Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 29 gennaio 2017

RM 028


Alla coppia di donne furono necessarie diverse ore prima di raggiungere di nuovo la terraferma. Una stima, a posteriori, suggerì a Maddie che, probabilmente, erano state in mare ben oltre sei ore. Anche se, francamente, a lei sembrarono persino più dei doppio, in quello che, sinceramente, ebbe a considerare un allenamento ancora più intenso e massacrante rispetto agli esercizi contro il manganello.
Alla fine, quando le sue mani ebbero occasione di un primo contatto con la sabbia sotto di lei, lasciandole intendere al di là d’ogni possibile dubbio di essere giunta a destinazione, ella si rese conto di avere dolore a muscoli che, prima di quel giorno, non avrebbe neppure saputo vantare di possedere. E la stanchezza fisica fu tale, persino, da farle del tutto dimenticare la condizione nella quale, ormai da troppo tempo, avevano riversato le sue spalle.
Fu un commento della sua compagna, infatti, a ricondurne l’attenzione in tal direzione.

« Troviamo un posto riparato dove poterci scaldare, asciugare e, magari, gettare un occhio anche alla condizione delle tue spalle… » pianificò Midda, ancora una volta dimostrando di riuscire a mantenere la mente estremamente lucida al di là della stanchezza fisica che, anche per lei, non avrebbe avuto a doversi considerare comunque ininfluente « Anche se, dopo tutte queste ore in mare, credo che il rischio di un’infezione possa essere comunque minimo. »

Troppo stanca anche per parlare, la giovane si limitò ad annuire, ovviando a spendere le proprie energie in futili commenti ironici qual, pur, in altre condizioni, non si sarebbe probabilmente risparmiata. Non riuscendo, infatti, a dimenticare come, negli ultimi giorni, svenire fosse divenuto per lei una sgradevole abitudine, ella desiderava, almeno in quella situazione, riuscire a dimostrarsi degna della propria versione più matura, mantenendosi lucida quanto sufficiente per giungere, ancora cosciente, al momento in cui anche l’altra avrebbe annunciato la possibilità di riservarsi un’occasione di riposo.
In quel momento, in quella condizione, mentre con muscoli dolenti e movimenti meccanici, si apprestava a seguire la propria maestra d’arme ove ella avrebbe giudicato opportuno, ella avrebbe probabilmente riso di se stessa se solo si fosse rammentata di quanto accaduto in ufficio meno di una settimana prima e di quanto persino infantili avrebbero avuto a doversi considerare le sue preoccupazioni, in quel mentre, ove confrontate con quanto altresì avrebbe avuto a riconoscersi caratterizzante la vita della mercenaria, per così come tanto chiaramente illustrato dai pochi, e pur già significativi, esempi pratici, a lei fino a quel momento offerti. Ciò senza prendere in considerazione tutto quello che avrebbe ancora potuto avvenire.
Tali ipotetiche riflessioni, comunque, non ebbero allora a cogliere Madailéin. E non, tanto, per la stanchezza, per il dolore, o per altre concrete motivazioni fisiche, quanto, e piuttosto, perché ogni istante che ella trascorreva accanto a Midda Bontor sembrava allontanarla sempre di più da quella che era stata, un tempo, la sua quotidianità, lasciandone apparire il ricordo lontano quasi sfocato, simile a frammenti di un sogno perduti al momento del risveglio. Tuttavia, nell’assurdità di quanto le stava accadendo in quel frangente, quello che ella stava lì vivendo avrebbe avuto più ragioni per essere accomunato a un bizzarro prodotto onirico, benché tutte le membra del suo corpo stessero gridando all’unisono la propria pena, a ricordarle quanto comunque reale tutto ciò avrebbe avuto a dover essere considerato.
E in tale smarrimento emotivo, per la prima volta da quando tutto quello aveva avuto inizio, per la prima volta da quando ella aveva rimesso piede nel proprio appartamento ritrovandosi assalita da una donna a lei straordinariamente simile, per quanto incredibilmente diversa, Maddie si ritrovò a domandarsi se mai, tutto ciò, avrebbe potuto avere una conclusione e, soprattutto, qual genere di conclusione avrebbe potuto essere.

« Midda…? » richiamò l’attenzione della propria compagna con un lieve sussurro, continuando a seguirla.
« Dimmi. » la invitò a esprimersi l’altra, con tono, come di consueto, più che disponibile nei suoi confronti, non essendosi, comunque, mai sottratta all’eventualità di un dialogo con lei.
« Quando eravamo ancora nel mio appartamento, poco prima che quel mostro suonasse alla mia porta dando il via a tutto questo delirio… mi stavi parlando di un marito, e di figli, che hai lasciato nella tua dimensione d’origine, quando hai deciso di inseguire la regina Anmel attraverso le dimensioni. » si ricordò, un dettaglio che le sue orecchie avevano sentito e ascoltato, per quanto, poi, la sua mente non avesse immediatamente elaborato la questione sotto ogni aspetto, anche in conseguenza a quello stesso delirio da lei citato « Ho capito bene…? »
« Sì. » confermò, con voce appena più grave, la donna, non riuscendo a celare completamente, come forse avrebbe preferito dimostrarsi di essere in grado di fare, tutta la propria pena, e tutta la propria nostalgia, per ciò che aveva lasciato alle proprie spalle « All’origine di ogni cosa, nel mio mondo, nella mia realtà, identifichiamo due principi fondamentali e fra loro complementari, l’esistenza dei quali è alla base stessa di tutto ciò che è mai esistito, esiste e mai esisterà, a cui abbiamo dato i nomi di Portatrice di Luce e di Oscura Mietitrice. » premise, subito continuando « Nel corso della mia vita io sono riuscita a incrociare il mio cammino con le personificazioni di entrambe queste entità: il principio della vita e dell’ordine, la fenice, e il principio della morte e del caos, Anmel. E, paradossalmente, la prima volta, con entrambe, ho commesso un madornale errore: ho cercato di uccidere la fenice e, come ti ho già accennato, ho involontariamente liberato l’essenza di Anmel dalla prigione entro la quale era stata relegata per innumerevoli secoli. »
« … accidenti… » non poté evitare di commentare Maddie, sorpresa da quella che, con il senno di poi, facile avrebbe avuto a doversi considerare una spiacevole sequenza di errori e che pur, voleva credere, all’epoca in cui erano stati commessi, probabilmente erano stati motivati da ragioni che, in quel rapido riassunto, stavano necessariamente finendo trascurate.
« Già. Accidenti… » annuì la mercenaria, non potendo darle torto « Mio malgrado, non per una qualche predestinazione, ma in sola conseguenza alle mie azioni, mi sono ritrovata al centro di un conflitto iniziato prima ancora della stessa Creazione… un conflitto del quale, purtroppo, ho alterato i delicati equilibri nel momento in cui, appunto, ho permesso a un’incarnazione dell’Oscura Mietitrice di tornare libera. E, posta di fronte alle responsabilità di quanto ho inavvertitamente compiuto, non ho potuto fare altro che accettare di collaborare con la Portatrice di Luce, con la fenice, per ristabilire l’equilibrio infranto. » asserì, concedendosi poi un profondo sospiro « Anche ove questo avrebbe potuto significare rinunciare alla mia famiglia… »
« Ma… tu li rivedrai un giorno, no? » domandò la prima, con un’ingenuità che apparve palese in maniera imbarazzante anche a lei e che, pur, in quel momento sentì di doversi concedere, nella ricerca di una qualche luce di speranza in tutto ciò « Quando, alla fine, sconfiggerai Anmel, potrai tornare a casa… »
« … quando? » ripeté, senza aggiungere altro al di fuori di quell’avverbio, laddove ogni risposta, in fondo, avrebbe avuto a doversi considerare già espressa in quella retorica formulazione.

La giovane dai capelli color del fuoco si impose un momento di silenzio, nella volontà di rispettare il personale dramma della propria interlocutrice, non insistendo immediatamente nell’esprimere, altresì, un altro interrogativo, l’ostinazione del quale, nella sua mente, l’aveva condotta alla ricerca di quel momento di confronto con lei.
E quando, dopo appena un minuto, il tacere divenne per lei insopportabile, tornò a volgersi alla propria mentore nella speranza di poter ottenere da lei una qualche rassicurazione…

« E io…? » chiese, con un filo di voce « Questa è ora la mia vita…? Mi sarà mai concesso di poter tornare a casa, dalla mia famiglia…? »
« E’ quello che spero. » rispose la Figlia di Marr’Mahew, esprimendosi con assoluta sincerità « E’ il motivo per cui ti ho cercata… per cui sono entrata a far parte della tua vita, chiedendoti di fidarti di me e di seguirmi. » argomentò, rievocando tematiche, in fondo già affrontate « Non appena Anmel sarà ripartita, tu potrai tornare al tuo mondo, alla tua quotidianità: questo è un mio fardello… e non desidero che altri abbiano a soffrire per esso. »

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