quella situazione.
In trent’anni di vita vissuta, non aveva mai avuto alcun problema, nel girare da sola a qualunque ora del giorno o della notte. Non era mai stata rapinata, non era mai stata aggredita, non era mai stata neppure molestata… e, in questo, forse ingenuamente, aveva sempre ritenuto che spiacevoli eventi di cronaca quali quelli che, purtroppo, quasi quotidianamente affollavano le pagine dei giornali, non avessero a dover riguardare la propria città o, quantomeno, il proprio quartiere. Ciò non di meno, quanto stava lì avvenendo, sembrava voler preludere a una chiara smentita di quanto si era illusa potesse essere la propria piccola realtà, un mondo piccolo in cui certi eventi non sarebbero mai potuti avvenire, per quanto, terribilmente, all’ordine del giorno nel resto del pianeta.

« Senza contare quel che si dice delle rosse… » soggiunse un terzo, cogliendola alle spalle e, ancora una volta, tornando ad afferrarle un braccio, nel serrare, con presa più salda rispetto al precedente, la propria mano attorno al suo polso destro « … lo sai, vero? »
« Thyres… » imprecò, facendo inavvertitamente propria l’invocazione alla dea del mare della sua maestra, scandendone il nome senza neppure realmente pensarci, evidentemente in tal senso inconsciamente influenzata dalle tante ore passate insieme alla Figlia di Marr’Mahew « Vi rendete conto di sembrar usciti da un pessimo film americano…? » commentò, semplicemente disgustata dall’atteggiamento di quel gruppetto « Per cortesia… fatevi un favore e lasciatemi andare. » lì invitò, cercando di ritrarsi nuovamente.
Ma il suo nuovo assalitore, questa volta, non allentò la presa e non le concesse occasione di sfuggirle facilmente come aveva fatto il suo amico: « Che succede, rossa…? Non ti piacciamo…?! »
« Non che sia veramente importante piacerti o no… » osservò un’altra voce, indistinta nel gruppo « Tanto farai comunque quello che noi vogliamo. » incalzò, dimostrando come, di istante in istante, quello che pur, probabilmente, da parte loro poteva essere iniziato come uno stupido gioco, stesse assumendo i toni di qualcosa di più grave.

Ove tutto quello fosse accaduto qualche mese prima, la vecchia Maddie non avrebbe sinceramente saputo come reagire. Probabilmente, sicuramente, sarebbe rimasta in preda al panico, avrebbe provato a cercare di liberarsi, di gridare, richiamando aiuto… e, forse, suo malgrado, sarebbe finita con l’arricchire le già spiacevolmente troppo lunghe liste di casi di cronaca, di violenza sulle donne.
Ove tutto quello, altresì, stava avvenendo quella sera, la nuova Maddie aveva perfettamente chiaro, in mente, come comportarsi. Perché, al di là dell’apparente inferiorità numerica, la sfida rappresentata da quei sei giovani uomini non avrebbe rappresentato altro che una sessione aggiuntiva di allenamento per lei… e, obiettivamente, avrebbe anche dovuto impegnarsi a prestare attenzione a non far loro troppo male, giacché la sua mentore, nel corso della formazione di quelle ultime settimane, aveva offerto molta più attenzione a insegnarle come uccidere l’avversario rispetto, magari, a soluzioni meno definitive.

« Proverò a ripetervelo un’altra volta, nella speranza che possiate comprendere: fatevi un favore e lasciatemi andare. » insistette la giovane donna, con tono di voce fermo, del tutto privo di esitazione o timore per quella situazione « Poi tornatevene a casa, fatevi una doccia e mettetevi a dormire, dimenticando persino di avermi incontrata… »
« Probabilmente sei tu a non aver capito noi… » intervenne nuovamente il secondo ad aver preso parola, puntandole un dito alla base del mento, a simulare, in tal misura, un’arma puntata alla sua gola « Presto sarai tu che supplicherai di poter tornare a casa e dimenticarti persino di averci incontrati. »
« Avanti… » la strattonò colui che ancora la tratteneva per il polso, cercando di tirarla a sé, alzando, poi, la mano ancora libera per condurla ad appoggiarsi sui seni di lei, con incedere tutt’altro che delicato nei suoi confronti « … fammi sentire un po’ con quanto silicone ti hanno gonfiata! »

Un grido strozzato si levò nell’aria un istante dopo, in una frazione di tempo inferiore persino a quella propria di un battito di ciglia. Un gemito che, qualcuno, avrebbe potuto descrivere qual quello di un animale ferito, e che, probabilmente, quasi tutti, nel gruppo di assalitori, ebbero inizialmente a credere fosse stata una reazione di panico da parte della propria preda, alfine ritrovatasi suo malgrado in trappola.
Ciò che, tuttavia, abbisognarono di qualche istante per comprendere fu come, in effetti, quella non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual reazione di panico, quanto, e piuttosto, di pena. E una reazione di pena non da parte della loro presunta preda, quanto, e piuttosto, da parte di chi, senza alcuna ipotesi di rispetto, a lei si era tanto brutalmente approcciato, salvo essersi ritrovato, un semplice, fugace, momento dopo costretto a proteggersi, con orrore, il proprio polso, repentinamente sbriciolatosi quasi fosse stato realizzato non in osso, ma in fragile porcellana.

« Io ho cercato di avvisarvi… » puntualizzò Maddie, pur non riuscendo a celare un sorriso di soddisfazione per la sofferenza che era appena riuscita a imporre a quell’essere privo di pietà, e che alcuna pietà, in lei, avrebbe allora trovato.

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