Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 29 luglio 2014

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Midda Bontor, donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione, Figlia di Marr’Mahew dea della guerra, Campionessa di Kriarya, Ucciditrice di Dei, e molti altri titoli e nomi con i quali avrebbe potuto essere chiamata, non avrebbe potuto vantare, obiettivamente, un carattere nevrotico. Avendo posto sfida a uomini, mostri e dei, creature mortali e immortali, ed essendo puntualmente sopravvissuta a ognuna di esse; ella aveva necessariamente maturato un indubbia capacità di autocontrollo, tale da lasciar apparire improbabile l’eventualità nella quale ella avrebbe potuto perdere il lume della ragione e, ancor peggio, avrebbe potuto lasciarsi dominare da una qualche estemporanea isterica follia, come pur, probabilmente, sarebbe stato considerabile umano e giustificabile per chiunque ove eventualmente posto a confronto con le medesime prove che ella aveva avuto a dover affrontare nel corso della propria vita, le stesse oscene allucinanti immagini da incubo innanzi alle quali ella aveva avuto occasione di porsi nello svolgersi delle proprie strabilianti imprese, meravigliose avventure.
Certamente, al di là dei contesti nei quali mantenere un assoluto autocontrollo avrebbe avuto a doversi considerare vitale, non mi era stata negata occasione di coglierla in atteggiamenti sicuramente più spontanei, più sinceri, più liberi. E, nel riferirmi a simili momenti, non intendo soltanto e banalmente citare i frangenti di intimità fra noi condivisi, ma anche, e meno esclusivamente, a tutte quelle nottate da lei spese, all’interno della mia stessa locanda, in vivaci risse… attività che, per chiunque altro, avrebbero avuto a doversi giudicare, probabilmente, non dissimili da sfide mortali in funzione dell’evolversi delle quali attendersi, o meno, speranza di sopravvivenza o di morte; ma che, al suo sguardo, al suo giudizio, altro non avrebbero avuto che a ritenersi semplici momenti di svago, nel corso dei quali permettere alla propria più intima natura di emergere, e di emergere con violenza talvolta devastante, in una misura tale per cui, forse e addirittura, avrei avuto a potermi ritenere persino geloso di lei, come se tutto ciò altro non avesse che a doversi intendere qual una vera e propria alternativa, in tutto e per tutto, al disimpegno che avrebbe potuto riservarsi nei nostri appuntamenti talamici.
Al di là di tali occasioni, di simili attività volte a consapevole svago, tuttavia, mai avevo avuto pregressa occasione di cogliere la mia amata Midda in quella che avrebbe potuto essere considerato, da parte sua, una parentesi di onesta isteria, di furia condizionata a un insuccesso, a un fallimento, tale da spingerla, senza mezze misure, a demolire qualunque cosa innanzi a sé.
E fu proprio in tal maniera che ebbi a coglierla al mio arrivo, al mio rientro nella sua vita, quando, mi piacerebbe poter scrivere “seguendo” ma, sostanzialmente, venendo trascinato di peso dalla cara Lys’sh, la raggiunsi in quelle che, mi venne poi confermato, intuii essere le stanze della padrona di casa, i suoi appartamenti privati, e la trovai intenta a spazzare con la propria spada, e un nuovo braccio destro in lucente metallo cromato, ogni pur minima suppellettile, ogni mobile, ogni proprietà un tempo appartenuta alla signorina Calahab. Ovviamente, prima di giungere a lei, e al cadavere della signorina Calahab, non ci venne negata una giusta prospettiva su tutta la lunga sequenza di morti da lei falciati per giungere sino a lì, ultima, e pur non meno importante delle quali, una decollata Tannouinn, nell’osservare i resti mortali della quale, non voglio negarlo, ebbi ad accarezzare un’intima reazione di soddisfazione, nella consapevolezza di essere già stato, adeguatamente, vendicato. Cadaveri a parte, alla fine giungemmo a lei, e molto più della pur notevole scia di sangue che ella aveva lasciato alle proprie spalle, e alla quale non avrei potuto che considerarmi abituato, ebbi quindi a sorprendermi per la condizione in cui, lì, ebbi a ritrovarla, quasi non riconoscendola nel furore che, in tanta determinata demolizione, la stava dominando.

« Ehy! » la richiamai, evitando, insieme a Lys’sh, di avvicinarmi a lei, onde evitare di essere involontariamente travolto dalla furia della sua lama.

Fu questione di un istante e, laddove un attimo prima innanzi a noi era apparsa la violenza di una fiera in gabbia, di una bestia in cattività, desiderosa di evadere dalla propria prigione a costo di uccidersi nel tentativo di forzare le sbarre; un momento dopo Midda ci si offrì nuovamente calma e controllata. Ansimante, necessariamente. Sudata, inevitabilmente. Ma calma e controllata… in un quadro che, ineluttabilmente, non avrebbe potuto ovviare ad apparire quasi terrificante se soltanto non si fosse trattato di lei. Se soltanto non fosse stata la donna che tanto amavo e che, per troppo tempo, avevo temuto non avrei più rivisto...

« Be’S! » esclamò ella, guardandomi e lasciando trasparire la propria sorpresa, la propria emozione, nel rincontrarmi, permettendo alle proprie pupille, prima perdute all’interno delle iridi color ghiaccio, di espandersi sino quasi a fagocitarle integralmente, lasciandole scomparire all’intero del nero perfetto di quella nuova coppia di occhi « Lode a Thyres… stai bene?! » domandò, esitando ad avvicinarsi a me, dimostrandosi, malgrado tutto, sospettosa nei riguardi della mia apparizione, in quella prudenza ai confini della paranoia che da sempre l’aveva contraddistinta in ogni aspetto della propria esistenza… la stessa prudenza che, del resto, per oltre quindici anni ci aveva visto posticipare qualunque possibilità di coinvolgimento sentimentale o fisico fra noi, nell’insano timore di quanto, così facendo, avremmo potuto comprometterci in una qualche misura.
« Sì… » annuii, sollevando faticosamente una mano a indicare il collo e il collare che lì, ancora, si poneva ben fissato, dal momento in cui, dopo una breve analisi, la mia salvatrice ofidiana non aveva ritenuto prudente rimuoverlo senza avere effettivamente idea di come funzionasse o di quali conseguenze avrebbero potuto scaturire da un’eventuale tentativo di forzatura « Per questo non ti preoccupare… non dovrebbe essere nulla di nocivo. Non nell’immediato quantomeno. »
« Desmair…? » questionò ulteriormente, seppur non per un qualche sentimento di premura nei confronti del proprio sposo, così come ebbe modo di lasciar trasparire più che esplicitamente nel proprio stesso tono di voce, che si impegnò a scandire le sillabe di quel nome quasi con disgusto, intuibile ribrezzo e non celato disprezzo, come se, dietro a tale nome, avesse a dover essere intesa la peggiore piaga che mai avrebbe potuto affliggermi qual, del resto, tale ella lo considerava.
« Credo sia sempre lì… sebbene Anmel abbia fatto in modo di negarmi ogni possibilità di contatto con lui, proprio per mezzo di questo collare. » spiegai, scuotendo appena il capo e, malgrado la difficoltà di muovermi in maniera autonoma, sforzandomi di staccarmi da Lys’sh per accennare qualche passo verso Midda, nel desiderio di riabbracciarla dopo un distacco tanto prolungato e il serio timore di non poterla più stringere a me come, in quel mentre, nulla e nessuno mi avrebbe impedito di tentare di compiere « … quindi non hai ragioni per non venire a darmi un bacio, non è vero?! » la provocai subito dopo, perfettamente consapevole di quanto la sua ritrosia ad avvicinarsi a me, in quel frangente, altro non avrebbe avuto che a doversi ricondurre sempre alla solita questione… al fatto che, mio malgrado, all’interno della mia testa, del mio corpo, si fosse insediato lo spirito del suo ben poco amato marito.
« Assolutamente. » confermò ella.

Ancor prima che potessi rendermi conto di quanto stesse accadendo, ritrovai le mie membra atrofizzate solidamente sorrette da quelle calde e frementi della mia adorata, la quale non si limitò, semplicemente, a concedermi un fuggevole bacio, così come, probabilmente, la situazione avrebbe pur reso consigliabile e auspicabile, ma, ancor più, si sprofondò in me, offrendo libero sfogo a una passione che, non ebbi dubbio alcuno, non avrebbe avuto a dover essere ricondotta soltanto a quegli ultimi mesi, quelle ultime stagioni di lontananza, ma, ancor più, avrebbe avuto a dover essere considerata conseguenza anche di tutto il periodo di volontario distacco che ella si era imposta, nello psicologico, e pur concreto, timore di ritrovarsi inaspettatamente impegnata a baciare Desmair anziché il sottoscritto.
E benché quell’ultimo anno, quale scoprii sostanzialmente essere trascorso, mese più, mese meno, dal nostro arrivo su Loicare, non fosse stato né piacevole, né gratificante, né appagante… diamine… qui lo giuro per iscritto: quel bacio, quel bacio che sol blasfemia avrebbe potuto minimizzare qual tale, mi permise istantaneamente di cancellare tutto quanto, quasi mai avessi lasciato il dolce contatto con quel corpo meraviglioso.

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