Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 9 luglio 2014

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Una cognizione di causa, la sua, che non in migliori termini avrebbe potuto essere riassunta, se non in quelli che, lì, si premurò di dedicare alla propria anfitrione, qual saluto e, forse doveroso, sicuramente ironico, probabilmente sarcastico, omaggio alla medesima. Un’ospite che, nel recente passato, non l’aveva soltanto onorata con la prospettiva dell’offerta di un incarico, così come pur avrebbe potuto essere apprezzabile e apprezzato, ma che, soprattutto, le aveva dedicato tutto il proprio più sfrenato sadismo, tutta la propria più psicotica crudeltà, ricercando concreto piacere nel farla ripetutamente a pezzi, nel sezionarla, nell’eviscerarla, nello smembrarla, salvo poi, quando ormai prossima a morire, curarla, guarirla, ripristinare la sua integrità fisica con efficacia ed efficienza tali da far apparire la scienza medica in ciò applicata più simile a magia, e forse, persino, superiore alla magia stessa.
In grazia di tutto ciò, ancor prima dell’acquisita consapevolezza dell’identità di tale figura non tanto quale Milah Rica Calahab, quanto e ancor più come la regina Anmel Mal Toise, la mercenaria si era già ampiamente ripromessa di riservarsi un’occasione utile a restituire alla propria supposta mecenate ogni fremito di dolore, di patimento, di sofferenza provato nel corso di quella terribile prigionia, in confronto alla quale la mia reclusione avrebbe avuto a dover essere banalizzata in misura pressoché non dissimile da quella di un soggiorno premio in una serena località di villeggiatura. Dal momento che, allora, era persino e fortunatamente stato offerto alla sua attenzione, alla sua capacità di deduzione, tale dettaglio, simile particolare, soltanto e a dir poco entusiasmante avrebbe avuto a doversi considerare la subentrata possibilità di ottenere soddisfazione, con la propria vendetta, e, contemporaneamente, concludere la missione che, fra le stelle, entrambi aveva condotto, nella volontà di porre fine alla minaccia rappresentata da quello spirito forse immortale… e che, ciò non di meno, avrebbe dovuto alfine essere annientato.

« Mia signora… sono tornata! » esclamò, annunciando il proprio ingresso nelle stanze della signorina Calahab « Sono spiacente di informarti che, a oggi, non ho ancora neppure compreso cosa tu potessi volere da me… ma, in compenso, ho più che compreso che desidero sfruttare le ultime ore di vita presumibilmente concessemi per farti a pezzi. E suddividerti in frammenti così piccoli che, te lo assicuro, alcun genere di scienza, o di magia, potrà mai essere in grado di rimetterti insieme… »

Coloro che già hanno avuto occasione di approfondire le vicende delle quali la mia amata era stata protagonista in contemporanea agli avvenimenti da me qui riportati, di certo, non avranno scordato quanto, a garantire a Milah Rica Calahab la fedeltà della mia amata, e il suo ritorno entro i termini temporali stabiliti con quanto a lei cripticamente domandato, e mai, invero, compreso, avesse a dover essere riconosciuta un’assolutamente spiacevole minaccia di morte e di morte gravante direttamente sull’indomani della mercenaria, alla quale, mi si conceda la possibilità di ricordare, soltanto tre giorni erano stati concessi dal momento della sua liberazione dall’inospitalità della giovane signora del crimine organizzato, prima che qualcosa, iniettato nel suo corpo, agisse allo scopo di distruggerla.
Qualcosa che, per dichiarazione esplicita della stessa Milah, non avrebbe avuto a dover essere considerato nulla di banale quanto del mero veleno e che, ciò non di meno, avrebbe assicurato alla mia compagna morte certa se solo non avesse compiuto quanto necessario per rimediare a un presunto torto passato, un furto ipoteticamente condotto a discapito della giovane di Loicare da parte della donna nel giorno stesso in cui, sempre ipoteticamente, ella aveva sancito la morte del padre della stessa… in quella che, ormai, agli occhi di Midda non avrebbe più potuto evitare di apparire sempre più palesemente frutto di un gioco perverso a opera della regina Anmel, ancor prima che, così come era stato inizialmente creduto, conseguenza di una qualche, incomprensibile, montatura a suo discapito..

« … del resto non credo proprio che tu abbia mai avuto la benché minima voglia di graziarmi. » insistette, continuando a parlare nel mentre in cui, con lo sguardo, spaziava attorno a sé alla ricerca del proprio bersaglio, ovunque ella fosse « Se così fosse, perdona la mia ingenuità, avresti probabilmente evitato di infierire a mio discapito con tutta la brutalità che, altresì, ti ha contraddistinta. » argomentò la mercenaria, considerandosi, in cuor suo, certa del fatto che o la minaccia a lei imposta avrebbe avuto a doversi riconoscere semplice menzogna, giuoco psicologico utile a ottenere la sua fedeltà senza particolari margini di manovra o, altresì e peggio, essa avesse a doversi giudicare sincera e, tuttavia, priva di qualunque possibilità di riscatto, di cura, di antidoto, rendendola in tutto ciò, non di meno, protagonista di un ben diverso genere di perverso giuoco psicologico utile a vederla impegnarsi vanamente al fine di ovviare a una condanna già sentenziata.

Una possibilità, la seconda, che, oltretutto e sciaguratamente, più che perfettamente si sarebbe potuta riconoscere in linea non soltanto con lo stile d’azione che già, ampiamente, la stessa Milah Rica aveva voluto palesare qual proprio; quanto, e ancor più, con ogni supponibile modo d’agire teoricamente proprio della stessa regina Anmel Mal Toise che, entro il limitare proprio della nostra pregressa esperienza con lei, non si era mai dimostrata solita riservarsi possibilità alcuna di prigionieri, di ostaggi, preferendo, di gran lunga, rimuovere ogni ostacolo, vero o presunto, dal proprio cammino prima ancora che questi potesse avere l’opportunità di dimostrarsi d’intralcio per i suoi piani, per la sua strategia, per la sua vittoria sopra a tutto e a tutti.
Per questo, in termini che qualcuno avrebbe potuto definire imprudentemente audaci, e che altri avrebbero potuto giudicare, piuttosto, razionalmente rassegnati, la donna guerriero aveva scelto un approccio più che diretto con la propria antagonista. Probabilmente neppur attendendosi di poter sopravvivere al confronto con lei e, in ciò, lasciando apparir a dir poco vana qualunque altra questione correlata, fosse anche quella relativa alle settantadue ore di vita garantitile e, ormai, prossime all’esaurimento.

« Questo, ovviamente, senza trascurare il non secondario dettaglio della tua identità… » soggiunse, a prosecuzione dell’argomentazione precedente, ancora senza riuscire a offrire una localizzazione certa alla propria antagonista e, in ciò, riservandosi non poche ragioni di inquietudine, che pur cercò di obliare nella sprezzante ironia dei propri interventi, non comprendendone le possibili motivazioni « … non è forse vero, mia cara Anmel?! » domandò, serrando maggiormente le dita della propria mancina attorno all’elsa della ritrovata e sempre più amata spada, nell’attendersi, allora, di essere posta sotto attacco in semplice conseguenza alla pronuncia di quel nome, in grazia allo scandire del quale, credette, non avrebbe potuto essere ovviata una sorta di evocazione della medesima… così come pur non avvenne.
« Eh… già! » incalzò immediatamente, socchiudendo gli occhi e, nel contempo di ciò, lasciando involontariamente contrarre le proprie nere pupille all’interno delle iridi color ghiaccio in misura sufficiente a farle sostanzialmente sparire, in un gesto per lei incontrollato e pur, da sempre, caratteristico del crescendo della sua concentrazione, della sua più intima sintonia con la battaglia attorno a sé e con le sfide che, in essa, le sarebbero state riservate « Sono stata informata anche di questo, sai? E prova a indovinare per merito di chi…?! »

Coinvolgere, nel frangente di quella situazione, di quel contesto, anche il nome di Desmair, ne era sicura, avrebbe dovuto sbloccare l’apparente stallo in cui sembravano essere cadute. Del resto, anche nel merito della presenza di Anmel-Milah in quello spazio, in quelle stanze, ella non si stava serbando dubbio alcuno, sebbene non riuscisse a comprendere la ragione di tanta sua apparente timidezza.
La risposta a tanto silenzio, tuttavia, sopraggiunse violenta e prepotente alla sua attenzione ben prima che potesse essere in grado di scandire il nome del proprio sposo… e costringendola, a propria volta, a restare senza parole, per la sorpresa impostale.

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