Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 25 gennaio 2017

RM 024


« Non credo che sia sciocca… » escluse la seconda, piegando appena il capo di lato, a meglio ponderare sulla questione, nel volerle concedere la massima attenzione e tutta la dovuta serietà, nel cogliere un riferimento così importante a riguardo « E, anzi… esprimerò subito un desiderio. »

Ovviamente il desiderio espresso dalla mercenaria fu rispettosamente mantenuto segreto. Ciò non di meno, laddove ella potesse aver intimamente richiesto che la serata proseguisse con la stessa tranquillità con la quale era appena iniziata, e che i giorni seguenti godessero ancora di una certa tregua generale, qual quella di cui, obiettivamente, avevano entrambe giovato nelle precedenti quarantotto ore; probabilmente la donna dagli occhi color ghiaccio e dai neri capelli corvini, avrebbe dovuto prestare maggiore concentrazione nella formulazione di tale desio, giacché, purtroppo per loro, a posteriori gli sviluppi di quella notte si sarebbero dimostrati drasticamente volti in una diversa direzione.
Dopo che Midda ebbe non solo scoperto, ma anche apprezzato i due panini kebab ordinati, e dopo che Maddie, dal canto suo, ebbe addirittura raddoppiato la richiesta, pur rinunciando alle cipolle dalla coppia successiva al fine, per dirlo con parole sue, di mantenersi leggera, entrambe le donne poterono dirsi più che appagate da quel loro primo, e unico, pasto della giornata, in misura tale da potersi concedere, quindi, di pagare il conto, rialzarsi e lasciare il locale con ritrovata serenità. Serenità che, per la giovane, ebbe allora a tradursi anche in un miscuglio di nostalgia e senso di colpa, al pensiero di non aver più offerto notizie di sé a suo padre e a sua sorella fin da un rapido messaggio vocale con il quale, due sere prima, aveva voluto assicurare di star bene e che, per un’urgenza imprevista di lavoro, avrebbe dovuto restare lontana da casa per qualche tempo, ritrovandosi anche a essere possibilmente priva di linea sul telefono cellulare.
Una decisione non semplice, quella che l’aveva in tal senso guidata, alimentata da un misto di timore e imbarazzo, nell’essere ben conscia di non poter offrire loro dettaglio alcuno di quanto stava accadendo e, al contempo, nel trovarsi altrettanto perfettamente consapevole che, dopo il disastro lasciato nel proprio appartamento, certamente la polizia non avrebbe mancato di coinvolgere la sua famiglia, nella volontà di ricostruire quanto lì occorso. In tutto ciò, non senza una certa vigliaccheria, ella aveva quindi condensato tutto ciò che avrebbe potuto dire ai suoi cari in meno di un minuto di messaggio registrato, che essi avrebbero avuto occasione di ascoltare solo quando ella, oltretutto, avrebbe spento il dispositivo mobile, rifiutando in tal maniera qualunque ulteriore possibilità di contatto.
Quarantotto ore dopo la propria fuga da casa, e quel conseguente messaggio, con la mente finalmente lucida per merito del lungo sonno e all’abbondante pasto, e in grazia di una ritrovata confidenza con se stessa, forse anche qual primo, transitorio risultato di quella folle avventura nella quale si era incamminata seguendo la propria nuova mentore; Madailéin iniziò ad avvertire la voce della propria coscienza suggerirle di riaccendere il telefono e, prima di ogni cosa, contattare suo padre, per non permettergli di essere ulteriormente in pensiero come, certamente, sarebbe allor stato. E quando, a tal riguardo, ebbe a interrogare la propria compagna, la donna guerriero non mancò di offrirle la propria opinione…

« Dopo tutto quello che è accaduto nel tuo appartamento, e dopo due giorni di silenzio, non credo che la tua famiglia riuscirà ad accontentarsi di una semplice telefonata… » osservò, con aria pacata, non tanto nella volontà di escludere quell’opportunità, quanto e piuttosto di avvertire la propria apprendista di quello che, probabilmente, l’avrebbe attesa « … ciò non di meno è la tua famiglia e, in questo, non meritano di permanere nel silenzio qual quello che, probabilmente, ora li sta assordando. » soggiunse, lasciando intendere quanto ella non stesse parlando in maniera del tutto ipotetica a tal riguardo, ma, piuttosto, per esperienza diretta e, probabilmente, per un negativo pregresso in ciò che, in tal maniera, sperava di poter evitare alla propria versione più giovane.
« D’accordo… lì chiamo. » annuì l’altra, accogliendo quel consiglio e, in ciò, subito recuperando il proprio telefono cellulare dalla borsa per riattivarlo.

Suo malgrado, al di là delle pur ottime intenzioni con le quali aveva voluto impegnarsi in quel tentativo di riconnessione con suo padre e sua sorella, Maddie fece appena in tempo a comporre il numero della casa della sua infanzia, a sentir il telefono squillare e a riconoscere la voce di suo padre intento a risponderle, che, spiacevolmente, il fato ebbe a voler imporre una diversa opinione a tal riguardo… e, per farlo, ebbe addirittura a coinvolgere il secondo mostro di quel nuovo capitolo della sua vita.
Ove, infatti, un istante prima la giovane aveva i piedi ben appoggiati a terra e il cellulare in mano, un attimo dopo si sentì artigliare violentemente le spalle e, di peso, sollevare verso il cielo, in un atto tanto violento e improvviso che, ineluttabilmente, ebbe a perdere la presa sul proprio telefono cellulare, nell’esatto istante in cui, dall’altra parte della linea, stava venendo scandito il suo nome con tono indubbiamente preoccupato: « Pronto…? Maddie, sei tu?! »

« Thyres! » ebbe fugace occasione di bestemmiare la Figlia di Marr’Mahew, colta, spiacevole ad ammettersi, del tutto alla sprovvista da quell’aggressione aerea a discapito della giovane, per non perdere la quale non poté allora riservarsi alternativa che compiere un rapido salto e aggrapparsi alle caviglie di lei prima che potesse essere troppo tardi « Questa era da un po’ che Anmel non la impiegava… » soggiunse poi, a denti stretti, maledicendosi, in cuor suo, per essersi fatta sorprendere in siffatta maniera.

E “questa”, nella fattispecie, non ebbe difficoltà a riconoscerla neppure la designata preda di quell’attacco. Giacché, per quanto priva della medesima confidenza con quel genere di situazioni altresì maturato dalla sua mentore, in misura tale da non sapere ancora, e malgrado tutto, cosa fosse stata la creatura che l’aveva sorpresa nel suo stesso appartamento; difficilmente ella avrebbe potuto ovviare a identificare la natura della grossa statua di pietra che l’aveva afferrata, con le proprie zampe inferiori artigliate, dolorosamente conficcando acuminate estremità nella sua carne, per trascinarla in alto, verso il cielo notturno, in grazia di due grandi ali, egualmente lapidee.
Così, sebbene incredula di ritrovarsi ad affermare qualcosa di simile, laddove, ascoltandosi, avrebbe preferito comunque prendersi per pazza piuttosto che ritrovarsi costretta ad accettare l’evidenza di quella realtà, non poté evitare un alto grido nell’esprimere tutto il proprio stupore: « E’ una gargolla! »

« Precisamente… » confermò la donna guerriero, ancora appesa alle sue caviglie, gravando con il proprio peso su di lei, e sulle sue già straziate spalle, e, ciò non di meno, quantomeno a lei ancora vicina, ancora unita, così come, fosse stato altrimenti, l’altra non avrebbe potuto sopportare avvenisse… non nel ritrovarsi, in caso contrario, sola ad affrontare qualcosa che, nel migliore dei casi, ella avrebbe potuto semplicemente classificare come mito « … e senza particolare sprezzo dell’originalità. » puntualizzò Midda, proseguendo e non sforzandosi di dissimulare, allora, una certa delusione nell’identificare quella tipologia di creatura qual avversaria « Diciamo che, insieme agli zombie, le gargolle sono un grande classico del repertorio della regina. »
« Zombie…?! » esclamò Maddie, sgranando gli occhi al solo pensiero « E quando pensavi di dirmelo…? Prima o dopo che l’epidemia fosse riuscita a spazzare via la mia civiltà…?! »
« Perché diamine tutte voi, quando dico la parola zombie, vi ritrovate a scandire la stessa, identica preoccupazione?! » replicò l’altra, ora addirittura sbuffando, in modo assolutamente trasparente, innanzi a una contestazione che, a intuire da quella questione retorica, doveva essere stata precedentemente formulata anche da altre loro versioni alternative, incontrate in mondi visitati prima di giungere a quello « Gli zombie del mio mondo non sono come quelli che sei abituata a vedere in televisione: non si riproducono tanto rapidamente e, soprattutto, non si fermano semplicemente sparandogli in testa… anzi… »

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