Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 3 febbraio 2017

RM 033


« … è un piccione… » osservò qualcuno, più vicino alla vetrata, in posizione utile a identificare l’origine di quel suono sordo in volatile gettatosi contro il vetro, con forza sufficiente da ucciderlo sul colpo.
« Che schifo… » soggiunse un’altra voce, confermata, in tale giudizio, anche da altre profonde opinioni a tal riguardo che, in rapida successione, sorsero da ogni estremo dell’ufficio.

Prima che, tuttavia, chiunque potesse considerare conclusa lì la questione e tornare al proprio lavoro, un secondo tonfo attirò l’attenzione comune verso un altro vetro, a non troppa distanza da dove il primo schianto era appena occorso: un secondo pennuto, seguendo il macabro esempio del suo simile, si era a sua volta appena suicidato contro la vetrata, provocando, oltre a qualche nuovo sobbalzo, anche un paio di gridolini da coloro che, più prossimi a punto dell’impatto, avevano assistito alla scena in presa diretta.
Non avrebbe potuto essere considerata la prima volta che un uccello sbandava, andando a sbattere contro uno dei vetri dell’amplio edificio e, in questo, un nuovo schianto, per quanto violento, avrebbe potuto anche essere considerato statistica. Due animali morti, in egual maniera, nel giro di pochi istanti, invece, difficilmente avrebbero avuto a poter essere riconosciuti qual mera fatalità.

« Ma che diamine…? » imprecò qualcun altro, iniziando a palesare una certa inquietudine per la scena appena occorsa sotto il loro sguardo.

Un terzo e un quarto tonfo, nuovamente, pretesero l’attenzione comune. E, insieme ad altre due bestie crollate davanti allo sguardo di tutti, il numero di sussulti ebbe a crescere ulteriormente, con l’aggiunta di qualche colorita bestemmia. Giacché, se due animali morti, in egual maniera, nel giro di pochi istanti, difficilmente avrebbero avuto a poter essere riconosciuti qual mera fatalità; quattro piccioni così ammazzatisi avrebbero iniziato a delineare un quadro indubbiamente inquietante. Un quadro dinnanzi al quale ognuno, a modo suo, non avrebbe potuto ovviare a reagire… in un modo o nell’altro. Così, se da un lato qualcuno iniziò a retrocedere, preferendo porre spazio fra sé e le finestre, a dimostrare un certo timore; qualcun altro, si ritrovò a essere già sufficientemente spaventato da non riuscire neppure a muoversi; nel mentre in cui altri ancora, dimostrando dubbio gusto, decisero di iniziare ad attivare le telecamere dei propri telefoni cellulari per riprendere la scena e, in ciò, immortalare quanto appena occorso a imperitura memoria.
In un simile contesto, Maddie, dal canto proprio, sembrò voler dimostrare una certa solidarietà con il gruppo degli immobili, benché, alla base di ciò, nel suo animo avrebbe avuto a dover essere identificato qualcosa di molto diverso rispetto a tutti gli altri. Qualcosa che, di lì a pochi istanti, l’avrebbe necessariamente separata da chiunque altro lì attorno, nel ritrovarla, alfine, unica a mantenere la propria posizione. Nel crescendo di domande e blasfemie ormai gratuite, qualcosa infatti accadde a diffondere in maniera omogenea il terrore fra tutti i presenti all’interno dell’ufficio e non solo, nel coinvolgere in breve tempo, in quell’isteria, anche molta altra gente un po’ ovunque all’interno dell’azienda. Perché dopo i primi quattro piccioni morti, in sempre più rapida e affollata successione iniziò ad abbattersi, contro quei vetri pocanzi praticamente perfetti, una vera e propria pioggia di volatili di varia natura, di diverse specie e di diverse dimensioni, e pur tutti misteriosamente, e inquietantemente, attratti verso quella fine sicura.
Ai commenti, alle battute, alle imprecazioni e alle fotografie, iniziarono quindi a seguire soltanto urla di spavento e, con esse, la confusione di una rapida fuga. Anche i più spavaldi, coloro i quali, all’inizio, chiarite le cause dei primi tonfi, avevano reagito sogghignando e approfittando della situazione per farsi beffe di altri, ebbero a contribuire, allora, a quel momento di follia, dimostrando in maniera estremamente trasparente quanta distanza, comunque, potesse esistere fra reale coraggio e qualunque fasulla simulazione avesse precedentemente coinvolto il loro impegno nel cercare di farli apparire migliori degli altri. E l’unico reale coraggio, o, forse, concreta incoscienza, che ebbe pertanto a dimostrarsi tale, nel non ritrovarne la protagonista qual desiderosa di allontanarsi di lì, fu proprio quello che coinvolse Madailéin, ancora immobile là dove era rimasta fin dal primo allarme.
Anticipando qualunque altro sospetto, qualunque altro timore, la giovane dai rossi capelli color del fuoco non aveva avuto esitazione alcuna nel considerare quanto stava accadendo fuori dall’ordinario. Complice, sicuramente, l’essere reduce da un paio di esperienze al di fuori di ogni possibilità di umano raziocinio, già al primo tonfo era rimasta in attesa di una qualche, più complessa, evoluzione… motivo per il quale, quando, alfine, la pioggia di uccelli aveva iniziato ad abbattersi in maniera fragorosa contro le vetrate, innanzi a lei, sotto all’azione del suo attento sguardo, ella non avrebbe potuto definirsi realmente sorpresa, sebbene, nonostante tutto, incuriosita e incuriosita, in particolare, all’idea di cosa, tutto quello, avrebbe voluto, e potuto, condurre seco.
Al di là di qualunque genere di reazione di fronte a esso, incontrovertibile avrebbe avuto a doversi considerare un eventuale giudizio nel merito dell’orrore concretamente rappresentato da quello spettacolo, da quella sinfonia di morte che stava vedendo accumularsi decine e decine di uccelli morti alla base di quei vetri, con violenza apparentemente in costante crescendo, così come ebbe anche a essere dimostrato dall’evidenza delle tracce di sangue, e altri fluidi corporei, che iniziarono ad accompagnare ogni atto suicida, dimostrandone la forza, comprovando l’intensità di quel gesto. Forza, intensità crescenti, quindi, che non tardarono a manifestare anche altri effetti oltre a quello, giacché, sotto l’azione di tale stillicidio, alcune crepe iniziarono ad apparire lungo le vetrate, preludendo a un’ormai inevitabile frattura, laddove quell’oscena pioggia non fosse cessata.
Anche di fronte a tali crepe, Maddie ebbe a mantenere inalterata la propria posizione. Certa nell’aver a interpretare quanto stava accadendo come un’aggressione, come un nuovo attacco da parte di Anmel dopo diversi giorni di insolita quiete, ella non desiderava dimostrarsi pavida, non voleva apparir da meno della propria versione alternativa, della propria mentore, nel presentarsi, anzi, pronta alla lotta, pronta alla battaglia. E a poco, in quel momento, sarebbe potuta valere qualunque razionale analisi nel merito di quanto ella, obiettivamente, non fosse Midda Bontor, né, al di là di una questione puramente genetica, a lei fosse effettivamente vicina, in termini di formazione, con un addestramento appena iniziato, di esperienza, con soltanto due scontri a cui aveva preso parte, sì, ma come semplice spettatrice, o, tantomeno, di risorse, giacché non solo alcun braccio robotico le sarebbe allor potuto venire incontro ma, peggio, neppure una fugace ombra di arma si sarebbe potuta lì palesare fra le sue mani: ella, in quel momento, avrebbe affrontato il proprio nemico così come avrebbe potuto, indifferente, persino, all’idea di morire…

« Idiota! » esclamò una voce a lei familiare, risuonando al di sopra dell’orrido concerto che già colmava l’aria attorno a lei, nel mentre in cui il suo polso sinistro fu saldamente afferrato da un mano sol apparentemente umana, ma che, al di sotto di quella pallida imitazione di pelle, avrebbe mostrato qualcosa di ben diverso da membra e ossa « Pensi forse che quegli uccelli si fermeranno raggelati dal tuo sguardo?! »
« Midda! » esclamò la giovane, sorpresa dall’inattesa ricomparsa della propria maestra d’arme, nel mentre in cui ebbe a trovarsi quasi letteralmente trascinata fuori dall’ufficio « Sei tornata! » osservò, peccando certamente di retorica in tal senso, ma non potendo formulare un pensiero più felice rispetto a poter essere di nuovo accanto a lei, a quel cespuglio di capelli nero corvino, non diversamente da una bambina di fronte all’immagine dell’amato genitore, dopo qualche ora di troppo di forzata lontananza.
« Per salvarti la pelle… sì! » protestò, traendola quasi di peso al di fuori dall’amplio spazio ormai svuotato e chiudendo dietro di loro la porta, un solo istante prima che i vetri cedessero e, l’intera area, si colmasse di volatili impazziti, pronti a lapidare dolorosamente chiunque lì fosse stato presente « E, per amor di cronaca, non è neppure la prima volta che succede in queste ultime settimane… ma tu eri troppo concentrata a commiserarti per renderti conto di tutte le volte che è già accaduto! » volle sottolineare la donna dagli occhi color del ghiaccio, a titolo, difficilmente equivocabile, di rimprovero per lei.

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