Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

lunedì 1 settembre 2014

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« Quando stavo cercando la mia spada… » rifletté ad alta voce, nel riabbassare lo sguardo verso la propria lama che ancora, saldamente e possessivamente, stringeva nella propria mancina, tutt’altro che animata dal pur minimo desiderio di separarsi da essa, a essa legata, emotivamente e fisicamente, in misura non inferiore rispetto alla stessa mano che lì la tratteneva con tanta forza, con inoppugnabile fermezza, se non, forse e persino, in misura addirittura maggiore, soprattutto a seguito del prolungato periodo di separazione loro imposto « … ho compreso come il mio principale errore, nel confrontarmi con questo mondo per me nuovo e ancora ampiamente inesplorato, con questa realtà così distante da quella che, sino a un anno fa, era stata la mia, l’unica che avessi avuto occasione di conoscere e di immaginare esistente; altro non avrebbe avuto che a dover essere considerato che… l’approccio. Il mio approccio. Un approccio tale da ignorare le risorse qui esistenti, e quindi qui potenzialmente e variegatamente utili, per giungere in breve, e con straordinaria comodità, a verità rivelate per ottenere le quali, in passato, altro non avrei potuto compiere che appellarmi a qualche dio o dea, e nella sua pietade confidare per il mio domani. E un approccio tale, pertanto, dal vedermi faticare, in maniera eccessiva e inappropriata, se non, addirittura, futile, in sol conseguenza alla mia ingenua ignoranza su quanto, più comodamente, avrebbe potuto essermi concesso, riconosciuto, destinato. »

In silenzio, e con assoluto interesse, seppur forse per motivazioni non propriamente comparabili, Lys’sh e io ascoltammo quel nuovo intervento, quel breve monologo, attendendo di poterci ritrovare, quanto prima, edotti nel merito del messaggio a cui ella avrebbe voluto condurre nella certamente non retorica scelta di determinate espressioni, di talune argomentazioni quali quelle che, in ciò, stavano venendo individuate quali significanti utili a trasmettere il significato da lei ricercato, da lei accuratamente valutato, allora, qual lì idoneo a offrire un concreto contributo alla comune ricerca di una soluzione alla mortale minaccia su lei stessa gravante. Poiché, dopotutto, retorico a commentarsi, nessun altro più di lei avrebbe avuto, obiettivamente e incontestabilmente, interesse a preservare la sua medesima esistenza in vita…

« Partendo, ora, da un nuovo presupposto, qual quello concessoci dal caro Be’Sihl e del tutto estraneo a qualunque precedente ipotesi, atto a considerare, qual mia ormai trapassata candidata assassina, e mecenate, non tanto la sospettata regina Anmel Mal Toise, quanto e piuttosto la non meglio conosciuta Milah Rica Calahab; e, di conseguenza, atto a giustificare, alla base di quanto occorso, non tanto un approccio similare a quello che avremmo potuto, e potremmo ancora, riservarci lo stesso Be’Sihl o io, entro il limitare delle consuetudini proprie del nostro mondo, ma, in effetti, qualcosa di più prossimo al tuo modo di vedere il mondo e di interagire con esso, Lys’sh… » premesse, conducendo in tal modo tale flusso di pensiero in direzione della giovane ofidiana, ancora in suo attento ascolto « … credo che potrebbe essere più che indicato porti un certo interrogativo: avendo ricercato ricorso a un qualche genere di veleno, o un’altra arma comparabile, se non nella propria natura, quantomeno nei propri effetti, nella propria letale conclusione, dove custodiresti un antidoto utile a vanificarne le aspettative, a nullificarne la mortale pericolosità?! »
« Da nessuna parte… » replicò la donna rettile, dopo un fugace momento necessario a riflettere attorno alla questione riservatale « Ogni informazione relativa a qualunque cosa avrei mai potuto sintetizzare a tal scopo, di certo, sarebbe gelosamente custodita in un mio archivio personale, tale da garantirmi il più assoluto riserbo a discapito di possibili tentativi simili a quello che, ora, è nostro interesse condurre a compimento. » tentò di meglio ampliare il concetto appena introdotto « E quindi, se davvero vogliamo sperare di concederti un qualunque domani, dobbiamo ora cercare l’archivio segreto della defunta Calahab… la scheda di memoria in cui possa aver consideravo i dati relativi a quanto ha compiuto a tuo discapito e, soprattutto, a quanto avrebbe potuto riservarsi opportunità di compiere per concederti grazia, all’eventuale conseguimento del compito che ti aveva destinato! »
« Esattamente… » annuì la mia amata, con palese soddisfazione per la comune deduzione condivisa con la propria compagna di ventura, con la quale appariva più che evidente un palese affiatamento, una complicità già estranea a ogni possibilità di dubbio « Anche perché, escludendo che avesse a dover essere realmente considerata qual Anmel, ella avrebbe potuto riservarsi interesse a mantenermi al proprio servizio, se solo mi fossi dimostrata, per lei, di una qualche, concreta, utilità! » concordò, accennando quindi un lieve sorriso alla prospettiva di poter dirimere, quanto prima, la complicata matassa di quell’inghippo « Ora… senza perderti in troppe spiegazioni su cosa sia una scheda di memoria, illustraci soltanto come è fatta, affinché la si possa tutti cercare. » concluse, pertanto, escludendo in quel momento, in quel particolare frangente, ulteriori perdite di tempo quali, purtroppo, già avrebbero potuto essere considerate le chiacchiere entro le quali ci eravamo dilungate in quel mentre.
« Sempre ammesso che Anmel non se ne sia impossessata nel momento in cui ha scelto di chiudere il proprio rapporto di affari con la sua anfitrione… » non potei evitare di commentare, per nulla desideroso di offrire spazio a quella prospettiva e, ciò non di meno, necessariamente obbligato a non poterla escludere… non, quantomeno, a non volermi dimostrare, per riutilizzare le medesime parole già scandite dalla mia amata, terribilmente ingenuo nel mio approccio alla realtà e a ogni suo aspetto, per quanto apparentemente e concretamente spiacevole, in una reazione che, dall’altro della maturità propria della mia purtroppo non più giovanile età, non avrebbe potuto, in alcun modo, essere giustificabile, o giustificata.
« Speriamo non abbia a essere così… oppure, temo, dovremo rassegnarci all’idea di veder prematuramente concluso il nostro appassionato rapporto. » annuì la mercenaria, nell’offrire voce a quelle parole che, sole, non avrebbero ovviato a concedere ragionevolezza al mio obbligato intervento, e che pur, necessariamente, non avrebbero potuto che impegnarsi al fine di esorcizzare l’eventualità in esso sottintesa, sviluppo al quale, per più che retoriche ragioni, anch’ella non avrebbe avuto desiderio alcuno di tendere.

Informati, pertanto, per mezzo della voce di Lys’sh, sulle forme e sulle dimensioni tipiche di una scheda di memoria, tutti e tre concentrammo i nostri sforzi al solo fine di offrire un senso a tutto l’impegno, a tutta la dedizione, a tutti gli sforzi che, sino a quel momento, erano stati posti a sostegno della mia amata e della sua sopravvivenza. Un compito, comunque e obiettivamente, tutt’altro che banale, dal momento in cui, a differenza di quanto non avremmo probabilmente preferito scoprir essere, una scheda di memoria avrebbe avuto a doversi riconoscere in misure e dimensioni estremamente più compatte rispetto a quelle di un qualunque diario, di un qualunque registro, di un qualunque libro, pur potendo, al proprio interno, contenere una mole infinitamente maggiore di informazioni.
E così, pur cercando di porre all’opera il nostro acume, ancor prima che la violenza dei nostri gesti, ineluttabile fu la ripresa di un’opera di devasto, e di devasto sistematico, di ogni suppellettile, e mobilio, presente all’interno di quella stanza, nella speranza di riuscire a individuare qualcosa di dimensioni non maggiori rispetto a uno scarafaggio. Uno scarafaggio normale, ovviamente, e non, sfortunatamente, almeno in tale occasione, una blatta gigante come quelle contro le quali, in passato, la mia amata aveva già avuto passata possibilità di sfida.

« Credo che abbia a dover essere considerata la prima volta nella quale non mi sento profondamente contrariato all’idea che non tutti gli scarafaggi siano sufficientemente grandi da poter divorare un cavallo, con tanto di cavaliere qual pietanza di contorno. » suggerii, avvertendo l’esigenza di spendermi in quella facile e gratuita ironia, l’implicito principale della quale soltanto la mia amata avrebbe potuto concedersi occasione di cogliere, al fine di sdrammatizzare e, in ciò, offrire sfogo all’ansia crescente in me.

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