Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 1 luglio 2014

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Dopo che Desmair aveva preso contatto con Midda, e dopo che ella aveva condiviso con tutti quanti l’evidenza della situazione riportatale dal proprio… sì, mi spiace descriverlo qual tale, per quanto, obiettivamente, questo ha a doversi considerare il suo giusto titolo… marito; la donna guerriero aveva infatti provato a sciogliere qualunque legame, più o meno saldo, sino a quel momento venutosi a creare con le sue due amiche, Duva e Lys’sh, e con l’equipaggio tutto della Kasta Hamina, nella volontà di non permettere ad alcuno fra loro di poter essere coinvolto, neppure per sbaglio, in quello che, certamente, non sarebbe stato un semplice confronto fra lei e la propria antagonista per antonomasia.
A spingerla in tal senso, e di questo mi posso dichiarare testimone pur non essendo stato, in tal frangente, fisicamente presente, certamente avrebbe avuto a doversi considerare il ricordo, la ferita, ancor aperta su carne viva, e che mai avrebbe potuto rimarginarsi, dolore che mai avrebbe potuto sopirsi, di un altro equipaggio, dell’unico altro equipaggio a cui ella si fosse mai concessa opportunità di legarsi, e che, purtroppo, aveva pagato con la vita il prezzo di simile vincolo, di tale affetto; infliggendole, obiettivamente, un danno, una mutilazione a livello psicologico ed emotivo, di misura infinitamente maggiore rispetto a quanto non avrebbe mai potuto essere riconosciuto alcun altro danno da lei mai riportato nel corso delle proprie avventure, qual lo sfregio in corrispondenza al proprio occhio sinistro, la perdita del proprio braccio destro e, non meno importante, l’impossibilità di avere figli. Per alcuna ragione al mondo, pertanto, ella si sarebbe concessa nuovamente l’opportunità di porsi in una situazione utile a permettere al passato di ripetersi, alle tragedie già vissute nel nostro mondo di reiterarsi in quella nuova realtà. Ma, ciò non di meno, l’intero equipaggio della Kasta Hamina, rappresentato nella propria comune volontà dalla figura e dalle parole del proprio capitano, le aveva negato l’occasione di emanciparsi da loro, la possibilità di escluderli dall’ipotetica conclusione di una vicenda che, in una certa misura, li aveva visti coinvolti sin dall’inizio o, quantomeno, dal nuovo inizio che la guerra fra la regina Anmel Mal Toise e la stessa Midda Bontor aveva avuto occasione di riservarsi al di fuori dei confini del nostro mondo.
Che ella potesse desiderarlo o meno, quindi, l’equipaggio della Kasta Hamina aveva deciso di essere a propria volta presente in quella battaglia, in quella missione. E, alla luce di ciò, che ella potesse desiderarlo o meno, la cosa migliore che avrebbe potuto permettersi di compiere sarebbe stata quella di premurarsi non soltanto di porre fine alla millenaria ed empia esistenza della propria nemesi, non soltanto di riscattare la mia libertà venuta meno, quanto, e ancora, collaborare con ognuno degli uomini e delle donne offertisi accanto a lei come commilitoni per quella battaglia, nella speranza di non dover avere possibilità, all’indomani, di rimpiangere alcuno degli stessi.

« Ci sono… » confermò, dopo pochi istanti dalla precedente comunicazione, dichiarando il raggiungimento della meta prefissa.
« Ragazzo, Rula… il vostro stato? » interrogò Lange, rivolgendosi ai propri interlocutori a bordo della Kasta Hamina, il mozzo tuttofare a cui aveva, fondamentalmente, lasciato il comando del timone, nonché la propria terza, e attuale, moglie, che non si era sentito di coinvolgere nel cuore dell’azione, in ascolto a quelle premure proprie di ogni marito nei confronti della propria sposa, soprattutto quando incredibilmente giovane e mantenuta, sostanzialmente, sempre al riparo da tutto e da tutti, quasi chiusa in una sorta di torre d’avorio…

… una torre d’avorio che egli aveva voluto battezzare con il nome della propria prima, e tragicamente perduta, moglie, e che possedeva, in eguale misura, con la propria seconda moglie, lì, paradossalmente, al suo fianco, o quanto meno metaforicamente al suo fianco, pronta a combattere la battaglia dalla quale, invece, aveva voluto escludere Rula Taliqua.
E non credo di essere l’unico a trovare tutto ciò incredibilmente complicato e un pizzico perverso. O sbaglio?!

« Siamo con lei, capitano. » confermò il mozzo conosciuto semplicemente come Ragazzo « Il bagatto è pronto a entrare in azione al suo segnale. »
« Bene. » annuì Lange, per poi aggiungere « Atteniamoci al piano e speriamo di non avere bisogno di usarlo… » commentò, in quella che avrebbe potuto essere considerata una violazione alle sue stesse indicazioni in merito all’uso del canale di comunicazione e che pur, allora, si volle dimostrare, a buon titolo, una sorta di promemoria collettivo, affinché tutti rammentassero l’esistenza di quella loro ultima assicurazione sulla vita, nella pur condivisa speranza di non aver bisogno di arrivare a impiegarla, laddove ciò avrebbe significato l’esigenza di una pericolosa ritirata a seguito del fallimento della missione, in una sua singola parte o nella sua integrità.
« Sì, capitano. » concordò Ragazzo, tradendo, nel tono della propria voce, una giustificabile emozione per quanto stava accadendo, nonché, certamente, una ammissibile ansia per il carico di responsabilità che, proprio malgrado, avvertiva presente sulle proprie spalle, nell’essersi ritrovato a presiedere a una posizione indubbiamente più elevata rispetto a quanto non avrebbe potuto dirsi abituato a contemplare.

Con tutti i pezzi schierati sulla scacchiera, a Lange non sarebbe rimasto allora molto altro da compiere al di fuori dello sperare di non aver commesso uno spiacevole errore di valutazione nello scegliere di lasciarsi coinvolgere in tutto quello.
Il suo, del resto, era semplicemente il piccolo equipaggio di una piccola nave mercantile e anche dove, nel suo passato, la guerra non avrebbe avuto a doversi considerare, proprio malgrado, qual un mero concetto astratto, egli non si sarebbe mai potuto considerare a proprio agio nei confronti con la medesima. Al contrario. Considerando quanto, anzi, proprio all’ultima guerra a cui aveva, indirettamente, preso parte, avrebbe avuto a dover destinare la propria amareggiata riconoscenza per la vedovanza a cui era stato costretto, nella perdita non soltanto di Kasta, ma anche dell’erede che ella portava in grembo; l’idea di poter essere coinvolto, ora addirittura direttamente, in una nuova guerra, non avrebbe potuto in alcuna misura entusiasmarlo. Ciò non di meno, Lange Rolamo non era un vigliacco, non era un codardo e, soprattutto, non avrebbe mai potuto supporre, malgrado ogni timore, di ritirarsi da quel conflitto… non, quantomeno, nella volontà di conservare, ancora, la propria dignità, il proprio onore, e il rispetto per se stesso in misura sufficiente a concedersi l’opportunità di guardarsi ancora allo specchio.
E così, con un tragico senso di sconfitta nel cuore, proprio di chi, suo pari, non avrebbe mai potuto desiderare la guerra pur non potendosi a essa sottrarre; Lange sospirò silenziosamente, prima di rivolgersi, nuovamente, al proprio comunicatore, per un ultimo messaggio…

« Bontor… a lei il comando. » sancì, cedendo l’autorità sui propri uomini, su quei pochi, valorosi compagni lì presenti a combattere quella battaglia forse loro… o forse no, come sostenuto dalla medesima mercenaria, in nome di un legame di complicità creatosi da poco e pur, come sempre nei contesti caratterizzanti la vita a bordo di una nave, già vincolante in misura persino maggiore a quello che avrebbe potuto derivare da una relazione di sangue.

Giacché se un fratello o una sorella, un figlio o un genitore, non avrebbero mai potuto essere scelti, un compagno o una compagna sarebbero sempre stati, altresì, designati dal nostro raziocinio e dal nostro spirito: a ognuno di noi, sì, offerti in maniera più o meno causale dal fato, e ciò, non di meno, successivamente selezionati nel corso di ogni istante di vita vissuta in comune, in conseguenza a ogni prova affrontata in comune. Così come, in passato, era stato per Midda, Duva e Lys’sh, ritrovatesi compagne di prigionia all’interno di un comune carcere; e così come, allora, sarebbe stato per tutti loro, ritrovatisi commilitoni in quella sfida contro un avversario forse privo d’ogni possibilità d’esser sconfitto.

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