Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 24 gennaio 2017

RM 023


E così fu. E per altre dodici ore Maddie cadde nuovamente addormentata, inizialmente forse persino svenuta in conseguenza al dolore provato, risvegliandosi soltanto al successivo calar delle tenebre, e solo nel momento in cui, dopo ventiquattro ore di immobilità in quel letto, altre necessità iniziarono a pretendere da lei doverose attenzioni.
Dopo una corsa in bagno, e dopo essersi adeguatamente reidratata, essendosi ritrovata con la bocca e la gola tanto aride da non riuscire neppure a scandire una parola, il passo successivo sarebbe stato quello di agguantare qualcosa da mangiare… se solo, dannazione, vi fosse stato qualcosa da mangiare lì attorno.

« Ho fame… » condivise con la propria mentore, quali proprie prime parole dopo il lungo giorno di riposo.
« Ben svegliata. » la salutò l’altra, annuendo, poi, a quella sua richiesta « Se te la senti di uscire di qui, possiamo andare a mangiare qualcosa. »
« Credo che sarò costretta a zoppicare, e a stare attenta a sedermi, ancora per qualche giorno… ma, in questo momento, ho appetito sufficiente a permettermi di affrontare anche una maratona, se necessario. » argomentò la giovane, offrendo riprova di saper porre le giuste priorità in corretta prospettiva « Quindi… andiamo! »

Un’affermazione, quella nella quale si dichiarò in siffatta maniera affamata, tanto enfatica nella propria stessa formulazione che, in altre circostanze, scandita da una voce diversa da quella, avrebbe potuto essere giudicata qual priva di reale fondamento e destinata a scemare in un semplice e consueto pasto. Tuttavia, Midda Bontor si conosceva abbastanza bene, e in questo sapeva di aver buone possibilità di conoscere altrettanto bene la sua interlocutrice, da garantirle sufficiente credibilità di fronte a quell’avviso, in misura tale da farla essere confidente del fatto che, se solo avesse avuto possibilità di approcciare a un paio di bistecche alte quattro dita, quasi sicuramente ne avrebbe ripulito le ossa con straordinaria perizia. E, dopotutto, anch’ella era a digiuno, sostanzialmente, da trentasei ore… motivo per il quale, potendo aggiungere a quelle due bistecche, un’altra coppia, probabilmente sarebbero state entrambe più che soddisfatte, davanti all’inevitabile sguardo attonito dell’oste di turno.
Saldato il conto dell’albergo, le due donne uscirono quindi in strada e non dovettero percorrere molti passi prima di raggiungere quella che, allo sguardo di Maddie, apparve simile a una visione paradisiaca, di fronte alla quale ebbe a considerarsi già pienamente soddisfatta nella propria ricerca di pietanze, al punto tale da trascinare, letteralmente, ancor più che metaforicamente, nell’afferrarla saldamente per un braccio, la sua compagna all’interno di quel piccolo locale. La Figlia di Marr’Mahew, dal canto suo, non oppose particolare resistenza, lasciandosi guidare dalla propria più giovane controparte verso il bancone dietro al quale giravano due grossi spiedi verticali, infilzati sui quali erano poste due grosse colonne di carne, il profumo delle quali, sinceramente, non le spiaceva…

« Salve! » esclamò, alla volta dell’uomo posto dietro al bancone, il quale fu subito attratto dalla coppia di donne probabilmente in conseguenza all’irruenza con la quale avevano fatto la propria apparizione davanti a lui « Due panini kebab, per me… per iniziare. » ordinò immediatamente Maddie, senza riservarsi un solo istante di esitazione « Conditi con tutto. E abbondante salsa piccante, per cortesia. »
« Due panini… solo per lei?! » esitò egli, aggrottando la fronte e cercando conferma, nel timore di aver frainteso quanto da lei richiesto « Esattamente… conditi con tutto e tanta salsa piccante, mi raccomando. »
« D’accordo. » annuì pertanto, accettando quella richiesta con tranquillità, laddove, in fondo, erano pur sempre clienti paganti e se desideravano mangiare il doppio, non avrebbe avuto certamente egli ragione alcuna di frenarle « E per lei, signora…? » rivolgendosi verso Midda, in sorridente attesa.
« … anche per me. » asserì la donna guerriero, a completamento dell’ordinazione.
« Quattro panini kebab. Con tutto e tanta salsa piccante. » concluse l’uomo, indicando poi loro un tavolinetto lì vicino nel quale accomodarsi, se ne avevano piacere « Vi porto anche qualcosa da bere…? »
« Per me una birra. » chiese la giovane dai capelli color del fuoco « Rossa se ce l’avete, altrimenti va bene anche bionda. Ah… e una porzione di patatine, per cortesia. »
« Io prendo dell’acqua, grazie. » soggiunse la mercenaria.
« Vi servo immediatamente. » concluse l’altro, mettendosi immediatamente all’opera.

Prestando attenzione a sedersi, più nel timore per il dolore che avrebbe potuto provare che, effettivamente, per qualche doloroso segnale proveniente dalle proprie parti basse, probabilmente meno lese di quanto non avrebbe potuto credere, Maddie volle ingannare l’attesa per il tanto agognato pasto, riflettendo nel merito della particolare richiesta formulata dalla compagna in merito al beveraggio scelto a completamento dell’ordine…

« Acqua…? » domandò pertanto, più per curiosità che per un qualche desiderio di critica verso di lei.
« Non mi fraintendere. » raccomandò la maestra d’arme, stringendosi fra le spalle « Una buona birra fa sempre piacere. Così come un bicchiere di vino… o altro. Ma, quando mi attendo l’eventualità di uno scontro, cerco di ovviare a tutto ciò che potrebbe offuscarmi i sensi… » spiegò, esprimendo quella massima di vita in grazia della quale, più di una volta, aveva avuto occasione di salvarsi la vita.
« Diamine… » esclamò l’altra, aggrottando la fronte, non senza una certa contrarietà per la precisazione riservatale « Non avrei mai pensato che la vita di un guerriero potesse essere così austera. »
« Meglio vivere una vita un po’ austera… che non avere una vita da vivere. » sorrise Midda, strizzando l’occhio sinistro con aria complice.

Meno di cinque minuti dopo, il tavolinetto al quale si erano accomodate, effettivamente di dimensioni minime, strabordava finalmente per le cibarie lì appoggiate e la giovane, senza fare complimenti, si fiondò immediatamente sul primo cartoccio argentato, aprendolo e, con palese voracità, azzannando il primo boccone. La sua commensale, dal canto proprio, approcciò la questione dimostrando meno familiarità e, anzi, non negandosi apparentemente una certa diffidenza, nel concedersi occasione prima di annusare il contenuto del panino e, solo successivamente, di mordicchiarne una piccola porzione, più con l’intento di assaggiarlo che, realmente, di mangiarlo.

« Qualcosa non va…? » domandò Maddie, cogliendone la cautela e, in questo, premurandosi che la sua ospite non fosse a disagio per qualsivoglia ragione.
« No no… » negò la donna, assaporando il primo boccone e, subito, lasciandone seguire un secondo, di porzioni maggiori « E’ che non ho mai mangiato questo… come lo hai chiamato? »
« Kebab. » ripeté la giovane, cercando di non palesare una certa sorpresa nel sentirla esprimersi in quella maniera a proposito della portata principale di quella loro cena, nell’essersi, per un fugace istante, di star interloquendo non tanto con una semplice amica, quanto con una propria versione alternativa, proveniente da un altro universo, caratterizzato sicuramente da così tante differenze in misura tale per cui l’assenza di quel particolare piatto non avrebbe avuto a potersi giudicare fra le più significative « Esprimi un desiderio, allora. » la invitò, sorridendo « E buon appetito! »
« Un desiderio…? » ripeté l’altra, senza comprendere.
« Era un’usanza di mia madre, e di mio nonno prima di lei… » spiegò la prima, con serenità, per quanto, riportare il pensiero alla madre perduta facesse ancora riaffiorare, nel suo cuore, un profondo senso di malinconia « Sosteneva che, la prima volta che si mangia qualcosa di nuovo, sia possibile esprimere un desiderio. Una cosa forse sciocca… lo so. Ma simpatica… »

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