Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 12 gennaio 2017

RM 011


Se la sua terapista avesse potuto, in quel particolare frangente, domandarle che cosa, maggiormente, stava stupendo Maddie, ella sarebbe stata decisamente in difficoltà, divisa in maniera straordinariamente netta fra due contrapposte motivazioni. Da un lato, infatti, a lasciarla metaforicamente senza parole, giacché fisicamente avrebbe avuto a doversi ancora considerare la mano premuta ineluttabilmente sulla sua bocca, non avrebbe potuto non essere identificato il suo inatteso autocontrollo: laddove pur, solo poche ore prima, quella stessa giovane donna si era rifugiata in bagno a trattenere singhiozzi e lacrime, per l’ennesima, e purtroppo non sorprendente, frustrazione lavorativa; in quel momento, forse in conseguenza stessa dell’evento traumatico nel quale si era ritrovata catapultata, ella non stava provando la benché minima emozione, quasi il suo stesso sistema limbico, atavicamente preposto a sequestrare emotivamente il resto del suo cervello per difenderla da aggressioni e pericoli di ogni natura, fosse stato paradossalmente lì isolato, sconnesso da tutto il resto, garantendole, in tal maniera, una lucidità, una presenza di spirito mai provata prima nella propria vita, per quanto fosse in grado di rammentare. Sul fronte opposto, non di meno, a sconvolgerla era la sensazione del tutto folle, estranea a ogni raziocinio, che alle sue spalle, a bloccarla e a zittirla, non fosse un’estranea, una sconosciuta, quanto… e pazzesco persino a formularsi come banale ipotesi, ella stessa.
Possibile che, tutto quello, fosse un semplice sogno? Uno strano sogno, sicuramente, un incubo, a tratti, e pur, banalmente, una fantasia notturna che, come immancabilmente accade, stava confondendo per un dato di realtà?

« Non sono qui per farti del male... Madailéin. » riprese la sua interlocutrice, offrendole un tono quieto, pacato, sereno, forse persino affettuoso, per quanto, pur, ancora una volta, semplicemente insensato sarebbe stato attribuire simili aggettivi a una potenziale sequestratrice « Al contrario, spero di poterti salvare la vita. » sentenziò, con serietà assoluta e trasparente nel proprio incedere, tale da rendere difficile ipotizzare che quella potesse essere una menzogna o, quantomeno, potesse essere considerata al pari di una menzogna da chi la stava scandendo « Ma, per fare questo, prima di ogni altra cosa, ho bisogno di parlarti… e ho bisogno che tu mi possa vedere in viso per comprendere più facilmente quanto dovrò dirti. »

Fosse stata, Maddie, nel ruolo di spettatrice esterna di quella scena, magari comodamente acciambellata sul divano di casa, sotto una calda coperta e con una tazza di cioccolata bollente in mano, non priva di un pizzico di cannella, intenta a seguire quanto stava avvenendo sullo schermo del proprio televisore; immancabilmente avrebbe allora decretato che soltanto una sciocca avrebbe potuto stare ad ascoltare una simile richiesta e, ancor peggio, ubbidire alla stessa, dal momento in cui, in un qualunque genere di sceneggiatura, quanto sarebbe seguito a ciò non sarebbe sicuramente stato gradevole. Ciò nonostante, forse perché ancora incerta sulla natura stessa di quanto stava accadendo, dubbiosa sull’eventualità di un sogno, oppure perché dannatamente incuriosita dal comprendere se la sua mente le stesse giocando un assurdo scherzo nel farle credere che alle sue spalle, ad attenderla, sarebbe stata la medesima immagine speculare con cui, già nel pomeriggio, si era fugacemente sfogata; ella non riuscì a ipotizzare uno sviluppo diverso da quello di accettare, almeno estemporaneamente, i termini di quella richiesta e, in ciò, voltarsi a scoprire chi, effettivamente, l’avesse allora aggredita.
Così, sperando che tale potenziale errore non avesse a doversi annoverare come l’ultimo della sua vita, ella recuperò controllo sul suo corpo quanto sufficiente a permetterle di annuire.

« Ti ringrazio… » confermò l’altra il loro accordo, allentando di poco la presa e, pur, ancora non lasciandola « Ora ti libero. E, per favore, ti chiedo di non costringermi a tapparti ancora la bocca… »

Come esplicitamente promesso, a proseguo di quell’ultima dichiarazione d’intenti, la misteriosa sequestratrice di Maddie le restituì la libertà brevemente sottrattale, non soltanto nel movimento ma, anche e potenzialmente, nella propria voce, ritraendo tanto il braccio che l’aveva vincolata, quanto la mano che l’aveva zittita. E come silenziosamente concesso, in conseguenza di tale ritrovata autonoma sovranità, la giovane donna non si prodigò in alcun genere di grido, o altro suono, e neppure in qualche precipitoso tentativo di fuga, limitandosi, in un misto di brama e, forse, alfine, anche di timore, a voltarsi lentamente all’indirizzo della controparte.
Che fosse sogno o realtà, certo fu che quanto le si parò così innanzi allo sguardo avrebbe avuto a doversi riconoscere ben oltre a qualsivoglia genere di aspettativa il suo raziocinio avrebbe mai potuto riservarsi. Poiché davanti a Madailéin, nel suo stesso appartamento, al centro dell’ingresso, si stava allora proponendo un’altra Madailéin, o, quantomeno, un suo ideale allotropo, a lei indubbiamente affine e, pur, diversa.

« Oh… mio… » tentò di commentare, con un filo di voce che ebbe tuttavia a perdersi prima che potesse concludere quell’invocazione.

Malgrado gli identici occhi azzurri color ghiaccio, imprescindibile peculiarità in entrambe, molte altre avrebbero avuto a doversi elencare le differenze esistenti fra loro.
Dove Maddie portava i propri rossi capelli color fuoco ordinati in un corto taglio che, a stento, scendeva a sfiorarne le spalle, l’altra donna era contraddistinta da una disordinata massa corvina, a tratti arruffata, a tratti di difficile definizione, quasi mai avesse avuto occasione di utilizzare una spazzola o un pettine in tutta la propria vita. Dove il volto della prima si presentava, fortunatamente, illeso, segnato sulla propria liscia superficie soltanto da qualche spruzzata di efelidi; il viso della seconda risultava violentemente solcato, in corrispondenza al proprio occhio sinistro, da metà della fronte fino a metà della guancia, in una ben distinguibile cicatrice tutt’altro che recente. Dove il corpo della giovane donna, pur tonico e indubbiamente attraente, avrebbe avuto a doversi riconoscere caratterizzato da una corporalità comune, conseguenza dell’ordinarietà propria della sua quotidianità; le forme della controparte apparivano chiaramente forgiate da un ben diverso stile di vita, con vivaci muscoli guizzanti al di sotto della candida pelle, che pur non avrebbero avuto a dover essere equivocati, fraintesi nel pensiero della costante frequentazione di una qualche palestra, quanto ricondotti a un’esistenza contraddistinta da una fisicità ben più marcata di quella propria di un’impiegata.
Ma al di là di simili dettagli, non banali e che pur, paradossalmente, avrebbero potuto essere considerati persino trascurabili nell’insieme, quanto realmente avrebbe avuto a dover distinguere le due donne sarebbe stata l’evidente differenza d’età, dal momento in cui, fra la padrona di casa avrebbe potuto vantare, palesemente, almeno dieci anni in meno della sua inattesa ospite. Una maturità, quella, che non avrebbe avuto a doversi considerare, comunque, a discapito della versione più adulta, la quale nulla avrebbe potuto invidiare alla propria corrispettiva più giovane anche e soltanto sotto un profilo di ordine squisitamente fisico, a lei non seconda né in bellezza, né in sensualità.

« Chi… sei? » domandò, alfine, Maddie, sperando inconsciamente in una risposta utile a offrire un raziocinio a quanto, altrimenti, non avrebbe potuto minimamente possederne, a meno che ella non fosse pronta ad accettare l’idea di vivere all’interno di una qualche telenovela e, in ciò, di aver appena incontrato una propria prossima parente, contraddistinta da un patrimonio genetico straordinariamente privo di originalità.
« Il mio nome è Midda Bontor, donna guerriera per vocazione, mercenaria per professione. » si presentò la sua interlocutrice, offrendole addirittura un lieve inchino in un fugace gesto del capo « E, per quanto tutto questo ti potrà sembrare sconsiderato, io sono te. »

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