Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 30 luglio 2014

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« … wow… » sussurrai a stento, nel momento in cui ella mi concesse nuova occasione di respiro, fondamentalmente ormai privi entrambi di fiato nell’enfasi che ci aveva travolti in quel particolare contesto, in quell’occasione « Mi pare di comprendere di esserti mancato… un pochino almeno… »
« Giusto un pochino… » replicò Midda, in un alito di voce, scandendo ogni singola sillaba con le sue morbide labbra contro le mie « E prima che non me ne sia più concessa occasione, voglio che tu sappia che ti amo, Be’Sihl… ti amo probabilmente sin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati sebbene, nella mia stupidità, ci abbia messo anni a comprenderlo… »
« Ti amo anche io… ma… » esitai, non riuscendo a comprendere, in quel particolare contesto, il perché di tanta enfasi, laddove, al di là di ogni avversità, alla fine eravamo riusciti a rincontrarci e, quello, avrebbe avuto a dover rappresentare fondamentalmente la fine della storia, il giusto epilogo di quell’avventura… un’avventura certamente lungi da poter essere considerata l’ultima della nostra vita e, ciò non di meno, in conclusione alla quale, finalmente, ci sarebbe stata concessa possibilità di un po’ di requie, nel riposo del vincitore « … mi sta sfuggendo qualcosa? » domandai, a cercare di offrire un senso a tutto ciò, a tentare di trovare una corretta chiave di lettura a quella dichiarazione d’amore così apparentemente fuori luogo in quel particolare momento e contesto, soprattutto a confronto con il suo carattere, con la sua indole.

Dopo averci concesso un istante di riservatezza, ben comprendendo le nostre ragioni e pazientemente rispettando quell’estemporanea parentesi di intimità, fu Lys’sh a prendere voce prima di Midda, in parte anticipando la sua replica, a concedermi, in ciò, un migliore quadro d’insieme, e in parte meglio argomentando il mio interrogativo, a concederle, di conseguenza, un punto di partenza migliore per le proprie risposte, per le spiegazioni domandatele.

« Che è successo…? Hai trovato Anmel? E l’antidoto…?! » scandì, in rapida successione, dimostrandosi meno tranquilla rispetto a quanto non avrei apprezzato poterla ascoltare in quel particolare momento.

Forse furono le parole utilizzate da Midda, forse fu il tono impiegato da Lys’sh, o forse ancora fu l’occorrenza della parola “antidoto”… ma, improvvisamente, qualcosa non ebbe più a suonarmi tanto gradevole. E quel momento di apparente gaudio, quell’evoluzione di tardiva, ma quanto mai apprezzabile conclusione della nostra disavventura, ebbe ad assumere sfumature decisamente più cupe rispetto a quanto non avrei potuto riservarmi occasione di apprezzare.
In altre parole: la cosa non mi piacque per nulla!

« Ho trovato Milah Rica… già morta. » rispose la mia amata, prendendo appena le distanze da me, pur senza allontanarmi, forse nel constatare quanto precarie avessero a dover essere considerate allora le mie condizioni, forse nel non voler sprecare quell’occasione di comunione… quella possibile, ultima occasione di comunione « Dell’antidoto nessuna traccia… non che saprei effettivamente riconoscerlo, comunque. »
« Milah Rica…? Antidoto…?! » ripetei, quasi meccanicamente, a volermi riservare occasione di soppesare quei significanti per meglio apprezzarne… o, più precisamente, disprezzarne il significato « Chi è Milah Rica…? E che antidoto stai cercando…?! » incalzai, nel timore di non ricevere replica a quei due miei quesiti che pur non desideravo permettere fossero facilmente obliati.
« Milah Rica Calahab era la padrona di casa qui, ed è stata l’ultima ospite della nostra amica Anmel. Almeno fino a quando Anmel non ha deciso di dimostrare ben misera originalità nella scelta dei propri colpi di scena, facendomi trovare la suddetta morta nel proprio letto… » spiegò, indicando con un cenno del capo la camera lì vicino « Purtroppo, oltre a imprigionarmi e torturarmi per lungo tempo, Milah ha anche preteso le mie prestazioni professionali… e per assicurarsi la mia fedeltà, mi ha iniettato in corpo non so bene quale genere di veleno. Un veleno che mi dovrebbe concedere ancora e soltanto… »
« … undici ore e mezza… » dichiarò Lys’sh, offrendo un quadro terribilmente chiaro della situazione « Undici ore e mezza che, però, possiamo ancora impiegare per capire che cosa ti ha fatto e come rimediarvi… » precisò subito dopo, a voler offrire a quel proprio computo un tono positivo, persino speranzoso, nel dimostrare di essere ben lontana da qualunque genere di resa a un fato apparentemente avverso « Il fatto che Milah Rica Calahab sia morta non cambia nulla: dubito che avrebbe mai parlato, anche nel caso in cui tu l’avessi fatta a pezzi. Possiamo ancora farcela! »

Se mai avrebbe potuto esistere qualcosa in grado di far improvvisamente dimenticare quegli ultimi mesi di prigionia alla mia mente, e tutti i problemi fisici a essi conseguenti al mio corpo, di certo fu la scarica di adrenalina che ebbe a seguire quell’annuncio.
L’idea che Midda avrebbe potuto morire entro poche ore da quel momento, e che ciò avrebbe potuto conseguire, oltretutto, a qualcosa di tanto infido, di tanto ignobile, qual un veleno, obiettivamente, non avrebbe potuto evitare di suscitare in me un moto di rifiuto sì netto, sì deciso, da concedere un’energia imprevedibile, e a modo suo persino sovrumana, alle mie membra atrofizzate, al mio organismo debilitato, nonché una lucidità straordinaria, e a modo suo addirittura sorprendente, ai miei pensieri, quasi nulla fosse accaduto nel corso di quella prigionia e, lì, mi fossi allora presentato al momento del risveglio dopo un lungo periodo di riposo. Perché, e non esagero, avrei preferito morire facendomi esplodere il cuore sotto lo sforzo in tutto ciò richiestomi, allorché ritrovarmi a vivere con il cuore spezzato in conseguenza alla morte di colei per solo tramite della quale tutto avrebbe mai potuto riservarsi un qualsivoglia genere di significato.
Così, da essere pressoché un peso morto fra le braccia della mia amata, repentinamente ritrovai autosufficienza, recuperai una postura eretta, e mi separai da lei, muovendo passi decisi verso la stanza indicata quale scena del delitto, deciso a collaborare, in prima persona, non tanto all’attività di demolizione intrapresa pocanzi dalla stessa Midda, quanto e piuttosto alla ricerca di una soluzione a quel problema, di una via di evasione dalla certezza di quella condanna a morte, deciso a non arrendermi fino a quando mi fosse ancora stato concesso un singolo istante da spendere in quella direzione…

« Dove stai andando…?! » domandò la mia compagna, non negandosi un’inflessione addirittura preoccupata nella voce, anteponendo la mia salute, la mia sopravvivenza, alla propria, in una scelta naturale, spontanea reciprocamente per entrambi, e che pur non avrebbe potuto allora trovarmi tuttavia realmente concorde con lei, nel preferire, a mia volta, anteporre la sua salute, la sua sopravvivenza, alla mia.
« A cercare questo maledetto antidoto… qualunque cosa esso sia. » dichiarai, quasi sorprendendomi nell’ascoltare, fuoriuscire dalle mie labbra, un tono decisamente più vigoroso rispetto a quanto non avrei mai potuto attendermi di percepire, effetto lampante di quell’imprevedibile resurrezione che, in nome del nostro amore, mi aveva lì appena veduto protagonista « Se per lei era davvero così importante, è possibile che questa Milah Rica Calahab, o comunque si chiamasse, si sia premurata di tenerlo vicino a sé, al fine di non permettere a nessun possibile intruso di sottrarlo impunemente… » argomentai, ritrovandomi, in pochi passi, già nell’altra stanza, tutt’altro che desideroso di perdere ulteriore tempo in chiacchiere e, in tale frangente, addirittura del tutto disinteressato persino alla minaccia potenzialmente rappresentata dalle guardie che, da un istante all’altro, avrebbero nuovamente potuto piombare su di noi, imponendoci assedio.
« E credi che non ci abbia pensato…?! » commentò, scoraggiata, Midda, scuotendo alle mie spalle il capo, in un gesto che in quel mentre non potei ovviamente cogliere ma che risultò sufficientemente trasparente anche e soltanto in conseguenza dal proprio tono di voce « Purtroppo temo che Anmel si sia premurato di non lasciarmelo a disposizione, prima di svignarsela di qui… »
Fu allora che, credo, ebbi un’incredibile possibilità di sorprendere e spiazzare la mia amata, nel porre una domanda apparentemente ingenua e, che pur, non avrebbe potuto ovviare a gettare nuova luce su tutta la questione per così come, almeno per lei, sino a quel momento considerata: « Di preciso… chi dovrebbe essere questa donna…?! »

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