Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 30 gennaio 2017

RM 029


Parole cariche di speranza, quelle che la donna indirizzò alla volta della propria versione più giovane, e che pur non sembrarono riuscire a sortire l’effetto desiderato, giacché, al contrario, si imposero alla sua attenzione, nella sua mente e sul suo cuore come l’ultima cosa che avrebbe avuto desiderio di ascoltare in quel momento…

« Come potrei tornare a vivere la mia vecchia vita dopo questi giorni insieme a te…? » domandò Maddie, dimostrandosi a dir poco terrorizzata all’idea « Anche ammettendo che non vi avranno a essere delle conseguenze per tutto quello che è accaduto, per l’omicidio consumato nel mio appartamento, per l’ansia e l’angoscia che ho imposto ai miei cari, e per quanto, probabilmente, ancora avrà a dover accadere… come potrò tornare a quella che era la mia quotidianità nella consapevolezza di quanto c’è qui fuori? Morbi mutageni, gargolle, entità primordiali di creazione e distruzione… e cos’altro? Come potrò far finta di nulla al pensiero che esistono altri universi oltre al mio e che, in fondo, ogni obiettivo che mi sono mai data nella mia vita è quanto di più sciocco avrei mai potuto compiere…? »
« Davvero credi a quello che stai dicendo…? » replicò la mercenaria, arrestandosi di colpo e voltandosi verso di lei, con un misto fra sorpresa e contrarietà a quell’affermazione tanto impietosa, a quel giudizio così negativo nei riguardi della sua stessa esistenza « Per… quanto? Trent’anni?... hai vissuto la tua vita con impegno, con passione, lottando ogni giorno per conquistare ciò che hai, per difendere ciò che ti è caro, e, improvvisamente, per te, tutto ha perso a tal punto di significato?! » incalzò, scuotendo il capo « No… Maddie. Non farlo. Non credere che tutto ciò che hai non sia sufficiente. » negò fermamente « Troppe di noi hanno commesso questo errore. Troppe delle nostre vite sono state rovinate dalla bramosia di ricercar ventura in imprese oltre ogni umano limite… in sfide al di là della nostra stessa comprensione. E cosa credi che tutte noi abbiamo ottenuto in questo? »
« … la vostra libertà?! » suggerì, nel sentirsi sinceramente intrappolata nella propria stessa vita, probabilmente nell’essersi sempre sentita tale e, posta di fronte a lei, nell’avvertire finalmente una possibilità di cambiamento, un’occasione per divenire chi avrebbe realmente dovuto essere.
« La nostra condanna. » quasi ebbe a gridare Midda Bontor, in replica a quella tanto sciocca e superficiale asserzione « Io ho perduto la mia famiglia. Due volte! »
« Due volte…? » ripeté, non comprendendo.
« Sì… perché ancor prima di ritrovarmi a scegliere di abbandonare mio marito e i miei figli, per imbarcarmi in questa avventura interdimensionale, già molti anni fa avevo commesso un simile errore e, in quell’occasione, senza neppure poter addurre la necessità di porre rimedio ai miei sbagli. » asserì, oltremodo seria, ben più di quanto, sino a quel momento, la giovane non avrebbe potuto affermare di averla vista « Ero poco più di una bambina quando ho deciso di abbandonare la casa dove ero cresciuta, la mia famiglia, mio padre, mia madre e la mia gemella, per inseguire il sogno dell’avventura, il desiderio di poter vivere una vita diversa da quella che, entro i tranquilli confini della mia isoletta, sarei stata destinata a trascorrere. E quella scelta, quella decisione che presi, scappando dalla mia camera di notte, con il favore delle tenebre, come l’ultimo dei ladri, e salendo clandestina a bordo della prima nave che ebbi occasione di incrociare, non influenzò soltanto la mia vita… ma la vita di molte altre persone attorno a me: mia madre, che morì di malattia senza mai sapere che fine potessi aver fatto; mia sorella, che nel sentirsi tradita, abbandonata, esclusa dal mio cuore, ebbe a votarsi alla vendetta, un veleno che segnò la sua intera esistenza conducendola lungo strade che, altrimenti, mai le sarebbero state proprie; e mio padre, il quale ebbe più di tutti a vivere, giorno dopo giorno, la scomparsa di tutta la sua famiglia, di tutto il sogno della sua vita, senza neppure comprenderne effettivamente le ragioni! »

Maddie preferì allora tacere, nel non aver cuore di insistere nelle proprie posizioni benché, in un inedito moto di egoismo da parte del suo cuore, del suo animo che in quegli ultimi trent’anni si era votato a compiere solo quanto avrebbe potuto essere il meglio per i suoi cari, non ebbe a trovare ragione di condanna nella scelta compiuta dalla propria versione più matura. Al contrario, dominata da emozioni, da desideri e brame che nel corso della sua intera esistenza aveva sempre posto a tacere, generando nel profondo del suo animo solo un senso di mancato appagamento, di frustrazione per tutto quello che avrebbe voluto poter chiedere e che, mai, si era osata, nell’ombra della tragedia che l’aveva privata di una madre e drammaticamente aveva segnato il presente e l’avvenire della sua gemella; ella non poté che ammirare, nuovamente, le scelte compiute dalla propria interlocutrice, quelle decisioni che l’altra sembrava voler condannare a errori imperdonabili e che, pur, le avevano permesso di vivere al pieno ogni giorno della propria esistenza, così come mai, al contrario, la giovane aveva osato ipotizzare di poter compiere.
E Midda Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Campionessa di Kriarya, donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione, non poté equivocare in alcun modo i pensieri della propria versione più giovane in quel momento. Dopotutto… loro erano la stessa persona.

« Ho commesso un grave errore a entrare nella tua vita… » sospirò con malinconia, mordicchiandosi il labbro inferiore con rammarico per l’ennesimo errore compiuto nel relazionarsi a un’altra Madailéin Mont-d'Orb « Avrei dovuto capire che, in fondo, tutte noi siamo troppo sciocche per poter rinunciare a questo genere di vita, anche nel momento in cui mai avremmo potuto immaginare di poterla vivere. » ammise, rispecchiando i propri occhi color ghiaccio in quelli della sua interlocutrice, in essi, proprio malgrado, or trovando uno spirito, un animo ben diverso rispetto a quello che, pochi giorni prima, aveva avuto occasione di cogliere e, persino, di compatire, quell’ingenuità, quella infantile ignoranza che aveva giudicato essere per lei un difetto, quasi una colpa, e che pur, di fronte all’evoluzione propostale, ebbe a rimpiangere, nella timore, prossimo a certezza, di aver lavorato più al fine di distruggere la vita di quella giovane ancor prima che nella possibilità di salvarla « Perdonami… »
« Io non ti devo perdonare di nulla… al contrario! » escluse l’altra, scuotendo vigorosamente il capo, non comprendendo le ragioni di tanto disappunto da parte della propria maestra d’arme che, altresì, avrebbe atteso come entusiasta per la consapevolezza a cui, finalmente, era giunta « Tu mi hai aperto gli occhi e io… »
Ma la prima non le concesse l’opportunità di proseguire in quella direzione, interrompendola con una nuova richiesta di scuse, accompagnata da un movimento del proprio sguardo verso il basso, abbandonando gli occhi di lei e scendendo in direzione del suo ventre: « Perdonami davvero… e dimenticami, se puoi! »

E, anticipando qualunque nuova possibilità di replica, Midda agì. E agì sferrando un potente colpo con il proprio pugno sinistro, diretto all’altezza del diaframma di Maddie, la quale non ebbe alcuna possibilità, alcuna speranza di ovviare a quell’aggressione e la quale, addirittura, non ebbe quasi neppure il tempo di comprendere cosa stesse accadendo, prima di accasciarsi, fra le braccia della propria interlocutrice, privata di ogni possibilità di respiro e, con essa, di quel barlume di consapevolezza di sé al quale, con straordinario sforzo di volontà, si stava aggrappando fin dal momento in cui erano riemerse dalle acque del mare.
Solo un pensiero ebbe a dominare la mente dell’allieva tradita, dell’apprendista rinnegata, mentre l’oscurità tornava ad avvolgere, lenta e pur inesorabile, la sua coscienza, verso l’ennesima perdita dei sensi, in quell’occasione non colpa della sua debolezza, non conseguenza di un suo limite, quanto e piuttosto espressione di una violenta imposizione di volontà da parte della compagna, della maestra d’arme, della mentore alla quale si era affidata…

“Non… lasciarmi…”

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