Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 6 agosto 2014

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« Costei non è colei che mi tratteneva prigioniero. Ne sono certo… » ribadii, storcendo le labbra verso il basso, a esprimere personale disappunto per tutto ciò, per quanto, comunque, che ella fosse stata, o meno, la nostra antagonista, ormai ben poco valore avrebbe potuto vantare, dato che, in ogni caso, la nostra reale nemesi non avrebbe più avuto a doversi considerare collegata a tale corpo morto « Più che a questa disgraziata, invero, Anmel potrebbe vantare una certa somiglianza con te! »
« … con me?! » ripeté Midda, ancor più sorpresa di quanto non fosse stata un istante prima « Di nuovo?! »

Perché se fin da ben prima che la regina potesse essere incautamente liberata, e restituita al mondo e all’universo intero con tutta la propria straordinaria minaccia, della quale soltanto tardivamente era stata maturata consapevolezza, Midda aveva già avuto problemi a confrontarsi con un’antagonista a lei del tutto identica, qual solo Nissa Bontor avrebbe potuto vantar occasione di essere; e se la stessa regina immortale aveva, alfine, incontrato proprio in tale gemella la propria perfetta ospite, lasciando gravare in contrasto alla mercenaria una minaccia non soltanto raddoppiata, ma addirittura esponenzialmente decuplicata nel proprio valore, nella comunione di due avversarie tanto letali e tanto mortalmente animate in suo contrasto; la prospettiva di ritrovare qual propria controparte una donna a sé simile, o identica, non avrebbe rappresentato per lei alcun fattore di originalità, alcun risvolto inedito. Al contrario.
Fortunatamente, comunque, in quell’occasione, Midda non avrebbe avuto a doversi effettivamente confrontare con la propria immagine riflessa così come già era avvenuto in passato, con la propria gemella. Sebbene, infatti, la donna a me presentatasi, senza possibilità alcuna di dubbio o fraintendimento, quale Anmel Mal Toise, avrebbe potuto vantare alcuni punti in comune alla mia amata, soprattutto a fronte del suo nuovo taglio di capelli, molte altre differenze non avrebbero potuto evitare di distinguerle in un eventuale confronto. Per iniziare, là dove la Figlia di Marr’Mahew non potrebbe vantare un’altezza superiore ai sei piedi, in effetti di poco superando i cinque; la nostra nuova antagonista aveva svettato al di sopra del mio corpo legato da quasi sei piedi e mezzo. In tal estensione, poi, là dove la mia amata non ha mai saputo rinunciare a forme generosamente e squisitamente femminili, poste a inaspettato contorno di un fisico comunque straordinariamente tonico, reso tale da una vita in costante allenamento; il nuovo corpo di Anmel Mal Toise si era presentato contraddistinto da proporzioni non meno longilinee rispetto a quelle proprie della defunta Milah Rica Calahab o della stessa Lys’sh, sfoggiando una coppia di seni di dimensioni estremamente più contenute nel confronto con l’esuberanza propria della mia amata e glutei ciò non di meno alti e sodi. A margine di ciò, se l’epidermide della mia amata, come poc’anzi ricordato, si è, da sempre, contraddistinta per una tonalità candida, quasi madreperlacea, che non potrebbe essere giudicata evanescente in sola grazia alle innumerevoli efelidi sapientemente dislocate lungo il suo intero corpo; quella della donna che mi aveva trattenuto prigioniero sino a quel giorno avrebbe avuto a doversi riconoscere caratterizzata da un colore indubbiamente più vivace, e indubbiamente ben poco umano, nel concedersi a tratti bronzea e a tratti prossimo a un rosso ruggine, così come altrettanto rossi erano, per l’appunto, i corti… cortissimi capelli sovrastanti il suo capo. E se, al centro del proprio capo, gli occhi azzurro ghiaccio di Midda difficilmente potrebbero mai essere fraintesi con quelli di altri individui, possedendo una sfumatura più unica che rara, almeno entro i limiti della consapevolezza del mondo, e dell’universo, che sino a quel momento avrei potuto vantare; verdi smeraldini avrebbero avuto a doversi descrivere quelli di Anmel, resi ancor più unici, esclusivi, oltretutto, dalla presenza nella propria mediana di una pupilla verticale non poi diversa da quelle proprie di Lys’sh. Non di natura umana, pertanto e indubbiamente, si sarà già ampiamente compreso, avrebbe avuto a doversi considerare il nuovo corpo di Anmel Mal Toise, bensì chimera, come alcun dubbio avrebbe potuto ulteriormente riservarmi la presenza di una complessa maculazione abilmente posizionata lungo la linea esterna del suo volto, e più in basso sul suo collo, sulle sue spalle e sulla sua schiena… almeno fin dove il mio sguardo era stato in grado di spingersi, benché, probabilmente, non avrebbe mancato di proseguire ancor più in basso, verso i glutei e, forse, le gambe; in un effetto d’insieme che non avrebbe potuto ovviare a richiamare alla mia mente l’immagine propria di un ghepardo o di qualche altro simile grande predatore felino, benché in termini indubbiamente meno marcati rispetto a quanto un’ofidiana come Lys’sh non avrebbe potuto evitare di rimandare a un serpente, o più in generale a un rettile, o a quanto un canissiano come Falamar non avrebbe mancato di evocare l’idea di un licantropo.
In termini più concisi di questi, nei quali mi sono or dilungato con la speranza di poter offrire a tutti un’immagine sufficientemente chiara di colei in contrasto alla quale avremmo avuto a dover impiegare i nostri sforzi, e di quanto, indubbiamente, ella non avrebbe potuto essere colei che, cadavere, giaceva riversa su quel letto, abbandonata come una bambola di pezza ormai priva d’ogni fascino agli occhi della propria un tempo anche affezionata padrona; ebbi allora occasione di rapido confronto con Midda e Lys’sh. Una descrizione, la mia, al termine della quale subito si riservò occasione di intervento proprio quest’ultima, spinta in tal senso, in simile direzione, dalla volontà di meglio circoscrivere quanto riportato, a offrire un nome più pertinente a colei che, in maniera probabilmente ingenua, per me sarebbe stato sufficiente limitarsi a chiamare Anmel Mal Toise…

« Sei sicuro che non avesse… non so… orecchie a punta? O un naso simile a quello di un gatto?! » questionò, subito incalzando per offrire trasparenza nel merito del perché di una tale richiesta « Da come l’hai descritta, potrebbe essere una feriniana. Ma non ho mai avuto occasione di incontrare neppure una mezzosangue che fosse così poco contraddistinta da caratteri felini rispetto a tratti umani… »
« Niente orecchie a punta e niente nasi felini. Era una donna umana… in tutto e per tutto… » puntualizzai, rendendomi conto di quanto, comunque, la prolungata permanenza all’interno di una comunità canissiana mi avesse inconsciamente portato a ridefinire il mio concetto di “umano”, estendendolo anche a creature che, prima del mio viaggio al di fuori dei confini del mio mondo, difficilmente non avrei evitato di considerare quali mostruose « … o quasi. » soggiunsi, sforzandomi di riportare ogni cosa entro le proprie giuste misure.
« D’accordo. » intervenne Midda, levando ambo le mani a richiedere a sé la nostra attenzione e, nel contempo, a interrompere qualunque possibile ulteriore evoluzione di quel discorso « Feriniana o qualunque altra cosa sia diventata Anmel, ciò non cambia molto nel merito della nostra situazione attuale… »
« … se non, per lo meno, lasciarci il dubbio sull’effettivo coinvolgimento, a questo punto, della fu signorina Calahab con la tua antagonista. » osservò, non a torto, Lys’sh, pur concordando subito dopo sul considerare chiusa, almeno per il momento, la questione, rimandando a un migliore momento qualunque genere di analisi in tal senso « Ora la nostra priorità resta ancora trovare qualche antidoto a qualunque cosa tu abbia in corpo e, possibilmente, uscire di qui prima di ritrovarci a essere accerchiati. »

Fu allora che, non all’attenzione del mio udito ma, quantomeno, a quella delle mie due interlocutrici, ebbe a risuonare una voce che parve volersi esprimere, con spiacevole puntualità, proprio in senso contrario rispetto a quell’ultima dichiarazione, nel definire quanto, nostro malgrado, il tempo offertoci avrebbe avuto a doversi considerare ormai scaduto…

« Lys’sh… Midda… rapporto! » richiese il capitano della Kasta Hamina, nel rivolgersi in tal maniera direttamente a coloro note qual più esposte nella propria avanzata all’interno dell’edificio, per tutelare la salvezza delle quali tanto egli, quanto Duva e Mars si stavano, allora, impegnando in un’azione di dissimulazione e copertura « Non per mettervi fretta, ma qui le cose non si stanno mettendo bene. »

Un rapido sguardo d’intesa intercorse, in conseguenza a quel messaggio, fra coloro in tal modo evocate, a permettere, senza neppure ricorrere a un esplicito dialogo verbale, di concordare su come rispondere a quella richiesta e a chi, fra loro, avrebbe avuto a dover prendere voce nel dialogo con Lange Rolamo.

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