Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 20 gennaio 2017

RM 019


« Suppongo che la tua terapista non abbia trascorso la maggior parte della propria vita sotto costante minaccia, costretta a uccidere per non essere uccisa, a colpire prima di poter essere colpita, e a imparare a farlo senza neppur pensarci, perché il tempo stesso di formulare tale pensiero avrebbe potuto rappresentare l’effimero confine esistente fra la vita e la morte… » obiettò Midda Bontor, piegando appena la testa di lato, con evidente approccio critico alla posizione così presentatale « Non sarò un’esperta in emozioni, ma, ti assicuro, sono sufficientemente confidente con la guerra dal sapere che, nel cuore di una battaglia, circondata da una massa indistinta di uomini e donne intenti ad ammazzarsi reciprocamente, con la bocca colma del ferruginoso sapore del sangue, e con il naso permeato dal nauseabondo odore di morte, e di fresca morte violenta, non esiste alcuna possibilità per pensare, per elaborare, per ponderare nel merito delle proprie emozioni… al contrario: il tutto è solito susseguirsi con concitazione tale che persino le emozioni stesse risultano d’ostacolo e, alla fine, sopravvive soltanto chi riesce ad agire in maniera quanto più possibile consciamente inconsapevole. »
« … consciamente inconsapevole…?! » ripeté la giovane, di nuovo sulla soglia dell’altra stanza, con la punta dello spazzolino infilato sotto una guancia e un rivolo di schiusa di dentifricio scivolato fino al mento « Ti piacciono gli ossimori…? » domandò, a palesare quanto, quell’ultimo concetto, l’avesse colta parzialmente impreparata.
« Mi sono sempre considerata più a mio agio con la pratica rispetto alla teoria. » scosse il capo la donna guerriero, a premessa dell’effettiva risposta da destinarle « Finisci di fare quello che stai facendo, andiamo a fare colazione… e poi ti darò una dimostrazione pratica di quanto sto dicendo. »

Incuriosita, da quel discorso, in misura maggiore di quanto non avrebbe probabilmente creduto di poter essere, laddove già troppe avrebbero avuto a doversi considerare le domande rimaste in sospeso alle quali, ancora, non era stata offerta evidenza neppur della possibilità di una risposta; Maddie accettò le condizioni definite dalla propria interlocutrice, finendo di lavarsi e, dopo aver pagato la camera e lasciato l’albergo, uscendo a far colazione praticamente dall’altra parte della strada, presso una piccola caffetteria di quartiere. Tuttavia, giunta di fronte all’abbondanza dell’offerta lì presentatale di paste fresche, ella ebbe allora a ricordarsi di non porre nulla in bocca sostanzialmente dal giorno precedente a pranzo, motivo per il quale non volle negarsi ben due cornetti alla crema e un bombolone ammantato di zucchero, a contorno di un ottimo cappuccino, prima di potersi considerare effettivamente appagata.
Dal canto proprio, a tenerle compagnia, la donna guerriero ebbe allora a consumare un tramezzino e una spremuta d’arancio, dimostrando un’apparente predilezione per un concetto salato di colazione, a differenza della propria compagna, protetta e allieva.

« E ora…? » la interrogò la giovane, quando, saldato il conto, lasciarono la caffetteria per tornare in strada « Dove andiamo…? »
« Troviamoci un luogo tranquillo e appartato, per cortesia… » la invitò la Figlia di Marr’Mahew, facendo atto di guardarsi attorno, benché, nel circondario, fossero presenti solo edifici di diverse forme e dimensioni « Magari fuori città…. » soggiunse pertanto.

Lasciato, quindi, il contesto urbano nel quale avevano trovato rifugio per la notte, Madailéin condusse l’auto per un’altra decina di miglia fino a giungere a un’area verde apparentemente tranquilla. Nel verificare consenso da parte della propria mentore, ella parcheggiò pertanto a bordo strada e si avventurò, seguendo la donna, per quasi cinquecento metri lontano dall’auto prima che questa decidesse di fermarsi, nel bel mezzo di un vasto prato.

« E ora…? » si ripeté, osservando la controparte in piedi davanti a lei, in quieta attesa di qualunque azione ella potesse aver in mente di compiere, tale da richiederle di spingersi sino a quel piccolo angolo di nulla.

Del sangue e, più in generale, dello schifo che la sera prima aveva impregnato gli abiti della mercenaria, restava giusto un vago ricordo.
Il giubbotto di pelle verde scuro, con cappuccio di felpa applicato, che lei indossava, era stato ricondotto praticamente al proprio stato originale, se non, in effetti, proprio in corrispondenza del cappuccio che, suo malgrado, aveva conservato una leggera macchia irregolare lungo la propria parte superiore e destra, più esposta agli effetti del colpo di grazia da lei inferto. Al di sotto del giubbotto, invece, la maglia grigio scura era rimasta sostanzialmente intonsa, protetta dal primo, se non per un alone più scuro attorno alla parte superiore dello scollo. Al contrario, impressa in maniera più netta, la memoria dello scontro avrebbe avuto a doversi riconoscere nei jeans della donna, originariamente di colore blu, e allora divenuti quasi pezzati, in un effetto che, se solo non avesse avuto a doversi ricondurre evidentemente a un imprevisto, avrebbe potuto anche presupporre un qualche intento artistico, in misura non differente da alcune controverse trovate di pura e semplice moda. Ai suoi piedi, infine, un velo pietoso avrebbe avuto a dover essere steso a tutela della memoria delle scarpe di tela, ipoteticamente di color grigio, con suola gommata, teoricamente bianca, e ormai divenute di una qualche, indefinita, tonalità tendente al marrone scuro.
Dal punto di vista di Maddie, comunque, nulla di tutto quello avrebbe potuto rappresentare un motivo di rimprovero per la donna, dal momento in cui, anzi, per quanto a lei concernente, l’aveva veduta, prima di crollare addormentata, ancora ricoperta di sangue e altri liquidi corporei, per poi, al mattina, ritrovarla sostanzialmente ristorata, in ogni valida declinazione della parola, dall’accezione di restaurata fino a quella di rigenerata. In misura ben diversa, in effetti, di quanto non avrebbe potuto dire per se stessa, andata a dormire vestita, con addosso gli abiti del giorno prima, e gli abiti indossati al lavoro, e risvegliatasi, ineluttabilmente, così stropicciata da sembrare decisamente più sconvolta di quanto, altresì, non avrebbe potuto affermare di essere, avendo comunque avuto occasione di riposare, e di riposare in maniera fondamentalmente adeguata, per tutta la notte passata.
Interiormente distratta da quel personale confronto con la sua versione matura, in un paragone quasi infantile soprattutto nel rivolgersi, come stava compiendo, a un aspetto di ordine squisitamente estetico, la giovane ebbe, suo malgrado, difficoltà a cogliere l’evoluzione che l’altra volle offrire al loro rapporto, in particolare nel momento in cui, con un movimento sferzante, questa ebbe non soltanto a far ricomparire il manganello telescopico nella propria mancina, ma, ancor più, a frustare, con esso, la sua coscia sinistra. Un gesto, in verità, estremamente controllato, e straordinariamente moderato, tale da minimizzare gli effetti altresì disastrosi che, in conseguenza di quell’attacco inatteso, avrebbero potuto coinvolgere la giovane, e pur sufficienti, suo malgrado, a farle provare una spiacevole fitta di dolore là dove era stata raggiunta, in misura tale da vederla accartocciarsi, subito dopo, in maniera istintiva, a protezione del punto leso.

« Ma miseria ladra! » protestò, gridando verso di lei « Ti ha dato di volta il cervello?! » esclamò, a denti stretti, cercando di trattenere insulti di ordine superiore rispetto all’imprecazione sfuggitale.
« In che modo pensi di poter sconfiggere Anmel, e tutti gli altri avversari che potrai incontrare nella tua vita, se non riesci neppure a schivare un colpo così lento? » le domandò, con tono divenuto improvvisamente serio, privato di quella cornice di affettuosa comprensione rivoltale sino a quel momento « Se solo avessi voluto, a quest’ora avresti potuto essere morta… te ne rendi conto?! »
« E tu ti rendi conto che mi hai colto alla sprovvista, pazza che non sei altra? » replicò la prima, ferita, in quel momento, più nel proprio orgoglio che, effettivamente, nel corpo, accusando una non nuova, e pur sempre spiacevole, sensazione di fiducia tradita anche e persino nei confronti di una propria altra se stessa.

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