Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 21 ottobre 2014

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Midda Bontor, la mia amata Midda Bontor, addestrata a essere guerriero da anni antecedenti a quelli in cui aveva potuto iniziare a essere riconosciuta pienamente qual donna, e prima ancora marinaio, e, successivamente, mercenaria, da quando il precipitare di alcuni eventi le avevano negato la possibilità di continuare a percorrere le vie del mare, aveva affrontato, nel corso della propria non breve esistenza, molteplici sfide, probabilmente persino troppe battaglie, per non potersi considerare consapevole nel merito della necessità, in talune occasioni, di stringere insolite alleanze, all’occorrenza di un comune nemico da fronteggiare.
In questo, benché propria prerogativa, da sempre, avesse a dover essere riconosciuto il mantenimento dei propri principi, delle proprie idee, in una coerenza granitica che, ancor prima di ogni altra sua straordinaria caratteristica, la rendeva comunque e inoppugnabilmente una persona fuori dal comune, fuori da ogni possibilità di stereotipata banalizzazione; proprio laddove consapevole di ciò, di quanto la guerra, nella propria concezione più pratica, più concreta, più violenta, fosse solita offrire pretesto per ritrovarsi a creare un unico fronte con coloro i quali, paradossalmente, un attimo prima si sarebbe potuti essere impegnati in un non meno letale tenzone, difficilmente avrebbe potuto ignorare il raziocinio esistente dietro le parole di Desmair, dietro l’avvertimento da egli così sollevato nel merito della necessità di accettare, almeno estemporaneamente, la sua presenza al proprio fianco… e nel mio corpo. Non che, comunque, in tal accettazione, ella avrebbe mai potuto mutare le proprie idee, e i propri desideri, in ferino contrasto al proprio sposo, a quel semidio da lei sposato unicamente per l’occorrenza di un istante sperato, creduto qual fugace, e poi, sgradevolmente, scopertosi qual impropriamente duraturo: ove anche, in quel frangente, così come già in passato, la presenza e l’aiuto di Desmair avrebbero potuto essere da lei tollerati, nulla di tutto ciò avrebbe mai potuto mutare, o anche solo smorzare, la ferma volontà, da parte della mia amata, di definire quanto prima, e in maniera speranzosamente duratura e irrevocabile, il proprio stato di vedovanza, quella condizione della quale, per breve tempo, ella si era illusa di poter godere finanche al punto di arrivare a suggerire l’eventualità delle nostre nozze, di una nostra, quanto mai insperata unione eterna.
Così, ingoiando a forza, con disprezzo, ribrezzo e, addirittura, disgusto, l’amaro… amarissimo boccone che il destino le stava in tal modo riservando, ella si trattenne dal perseguire qualunque obiettivo in contrasto a colui che, prima di chiunque altro, prima ancora, e persino, anche rispetto alle guardie armate lì schierate in nostro esplicito contrasto, non avrebbe potuto evitare di identificare, in quel frangente così come un qualunque altro contesto, qual un avversario, qual un antagonista; reindirizzando, non senza un deciso impegno, un concreto sforzo, tutto il proprio impeto, tutto il proprio furore, verso diversi obiettivi. E dove anche, in quel momento, al computo dei combattenti sarebbe ancora mancato il nome di Lys’sh, del suo intervento non vi fu alcuna evidenza di necessità… non sotto l’azione, contemporanea, dei colpi inferti da Desmair e da Midda Bontor.
Ovviamente, a fronte di un tale scenario, di un simile, inatteso intervento da parte “mia”, la giovane ofidiana non ebbe a risparmiarsi commenti, i quali, purtroppo, rimasero privi, almeno nell’immediato, di qualsivoglia replica, nella subentrata impossibilità, fra noi e lei, di qualsivoglia comprensione, facendo emergere, se mi si può concedere l’osservazione, il prepotente limite della tecnologia della quale, sino a quel momento, ci eravamo tutti avvalsi per comunicare. Giacché, palesemente, la comodità allor conseguente all’impiego di tale supporto, di simile strumento, si dimostrò compensata, in maniera incontrovertibile, dalla mantenimento della più assoluta ignoranza, della più completa estraneità, nel merito della lingua, o delle lingue, che, per mezzo del traduttore automatico, non ci era stata richiesta l’esigenza di apprendere. Un limite il quale, se pur non avrebbe avuto occasione di emergere fin tanto che lo strumento avrebbe continuato a operare in maniera corretta, sarebbe altresì purtroppo risultato più che spiacevolmente vincolante in caso di malfunzionamento, così come in quel momento.
Per nostra fortuna, a margine di questa mia personale considerazione, in quel frangente Midda e Lys’sh avrebbero avuto a doversi comunque riconoscere qual più che perfettamente allineate, nel merito di quanto avremmo avuto a dover compiere nell’immediato futuro, ragione per la quale, al di là del solido muro di incomunicabilità eretto fra noi, ciò non avrebbe potuto rappresentare alcuna ragione d’ostacolo.
Non, quantomeno, fin a quando Desmair si fosse dimostrato comunque collaborativo nei confronti di entrambe, nell’egual misura in cui alla propria sposa aveva domandato di sforzarsi di essere nei propri…

« Tutto questo mi fa ritornare giovane… a prima che mia madre decidesse di esiliarmi in quella dannata fortezza fra i ghiacci ai confini del mondo! » esultò e rievocò, rivolgendosi, appena ansimante, in direzione di Midda, non appena anche l’ultima delle guardie, di quel nuovo contingente in nostro contrasto schieratosi, fu abbattuta « Dei… mi ero quasi dimenticato quanto potesse essere piacevole infliggere colpi con le proprie stesse mani… » soggiunse, quasi a titolo di commento a margine.
« Tre cose… » replicò la donna guerriero, con tono quanto più possibile gelido e distaccato, benché, fra tutti i propri antagonisti, Desmair avesse a doversi considerare, effettivamente, quello che più di chiunque altro era in grado di farle smarrire il proprio altrimenti glaciale autocontrollo « Primo: invece di stare qui a crogiolarti innanzi al massacro compiuto, vedi di darti una mossa… ne abbiamo ancora di strada da fare per uscire da qui. » comandò, attuando ella stessa, immediatamente, le proprie parole e, con un cenno, invitando anche Lys’sh a seguirla, nel riprendere la discesa appena interrotta, in maniera tanto effimera, fugace « Secondo: cerca di non dimenticarti che quelle non sono le tue stesse mani, ma le mani di Be’Sihl. Al quale dovrai restituire il controllo non appena si sarà ripreso o, te lo giuro, tua madre diverrà l’ultimo dei tuoi problemi. » minacciò, in quella che, qualcuno, estraneo a qualsivoglia confidenza con lei, avrebbe potuto considerare un futile sfogo e che, tuttavia, alcuno si sarebbe mai dovuto concedersi la leggerezza di dover fraintendere qual tale, a meno di non volerne poi pagare le terrificanti conseguenze « Terzo: non sei mai stato imprigionato ai confini del mondo, per mia sventura. O non sarei incappata nella tua fortezza per puro errore… » concluse, in quella che, allora, ebbe anche per lei a suonare quasi a titolo di commento a margine… un commento carico di rimpianto e di nostalgia all’idea di quanto, se gli eventi non l’avessero mai condotta a conoscerlo, sicuramente quegli ultimi anni di vita avrebbero preso una piega decisamente diversa e, forse, migliore.
« Tre cose… » insistette egli, sembrando quasi volerle fare verso, nel riprendere facendo proprie le medesime parole da lei appena destinategli « Primo: commetti troppo spesso l’errore di dimenticarti quanto, in verità, la mia metà umana sia nata e cresciuta in quel di Shar’Tiagh. E con “metà umana”, ovviamente, non intendo riferirmi al tuo amante, mia fedifraga sposa. Pertanto… sì. Essere confinati in sulla cima dei monti Rou’Farth, per te dietro l’angolo, dal mio punto di vista ebbe a doversi considerare essere esiliato ai confini del mondo. » puntualizzò, rammentando, non a torto, quanto le origini di sua madre Anmel Mal Toise, e quindi anche le sue, per uno strano scherzo del destino avrebbero avuto a doversi considerare corrispondenti alle mie, nel ricondurci entrambi in quel del regno di Shar’Tiagh « Secondo: dovresti essere tu a rammentarti, piuttosto, quanto in questo momento le mie spoglie mortali abbiano in tutto e per tutto a essere considerate coincidenti con quelle del succitato amante… ragione per la quale, probabilmente, dovresti ponderare con maggiore attenzione le tue minacce, e la fattibilità delle medesime, prima di formularle a vuoto. A meno che, ovviamente, il tuo desiderio di arrecarmi un torto abbia a considerarsi maggiore rispetto alla tua brama di tutelare l’integrità fisica, e la salute, del tuo supposto amato. » suggerì, non negandosi un ampio sorriso sornione, quanto mai a sproposito, allora, laddove espresso dal mio stesso volto « Terzo: mi pare che io ti stia seguendo… quindi, anche in questo caso, tutto il tuo precedente sfogo ha da considerarsi del tutto fine a se stesso, per non dire completamente vano e superfluo. » concluse, con malcelata soddisfazione per il successo in tal maniera considerato qual proprio, qual riportato nel confronto appena occorso con lei.

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