Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 3 aprile 2014

Intermezzo - parte seconda


« Se ha da essere… che sia. Ma facciamo alla svelta. » dichiarò la mercenaria, in tal senso rivolgendosi direttamente al cantore e invitandolo a non esitare ulteriormente nel proprio incedere, giacché, non diversamente dalle altre figure lì radunate, anche ella avrebbe preferito di gran lunga essere altrove piuttosto che lì, immersa in quella compagnia « Di cosa desideravi parlarci…?! »

Posto in maggiore imbarazzo rispetto a quanto non avrebbe gradito ammettere, nel ritrovarsi, improvvisamente, al centro dell’interesse di un tanto variegato, quanto importante, quartetto qual quello venutosi lì a presentare dietro suo esplicito invito; il cantore non poté fare a meno di esitare innanzi a una domanda tanto diretta e, ciò non di meno, tanto semplice, motivo per il quale, invece di accomodarsi a sua volta, iniziò a schioccare le ossa delle dita, qual segno di nervosismo e al fine di guadagnare, in tutto ciò, qualche ulteriore istante di tempo, prima di essere costretto a prendere voce.
Volendo cercare, all’interno del gruppo, una figura alla quale poter fare riferimento, egli si soffermò, nel mentre di tutto ciò, a prendere in esame ogni singolo invitato, per poter meglio valutare a chi, eventualmente, avrebbe potuto appellarsi in cerca di aiuto. Non necessariamente una figura a lui simile, laddove, obiettivamente, nella conoscenza che egli aveva dei propri ospiti, avrebbe potuto tranquillamente ammettere di non poter vantare vicinanza ad alcuno di loro, affinità psicologica a nessuno fra essi, mancando, in quel momento, lo scudiero della mercenaria che, fra tutti coloro di cui aveva avuto occasione di raccontare vicende e avventure, da sempre si era dimostrato a lui più prossimo; ma, quantomeno, una figura che, al di là di tutto, avrebbe potuto sperare di considerare a lui sinceramente amica. O, possibilmente, quanto di più vicino a poter essere sinceramente amica.
La donna guerriero, l’eroina eletta di tutte le avventure da lui testimoniate: figura eccezionale, carismatica, coraggiosa, sempre coerente con se stessa, indomita nel profondo del proprio spirito, in misura tale da non poter mai accettare compromessi alcuni; ella incarnava, innanzi al suo sguardo, tutto ciò di cui mai avrebbe potuto innamorarsi in una donna, e tutto ciò che da una donna avrebbe mai potuto sperare di chiedere. Ciò non di meno, proprio nel confronto con le sue virtù, e con le necessarie sue colpe, egli non avrebbe potuto che dirsi sostanzialmente certo del fatto che ella non avrebbe potuto a lui rivolgersi con brama di supporto, di sostegno, se non fosse stato egli stesso a concedere a lei una solida dimostrazione di quanto, simile supporto, tale sostegno, non sarebbero stati da lui semplicemente e sgradevolmente sprecati. Perché, nella stessa misura nella quale ella si era sempre dimostrata pronta a compiere l’impossibile a tutela dell’autodeterminazione, e del raggiungimento della medesima da parte di chiunque le fosse vicino; parimenti ella non aveva mai voluto sprecare il proprio tempo con chi consapevole colpevole delle proprie disgrazie e, soprattutto, più interessato a piangersi addosso che a compiere quanto utile a rimediare. E sebbene egli, in quel momento d’incontro, non fosse interessato a procedere in una simile direzione, troppo semplice, troppo facile, sarebbe stato, allora, per lei fraintendere le sue ragioni, le sue motivazioni, arrivando alfine a considerare, quello, da parte sua, quale un semplice sfogo e l’infantile volontà di cercare supporto da parte loro per proseguire, per andare avanti, malgrado tutto. Esclusa.
La regina immortale, l’oscura nemesi, da sempre, della donna guerriero: figura enigmatica, intrinsecamente malvagia, sospinta da motivazioni ancor non meglio chiarite, ancor non meglio comprese, e pur rivolte, ineluttabilmente, verso il dominio e l’annichilimento totale; ella rappresentava, innanzi al suo sguardo, un mistero ancor da esplorare, una psicologia ancor tutta da scoprire, e, in tal senso, un’incognita di difficile interpretazione, di improbabile analisi. Pericoloso, in tutto ciò, sarebbe ineluttabilmente stato, per lui, cercare di appellarsi proprio a lei qual supporto, qual sostegno, fosse anche, e soltanto, nel dubbio che, qual prezzo per simile favore, per tale piacere, ella altro non avrebbe potuto che esigere la sua vita e, forse, persino, qualcosa di più ancora: la sua anima immortale, nella promessa di un’eterna dannazione dalla quale non avrebbe potuto trovare occasione alcuna di redenzione o di salvezza. Esclusa.
Il semidio demoniaco, marito, non per propri meriti o per propria volontà, della donna guerriero, e figlio, ancor non per propri meriti o per propria volontà, della regina immortale: figura non meno enigmatica rispetto alla propria genitrice, era stato presentato, proprio malgrado, qual intrinsecamente malvagio, seppur, successivamente, scopertosi qual contraddistinto, caratterizzato, da una psicologia, da una profondità maggiore rispetto a quanto non avrebbe potuto essere inizialmente valutato; egli non avrebbe più potuto, ormai, essere considerato né qual necessariamente malvagio, né, comunque, qual impropriamente positivo, in misura, obiettivamente, poi non così diversa rispetto alla propria sposa, eroina, certo, dell’intera vicenda ma, non per questo, riconducibile a una serie di canoni etici di comune riferimento utili a definire un personaggio buono. Avesse ella desiderato essere incarnazione di valori positivi, infatti, difficilmente avrebbe potuto trovare modo di giustificare tanto la propria professione, quella di professionista della guerra, quanto la propria indole, la propria natura che, sin dalla più tenera età, l’aveva spinta a cercare nel conflitto, e nel conflitto armato, la soluzione ai propri problemi, alle minacce a lei imposte, rendendo guerra e morte tutto ciò che della vita ella avrebbe mai potuto apprezzare, tutto ciò che della quotidianità avrebbe potuto mai avere desiderio di conoscere. Alla luce di ciò, di improbabile ipocrisia sarebbe stata la scelta, da parte di chiunque, e ancor più del medesimo cantore, che entrambi conosceva forse e ancor meglio di se stesso, quella di condannare l’uno e, parallelamente, salvare l’altra, quella di definire il primo malvagio, e l’altra qual buona, nell’essere, tanto l’uno, quanto l’altra, nulla di più e nulla di meno che da sempre coerenti con loro stessi, e nell’agire, tanto l’uno quanto l’altra, non in funzione di una qualche effettiva crudeltà, non in nome di un qualche reale desiderio di dominio o di annichilimento globale, quanto e soltanto di autodeterminazione, di costante, crescente e sempre più matura consapevolezza di se stessi, del proprio mondo, delle proprie capacità, dei propri scopi, dei propri obiettivi e, soprattutto, della ragione della propria esistenza in una realtà nella quale non avrebbero potuto accettare l’idea di essere, né più né meno, semplici comparse, figure di sfondo in un mondo che, dopo la loro morte, si sarebbe altrimenti potuto troppo rapidamente dimenticare della loro passata esistenza in vita, quasi come se essa non fosse realmente mai occorsa. E se le premesse, nel giudizio su tale figura, su tale creatura che qualcuno avrebbe definito facilmente mostro, avrebbero avuto a dover essere giudicate quali non diverse da quelle che già avrebbero avuto ragione di contraddistinguere la donna guerriero; al suo pari il cantore non avrebbe avuto alcuna ragione di eleggere il semidio immortale qual complice designato in quel momento, nel cuore di quell’incontro. Escluso.
Esclusi tre su quattro, scelta sostanzialmente obbligata avrebbe quindi dovuto essere considerata quella che avrebbe potuto spingere il cantore a individuare nell’ex-locandiere, compagno e amante della donna guerriero nonché involontario ospite, nella propria mente, dello spirito di colui che un tempo fu il semidio immortale, la figura amica così ricercata. E se, pur, nel proprio rapporto con lui, il cantore non avrebbe potuto individuare episodi realmente utili a considerarli spiriti affini, per quanto, sicuramente, non avrebbe potuto evitare di desiderare scoprirsi tale; al tempo stesso non avrebbe neppure potuto individuare episodi realmente utili a considerarli in avverso reciproco riferimento, con qualche pendente ragione utile a escluderlo qual proprio possibile complice, qual figura lì per lui amica, nella quale ricercare sostegno, supporto, con l’aspettativa di potersi riservare reale fiducia, reale occasione di fedeltà. Al contrario. Alla luce di recenti sviluppi nella vita di entrambi, alla luce di recenti tradimenti da entrambi subiti da figure erroneamente ritenute amiche, da soggetti giudicati positivamente all’interno delle proprie reciproche esistenze e soltanto tardivamente scoperti quali, altresì, quanto di più negativo avrebbero potuto temere di incontrare, tanto l’ex-locandiere quanto il cantore avrebbero potuto scoprirsi quali fratelli, l’un l’altro accomunati da una necessaria, obbligata e, pur, non desiderata, diffidenza verso il prossimo, a discapito di ogni impegno altresì precedentemente promosso in direzione del tutto opposta.

« Io... » esordì, cercando nello sguardo del proprio intimamente eletto complice il sostegno allora per lui necessario « ... ho bisogno di aiuto. Del vostro aiuto. Di tutti voi. »

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