Midda's Chronicles - le Cronache

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Tanti auguri, mamma!

Manco farlo apposta, la conclusione del racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!, dopo ben settantuno episodi (il racconto più lungo di Midda, a oggi!), coincide con la festa della mamma.
Motivo per cui, festeggiando il traguardo di un altro racconto di Midda concluso (e di una Midda alternativa, come tutte quelle finora apparse in Reimaging Midda), non posso ovviare a fare gli auguri a una delle lettrici più affezionate di Midda, nonché alla co-autrice della stessa (quantomeno dal punto di vista grafico), con questo piccolo intervento.
Quindi: auguri mamma!
E grazie di tutto il sostegno in questi quasi dieci anni di pubblicazioni!

Da domani, inoltre, riprenderà la pubblicazione di RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere, iniziando con la riproposizione dei primi nove episodi precedentemente pubblicati a cavallo fra il dicembre 2015 e il gennaio 2016.
Nella speranza, in tutto ciò, di essere riuscito finalmente a rompere la maledizione che aveva afflitto questa serie fra il 2014 e lo scorso anno.

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 14 maggio 2017

giovedì 9 aprile 2015

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Che delle magnose aliene potessero risultare poco loquaci, in verità, ella avrebbe avuto a doverlo porre in preventivo, arrivando, anzi, eventualmente e probabilmente, a sorprendersi laddove si fossero dimostrate di diverso avviso. Che delle magnose aliene, poi, potessero risultare particolarmente violente a fronte di una qualsivoglia provocazione verbale, come quella che, comunque, ella non aveva mancato di rivolgere loro, non avrebbe sicuramente avuto a dover essere considerata qual una banalità, soprattutto innanzi all’evidenza della loro palese mancanza di loquacità. Tuttavia, in quella nuova ed estesa concezione di realtà, in quella nuova consapevolezza sull’universo che il suo viaggio al di fuori dei confini del proprio mondo le aveva concesso, Midda aveva presto imparato a porsi ancora minori ragioni di incertezza sul perché di qualunque evento attorno a sé rispetto a quanto già non si sarebbe potuta dimostrare precedentemente confidente a compiere, in un approccio, da sempre, più pratico che filosofico a ogni genere di questione. E, in questo, l’idea che delle laconiche magnose siderali potessero comunque disapprovare il suo particolare senso dell’umorismo, non avrebbe avuto a doversi considerare, in verità, così folle come, razionalmente, a chiunque altro sarebbe risultato essere.
Quando in tre, pertanto, si proiettarono verso di lei, a esigere vendetta per le sue parole, per la sua provocazione, Midda non si lasciò sorprendere, non si fece trovare impreparata. Magnose o no, creature aliene o no, ella era e sarebbe comunque rimasta la stessa donna guerriero di sempre, la Figlia di Marr’Mahew, mercenaria forgiatasi in un quantitativo di battaglie così elevato da risultare irreale, nel sangue di un numero di avversari così sorprendente da non poter essere accettato concretamente qual tale. E, in tutto ciò, la guerra avrebbe avuto a dover essere riconosciuta ormai parte integrante della sua esistenza, la morte avrebbe dovuto essere considerata qual intrecciata alla sua vita maniera ormai imprescindibile, in misura tale da non permetterle, neppure volendo, neppure sforzandosi, di ignorare la prospettiva di un nuovo conflitto e, men che meno, di sottrarsi allo stesso. Offrendo, quindi, il controllo degli eventi, e delle proprie membra, all’istinto ancor prima di pretenderlo saldamente ancorato al raziocinio, l’Ucciditrice di Dei non permise ad alcuno fra i propri tre antagonisti di poter realmente credere nell’eventualità di sopraffarla… non, per lo meno, nel ritrovarsi l’uno arginato con il piatto della lama dagli azzurri riflessi della sua straordinaria spada bastarda, l’altro respinto da un colpo sferrato dal suo gomito destro, e dall’energia per esso derivante in grazia ai servomotori alimentati all’idrargirio, e il terzo, alfine, addirittura ignorato, nella propria minaccia nel vedersi, semplicemente, schivato, con naturalezza, con spontaneità, tali da non permettere, neppure e addirittura, di presumere che fosse stato effettivamente considerato qual una concreta occasione di pericolo, di potenziale danno.

« Domando scusa… » riprese voce ella, al termine di quella prima, rapida, sequenza di attacchi, protrattasi per non più di un battito di ciglia, rivolgendosi ancora una volta all’intera schiera delle proprie controparti e, in tal senso, non ponendo nel proprio tono alcun reale senso di rammarico, al di là delle parole da lei così pronunciate « Posso comprendere che, dal punto di vista di una magnosa, sentir parlare di cuochi e cucine non deve essere propriamente piacevole… anzi… » incalzò, non negandosi, addirittura, un lieve sorriso beffardo a margine della situazione.

Come purtroppo facilmente predicibile, nessuna delle azioni intraprese in quegli ultimi istanti dalla donna dagli occhi color ghiaccio si era riservata una qualche, reale opportunità di duraturo successo nei confronti dei propri antagonisti. Laddove, del resto, non si era concessa possibilità di vittoria nel primo, e più aspro, confronto, quando in contrasto a una di quelle magnose aveva rivolto tutta la propria energia, tutta la devastante forza del proprio arto tecnologico, respingendola e proiettandola a schiantarsi ferocemente contro un muro, assurdo sarebbe stato partire dall’ovviamente falso presupposto di poter avere la meglio contro le sue compagne con qualche semplice manovra difensiva. Ciò non di meno, lo scontro, la battaglia, aveva avuto, per lei, soltanto inizio e, non aveva esitazione alcuna a crederlo, avrebbe avuto sicuramente nuove occasioni di successo nei loro confronti, con la speranza di riuscire, in una di esse, a riservarsi opportunità di comprendere come poterle vincere e come, quindi, poter giungere alla conclusione di tutto ciò… e, inutile sottolinearlo, a una conclusione per se stessa gradevole.
Quando, a confronto con il nuovo insuccesso, le magnose non demorsero e, anzi, si organizzarono in un’altra azione offensiva, pertanto e invero, Midda avrebbe avuto a considerarsi già pronta ad accoglierle. E, di ciò, ne offrì palese riprova con una sequenza di risposte precise e puntuali a ogni movimento ipotizzato in suo contrasto, a ogni carica proposta a suo discapito.
Per quanto quelle magnose avessero a doversi riconoscere pericolose e, sicuramente, letali, nell’essersi già dimostraste capaci di violare le indubbiamente solide soglie di ben due container senza apparente ragione di difficoltà; anche la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe avuto a dover essere banalizzata, nella propria presenza, nelle proprie possibilità, nella propria combattività… non, quantomeno, nel non voler obliare con eccessiva leggerezza alle numerose, ormai addirittura incomputabili nel proprio effettivo conteggio, riprove di valore che ella aveva avuto occasione di offrire nel corso di una vita intera votata all’avventura e alla guerra, prima come marinaio, poi come mercenaria. E laddove ella aveva affrontato non soltanto creature di ogni foggia e dimensione, mostri di ogni aspetto e contraddistinti dalle più variegate capacità, ma addirittura un dio, pur, in tale occasione, indubbiamente aiutata dal sostegno offertole direttamente dal sangue dell’effettiva progenie della medesima Marr’Mahew, dea della guerra, e tale da garantirle la non ovvia opportunità di potersi spingere a ferire il proprio avversario, finanche a ucciderlo, così come poi era avvenuto; senza nulla negare dei meriti e delle possibilità propria di quelle magnose, ella non avrebbe avuto a doversi, comunque, precipitosamente giudicare qual spacciata.
Così, non soltanto ella ebbe modo di fronteggiare sia la prima che la seconda carica di quell’orda di crostacei astrali, ma, dopo di ciò, anche un terzo, un quarto e, persino, un quinto tentativo d’assalto: certamente senza conseguire, in tutto ciò, alcun concreto successo volto ad arginare tale aggressiva sequenza e, anzi e peggio, riportando anche un paio di spiacevoli graffi i quali, presto, sarebbero andati a contribuire all’immane conteggio di lievi cicatrici di cui il suo intero corpo, al di là del fin troppo evidente sfregio in viso, era comunque ricoperto; ma, comunque, sopravvivendo… e sopravvivendo, probabilmente, con maggiore tenacia rispetto a quanta non se ne sarebbero potuti attendere i suoi antagonisti, i quali, allorché impegnarsi in un sesto, e prevedibilmente inutile, tentativo a suo discapito, tanto repentinamente come erano apparsi attorno a lei, sparirono, disperdendosi nei meandri di quel fin troppo labirintico magazzino.

« … tutto qui?! » domandò, provocatoriamente, la donna guerriero, non negandosi, in cuor suo, un sospiro di sollievo di fronte a quell’apparente parentesi di tranquillità, per quanto potenzialmente fugace, anche ove, in una ben diversa direzione, non mancarono di impegnarsi le sue parole, a mantenere intatto, almeno formalmente, il proprio ruolo di incontentabile predatrice di guai, qual pur mai avrebbe potuto negare di essere sempre stata, di essere e di essere, sicuramente, destinata a continuare a essere per il resto della propria esistenza mortale, e, forse, anche dopo la fine della medesima, se solo gliene fosse stata concessa la possibilità « Cioè… davvero… arrivate qui, fate un gran baccano e tutto finisce per ridursi a una rapida scaramuccia priva di qualunque pur elementare organizzazione strategica?! » ebbe, addirittura, a lamentarsi, in critica verso le scarse abilità tattiche dimostrate, sino a quel momento, dalle magnose, unica, effettiva ragione per le quali non si erano riservate alcuna effettiva possibilità di predominio a suo discapito.

E se pur, da lì a un istante, il ritorno di quelle, o di altre e ancor peggio, figure antagoniste avrebbe potuto ribaltare la situazione, ciò non avvenne. Non, quantomeno, nell’immediato, del pur legittimo intervallo di tempo nel quale ella si sarebbe potuto attendere l’occorrenza di un tale scenario, della ripresa del conflitto ben lungi dal potersi considerare concluso, e nel quale, di conseguenza, ella avrebbe avuto ragione di mantenere ancora alta la guardia, aspettando il peggio.