Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 8 aprile 2014

Intermezzo - parte quinta


« E’ giusto. » si affrettò ad annuire il cantore, affinché non fosse intesa, da parte sua, una qualunque esitazione di sorta, utile a concedere spazio ad altre interferenze volte, allora, ineluttabilmente a spingere il discorso lungo percorsi diversi da quello da lui inizialmente previsto e ancor auspicato, ragione dell’istituzione stessa di quel momento di incontro per così come da lui invocato « Come stavo dicendo, per quanto le vicende che mi hanno visto coinvolto non siano in alcun modo paragonabili a quelle che hanno visto coinvolto chiunque fra voi, e per quanto i problemi che mi assediano non abbiano alcuna possibilità di essere posti a confronto con quelli di chiunque fra voi, oltre a essere, sicuramente, in parte conseguenti a mie errate valutazioni... a miei sbagli... a mie ingenuità... » puntualizzò, chinando appena il capo in direzione della regina, a dimostrazione di quanto non avesse alcun desiderio di escludere la questione precedente, di quanto non avesse alcuna volontà di minimizzare il valore della critica da lei rivoltagli, e innanzi alla quale, egli, aveva già ampiamente e quietamente ammesso le proprie responsabilità « ... io non sono, purtroppo, una persona forte quanto voi; non ho né il vostro carisma, né la vostra energia, né la vostra fermezza... e, sinceramente, inizio a sentirmi stanco. »
« Stanco...? » domandò l’ex-locandiere, a richiedere, implicitamente, da parte sua, un approfondimento di tale concetto, della situazione per lui celata dietro a una parola che avrebbe potuto assumere troppe diverse sfumature, e avrebbe potuto offrire adito a troppe diverse interpretazioni, per non meritare un impegno a una maggiore puntualizzazione, a una migliore definizione nel merito di ciò.
« Sì... stanco. A ogni livello. » confermò l’altro, storcendo appena le labbra verso il basso a dimostrazione di quanto, ciò, non lo rendesse né felice, né tantomeno fiero, ammissione, dopotutto, di quella che troppo facilmente avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, da parte sua, qual una sconfitta, e una triste sconfitta in contrasto a quanto, sino a quel giorno, per lui era stata una strenua difesa della propria identità, della propria autodeterminazione, del proprio assoluto arbitrio sul destino, anche in conseguenza all’ispirazione a lui concessa, per lui derivante dall’assidua, costante e impegnata testimonianza di ogni avventura e disavventura dell’eroina lì a lui seduta allora accanto, e di fronte alla quale non avrebbe mai desiderato arrivare a dichiarare simili parole « Probabilmente ricorderete come lo scorso anno mi scoprii, mio malgrado, affetto di una patologia autoimmune, per cercare di contrastare la quale, per lungo tempo, sono stato costretto a saturare il mio corpo di terrificanti tossine in conseguenza all’abuso delle quali, solo tardivamente, mi venne concessa la premura di essere informato del fatto che avrei potuto ritrovarmi non soltanto con un fegato sostanzialmente distrutto e con un sistema immunitario del tutto devastato, ma anche, e ancor peggio, privato della vista. » riassunse, cercando di non dimostrare evidenza di vittimismo, quanto e piuttosto di riportare, in maniera quanto il più possibile obiettiva, i fatti occorsi, per così come effettivamente impostisi tali.
« E se, per fortuna, alcuno di tali effetti negativi, che mi sia stata concessa la possibilità di scoprire, ha avuto ripercussioni sul mio attuale stato di salute; l’abuso di quel veleno mi aveva fatto ricadere in una terrificante situazione di depressione farmacologica che, sommata a tutta la situazione contingente, mi ha probabilmente logorato più di quanto non avrei mai avuto piacere ad ammettere. » proseguì il cantore, non negandosi l’occasione di un profondo sospiro per quanto, proprio malgrado, subito « Un logorio che, se in conseguenza alla cessazione della somministrazione a mio discapito della tossina succitata, era stato forse troppo rapidamente considerato qual superato, mi ha comunque lasciato sufficientemente indebolito nella misura utile da non concedermi la forza di superare l’ennesima prova, l’ennesima sfida, ossia quella derivante dal tradimento di chi ingenuamente ritenuto amico. » concluse, a definizione delle ragioni della propria stanchezza, scuotendo appena il capo « E... alla fine... dove né il cambio di mondo e di vita, né la malattia, né ogni altra sventura e difficoltà erano, apparentemente, stati capaci di arrestarmi nel mio quotidiano incedere narrativo, nel mio costante impegno volto a offrire giusta testimonianza alle vostre vicende; quest’ultimo colpo, spiacevolmente, inaspettatamente, incredibilmente, mi ha spezzato il fiato, ha interrotto la mia corsa, in maniera sì violenta che, malgrado ogni sforzo, malgrado ogni impegno, non sto ancora riuscendo a riprendermi così come vorrei... »

Tale, infatti, avrebbe avuto a dover essere giudicato il rammarico del cantore, in misura ampiamente maggiore rispetto a ogni altra possibile considerazione. Tale, ancora, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la ragione per la quale, quindi, quella riunione aveva avuto ragione di essere indetta. Tale, infine, avrebbe avuto  a dover essere identificata la motivazione alla base della scelta compiuta a convocare proprio quegli interlocutori, proprio quelle figure per disquisire di una questione che pur, apparentemente, non avrebbe potuto avere nulla a che fare con loro, con le loro esistenze, con la loro quotidianità, riguardando, in tutto e per tutto, esclusivamente l’esistenza e la quotidianità di colui che, da tanto tempo, anni ormai, si stava impegnando sì fermamente, sì ostinatamente, a tentare di rendere immortali le loro vicende, le loro gesta e, obiettivamente, le loro stesse vite, riportandole su carta, a volte forse concedendosi anche qualche licenza, qualche fantasioso sviluppo poetico, e ciò, non di meno, in tal senso procedendo al solo, unico e onesto scopo di esaltare l’epica già intrinseca in tali vicende, ponendo in evidenza il mito che, al di là della Storia, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto in tutto ciò.
Perché se nei riguardi della propria vita, della propria esistenza, considerata del tutto comune, considerata del tutto consueta, priva di fascino, priva della benché minima ragione d’esser narrata, e talvolta persino d’esser vissuta, egli non avrebbe potuto riservarsi la benché minima premura, il benché minimo interesse, accettando, all’occorrenza, l’eventualità di rinunciare alla medesima in funzione di quanto avrebbe potuto essergli riservato dalla sola possibilità di testimoniare, altresì e piuttosto, le vite degli altri, riconosciute qual decisamente più coinvolgenti, più meritevoli rispetto alla propria, così come sempre era avvenuto nel corso di quegli ultimi anni; l’ultima goccia, per quanto potenzialmente insignificante, costituita da quel probabilmente persino prevedibile tradimento, nella corretta ottica indicata da parte della regina immortale, aveva fatto tracimare il vaso già eccessivamente colmo, arrivando, alfine, a privarlo di fiducia in sé, nelle proprie capacità, nelle proprie possibilità, nelle proprie energie, al punto tale da negargli, persino, di proseguire in quell’unica attività che, realmente, lo aveva fatto sempre sentire appagato, gli aveva sempre riservato la possibilità di considerare la propria esistenza in vita qual meritevole di una qualche ragione, di un qualche significato… da negargli, addirittura, il proprio stesso ruolo di cantore, che pur, con tanto impegno, con tanta passione, al prezzo di tanti sacrifici, aveva sempre difeso e protetto.

« Non desideri più essere un… come è che ti definisci?!... cantore di mondi diversi? » parve voler riassumere in maniera estremamente brusca, terribilmente diretta, ancora una volta, la regina, aggrottando appena la fronte a esprimere una qualche emozione di disappunto innanzi a tale prospettiva, in misura utile, tuttavia, da permettere di presumere, dietro a quella questione ipoteticamente secca e diretta, ancora l’esistenza di una certa preoccupazione per lui.
« No… non è questo. » negò prontamente l’anfitrione, levando ambo le mani innanzi a sé, a difendersi dall’eventualità di una simile accusa « Il lavoro al quale mi sono dedicato, con strenua passione, in questi ultimi anni… l’opera che vi riguarda… è forse… probabilmente, l’unica cosa di cui mi può essere concessa la possibilità di essere realmente fiero, di essere effettivamente soddisfatto di me e della mia vita. E non potrei mai, consciamente o inconsciamente, prendere in esame l’idea di abbandonarlo… »
« … ma? » lo anticipò la donna guerriero, osservando il proprio interlocutore con espressione assolutamente seria, con concentrazione assoluta, a propria volta tutt’altro che indifferente alla prospettiva che, da tutto ciò, sembrava volersi delineare « Perché sicuramente c’è un “ma”… o non avrebbe avuto senso riunirci tutti quanti e condividere, con noi, tutta questa vicenda così come, a oggi, non hai mai fatto, non hai mai avuto pregressa necessità di fare… »

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