Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

lunedì 14 aprile 2014

Intermezzo - parte nona


« Quindi…? » domandò il semidio, preferendo, alla retorica dei discorsi, la concretezza delle azioni e, con esse, dei risultati che il loro anfitrione avrebbe potuto scegliere di perseguire, avrebbe potuto decidere di voler lottare per rendere propri, a discapito di qualunque avversità, in contrasto a qualunque pessimismo che, sino a quel momento, poteva averlo caratterizzato, poteva averlo contraddistinto e, persino, dominato, negandogli qualunque possibilità di divenire, realmente, padrone del proprio presente e del proprio futuro, del proprio destino, del proprio fato, e, con tutto ciò, negandogli anche qualunque possibilità di vivere, e di vivere realmente, la propria esistenza, a essa limitandosi a sopravvivere, limitandosi a lasciarsi dominare dagli eventi ancor prima che a dominarli egli stesso « Cosa intendi fare ora…? Desideri ancora smettere di scrivere? Desideri ancora perdere tempo a piangere per la malvagità degli uomini, colpevolizzandoti per essere stato tanto stupido da non comprendere per tempo chi ti avrebbe tradito e perché? Desideri ancora ritenerti, tanto stolidamente, tanto imperdonabilmente, sì privo di ogni possibilità, sì privo di presente e di futuro, in misura tale da dover trascorrere il resto della tua vita attendendo, semplicemente, la morte quasi come un’amante prediletta, un’amica fedele, una compagna a lungo tempo cercata e sol tardivamente conquistata? » tentò di provocarlo, infierendo volontariamente e, ormai, persino grottescamente a suo discapito, nella misura utile a cercare di ottenere da parte sua una qualche reazione, un qualche cenno di rivolta, una qualche dimostrazione concreta di quanto, egli, avrebbe potuto ancora avere desiderio di combattere, e di combattere per la propria autodeterminazione, a dispetto di tutti i discorsi di resa sino a quel momento occorsi.
« Poi… per carità… se davvero ha da essere considerato tuo sol desiderio quello di accogliere la morte in tal misura, in simile maniera, potrei decidere di dimostrarmi sufficientemente caritatevole nei tuoi riguardi e di provvedere io stessa a tal proposito… » suggerì la regina, sorridendo maliziosamente, in un asserzione che, dato il soggetto, avrebbe avuto a dover essere considerata decisamente complicata nella propria interpretazione, forse frutto semplicemente di un intento provocatorio, forse, e piuttosto, evidenza di una qualche concreta volontà indirizzata all’assassinio del cantore, non per una qualche, concreta avversione a suo discapito, quanto e semplicemente in conseguenza al proprio più totale disprezzo della vita, lei che, del resto, della morte e dell’annichilimento rappresentava incarnazione e incarnazione più violenta e autentica.
« Tu stai buona. » intervenne la mercenaria, lasciando ticchettare sulla superficie di vetro del tavolo del soggiorno del cantore la punta metallica delle dita della propria destra, a voler chiaramente ricordare, senza troppe metafore, quanto, in quel frangente, pur priva della propria spada, e apparentemente di ogni altra arma, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual inerme e inoffensiva, anche e soltanto in grazia alla presenza della sua protesi robotica.

A escludere, allora, il proseguimento di quella possibile discussione, e della lite, o peggio battaglia, che da essa avrebbe potuto seguire, riprese ancora una volta parola lo stesso cantore, in risposta al semidio, direttamente, e a tutti quanti, indirettamente, nella definizione di quelle che, alla luce del loro incontro, di quel loro concilio, avrebbero avuto a dover essere riconosciute le sue decisioni. E decisioni che, necessariamente, non avrebbero potuto ovviare ad avere un certo impatto anche sulle esistenze di tutti loro lì radunati, se non in maniera diretta, quantomeno in termini indiretti, nel coinvolgerli nei limiti consueti del suo impiego al loro servizio, a testimonianza delle loro vicende, delle loro gesta…

« Mio desiderio non è accogliere la morte, quanto, e piuttosto, abbracciare la vita, nella consapevolezza che prima di quanto chiunque fra noi non potrebbe attendersi, non potrebbe avere piacere di accettare, ciò che abbiamo, ciò che ci è stato concesso, ci sarà tolto. E io non desidero arrivare a quell’improrogabile appuntamento con la nera signora, a quell’irrinunciabile ultimo ballo con l’oscura dama, nel rimpianto per una vita mai vissuta, per tutte le esperienze mai provate, per tutta la gioia che mi sono negato nel timore del dolore che, lungo tale cammino, per me avrebbe potuto derivare… e sicuramente deriverà. » asserì pertanto, con tono convinto, con incedere deciso, nella volontà di far risuonare quelle parole non quali retoriche, non quale vuoto manifesto di vita, quanto e piuttosto una decisione concreta, reale, solida, innanzi alla quale non riservarsi alcuna occasione utile a ritrattare, a retrocedere, a meno di non rinunciare, definitivamente, in tutto ciò, a ogni pur minimo frammento di amor proprio rimastogli.
« Bravo! » esclamò l’ex-locandiere, appoggiando e sostenendo completamente quell’opinione, quella decisione, e trattenendosi a stento, persino, dall’applaudire, a sostegno di tutto ciò.
« Per troppo tempo, nascondendomi dietro la scusa di volermi nascondere da tutti coloro che mi avrebbero potuto ferire, che mi avrebbero potuto fare del male, ho rinunciato a vivere la mia quotidianità, la mia vita di tutti i giorni, sempre sottraendomi innanzi a qualunque scelta, a qualunque azione potesse vedermi posto in gioco, sia con estranei, sia con amici, con persone che davvero avrebbero avuto piacere di essermi amici e che, così facendo, non ho fatto altro che allontanare da me, con impegno persino malato. » ammise, storcendo le labbra verso il basso, per nulla fiero di tutto ciò « Anche la scrittura delle testimonianze delle vostre avventure, delle vostre gesta, nel corso del tempo, ha assunto sempre più le caratteristiche di un’ennesima scusa atta a sottrarmi al confronto con la mia stessa vita, con la mia quotidianità, a essa rifuggendo per cercare ipotetico rifugio nelle vostre esistenze, nelle vostre vicende, tradendo, in tutto ciò, persino le ragioni per le quali, in origine, tutto questo mio impegno ha avuto inizio. »
« Quando ho iniziato a scrivere di voi, lo sapete bene, ero reduce di un’altra sgradevole batosta emotiva, di un altro spiacevole tradimento da parte di alcune persone da me ritenute erroneamente amiche e scoperte all’esatta antitesi di tale definizione. » rimembrò, a meglio argomentare le proprie parole, quanto lì sostenuto e difeso « Ho iniziato a scrivere nella volontà di dimostrare a me stesso, e al mondo intero, di poter essere in grado di fare qualcosa che mi piacesse e che mi interessasse nel solo desiderio di incontrare la mia approvazione, e non di dipendere, necessariamente e costantemente, dal beneplacito di altri… una ricerca di autodeterminazione, pertanto, che, tuttavia, nel corso del tempo ha assunto le caratteristiche della ricerca di un isolamento, di una vita da eremita, sostenendo qual sola scusa, qual unica ragione alla base di tutto ciò, la necessità di scrivere, e di scrivere costantemente, quotidianamente, per non tradire delle aspettative imposte solo da me stesso a me stesso. »
« Devo cambiare… » sancì, convinto « … devo cambiare nella misura in cui non è giusto che io snaturi tutto ciò che noi siamo, che noi abbiamo costruito insieme in questi ultimi anni, in qualcosa utile, soltanto, a negarmi di vivere la mia vita, sottraendomi a essa, isolandomi dal mondo, e da ogni esperienza rifuggendo, da ogni avventura sottraendomi. O, così facendo, nulla di diverso compirò rispetto a quanto tu stessa hai ammesso di aver erroneamente compiuto nel rinunciare al mare, e a tutta la tua vita lungo le sue infinite distese… » proseguì e incalzò, rivolgendosi, in tali parole, direttamente alla mercenaria, che, pocanzi, aveva avuto forza e autocritica sufficiente ad ammettere il proprio errore, il proprio sbaglio « Continuerò a scrivere. Continuerò a scrivere come ho fatto ogni singolo giorno in questo ultimo lustro e più… ma, accanto alla scrittura, accanto alla narrazione che sempre mi ha allietato, che sempre mi ha rasserenato, che sempre mi ha aiutato, delle vostre vite, delle vostre vicende, inizierò a cercare di vivere anch’io la mia vita, la mia esistenza quotidiana… e tutto ciò che, nel bene così come nel male, essa mi vorrà riservare. »
« Giusto! » approvò la donna guerriero, così tirata direttamente in causa, concedendosi di battere le mani a sostegno di tale asserzione.
« Forse mi capiterà di pubblicare con qualche giorno di ritardo… forse inizierò a riservarmi il fine settimana per recuperare gli arretrati e per portarmi avanti con la settimana seguente, senza necessariamente pubblicare altro nel corso della medesima… ma questo non significherà mai che, in me, è calato il desiderio di scrivere, e di scrivere delle vostre vicende, delle vostre avventure, delle vostre guerre e dei vostri risultati. Anzi… » difese la propria decisione « Questo significherà che, ogni qual volta mi impegnerò a scrivere, e a scrivere di voi, lo farò nella consapevolezza che è ciò che desidero, e che desidero realmente, e che non è, semplicemente, una scusa dietro la quale mascherare una qualche bramosia di fuga dalla realtà, e con essa dalla vita quotidiana, così come è stato, purtroppo, in questi ultimi due anni. »

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