Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 13 gennaio 2017

RM 012


Dovendo descrivere se stessa, difficilmente Madailéin avrebbe utilizzato termini come “audace”, “coraggiosa”, o “sprezzante del pericolo”. Al contrario, e con sufficiente onestà intellettuale, ella avrebbe potuto definirsi come “tranquilla”, “giudiziosa” e, finanche, “noiosa”.
A dispetto di quanto, probabilmente, la maggior parte delle persone avrebbe potuto credere, avendo occasione di incontrarla, di vederla senza tuttavia conoscerla realmente, senza conoscere la sua storia, neppure negli anni della propria adolescenza ella avrebbe potuto considerarsi una ragazza scatenata. Complice una qualche indole personale, e sicuramente responsabile una serie di spiacevoli accadimenti occorsi nella sua famiglia, fra i quali la prematura perdita di sua madre, vittima di un incidente stradale quand’ancora non aveva compiuto dieci anni, nonché lunghi anni trascorsi accanto alla sua gemella, sostenendola in un tutt’altro che banale percorso di riabilitazione fisica in contrasto alle conseguenze di quello stesso tragico evento; Maddie era stata costretta a crescere un po’ più rapidamente rispetto a quanto non si avevano potuto riservare le sue coetanee. Così, mentre le altre ragazze della sua età, durante gli anni del liceo, avrebbero potuto vantare quale propria principale preoccupazione quella rivolta alla scelta del ragazzo di turno con il quale esplorare i limiti della propria sfera sessuale; ella si era ritrovata impegnata su molteplici fronti, accogliendo ognuno di essi con la massima serietà, e dividendosi, quindi, fra i propri studi, le visite e il supporto alla propria amata sorella, e, non di meno, ogni qualsivoglia faccenda domestica, in sostegno al padre inevitabilmente assorbito dal proprio lavoro, unica fonte di sostegno loro rimasta e appena sufficiente a garantire loro di pagare il mutuo della casa e le altre spese.
Niente follie a segnare la sua adolescenza, quindi, e neppure, anni dopo, colpi di testa a contraddistinguere i propri studi universitari, nei quali si era voluta impegnare più per amore della sua famiglia che per un reale interesse personale, e per finanziarsi i quali, tuttavia, non aveva voluto gravare sul già complesso bilancio domestico, districandosi, non senza fatica e rinunce, fra molteplici lavoretti saltuari e malpagati e la ricerca, con un po’ di fortuna, di qualche borsa di studio. Alla fine ce l’aveva fatta e, rendendo fieri suo padre e sua sorella, aveva ottenuto la tanto agognata laurea, che le aveva speranzosamente aperto le porte verso un diverso contesto professionale e, quantomeno ella si era illusa, qualcosa di nuovo nella propria vita. Perché, pur desiderando avere occasione non solo per ovviare alla propria voce di costo nell’economia familiare, ma addirittura per renderla una voce di ricavo, nel destinare una parte del proprio stipendio ai propri cari; al contempo ella aveva anche sperato di poter recuperare un po’ della propria fanciullezza perduta, di quella sconsideratezza che non aveva potuto far propria negli anni comunemente preposti a ciò. Purtroppo, ormai, era troppo tardi… e, non senza un certo rammarico, Maddie aveva scoperto di essere diventata una ragazza troppo “tranquilla” e “giudiziosa” per potersi concedere colpi di testa… tanto, addirittura, dal poter arrivare a condannarsi qual “noiosa”.
Per questo, colei che a uno sguardo esterno, complice sicuramente la sua prorompente presenza scenica, avrebbe potuto essere individuata facilmente come l’anima della festa, difficilmente si sarebbe osata avventurare al di fuori di quella che, ormai, era divenuta la sua area di conforto. Persino quando, tale assenza di intraprendenza la stava spiacevolmente ponendo in una situazione di totale disagio al lavoro, nella frustrazione per una collocazione professionale divenuta per lei ormai intollerabile e, dalla quale, tuttavia, non aveva evidenza avrebbe mai potuto emanciparsi… non, quantomeno, all’interno di quella stessa azienda.
Semplicemente assurdo, nel confronto con la propria stessa natura, ella non avrebbe potuto ovviare a giudicare il proprio comportamento in quel contesto, in quel frangente, laddove, la propria indole “tranquilla” e “giudiziosa” si ritrovò, allora, a essere repentinamente obliata, non vedendola, ancora una volta, prendere lontanamente in considerazione l’idea di reagire all’intrusa, di opporsi a quell’estranea da lei giunta con una tanto insensata presentazione; quanto e piuttosto, pur conscia dell’indubbia follia alla base di tutto ciò, di continuare a prestarle attenzione, a concederle ascolto, quasi, davanti a lei, non fosse una potenziale sequestratrice, se non peggio, quanto una cara e vecchia amica, inaspettatamente passata a trovarla.

« Non credo di comprendere… » si riservò occasione di obiettare, non tanto con intento polemico, quanto e semplicemente animata dalla volontà di riuscire laddove, in quel frangente, stava ancora fallendo « Quando lei dice di essere me… cosa intende dire? »
« E’ una storia decisamente lunga… » sospirò Midda, levando per un istante gli occhi verso il cielo, forse a cercare le parole più adatte per esprimersi, o forse sospinta da ben altre ragioni, quali quelle che lì si dimostrarono parzialmente intuibili dall’asserzione immediatamente successiva « … e, sinceramente, questa volta, preferirei potermi impegnare maggiormente nel cercare di mantenerti in vita, allorché perdermi nel narrarti le cronache della mia intera esistenza. »
« Ma… » tentò di intervenire Maddie, salvo ritrovarsi interrotta, nell’espressione del proprio dubbio, dalla voce dell’altra.
« Provo a ridurre la questione ai minimi termini. » riprese ella, retrocedendo dall’ingresso, nel quale ancora entrambe erano in piedi, per dirigersi, con quieta confidenza per l’ambiente a sé circostante, verso il piccolo soggiorno, per andarsi ad accomodare sul divano, ormai certa di poter contare sull’attenzione e sull’interesse della propria giovane controparte, senza più temere per l’ipotesi di una sua eventuale fuga o ribellione « Qualche anno fa, durante una missione per la quale ero stata assunta da una ricca mecenate del mio mondo, recuperando un’antica corona ho inavvertitamente liberato anche un’entità malvagia che, in tale reliquia, era stata imprigionata. Dopo avermi causato non pochi problemi, questo essere, in passato conosciuto con il nome di Anmel Mal Toise, ha sedotto l’animo della mia gemella, Nissa, alleandosi con lei per la mia sconfitta. » spiegò, con fare sbrigativo, ribadendo, in tal senso, la sua, già espressa, più totale mancanza di interesse nel dedicarsi a quel genere di spiegazioni « Quando, al termine di una sanguinosa battaglia finale, Nissa si è sacrificata per permettermi di porre fine alla drammatica sequenza di morti da entrambe posta in moto; purtroppo Anmel è fuggita… e, per cercare vendetta, ha abbandonato il nostro stesso universo, iniziando a vagare attraverso diversi mondi, diverse dimensioni parallele, con un solo obiettivo: uccidere il maggior numero possibile di noi. »
« … noi...? » le fece quasi eco, non tanto perché realmente allineata con quel fugace, e pur indubbiamente ricco momento di riepilogo, quanto e piuttosto perché, ancora, incuriosita dall’idea dell’esistenza di un qualche genere di rapporto fra loro, così come, in un angolo remoto della sua mente, qualcosa aveva immediatamente colto, al semplice confronto con la voce dell’altra… con la sua stessa voce.
« Il mio nome completo è Midda Namile Bontor. » sospirò, levando ancora una volta lo sguardo al cielo, ora chiaramente sospinta, in tal gesto, non dalla volontà di riservarsi occasione di riflessione, quanto, e piuttosto, da un evidentemente minimale livello di tolleranza nel confronto di determinate domande e, peggio ancora, dubbi in quel particolare momento « Ti dice nulla…? »

Maddie ci rifletté un istante. Di professione ella era una programmatrice: era abituata a un certo genere di pensiero logico e, ancor più, apprezzava molto svagarsi con riviste di enigmistica, nelle quali si divertiva a porre alla prova la propria concentrazione, non giudicando esistere particolare differenza fra individuare dei problemi nel codice e la risoluzione di quel genere di intrattenimento.
Così, dopo molto meno tempo rispetto a quanto l’altra donna avrebbe potuto attendersi, come risultò palese dall’espressione che le offrì in risposta, la giovane donna ebbe a sgranare gli occhi, fugacemente quasi perdendo le proprie nere pupille all’interno delle azzurre iridi, nel verificare mentalmente la correttezza di un’intuizione occorsa alla sua attenzione.

« Esatto. » annuì la mercenaria, non senza un sorriso di piacevole sorpresa per la rapidità di quel risultato « Madailéin Mont-d'Orb è un anagramma di Midda Namile Bontor… due diverse versioni dello stesso nome, così come tu e io siamo due diverse versioni della stessa persona! »

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