Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

lunedì 30 giugno 2014

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C
onsiderazione personale.
E’ per me una fortuna che, questo mio resoconto, questa mia testimonianza, questa mia cronaca nel merito di quanto avvenuto in quei giorni, in quei momenti, abbia a doversi riconoscere qual, né più, né meno, un diario, scritto nei tempi e nei modi che più hanno a doversi considerare per me congeniali. Ove così non fosse, ove mi fosse stata richiesta, che so, la costanza e l’impegno abitualmente propri di un cantore, di un bardo circondato da un attento e curioso pubblico, infatti, or avrei a dovermi considerare quantomeno in imbarazzo per la prolungata latitanza che, a conti fatti, mi ha tenuto lontano da queste pagine, distratto, in verità, nel vivere nuove avventure che, a propria volta, un giorno finiranno oggetto di un altro manoscritto non dissimile a questo.
Fortunatamente, però, nessuno, al di fuori del sottoscritto, e di chi, a me vicino, mi osserva intento in un tale impegno scrittorio, potrà mai porsi nella posizione utile a maturare consapevolezza dell’interruzione occorsa dalla conclusione della mia ultima frase all’inizio della successiva. E, in tal senso, nessuno potrà mai rivolgermi lamentela, critica o, comunque, osservazione a tal riguardo.
Fine della considerazione personale.

Volendo, ora, riportare fedelmente quanto accadde entro i soli limiti della mia personale cognizione sugli eventi, purtroppo, negherei a coloro i quali hanno già concesso a questo mio testo sufficiente fiducia da non abbandonarlo, malgrado ogni mia criticabile mancanza d’arte e di mestiere nell’arte della narrazione, un quadro sufficientemente completo per apprezzare quanto avvenne e, soprattutto, come ebbi a ritrovarmi, alfine, nuovamente in grado di godere della libertà a lungo negatami.
Ove, infatti, fino a questo momento, la mia testimonianza ha a doversi giudicare collaterale a quella della mia amata, agli eventi da lei, prima di me, puntualmente descritti entro i limiti propri della propria stessa posizione, del proprio medesimo punto di vista, un complemento alla sequenza principale di avventure, e disavventure, da lei vissute prima del tanto desiderato, quanto non gratuitamente donato, ricongiungimento con il sottoscritto; or gli eventi da me illustrati sono alfine giunti a riallinearsi a quanto, sino a ora, già da lei narrato, ponendomi, non con mia particolare soddisfazione, devo ammettere, nell’imbarazzante posizione di farmi carico non soltanto del proseguo della vicenda, quanto, e maggiormente, innanzi alla necessità di offrire a tutto questo un’adeguata conclusione. Una conclusione comune non semplicemente all’umile resoconto dell’ancor più modesto incedere del sottoscritto; quanto, e ancor più, a ben tre diversi diari, tre diversi resoconti, atti a offrire adeguato risalto alle trame di cui, altresì, protagonista unica e indiscussa, ha sempre e comunque a doversi riconoscere Midda Bontor, in questa nuova e più amplia concezione di realtà così come nel nostro caro, vecchio e, non lo nego, compianto pianeta natio al quale spero, un giorno, ci sarà concessa opportunità di fare ritorno.
Per simile ragione, a confronto con la responsabilità da tutto questo per me derivante, non posso esularmi dal rendere per me proprie le vesti del narratore, non più limitatamente a eventi di cui fui testimone diretto, quant’anche per quei fatti che mi vennero semplicemente narrati, e che, in effetti, mi fosse concessa l’opportunità di declinare un simile onere, sarei ben lieto vi potessero, nuovamente, essere riferiti per mano di colei che li ebbe a vivere in prima persona. Anticipatamente, quindi, non voglio negarmi l’opportunità di invocare ora la clemenza del vostro giudizio intellettuale, e la comprensione dei vostri cuori, per gli ineluttabili limiti con i quali andrò a scontrarmi nel tentativo di rendere per me propria una professione che pur non mi compete, rammentando, ove qualcuno l’avesse ormai dimenticato, quanto il mio mestiere abbia a dover essere considerato quello del locandiere, dell’oste, se preferite, o del cuoco, del cameriere, persino dello sguattero, ma non, purtroppo o per fortuna, quello del tessitore di parole, non potendo vantare, mio malgrado o mia grazia, alcuna formazione in tal senso e, forse, alcuna predisposizione a tal riguardo.
E che gli dei sappiano guidare la mia mano, al fine di non offrire rovina a quanto, sino a ora, pazientemente costruito…

Al di là dei limiti propri della mia conoscenza su quanto Desmair poté, o non poté, essere stato in grado di compiere nel sin troppo breve intervallo di tempo concessogli, il messaggio del quale egli si fece ambasciatore fu in grado di essere recapitato a colei che, sola, fra tutti, avrebbe potuto comprenderlo, apprezzarlo nel proprio significato, anche e soltanto ove frettolosamente accennato, per ovvie ragioni.
E Midda, informata nel merito dell’allor attuale locazione della propria nemesi, di colei per inseguire la quale, del resto, ci eravamo entrambi addentrati in quell’improbabile avventura al di fuori dei confini del nostro mondo, non tardò a reagire… e a reagire con tutte le forze a propria disposizione nella duplice volontà di riscattare il sottoscritto e, così facendo, speranzosamente, di porre in maniera piacevolmente affrettata la parola fine a quel nostro viaggio, a quella nostra trasferta nell’infinità siderale, così come, non credo di rischiare di rovinare ad alcuno la sorpresa, pur non vi sarebbe stata alcuna opportunità di compiere.

« Siamo in posizione, capitano… » si premurò di avvisare Har-Lys’sha… Lys’sh, come mi sarebbe stata successivamente presentata, rivolgendosi, attraverso un apparecchio comunicatore, a Lange Rolamo, comproprietario della Kasta Hamina nonché suo capitano, per l’appunto, offrendo l’attesa conferma nel merito del raggiungimento, da parte sua e di Mars Rani, capo tecnico, del punto prestabilito, secondo la strategia concordata per l’assalto al grattacielo di proprietà di Milah Rica Calahab, il luogo ove, inconsapevolmente, ero trattenuto prigioniero.
« Duva…? Bontor…? » domandò a titolo di replica il capitano, non rivolgendosi né alla propria ex-moglie, né alla mia amata meramente attraverso la propria voce ma, ancora, attraverso il medesimo comunicatore, per essere in grado di raggiungerle ovunque, entrambe, fossero in quel momento.
« Ci sono quasi. » replicò Midda, fredda nel proprio tono di voce, così come, non di meno, nel proprio incedere, al pari di come ella era sempre, e da sempre, stata in ogni propria azione, in ogni propria missione, tanto nel cuore della battaglia più sanguinosa, quanto innanzi al duello più pericoloso, nella consapevolezza di come, in tali occasioni, concedere libertà alle proprie emozioni, alle proprie ansie, alle proprie paure, non le avrebbe in alcun modo offerto occasione di sopravvivenza, quanto, e al contrario, sicura certezza di condanna… una condanna alla quale, ciò non di meno, si stava dimostrando capace di rifuggire da ormai trenta lunghi anni, tanto il tempo da lei speso, sin da un’età ancor infantile, a viaggiare per il mondo e a lottare per la propria autodeterminazione e il proprio avvenire.
« Ti ho battuto in velocità, vecchia mia… » si riservò occasione di canzonare la voce di Duva, anch’essa emergendo attraverso il comunicatore e garantendo, all’intera squadra pur spazialmente dispersa, di essere in costante e continuo contatto, quasi non più di tre piedi li distanziassero realmente.
« Nei tuoi sogni, forse. » contestò la prima, cedendo alla giocosa provocazione per quanto, obiettivamente, il gelo nelle sue parole avrebbe potuto lasciar temere che ella si sarebbe dimostrata pronta a sgozzare l’altra, se solo le fosse stata concessa un’opportunità in tal senso « E’ facile vincere quando si sceglie un percorso più breve. »
« Silenzio. » rimproverò, con incedere secco, Lange Rolamo, decisamente privo di qualunque desio di giuoco in tal frangente « Conoscete gli ordini: questo canale di comunicazione ha da impiegarsi nella misura più contenuta possibile, ovviando a qualunque genere di futile battuta. »
« Sì, signore. » asserì la mercenaria, di rimando, con minore desiderio di trasgressione nei confronti del potere costituito rispetto alla propria personale norma in semplice conseguenza alla consapevolezza di come, in quel momento, non si sarebbe potuta permettere l’azzardo di minare l’ordine costituito, non, soprattutto, ove tale ordine la vedeva posta al ruolo di capo della sicurezza della Kasta Hamina e, in questo, riferimento tattico per l’intera squadra lì radunatasi in suo supporto, in suo aiuto, al di là di quanto, ella, avesse pur tentato di ovviare al rischio di porre in dubbio l’indomani di chiunque fra quegli uomini e donne per quella che, in fondo, era consapevole avesse a doversi considerare una questione personale.

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