Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 4 agosto 2014

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Che io non fossi un idiota, fortunatamente, dal punto di vista della mia amata avrebbe avuto a doversi considerare fuori da ogni possibilità di discussione. Se così non fosse stato, del resto, ella non mi avrebbe certamente degnato né del proprio interesse, né tantomeno del proprio amore: Midda non si sarebbe mai considerata una donna perfetta e scevra di qualunque difetto, né, parimenti, avrebbe potuto pretendere che il proprio compagno fosse altresì impeccabile ed estraneo a qualunque possibilità di critica… ma da qui ad accettare, al proprio fianco, un idiota, completo o parziale che esso avesse a dover essere considerato, molto avrebbe avuto a passarcene. Per sua, e ovviamente anche mia benedizione, laddove, al di là di tutta la gioia per me derivante dalla nostra relazione, non avrei mai potuto sopportare la prospettiva di poter essere giudicato un idiota al suo sguardo.
Che io non potessi porre domande idiote, sfortunatamente, da qualunque punto di vista avrebbe avuto a doversi considerare ben lontano dal potersi ritenere fuori discussione. Lungi dal considerarmi perfetto, ove la perfezione non avrebbe probabilmente avuto a doversi considerare neppure caratteristica divina, nella mia umana fallibilità avrei potuto riservarmi, come chiunque, occasione per esprimere commenti fuori luogo, domande inappropriate o, anche, risposte del tutto sconclusionate. Nulla togliendo, tuttavia, né alla mia umanità, né alla mia fallibilità, la donna guerriero unica signora e padrona della mia anima e del mio cuore, oltre che della mia mente e del mio corpo, volle concedersi, e concedermi, comunque, un evidente beneficio del dubbio, a fronte di quella mia questione, di quella mia domanda, evidentemente non volta a ottenere, ancora una volta, conferma nel merito del nome che pur mi ero appena dimostrato più che in grado di scandire quasi alla perfezione, quanto ed evidentemente… qualcos’altro.
Per tale ragione, al di là della criticità intrinseca in quel momento, al di là di ogni possibile scoramento precedente, e di ogni eventuale preoccupazione nel merito della potenziale minaccia rappresentata dalle medesime guardie che, da un istante all’altro, avrebbero potuto lì piombare su di noi, Midda, seguita da Lys’sh, si riservò la possibilità di ripercorrere i miei passi e avanzare, a propria volta, all’interno della camera da letto un tempo appartenuta a Milah Rica Calahab, per meglio comprendere le ragioni del dubbio da me appena espresso innanzi al cadavere della medesima, riverso sul proprio letto nelle esatte condizioni in cui, pocanzi, era stata rinvenuta dalla prima.
E se pur nulla, in quell’appropinquarsi, ebbe a occorrere, lasciando inalterato lo scenario che era stato già presentato innanzi al suo sguardo e che, successivamente, era stato riproposto eguale innanzi al mio, un particolare di non secondaria importanza avrebbe avuto a dover essere preso in considerazione da parte della mia amata e, accanto a lei, di Lys’sh, al fine di rileggere le vicende che l’avevano vista protagonista in quelle ultime settimane sotto una nuova, e inaspettata, luce.

« Milah Rica Calahab… la legittima proprietaria di questo edificio, nonché ultima ospite della regina Anmel Mal Toise. » definì ella, mantenendo il proprio sguardo color ghiaccio più rivolto verso di me che verso la propria ormai defunta avversaria, nel presupposto di come, da parte della medesima, non avrebbe più potuto insorgere occasione di minaccia o di danno « Tu stesso, attraverso Desmair, me l’hai indicato… »
« In merito al fatto che questa donna sia Milah Rica Calahab, non è mia intenzione, o mio interesse, sollevare dubbio alcuno… » dichiarai per tutta replica, scuotendo appena il capo a meglio evidenziare la mia mancanza di intenzione in tal direzione « Ciò non di meno, costei non è stata ospite per Anmel Mal Toise. Giacché con Anmel ho avuto, mio malgrado, diverse occasioni di confronto nell’ultimo periodo… mentre è la prima volta che ho l’occasione di vedere questo volto, da quando sono qui. »
« … ne sei sicuro…?! » incalzò Midda, nell’istante stesso in cui le sue pupille ebbero a esplodere all’interno delle iridi, conquistandole istantaneamente e oscurando qualunque pur minima, gelida, sfumatura di azzurro, in un effetto che avrebbe avuto a potersi considerare a dir poco inquietante.
« Oh… sì. Assolutamente sicuro. » annuii, per quanto, obiettivamente, quella conferma non avesse a dovermi riservare maggior soddisfazione di quanta non ne avrebbe potuta offrire alla mia interlocutrice.

Anche se sì orrendamente straziata da una morte tutt’altro che impietosa nei suoi riguardi, Milah Rica Calahab, per come ebbe a offrirsi al mio sguardo, non sembrava aver rinunciato alla beltade che, indubbiamente, doveva averla contraddistinta in vita. Forse contraddistinta da uno o due anni di troppo per poter essere considerata una fanciulla, e, ciò non di meno, ancora molto distante dal poter essere definita donna, ella doveva poteva vantare su una folta chioma di lunghi, lunghissimi capelli neri, lisci, che, abitualmente, dovevano presentarsi attorno alle sue delicate spalle come un mantello corvino e che, in quel particolare contesto, in disordine ricoprivano parzialmente il suo corpo in maniera non dissimile da un funereo velo. Occhi verdi, ormai privi di qualunque bagliore di vita, dovevano essere apparsi, in vita, simili a meravigliose gemme, gemme la cui già ampia dimensione sembrava, da lei, voler essere posta ancor maggiormente in risalto da un trucco nero attorno agli stessi, non dissimile, in effetti, da quello abitualmente utilizzato dalle donne della mia terra natale, Shar’Tiagh. E la sua pelle, lì pur resa ancor più surreale nel proprio letale pallore dalla più completa perdita di sangue, non doveva aver comunque mai offerto sfoggio, in vita, di tonalità particolarmente vivaci, su un corpo tanto snello ed esile, da apparire quasi etereo, innaturale, pur non negandosi forme e proporzioni che difficilmente sarebbero passate inosservate al giudizio dei più.
Tale avrebbe avuto a doversi descrivere Milah Rica Calahab, per come ebbe a essere introdotta, per la prima e l’ultima volta, alla mia attenzione in quel caotico giorno. E nulla, in lei, avrebbe potuto avere a che fare con la regina Anmel Mal Toise con la quale avevo avuto pregressa occasione di confronto.
Per quanto le circostanze del nostro incontro non mi avessero visto in grado di vantare, propriamente, particolare controllo sul mio corpo o, più in generale, sul contesto a me circostante, non soltanto improbabile, ma addirittura impossibile sarebbe stato poter confondere il corpo senza vita di colei che, lì, si proponeva riversa su quello che era stato il proprio letto, con l’immagine di colei che, altresì decisamente più vivace, si era presentata al mio cospetto entro i confini propri della cella entro la quale ancora sarei stato prigioniero, se soltanto la giovane ofidiana non si fosse premurata di restituirmi la libertà. Anzi. Dovendo proprio riservarmi un qualche errore di giudizio, nel riconoscere l’una e l’altra, sarebbe probabilmente per me risultato più semplice fraintendere Anmel con la mia stessa, adorata donna guerriero, allorché con quel cadavere. E ciò, non per mera retorica…
Sebbene, nelle circostanze di quel particolare momento, e nella gioia della riunificazione con lei, non mi fossi ancora concesso occasione di commento nel merito del nuovo stile da lei sfoggiato, difficilmente avrei potuto ovviare a notare come, la donna che si era gettata fra le mie braccia e sulle mie labbra, a confermarmi tutto il proprio amore per me, fosse indubbiamente diversa, nel proprio aspetto, rispetto a colei dalla quale ero stato separato diversi mesi prima. E non tanto per il braccio destro di lei, inaspettatamente tornato al proprio posto in grazia a una nuova, e lucente, protesi metallica.
Là dove, infatti, avevo lasciato Midda con un volto contornato da una folta chioma disordinata di capelli corvini, tali, lo sapevo ormai da tempo, per sua scelta che per decisione divina, nella volontà di ovviare al rischio di poter nuovamente essere confusa, come già era accaduto in un lontano passato, con la propria gemella, ormai trapassata; in quel contesto l’avevo ritrovata contraddistinta da capelli tornati alla propria tonalità naturale, a quel rosso fuoco decisamente più coerente con la chiara tonalità della sua pelle e con le efelidi presenti a ornamento della medesima, e pur ridotti a una dimensione che mai, prima di allora, l’aveva caratterizzata, corti meno di un pollice nella parte in cui avrebbero potuto vantare maggiore estensione.
… un dettaglio, quello rappresentato dal nuovo taglio di capelli dell’unica donna a cui mai avessi votato la mia esistenza, e a cui l’avrei nuovamente ripromessa sino al termine dell’eternità e anche oltre, che, paradossalmente, la accostava in maniera a dir poco inquietante alla nuova immagine propria della regina Anmel Mal Toise, così come non mi risparmiai occasione di evidenziare, nel riprendere voce.

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