Midda's Chronicles - le Cronache

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Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

lunedì 18 maggio 2015

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Quando, alla fine, la Figlia di Marr’Mahew accettò di sciogliere la guardia e di considerare, almeno estemporaneamente, la battaglia posticipata, la prima preoccupazione che volle riservarsi fu quella di confrontarsi con le proprie compagne, attraverso il comunicatore, per renderle a propria volta edotte nel merito delle proprie recenti scoperte nel merito dell’identità delle loro antagoniste.
Dopotutto, una delle prime e più importanti regole non codificate della guerra che ella aveva avuto occasione di apprendere, fin dagli anni della propria fanciullezza, da quell’adolescenza che, a partire dai propri più innocenti esordi, aveva immediatamente votato al mare, alla ventura e alla battaglia, avrebbe avuto a dover essere considerata quella volta a porre in risalto l’importanza di conoscere il proprio avversario come prima e, sovente, fondamentale condizione per sconfiggerlo. Un precetto apparentemente semplice, e che pur mai avrebbe avuto a dover dare per scontato, a dover considerare ovvio, questo, con il quale ella aveva avuto a che fare per tutta la propria intera esistenza, dimostrandone più e più volte il valore anche attraverso la riprova concreta delle proprie vittorie, dei propri trionfi, in condizioni tali per cui, se non avesse avuto possibilità di conoscere, attraverso studi preliminari, di trattati, di leggende e, più raramente, di testimonianze, fossero queste ultime di prima mano o, anche e soltanto, per così come riportate da cantori e bardi, i punti di forza, e quelli di debolezza, dei propri antagonisti, probabilmente ella non avrebbe avuto la benché minima possibilità di sopravvivere, e di sopravvivere tanto a lungo da giungere alla propria più che rispettabile età, almeno nel confronto con i canoni caratteristici del proprio mondo natale e della propria particolare professione. E, ancora, di giungere a tale rispettabile età ritrovandosi contraddistinta, caratterizzata, onorata da tutta la gloria che, nel corso degli anni, aveva avuto occasione di accumulare lungo il proprio cammino, così come anche, e banalmente, evidenziato dai variegati nomi che le erano stati attribuiti più o meno ovunque ella avesse spinto i propri passi.
Più che conscia, pertanto, di quanto di fondamentale importanza avrebbe avuto a doversi giudicare la condivisione di quelle informazioni, anche nell’ordine di misura di voler realmente garantire alle proprie sorelle d’arme una qualche aspettativa di sopravvivenza a quella minaccia che aveva avuto già occasione di dimostrarsi di tutt’altro che trascurabile valore e che, per poco, non aveva tragicamente mietuto fra loro una vittima, la donna guerriero non esitò neppure per un istante a riaprire il canale di comunicazione con le compagne, e a esordire, in maniera estremamente diretta, dicendo loro…

« … magnose spaziali! »

Un allor probabilmente prevedibile istante di silenzio seguì una tanto apparentemente grottesca presa di posizione, sia per offrire alle destinatarie di quel messaggio di recepire il medesimo, sia per concedere loro di formulare una replica, sia, e soprattutto, per permettere loro di scendere a patti con l’idea di non aver frainteso quanto ella, pur, si era appena impegnata a scandire in maniera più che puntuale, all’esplicito scopo di ovviare a qualunque possibilità di fraintendimento.
Fosse stata, a scandire una simile asserzione, qualunque altra voce al di fuori di quella dell’Ucciditrice di Dei, per inciso, probabilmente quello stesso messaggio sarebbe stato allora interpretato qual la volontà di un giuoco, di uno scherzo, e di uno scherzo di cattivo gusto in un momento intrinsecamente drammatico, atto a offrire un’identificazione palesemente irreale delle loro misteriose antagoniste, con un impegno che pur mai avrebbe potuto essere apprezzato, fosse stato anche in assoluta e onesta buona volontà. Laddove, tuttavia, a dar voce a un tale teorema avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, e riconosciuta al di là di ogni possibile dubbio, proprio la voce della donna dagli occhi color ghiaccio, di colei che mai avrebbe sprecato il proprio tempo, e le proprie energie, in quel particolare frangente, per canzonare le proprie alleate, preferendo, piuttosto, in tal senso impegnarsi a discapito delle medesime avversarie, allor impossibile avrebbe avuto a doversi giudicare l’opportunità di una fola… impossibile, invero, in misura superiore a quanto avrebbe avuto a doversi riconoscere improbabile l’eventualità che quelle stesse parole potessero essere testimonianza di qualcosa di concreto.
Quando, pertanto, la voce di Lys’sh e quella di Duva tornarono a risuonare alle sue orecchie, fino a lei propagate in grazia allo straordinario strumento ricetrasmittente che, solo un anno prima, l’avrebbe completamente spiazzata, per l’incredibile opportunità da esso rappresentata e per la banalità con la quale, al contrario, tutti là fuori sembravano confrontarsi con esso; non meno che prevedibile, rispetto al silenzio così appena superato, ebbe a risultare il disorientamento da loro espresso, non tanto qual evidenza di una mancanza di fiducia per la loro interlocutrice o per le sue parole, quanto e piuttosto per quanto, in maniera paradossale, il destino sembrava aver loro riservato come controparti in un contesto già, di per sé, difficile da ricondurre a un qualsivoglia genere di raziocinio, nel non obliare alla consapevolezza di essere, allora, smarriti in un qualche punto non meglio precisato dell’infinito siderale.

« Magnose… spaziali?! » domandarono, quasi all’unisono.
« Magnose spaziali. » ribadì la mercenaria, accettando il reiterarsi di quelle parole nel poter ben immaginare quanto, allora, avessero a dover apparire folli… così come folle, almeno in un primo momento, era anche a lei stessa apparso tutto ciò « Non so come meglio descriverle: sono dei grossi crostacei assassini che potrebbero far gola alla maggior parte dei cuochi che conosco, e che, ciò non di meno, sembrano aver previsto di porre noialtre qual ingrediente principale del piatto del giorno. » esplicitò, non trattenendo il proprio consueto sarcasmo, anche e soltanto nella necessità di aiutare se stessa, e le proprie compagne, a meglio scendere a patti con tutto quello « La cosa ha per voi qualche significato…?! Io evito di esprimermi, dal momento che, fino a un anno fa, non avrei mai ipotizzato che una delle mie migliori amiche potesse avere l’aspetto di una conturbante donna rettile… con rispetto parlando, Lys’sh. »
« Apprezzo l’idea di essere definita conturbante… » replicò la voce dell’ofidiana, in riferimento all’accenno rivoltole dall’interlocutrice, per poi proseguire, in risposta alla stessa, dicendo « Però… no. Sinceramente non ho mai sentito parlare di magnose spaziali. Non che io conosca, o possa conoscere, l’infinita varietà di razze esistenti nell’universo, umanoidi e non. »
« Mi ritrovo, purtroppo, in accordo. » confermò la voce del primo ufficiale della Kasta Hamina, con palese disappunto per tutto ciò « E con “purtroppo”, ovviamente, intendo riferirmi all’obbligata ignoranza nel merito di quale genere di creatura possa essere identificata dalla descrizione da te così sintetizzata… » puntualizzò, a non permettere alcun fraintendimento sull’impiego di quel particolare termine, benché, né Lys’sh, né Midda, si sarebbero allor riservate qualsivoglia perplessità nell’attribuire il giusto valore a quell’avverbio, per così come lì impiegato.
« Poco importa. » sembrò voler minimizzare la donna guerriero, non volendo offrir spazio, in tutto ciò, a qualunque genere di colpevolizzazione per la comprovata, e condivisa, ignoranza fra loro nel merito di un più opportuno termine con il quale identificare quelle magnose spaziali, non laddove, quantomeno, il concetto non sarebbe comunque mutato « Ora, per lo meno, abbiamo idea di chi ci abbia attaccato… e ci resta, soltanto, da comprendere come sconfiggerle, dal momento in cui, devo ammetterlo, fino a questo momento non ho riportato particolare successo in qualunque mio tentativo d’offesa a loro discapito. »
« Il che potrebbe essere frainteso qual un modo elegante per dire che non abbiamo apparenti prospettive di successo a loro discapito… o sbaglio? » suggerì Duva, non desiderando apparire pessimista in quel momento, e, ciò non di meno, ritrovandosi evidentemente ancor psicologicamente provata dall’aggressione che aveva subito e dalla quale non era stata in grado di difendersi.
« La maggior parte delle creature che ho affrontato e vinto erano note per caratteristiche quali invulnerabilità, invincibilità, immortalità… » contestò, tuttavia, Midda, in tal senso non impegnandosi in una gratuita argomentazione ma in un concreto e sincero riepilogo della maggior parte delle proprie gesta, per così come vissute sino ad allora « … e vi posso garantire che non saranno dei crostacei troppo cresciuti a spaventarmi o, tantomeno, a fermarmi. Non oggi, né mai. »