Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 22 luglio 2014

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Voglio essere sincero: non avessi avuto precedente esperienza di apprezzabile convivenza con un gruppo di canissiani, e di canissiani più che sinceramente benintenzionati come Falamar Hithorn, la comparsa in scena di quella ofidiana avrebbe potuto quantomeno sorprendermi, spiazzarmi, se non, addirittura, spaventarmi, non lasciandomi presupporre alcun risvolto positivo.
Fortunatamente, però, fatta eccezione per la pur sgradevole, estremamente sgradevole, esperienza con l’allor già defunta Tannouinn Reshat, per quanto, ancora, di tale risvolto egoisticamente positivo non fossi stato ovviamente informato, non avrei potuto sollevare la benché minima critica nel confronto con l’ospitalità altresì offertami da Falamar e da tutti i suoi compagni; ragione per la quale, in un frangente al pari di quello nel quale mi ero così ritrovato a essere, imprigionato da tempo sufficiente a farmi dimenticare le sensazioni conseguenti all’assunzione, anche solo e banalmente, di una posizione eretta, per non parlare poi del piacere potenzialmente derivante dal poter muovere qualche passo, non avrei potuto riservarmi alcun gratuito pregiudizio a discapito della nuova giunta soltanto in funzione del colore della sua pelle… o, più precisamente, del fatto che la sua epidermide fosse, fondamentalmente, costituita da vellutate squame in tutto e per tutto assimilabili a quelle di un serpente. E così, benché non avrei potuto né vantare alcun genere di pregressa confidenza con Har-Lys’sha, né, tantomeno, avrei potuto presumere le dinamiche che, in effetti, l’avevano condotta sino a me animata dall’unica, esplicita volontà di soccorrermi, di liberarmi; nell’osservarla in tal maniera sopraggiungere e, ancor più, esordire nella mia direzione, non potei che riconoscermi più che ben disposto nel considerarla qual la mia nuova migliore amica, se solo, come non avrei potuto evitare di sperare, mi avesse restituito la libertà perduta e, ormai, quasi insperata.

« Precisamente. » confermai, quindi, alla sua richiesta « E a costo di apparire peggiore della più economica meretrice di tutta Kriarya, sono pronto a votare ogni singolo giorno del resto della mia vita all’adorazione della tua persona se solo ti rivelerai qui sopraggiunta all’unico scopo di concedermi una qualsivoglia speranza rivolta all’indomani stesso. »

Stavo scherzando, ovviamente. O, per lo meno, così preferisco pensare, per quanto, dopo quel periodo di prigionia, mi duole ammetterlo, una parte di quella sostanziale dichiarazione d’amore tutt’altro che incondizionato nei suoi riguardi avrebbe avuto a doversi considerare addirittura fondata, se soltanto la mia richiesta fosse stata lì soddisfatta.
Fortunatamente, però e nuovamente, la mia interlocutrice non avrebbe avuto a doversi considerare interessata a un qualunque genere di coinvolgimento sentimentale con me. Soprattutto dal momento in cui…

« … credo che la mia cara amica Midda potrebbe seriamente prendere in considerazione l’idea di scuoiarci entrambi vivi se soltanto ti sentisse esprimerti in siffatta maniera. » replicò, sorridendo apertamente e scuotendo il capo, facendo apparire, in grazia alle proprie parole, quel gesto quantomeno adorabile, per quanto la conformazione fisica del suo viso, nell’assenza di un naso considerabile tale, di orecchie giudicabili tali, e di labbra riconoscibili qual tali, l’idea stessa di un sorriso sarebbe apparsa quantomeno aliena « Per questa ragione, farò finta di non averti sentito, per quanto non possa evitare comunque di ringraziarti per il tuo non disinteressato apprezzamento nei miei riguardi! » concluse, scoppiando a ridere e, nel mentre di quella stessa risata, e di quelle ultime parole, abbattendo contemporaneamente due guardie con un agile calcio frutto di un movimento rotatorio che le vide necessariamente costrette alla perdita dei propri sensi, e generosamente non della propria vita, per quanto in senso contrario non le avrebbero sicuramente riconosciuto eguale premura.

Permettetemi di essere estremamente franco: al di là delle ammirevoli forme e proporzioni di un corpo giovane e praticamente perfetto qual quello che Lys’sh ebbe comunque a presentare al di sotto degli abiti con i quali si palesò innanzi al mio sguardo, e che comunque non avrebbero mai permesso a un qualunque apprezzamento nei suoi confronti di risultare privo di fondamento con sodi seni e glutei sì tondi e alti da risultar quasi una sfida alle leggi della natura; nel sentire pronunciare, dalle sue labbra non labbra il nome della mia amata, da lei definita oltretutto qual propria cara amica, non il benché minimo particolare in lei avrebbe, allora, potuto essere meno che adorato a fronte del mio tutt’altro che in tal modo distaccato giudizio. Che non un solo capello ricadesse dalla sua nuca sulle sue spalle; che i suoi occhi apparissero enormi e gialli, contraddistinti dall’assenza di iridi e da sottili nere pupille verticali; che il suo naso fosse definito da una semplice sporgenza al centro del suo volto, con due fessure in luogo alle narici; che le sue orecchie non fossero altro che una coppia di incavi ai lati del suo capo; e che le sue labbra fossero del tutto inesistenti, vedendo la sua bocca emergere al di sotto delle narici qual una sorta di ritaglio all’interno della sua verde pelle squamosa… beh… non avrebbe minimamente potuto interessarmi. Anzi.
In quel momento, tutto ciò ebbe persino a scomparire alla mia vista, nell’offrirla al mio giudizio semplicemente qual la più affascinante, meravigliosa, conturbante e seducente creatura su cui mai avrei potuto porre lo sguardo. Subito dopo la stessa Midda, naturalmente.

« Dimmi che non sei un’allucinazione… te ne prego. » mi ritrovai a supplicare, rinunciando a qualunque barlume di dignità o di orgoglio personale, nel dimostrarmi pronto a contrattare persino con le conseguenze di un’insorgente psicosi pur di riabbracciare la mia amata, in una prospettiva, in tale contesto, a dir poco straordinaria, soprattutto nel considerare tutto ciò che ci era accaduto e come ciò era accaduto.

Disperato chi?... io?!

« Nel frequentare una donna del calibro di Midda mi ero convinta che tu fossi contraddistinto da uno spiccato buon gusto… ciò non di meno, se davvero puoi arrivare a credere che io abbia a poter essere confusa con un parto della tua immaginazione, temo di dovermi ricredere. » commentò, non priva di indubbia autoironia, tale da sollevare aperta critica a proprio stesso discredito, per quanto con tono giustamente scherzoso, a definizione della facezia propria di quel dialogo in paradossale contrasto alla serietà dell’impegno fisico che pur stava sostenendo in quello stesso frangente temporale, combattendo con tutte le proprie energie non soltanto per la mia salvezza ma, anche e indubbiamente, per la propria stessa sopravvivenza, lì posta in maggiore dubbio rispetto a quanto non avrebbe potuto aversi a giudicare la mia medesima « Cioè… davvero non riesci a fantasticare su nessuna meglio di me…?! »
« E qui rischiamo pericolosamente di rientrare in zona scuoiamento. » mi permisi di obiettare, ritrovandomi a interloquire con quella completa sconosciuta con la medesima naturalezza con la quale mi sarei potuto porre a confronto con la mia amata, o con, comunque, una persona a me amica da più di pochi istanti… e, soprattutto, della quale magari avrei potuto vantare conoscenza a riguardo del suo nome « Il che rischia di essere a dir poco insalubre, soprattutto visto e considerato che non ho avuto ancora neppure la possibilità di chiederti come ti chiami… » sottolineai, palesando allora la mia più completa ignoranza nel merito dell’identità della mia potenziale salvatrice, la quale pur aveva dimostrato non soltanto di conoscere la mia, ma, ancor più, di essere in evidente confidenza con la sola donna che abbia dominato il mio cuore in maniera sì ossessiva e preponderante come unicamente Midda è stata capace di fare sin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati e per ogni istante successivo ad allora.
« Hai ragione! » constatò, per sola replica « Il mio nome è Har-Lys’sha… ma puoi chiamarmi semplicemente Lys’sh! » si presentò, salvo poi aggiungere « E se non fosse chiaro, sono qui per trarti in salvo! »

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