Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 12 agosto 2014

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« Qui Lys’sh… » annunciò l’ofidiana, ricorrendo a una tecnologia nel merito dell’esistenza della quale ancora avrei avuto molto da apprendere e a riguardo del funzionamento della quale, pur, in quel momento non avrebbe avuto senso, da parte mia, porre questioni, nel non necessitare di aggiungere ulteriore entropia a una situazione, di per sé, già quantomeno complicata « Sono con Midda. Abbiamo recuperato Be’Sihl ma non l’antidoto. Qualcuno ci ha preceduti e Calahab è morta. »
« Avete ancora un quarto d’ora. » dichiarò Lange, ancora non udibile, e non udito, alla mia attenzione, così come già al proprio primo comunicato « Dopo di che, dovrete ripiegare. Antidoto o meno. »
« Ma capitano… » tentò di protestare Lys’sh, tutt’altro che gradendo tale prospettiva « Senza l’antidoto, Midda è condannata. »
Anticipando, tuttavia, l’eventuale intervento del loro interlocutore, fu la mia stessa amata a prendere voce, entrando nel merito della questione ed esponendo il proprio personale punto di vista che, meglio di qualunque altro, avrebbe allora imposto termine a ogni eventuale diatriba filosofica e pratica sull’argomento: « Più ci tratteniamo qui, e più rischiamo di essere tutti condannati… un quarto d’ora e ripiegheremo. Grazie per questo tempo, capitano. »

Per quanto, allora, mi fosse stata negata possibilità di comprendere, nel dettaglio, quanto fosse accaduto, i frammenti di discorso che erano riusciti a giungere alla mia attenzione erano stati più che sufficienti a rendermi comunque edotto nel merito dell’urgenza che ci stava venendo lì richiesta e, con essa, di quanto minimo avrebbe avuto a dover essere riconosciuto il tempo ancora garantitoci.
In tutto ciò, quindi, non aggiunsi una sola parola al silenzio che già mi ero imposto, riconoscendo, conseguentemente e qual mia unica priorità, quella di riuscire a rintracciare quel dannato antidoto, qualunque cosa esso fosse. Purtroppo, nell’obbligata ignoranza propria del mio approccio alla problematica, quanto avrei potuto lì compiere non sarebbe stato nulla di diverso, nulla di più appropriato, rispetto a ciò che già la mia amata si era riservata pregressa possibilità di azione, arrivando addirittura a sventrare l’intero appartamento, ogni stanza privata un tempo appartenuta a colei che le aveva imposto quell’ignota maledizione, in cerca di qualunque cosa potesse vagamente assomigliare a una cura per il proprio male. Non, quindi, quella che si avrebbe potuto descrivere qual la migliore idea a cui avrei potuto appellarmi, verso la quale i miei sforzi avrebbero potuto convergere, e, ciò non di meno, neppure obiettivamente la soluzione più inconsistente, meno comprensibile e condivisibile, laddove, appunto, già prima di me, complice sicuramente l’emotività del momento, anche la stessa Midda non si era sospinta a nulla di più significativo, di più incisivo, in tal senso, ovviamente e proprio malgrado, alcun reale risultato neppure riportando, salvo lasciarsi raggiungere da Lys’sh e dal sottoscritto nel mezzo di quell’incredibile confusione e devastazione.
E se, dal mio fronte, pur non mancando stolido, e non per questo meno che appassionato, impegno, non avrebbe avuto a potersi attendere alcun trionfo; anche la giovane ofidiana peccò, proprio malgrado, di futilità, impiegando, almeno nell’immediato, i propri sforzi all’unico scopo di spingere la sua compagna e amica a modificare la posizione pubblicamente assunta, rinunciando al sacrificio che aveva dato riprova di essere disposta a compiere in nome della salvezza comune…

« Non puoi parlare seriamente, Midda! » protestò, esplodendo in tal incredula asserzione dopo un lungo istante di silenzio, utile, forse, a maturare consapevolezza nel merito di quanto comunque effettiva, reale e concreta, avrebbe avuto a dover essere giudicata la prospettiva di quel ritiro, di quel rientro alla base privi di una reale vittoria, qual, del resto, mai avrebbe potuto essere considerata qualunque soluzione atta a prevedere la morte della mercenaria « Dopo tutto quello che abbiamo fatto per arrivare fino a qui, non puoi davvero pensare di arrenderti… non, soprattutto, a un’avversaria già morta! » soggiunse, cercando, e non mancai di coglierne l’abilità, di far leva sulle emozioni, sull’orgoglio guerriero della propria controparte, nell’indicare a margire di quelle parole il corpo martoriato di colei che, almeno inizialmente, fino a quando non era subentrata la mia testimonianza a cambiare la posizione dei vari pezzi sulla scacchiera, era stata da loro considerata la nemesi da affrontare e sconfiggere « E non pensi ad Anmel?! Hai lasciato il tuo pianeta per darle la caccia e ora… »
« … e ora, per favore, dammi un attimo di tregua. » richiese la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo il capo e levando ambo le mani a contenere l’irruente entusiasmo della propria interlocutrice, foga certamente conseguente a un palese sentimento di affetto e, ciò nonostante, pur egualmente foga, non diversa, nei propri possibili conseguimenti, a quanto avrei potuto ottenere, contemporaneamente, io, o a quantoo avrebbe potuto vantare di aver ottenuto, precedentemente, ella stessa « Non credere che io sia quel genere di persona costantemente volta alla volontaria immolazione per il bene comune… né, tantomeno, che la quotidiana esistenza mi sia venuta a noia. Anzi. » puntualizzò subito dopo, a escludere simili eventualità che pur, avrei potuto testimoniare, effettivamente poco si sarebbero potute addurre a lei e allo stile di vita che, da sempre, aveva vantato qual proprio.
« Il mio unico desiderio, se mi si perdona la schiettezza, altro non prevedrebbe che il definitivo, e imperituro, trapasso di Anmel e del suo degno erede Desmair e, subito dopo, la possibilità di chiudermi per non meno di una settimana in una camera da letto in compagnia del qui presente Be’Sihl, null’altro che indossando, o lasciandogli indossare, che la propria nuda pelle. » proseguì, ad argomentare, in maniera un po’ più approfondita, la propria personale posizione, in termini che, devo essere onesto, non mi dispiacquero per nulla e, per un istante, si posero seriamente in grado di distrarmi da ogni altra preoccupazione propria di quel particolare frangente « Ciò non di meno, ho imparato molto tempo fa come il distacco emotivo abbia a doversi considerare, sovente, la chiave risolutrice di qualunque problema. Distacco emotivo in grazia al quale non posso offrire torto alcuno al pragmatismo del capitano e al suo desiderio di veder sacrificato il proprio intero equipaggio in quello che, alla fine, potrebbe comunque rivelarsi uno sforzo inutile. »
« E, quindi, vuoi comunque accettare l’idea di arrenderti?! » riprese Lys’sh, riproponendo fondamentalmente parole già adoperate, a dimostrazione di quanto, invero, quanto ascoltato fino a quel momento non avesse avuto occasione di essere riconosciuta qual nulla di più di una banale chiacchiera, rumore di fondo in nulla utile al comune scopo finale.
« No. » rifiutò la mercenaria, scuotendo il capo a meglio evidenziare il proprio diniego « E, quindi, voglio sfruttare il tempo che ci resta per riflettere su come poter risolvere l’enigma rappresentato da questo dannato antidoto, senza lasciarmi ulteriormente conquistare da vane ansie… per questo ti chiedo di riconoscermi un momento di tregua, e di concedermi la possibilità di usare la testa, ancor prima che lo stomaco nell’affrontare questa sfida. » sorrise, a dimostrare come, al di là delle parole utilizzate e del tono impostosi qual gelido non meno rispetto ai suoi occhi, in quell’intervento non avrebbe avuto a doversi intendere né volontà di rimprovero, né tantomeno astio nei confronti della propria interlocutrice, quanto e piuttosto l’impegno concreto di una condannata a morte a tentare di sfruttare gli ultimi istanti concessile per preservare la propria esistenza in vita al di là di ogni sentenza in senso contrario.

Una freddezza, quella che finalmente ella sembrava essersi riuscita a imporre, che, in effetti, risultò allora meno inappropriata, meno innaturale, di quanto non avrebbe avuto a dover essere considerata la sua precedente, iraconda reazione. Giacché, infatti, ella non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual nuova a quel genere di situazioni, a ritrovarsi sul proverbiale filo della lama, e su esso correre con tutte le proprie energie per preservarsi in salute, per conquistare il diritto a un nuovo giorno; poiché, ancora, ella non avrebbe avuto a doversi considerare nuova a quel genere di apparenti stalli dai quali soltanto la propria sconfitta avrebbe potuto essere spiacevolmente indicata qual sola soluzione rimasta; sol indifferenza, sol quieto controllo sulle proprie emozioni, sui propri sentimenti, avrebbe avuto a dover essere indicata qual risposta utile e, per lei, naturale innanzi a quell’ennesima sfida, che, al di la dei metodi e delle tecnologie coinvolte, nulla di nuovo, nulla di originale, avrebbe avuto a poter aggiungere nel confronto con il suo cuore rispetto a qualunque altra letale minaccia prima affrontata e vinta.

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