Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 3 novembre 2014

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« Thyres! » gemette la mia amata, a denti stretti.

Fra i tanti tratti caratterizzanti la non semplice personalità di Desmair, uno fra i primi che Midda, a proprie spese, aveva imparato a conoscere, e a disprezzare, avrebbe avuto senza ombra di dubbio alcuno quello relativo alla sua più completa indisposizione a concedere l’ultima parola… non che, in tal senso, la mia amata si sia mai dimostrata contraddistinta da particolare generosità.
Figlio di un dio, minore certo e, ciò non di meno, sempre un dio, nonché di una regina shar’tiagha, a sua volta progenie dell’ultimo faraone di Shar’Tiagh; a voler peccare di eccessiva precisione, una certa arroganza di fondo da parte sua avrebbe, invero, potuto anche essere giustificata e compresa, per quanto, ovviamente, difficilmente accettata e, ancor più faticosamente, tollerata. In verità, addirittura, nel voler ricordare come la donna guerriero avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual la sua novecento undicesima sposa, già estremamente ampio, insolitamente importante, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto lo spazio di manovra che egli aveva accettato di concederle… non per propria concreta e volontaria decisione ovviamente, e pur, ciò nonostante, concederle qual tributo alla straordinarietà da lei stessa, incontrovertibilmente, incarnata in ogni singolo gesto, azione, pensiero o parola. Che a confronto con l’animo non meno orgoglioso di Midda Bontor, tuttavia, simile, minimale, concessione, potesse essere considerata qual sufficiente, soltanto follia avrebbe avuto a dover essere considerata: una follia della quale, ineluttabilmente, ella non si sarebbe mai volontariamente mostrata complice, né, tantomeno, avrebbe offerto riprova di voler quietamente tollerare.
Insomma… un matrimonio tutt’altro che desiderato o apprezzato, da ambo le parti, per di più contraddistinto, nelle proprie medesime parti, da due caratteri che improbabilmente avrebbero potuto trovare una qualsivoglia opportunità di reciproca sopportazione, proponendosi, al contempo, indubbiamente antitetici e, ciò non di meno, terribilmente assimilabili.
Fu l’ennesimo intervento, incomprensibile e incompreso, da parte di Lys’sh a costringere tutti a ritrovare il giusto confronto con le reali priorità e, in particolare, con l’urgenza di abbandonare, quanto prima, quell’edificio, non potendoci permettere di lasciarci ritrovare ancora al suo interno nel momento stesso in cui le conseguenze dell’impiego del bagatto fossero state sanate, e il vantaggio per noi derivante dalle medesime si fosse, irrimediabilmente, dissolto.

Un intervento che, al di là di tutti i naturali, e, all’epoca, insormontabili, ostacoli linguistici, ebbe ciò non di meno occasione di risultare incontrovertibilmente chiaro nel proprio significato, traducendosi in un estremamente efficace: « Smettetela con queste inutili ciance e preoccupatevi soltanto di portare la pelle in salvo! »
« Non avrei saputo dirlo meglio, sorella… qualunque cosa tu abbia appena detto! » dichiarò Desmair, attraverso le mie labbra, probabilmente nel desiderio di dimostrarsi allor animato da una volontà volta alla collaborazione, alla cooperazione, e, ciò non di meno, non riuscendo a negare, alle proprie parole, un forse irrinunciabile sarcasmo di fondo che, prontamente, venne intercettato dalla mia amata, incapace, a propria volta, a riconoscergli qualunque genere di libertà, fosse anche, semplicemente, di natura verbale.
« Non è tua sorella… » sancì, costringendosi, poi, a tacere e a impedirsi, in tal modo, di alimentare, ulteriormente, quell’inutile diatriba… inutile, soprattutto nell’aver, comunque, colto il messaggio che Lys’sh si era voluta appena sforzare di condividere con entrambi, l’impegno della quale, altresì, avrebbe spiacevolmente vanificato senza, invero, alcuna reale motivazione utile in tal senso.
« Giusto… » annuì l’altro, non rifiutandosi, ancora una volta, di ricercare l’occasione dell’ultima parola « E, pertanto, non ci potrebbe essere nulla di male, per me e per lei, a concederci un’occasione di intimità. Concordi?! » obiettò, in quella che avrebbe potuto considerarsi una gratuita provocazione alla propria sposa e che, ciò non di meno, non avrebbe avuto a doversi banalizzare semplicemente qual tale… non a confronto con l’insolito, ma non per questo meno conturbante, fascino esotico intrinseco in quella giovane donna serpente.

Sia chiaro: non avrei mai potuto, né mai potrei, riservarmi dubbio alcuno nel merito del fatto che Midda, al di là della distanza che aveva imposto fra noi, non avrebbe potuto, né mai potrebbe, tollerare l’idea di veder Desmair, nel mio corpo, amoreggiare con la propria nuova amica, non tanto per Desmair, quanto e ovviamente per il fatto che egli avrebbe potuto riservarsi tale opportunità solo nel mio corpo, nonché per il fatto che mai avrebbe condannato Lys’sh all’orrore di un qualsivoglia genere di legame con il proprio sposo, divenuto, obiettivamente, tale soltanto al fine di preservare da tale destino un’altra propria amica, un’altra propria compagna di ventura. E, proprio alla luce di ciò, e del carattere abitualmente ben lontano dal potersi considerare moderato della mia stessa prediletta mercenaria, soprattutto a confronto con il proprio odiato marito e tutto quanto a lui pertinente; non potrei in alcun modo, ora, negare alla medesima Midda Bontor il giusto merito di essere stata capace, allor, di tacere, di concedere al proprio interlocutore un’apparente vittoria utile a porre termine a quel dibattito del tutto fine a se stesso, e a garantire, di conseguenza, al nostro intero gruppo di proseguire, con maggiore quiete e controllo, nella discesa da quella torre, da quella città in verticale all’interno della quale soltanto un triste destino avrebbe potuto esserci garantito se non ci fossimo tutti concentrati, così come richiesto da Lys’sh, sull’unica cosa, allora, realmente importante: riportare a casa la pelle.
E se proprio la metaforica pelle della mia amata, la mia adorata, avrebbe avuto a doversi ricordare, a confronto con tutto ciò, qual quella lì più a rischio, più in forse nel confronto con la minaccia ancor oscenamente persistente, e terribilmente letale, della promessa di morte a lei rivolta da parte della regina Anmel Mal Toise, o di chi per lei. Una promessa di morte che, istante dopo istante, stava pazientemente contemplando gli ultimi momenti di vita che sarebbero stati offerti a colei che sola, fra tutte, aveva offerto riprova di poter essere, per tale folle dominatrice, un reale ostacolo nella conquista del potere… e di un potere da questa desiderato qual assoluto e supremo.

« Mi permetto di considerare questo silenzio qual tacito assenso… » tentò, nuovamente, di stuzzicare Desmair, evidentemente tutt’altro che pago dall’assenza di una qualsivoglia replica da parte della propria alleata e, pur, antagonista, in quella che, probabilmente, per lui avrebbe avuto a doversi considerare una tutt’altro che spiacevole schermaglia, soprattutto a confronto con il lungo silenzio, e isolamento, al quale era stato costretto dal collare che, ormai privo di ogni operatività, ancora era saldamente legato attorno al mio… al nostro collo « Quantomeno non ti potrò accusare di essere incoerente, nel concedere anche a me il lusso di un’amante, così come tu hai ricercato quasi immediatamente, dopo il nostro matrimonio. »

Ancora nessuna risposta da parte della mia amata. E ancora, in tal modo, soddisfatto il desiderio dell’ultima parola, proprio di colui che, in quel mentre, stava parlando attraverso la mia stessa voce, facendomi pronunciare frasi per le quali, probabilmente, Midda non mi avrebbe offerto perdono alcuno, se non fosse stata più che consapevole di quanto non avrei potuto essere io a scandirle.

« E sia… » concluse il figlio di Kah, storcendo le labbra verso il basso, con inferiore soddisfazione rispetto a quella che, probabilmente, avrebbe potuto considerare propria nel vincere, allora, tale confronto a fronte dell’effettiva partecipazione della controparte « … prima usciamo di qui, e prima riprenderemo questo discorso. Anche perché sono proprio curioso di capire se davvero saresti soddisfatta di immaginare il corpo del tuo amante intento a giacere al fianco della tua nuova amichetta dalla pelle squamata. Quadro che, per inciso, personalmente mi stuzzica… e non poco. »

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