Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

mercoledì 17 settembre 2014

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Per un istante ebbi a temere l’eventualità di una devastante deflagrazione. O un terremoto. O una folgore divina volta a imporre dirompente distruzione attorno a noi. O… non saprei ora elencare di preciso tutte le eventualità che, in quell’eterno e pur fuggevole attimo scolpito nel tempo ebbero ad attraversare la mia mente. Di certo, molte, persino troppe prospettive attraversarono la mia mente, spingendomi a prendere in esame i più variegati motivi, le più originali soluzioni e, di volta in volta, paventando soltanto scenari catastrofici, nel migliore dei casi. Ciò non di meno, quanto accadde ebbe occasione di sorprendermi, offrendomi l’unica evoluzione che mai avrei potuto prevedere… il silenzio e l’oscurità.
Dove, un momento prima, una pioggia di laser ci stava promettendo una fine forse rapida e indolore, o più probabilmente lenta e dolorosa, nell’avvelenamento da necrosi che avrebbe potuto conseguire a una ferita non immediatamente letale, assediandoci in quella stanza, nel cuore di uno degli ultimi piani dell’immensa torre all’interno della quale ancora non avevo, né avrei potuto avere, effettiva consapevolezza di essere stato rinchiuso; un semplice battito di ciglia dopo, soltanto silenzio e oscurità ci avvolse, sorprendendo sicuramente il sottoscritto, a maggior ragione i nostri antagonisti, e pur in alcuna misura turbando né Midda, né Lys’sh, le quali, al contrario, non avrebbero potuto che dichiararsi più soddisfatte per quanto occorso. Per le conseguenze dell’impiego del bagatto, il quale, improvvisamente, permise loro di capovolgere la situazione precedentemente a nostro sfavore, decretando, in maniera persino banale, la completa disfatta delle nostre controparti. Ad agire in tal senso, per dovere di cronaca, non fu tanto il bagatto stesso, che si limitò a concederci tale possibilità, quanto e piuttosto la nostra compagna ofidiana, la quale ebbe a dimostrarmi, in maniera squisitamente pratica, quanto per lei minimale avesse a doversi considerare l’ostacolo allora rappresentato da quelle tenebre e da quello che, al mio udito, apparve, almeno nell’immediato, un ambiente incredibilmente tranquillo, nell’improvvisa quiete imposta dall’inattesa, imprevedibile, e allor imprevista, svolta nel conflitto in corso. Un silenzio che, in effetti, scoprii non essere mai stato percepito qual tale dalla stessa… non laddove nel petto di troppe persone era allor impegnato a battere, oltremisura, il rispettivo cuore, e attraverso le labbra di troppe persone era parimenti scandito il rispettivo respiro: un concerto, quello che alla sua attenzione ebbe quindi soltanto a risultare, che le permise di agire con straordinaria rapidità in contrasto a tutti i nostri assedianti, sancendone una misericordiosa sconfitta. E mi concedo l’impiego di tale termine, laddove soltanto misericordiosa ebbe a potersi considerare le sopravvivenza da lei loro garantita, a dispetto della sicura condanna a morte che, altresì, non sarebbe stata risparmiata entro i confini del diverso approccio morale proprio tanto della mia amata, quanto e non di meno di coloro che, malgrado tutto, si videro lì riservare una prospettiva di futuro.
Così, quando dopo poco, pochissimo, alcune flebili lampade d’emergenza ripresero a illuminare l’ambiente a noi circostante, seppur manifestandosi palesemente diverse da quelle che, pocanzi, erano state preposte a un più quotidiano impiego; quanto ebbe a concedersi alla mia attenzione fu un paesaggio decisamente diverso dal precedente, e indubbiamente sgombro da ulteriori minacce. Un paesaggio al centro del quale, persino maestosa al di là di un fisico indubbiamente longilineo, ebbe a predominare la figura di Lys’sh, sola al centro della pacificazione imposta dalla sua rapida, e non impietosa, azione.

« … ma cosa…?! » non potei evitare di domandare, pur non attendendomi, almeno nell’immediato, una qualunque spiegazione e pur non riuscendo a trattenere l’imporsi di tale questione all’attenzione comune, prevaricato nel mio raziocinio, nella mia capacità di controllo, dalla sorpresa per quanto avvenuto, per quell’oscuro lampo nel quale tutto era stato così repentinamente stravolto.
« Ricordami di spiegarti che cosa è un impulso elettromagnetico… » commentò la mia amata, accennando un lieve sorriso e invitandomi, con un cenno del capo, a seguirla e a seguirla animato dalla medesima, assoluta fiducia che in lei avevo da sempre riposto e avrei per sempre riposto, non potendo agire diversamente, non volendo agire diversamente se non vivendo la mia intera esistenza come se, entro i confini del suo essere tutto fosse per me, e nulla, al di fuori di lei, potesse esistere « Ora muoviamoci… tutti i sistemi dell’edificio sono fuori uso, e abbiamo da cercare di uscire di qui il prima possibile. »

Nelle sue mani riponendo, in tal modo, nuovamente la mia vita e il mio domani, rimandando a un secondo momento qualunque genere di spiegazione e, in cuor mio, sperando… pregando ogni dio e dea a me noti affinché, al di là della condanna a morte annunciatami qual gravante sopra l’immediato futuro della mia amata, potesse ancora esservi un indomani per noi, non soltanto in un secondo momento, ma, al suo seguito, in un terzo, un quarto, un quinto e, ancora, un’infinità a seguire.
In tutto ciò, addirittura, non ebbi neppure a prestare concreta attenzione al fatto che il suo nuovo braccio destro, in lucido metallo cromato, si stava lì dimostrando del tutto inerme, inanimato, peso pendente lungo il suo fianco, in incomprensibile opposizione alla vivacità che, malgrado la propria artefatta natura, aveva dimostrato sino a un momento prima, sino a prima di quel repentina interruzione di tenebra, mostrandosi addirittura contraddistinto non soltanto da forme, ma anche da movenze tanto naturali che, non vi fosse stata la complicità dell’estetica propria di quell’arto, avrei potuto persino illudermi di star assistendo a una sorta di miracolo, un’inspiegabile rigenerazione occorsa a sanare l’amputazione che, purtroppo, l’aveva contraddistinta fin da prima del nostro primo incontro e che, a seguito dell’ultima battaglia in contrasto alla propria gemella, e con essa ad Anmel Mal Toise, era persino, tragicamente, peggiorata nella propria estensione, privandola, dell’intero braccio al di sotto della spalla. Di quella stessa spalla che, in quel frangente, si stava concedendo alla mia vista lucente e scintillante, nel metallo che l’aveva ricoperta, adattandosi perfettamente a lei, alle sue forme e alle sue proporzioni, e che, tuttavia, a seguito dell’impiego del bagatto, e del conseguente impulso elettromagnetico, era stata nuovamente privata di ogni funzionalità, non diversamente dai sistemi dell’edificio e, più esplicitamente, dalle armi di tutti i nostri avversari, di tutti gli assedianti in contrasto ai quali tanto serenamente si era potuta riservare opportunità di intervento la sempre più straordinaria Lys’sh.

« Andiamo. » confermai, ancor godendo dei benefici propri di tutta l’adrenalina allor distribuitasi all’interno delle mie membra e, soltanto in grazia all’azione della medesima, potendomi riservare tanta reattività in risposta a quell’invito, all’esortazione rivoltami, soltanto estemporaneamente dimentico di tutto quanto impostomi nel corso della lunga prigionia che, entro quelle mura, mi aveva visto segregato… estemporaneamente dimentico di tutto quanto non avrebbe mancato di riversarsi violentemente a mio discapito nel momento in cui gli effetti benefici di quella droga naturale mi avrebbero abbandonato.

Con il mio corpo e la mia mente, quindi, concentrati sulla mia amata e sulla sua compagna, al solo scopo di poter riconquistare nel minor tempo possibile la libertà perduta, e con il mio cuore e il mio animo, parimenti, fortemente legati alla più sincera e appassionata preghiera della mia vita, per poter credere di avere ancora un futuro insieme a colei per solo la quale, senza esitazione alcuna, avevo abbandonato tutto ciò che in passato aveva contraddistinto la mia esistenza; seguii le mie due salvatrici, raccogliendo, strada facendo, una daga da una delle guardie abbattute allo scopo di poter essere pronto ad agire nel caso di bisogno, all’occorrenza di un nuovo assalto qual, sicuramente, non sarebbero mancati prima di poterci considerare effettivamente in salvo.
E nel contempo di tutto ciò, non ebbi né il tempo, né, tantomeno, la lucidità, di riflettere su quanto fosse lì accaduto e su come, nella violenta negazione dell’operatività di qualunque dispositivo tecnologico a noi circostante, inclusa addirittura la protesi della mia amata, anche altri due congegni degli effetti dei quali pocanzi beneficiavamo avrebbero avuto a doversi considerare non di meno perduti, tanto nel bene, quanto nel male: il traduttore automatico, in sola grazia al quale a Midda, e a me, poteva essere stata concessa una possibilità di relazione verbale con il mondo a noi circostante, Lys’sh inclusa, e il collare inibitore, in sola conseguenza alla presenza del quale a Midda, e a me, era stata negata l’altrimenti sempre presente, e pur sempre celata, ingombrante ombra di Desmair.

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