Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 17 novembre 2014

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« Dottore… » prese immediatamente voce il capitano, che riconobbi immediatamente nel proprio ruolo anche in conseguenza al carisma che ebbe a porre in quell’invocazione, in quel preludio a un secco ordine atto a non concedersi, e a non concedere ad alcuno al proprio comando, possibilità di lasciarsi dominare dalla disperazione per quella che pur, allora, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una situazione disperata « Mi dica, la prego, che è stato in grado di raggiungere un qualunque genere di risultato nelle analisi degli esami compiuti sul nostro ufficiale tattico. »

Indubbiamente apprezzabile, in quel momento, non ebbe semplicemente a dover essere considerato l’impegno che, malgrado tutto, Lange Rolamo volle imporsi nella ricerca di un’alternativa, di una qualunque soluzione, pur non sperata e, forse, neppur sperabile, alla crisi che stava coinvolgendo il proprio equipaggio; quanto e ancor più il suo impegno a voler riconoscere, al di là di ogni evento pregresso, e di ogni proprio probabilmente ancor non dissipato dubbio, il ruolo di Midda Bontor all’interno del medesimo proprio equipaggio, non considerandola qual una semplice ospite, o, peggio, una fonte di problemi, qual pur avrebbe avuto probabilmente ragione di giudicare, quanto e piuttosto una propria alleata, una propria compagna, una propria sorella. Un’alleata, una compagna e una sorella per sostenere la quale era stato pronto a mettere in forse la sopravvivenza del resto del proprio equipaggio, nel corso dell’attacco, appena conclusosi, alla torre dei Calahab; e un’alleata, una compagna e una sorella per tutelare la sopravvivenza della quale, certamente, non si sarebbe ancor arreso, non avrebbe ancor smesso di combattere… non fino a quando, a lei, così come a lui, sarebbe ancor rimasto un alito di vita in corpo.
E per quanto, quello stesso frangente, avrebbe avuto a doversi riconoscere, per il sottoscritto, qual il primo istante nel quale mi fu concessa occasione di confronto con l’intero equipaggio della Kasta Hamina, e con il suo comandante; null’altro mi fu necessario conoscere, apprendere, domandare, per avvertire, dal profondo del cuore, un sincero sentimento di cameratismo nei loro confronti. Una fiducia, una stima, una fedeltà, quelle che ebbero a sorgere dal mio intimo, che avrebbero avuto a dover essere argomentate, nelle proprie ragioni, nelle proprie motivazioni, non qual semplice, e pur doverosa, gratitudine per avermi tratto in salvo dalla prigionia entro la quale ero stato segregato per non avrei saputo definire quanto tempo; ma ancor più, ancor maggiormente, per quella straordinaria reazione di rifiuto nei confronti del fato, ipoteticamente segnato, della mia amata, e per l’intento, quanto mai sincero, volto a compiere tutto quanto possibile, e ancor più, allo scopo di garantirle ancora un nuovo domani, ancora una nuova alba.
Purtroppo, quello slancio di apparente riscossa, di speranzosa brama di futuro, ebbe spiacevolmente a scontrarsi con la mesta realtà derivante dall’assenza di qualunque positivo aggiornamento a opera del medico di bordo…

« Mi spiace… » scosse il capo Roro Ce’Shenn, dimostrando sul proprio grinzoso viso tutto il concreto, reale e palpabile risentimento a proprio stesso discapito per non essere, in quel frangente, in grado di riservarci la risposta positiva che tutti stavamo allor attendendo, nella quale tutti stavamo, forse stolidamente, confidando « Per quanto stia cercando di vagliare ogni possibile mezzo d’indagine, non ho ancora raggiunto alcun risultato utile a comprendere quale genere di minaccia stia gravando sulla nostra compagna. » asserì, con tono penitente, volto a chiedere perdono per quello che, allora, stava avvertendo completamente quale un proprio fallimento « Ovviamente continuerò senza tregua a cercare di ottenere qualcosa… qualunque cosa. Ma… temo di non essere in grado di garantire alcun risultato. »

Solo un breve istante di silenzio seguì quella che, in tal modo, parve volersi definire qual una sentenza di morte a discapito della mia amata. Un breve istante di silenzio che fu, ancora, interrotto dalla voce del capitano, il quale, nuovamente, non parve volersi concedere possibilità di resa alcuna. Né, tantomeno, ne avrebbe concessa a chiunque altro fra noi.

« Abbiamo poco meno di otto ore. » ricordò, facendo proprio un tono di voce tutt’altro che equivocabile con intenti di resa, ben lontano dal potersi riconoscere qual trasparente di un desiderio di rassegnazione di fronte a quanto, istante dopo istante, sempre più tragicamente giudicabile qual irreversibile, improcrastinabile, qual solo la morte, da sempre, era stata universalmente in grado di apparire, al di là di qualunque differenza culturale, di qualunque distanza tecnologica o quant’altro « E per quanto mi concerne, non è mia intenzione attendere la fine di questo conto alla rovescia in quieta e rassegnata contemplazione del Fato e dei suoi risvolti più cupi, più oscuri. »
« Ben detto. » approvò Duva, rivolgendo verso l’ex-marito uno sguardo straordinariamente colpo di gratitudine tale da rendere difficile escludere quanto, in tal sentimento, non ne avesse allora a celarsi anche un altro più profondo, un amore probabilmente fra loro mai sopito e pur, malgrado tutto, razionalmente rinnegato nel confronto con due concezioni, due sguardi sulla realtà fra loro troppo estranei « Nessuno di noi ha intenzione di arrendersi, Midda… nessuno di noi si arrenderà. E qualunque cosa ti abbia iniettato quella cagna, stai certa che ne verremo a capo. »

Seguendo l’esempio del proprio capitano, e dopo di lui del secondo in comando, tutti si impegnarono, in rapida successione, in quello che, a tutti gli effetti, avrebbe avuto a potersi considerare nulla di meno di un vero e proprio voto espresso in direzione della loro nuova compagna, della loro nuova sorella, di fronte alla prematura dipartita della quale mai si sarebbero concessi occasione di resa.
E se non uno fra coloro lì presenti si riservò possibilità di sottrarsi a quell’importante, quella significativa dichiarazione d’intenti, volta a sancire, al di là di ogni incertezza, quanto Midda, pur ancor per molti, troppi versi estranea quanto me a bordo di quella nave, fosse stata ciò non di meno accettata da tutti qual membro di quella famiglia; una voce ebbe pur occasione di sollevarsi in contrasto a tutto ciò, in netta negazione della prospettiva di trascorrere quelle ultime otto ore, o meno, in una nuova, adrenalinica battaglia contro un nemico purtroppo invisibile, impalpabile e, in questo, probabilmente invulnerabile. Una voce che non avrebbe avuto a doversi attribuire ad alcuno dei membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, né tantomeno al sottoscritto… e che, nell’assenza di una qualche particolare sovrabbondanza di attori lì presenti, facile può avere a intendersi, pertanto, qual quella della stessa donna guerriero per salvare la quale tutti sarebbero stati pronti a compiere il possibile e, forse, anche l’impossibile.

« Vi ringrazio… ma no grazie. » intervenne, concedendo alle estremità delle proprie carnose labbra di incresparsi leggermente, in un tenue sorriso probabilmente animato anche da un certo imbarazzo per quanto appena occorso e, ancor più, per quanto, lì, ella stava ritrovandosi costretta ad asserire « Il tempo a nostra disposizione è scaduto… e, sinceramente, non intendo spendere queste ultime ore di vita a inseguire una chimera. Ne ho già inseguite troppe nella mia vita. Letteralmente. » si riservò occasione di ironizzare, in un riferimento che pur, allora, probabilmente ebbi occasione di cogliere soltanto io.
« Ma… Midda! » tentò di protestare Lys’sh, sgranando gli occhi verso di lei.
« Non puoi dire davvero! » insistette Duva, non meno sconvolta all’idea, rispetto all’ofidiana.
« Posso. E lo dico. » confermò la prima, con tono fermo e controllato nel comunicare la propria decisione « E dal momento in cui, a tutti gli effetti, ho a dovermi ritenere una condannata a morte; preferirei quantomeno concedermi un ultimo momento di intimità con il mio compagno. » comunicò, volgendo uno sguardo carico di sentimento sincero nei miei confronti, lasciando appoggiare contro una parete la propria lama, solo per avere la possibilità di sollevare la mancina verso di me, a invitarmi a lei… un invito innanzi al quale non esitai a offrirmi, al di là della disperazione crescente nel mio cuore all’idea dell’ineluttabile.
« Mars… per cortesia. » richiese ella alfine, in direzione del capo tecnico, nel mentre in cui già i nostri corpi di stringevano in un dolce abbraccio « Credi di poter riavviare, in tempi brevi, la mia protesi e il congegno che Anmel ha posto attorno al collo di Be’Sihl…? »

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