Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 16 aprile 2014

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Soltanto a posteriori mi potei rendere effettivamente conto di quanto tempo fosse passato dal giorno dell’agguato, e dall’inizio del mio forzato oblio nelle tenebre della mia stessa mente, al giorno in cui mi fu concessa occasione di riacquisire coscienza di me. E, importante a specificarsi, soltanto di me e non, purtroppo, per quanto paradossale sarebbe stato impiegare simile termine nel merito di una tale condizione, del mio semidivino ospite. E se simile consapevolezza postuma poté essermi concessa, tale fu soltanto per quanto si premurarono di riferirmi coloro che, nel merito di una simile valutazione avrebbero potuto esprimersi con cognizione di causa, con piena coscienza nel merito dei tempi e degli eventi occorsi, giacché, personalmente, non avrei saputo quantificare se la mia assenza avesse a doversi misurare in termini di ore, di giorni, di settimane o, persino, di mesi… anni interi.
Per mia fortuna, lo stato di coma indottomi dal collare metallico, o comunque conseguenza immediata all’applicazione del medesimo attorno al mio collo, non ebbe occasione di privarmi di qualche anno di vita, benché, mio malgrado, a qualche mese scoprii di aver allora pur dovuto, inconsapevolmente, rinunciare. Qualche mese, tale il tempo sottrattomi, al termine dei quali il primo volto che volle riservarsi occasione di comparire innanzi al mio sguardo fu quello di una perfetta estranea… una perfetta estranea che, tuttavia, non volle negarsi l’occasione di presentarsi, cortesemente, qual una persona a me più che nota, una figura da me già incontrata e già combattuta, lì facente sfoggio di una propria nuova incarnazione, dell’ennesimo corpo entro il quale aveva conquistato occasione di rifugio…

« Ben svegliato… » si premurò di salutarmi, nel momento stesso in cui aprii gli occhi, ancor prima di maturare coscienza di quanto, allora, non mi sarebbe stata concessa maggiore libertà rispetto a quella, nel ritrovarmi, mio malgrado, bloccato sulla fredda e liscia superficie di una sorta di tavolo, o forse di branda, difficile a definirsi, al centro di una piccola stanza bianca e incredibilmente luminosa « … e benvenuto nella dimora del mio nuovo, cortese anfitrione. Spero che mio figlio e tu stiate entrambi bene. E che non avrete interesse a crearmi troppi fastidi, in risposta alla mia pur premurosa ospitalità nei vostri riguardi. »

Non ci volle troppo per permettermi di ricollegare quell’ultima asserzione all’identità della mia interlocutrice.
E non ci volle troppo per permettermi di verificare quanto, ancora, Desmair non fosse raggiungibile dalla mia coscienza, quasi come se, improvvisamente, egli fosse stato estirpato dal mio corpo, a dispetto dell’invito appena rivolto a entrambi…

« … Anmel?! » domandai, aggrottando appena la fronte nel cercare retorica conferma a quell’identificazione, della comprensione del fatto che, innanzi a me, al di là di quanto non mi avrebbero potuto che suggerire i miei occhi e le mie orecchie, e con essi la mia memoria, non avendo la benché minima occasione di riconoscere quella nuova immagine femminile, quella nuova presenza proposta al mio sguardo e quella nuova voce offerta al mio udito, altri non fosse che la già spiacevolmente nota regina Anmel Mal Toise, madre naturale di Desmair e, soprattutto, ragione per la quale Midda e io avevamo abbandonato la serenità del nostro pianeta natale per imbarcarci in quell’assurda avventura oltre i confini del nostro mondo… letteralmente oltre i confini del nostro mondo « Che sta succedendo? Dove sono? Che cosa hai fatto a Desmair?! »
« Affascinante. » osservò ella, sorridendo sorniona, quasi le fosse appena stata concessa occasione di ottenere verifica di una qualche straordinaria e imprevista teoria, in semplice conseguenza alle domande che le avevo allora rivolto « Non hai idea di cosa stia accadendo, non hai idea di dove tu sia, e, in tutto questo, il tuo primo pensiero risulta rivolto in direzione dello stato di salute di mio figlio, anziché della tua amata. » constatò, scuotendo appena il capo « Sono l’unica a leggere, in tutto ciò, qualcosa di incredibilmente strano e ambiguo…?! Soprattutto nel merito dei tuoi rapporti di fedeltà nei confronti di colei che, altresì, prima dovrebbe essere nei tuoi pensieri, nelle tue priorità, fra le tue preoccupazioni… » ammiccò, strizzando appena un occhio nei miei confronti, con incedere persino malizioso, quasi come se, dietro a quel mio interesse in favore di Desmair, avesse a doversi intendere chissà cos’altro, chissà quale altra, ipotetica, possibile verità.
« E’ inutile che tu cerchi di giocare con me, Anmel Mal Toise. » replicai, in nulla desideroso di concederle facilmente quella vittoria psicologica nei miei confronti, più qual una questione di principio ancor prima che per un qualche, concreto motivo, per una qualche reale ragione utile a non permetterle in alcun modo quella conquista « Per quanto, in questo momento, io possa avere più domande che risposte, sono ancora in grado di comprendere che l’unica ragione utile a concedermi di restare in vita, di permanere in vita, ha da ricercarsi nel fatto che io abbia a dovermi considerare, per te, ancora utile al fine di catturare Midda Bontor, di sconfiggere colei che a cui stai rifuggendo sin dalla sconfitta di Nissa, tua ultima vittima. » argomentai, a sostegno di quanto avevo asserito e del perché, quindi, i miei dubbi, i miei interessi, avrebbero avuto a doversi considerare qual così repentinamente rivolti in direzione al mio ospite, allorché alla mia amata, come da lei posto in critica evidenza « Ragione per la quale, la mia compagna è ancora ben distante dal potersi considerare alla tua portata… a differenza di Desmair e di me. »
« All’incirca… » osservò Anmel, scuotendo appena il capo a negazione di quell’ultima mia conclusione, di quell’ultima mia deduzione, in ciò da lei decretata qual erronea, qual priva di quella medesima opportunità di superiorità psicologica in tal maniera da me forse frettolosamente ostentata « No. Dai. Sto scherzando. » si corresse subito dopo, levando ambo le mani in segno di resa, quasi da parte mia non fosse allora mancata una qualche reazione a quella breve replica, per così come, tuttavia, non era avvenuto « La tua compagna non è in alcuna misura ben distante dal potersi considerare alla mia portata. Non, quantomeno, nel considerare come ella, in questo stesso momento, sia distesa su un tavolo operatorio non dissimile da questo… in una stanza identica a questa… a meno di dieci piedi da te. »

Se nell’immediato avrei voluto replicare a quell’affermazione, a quella dichiarazione, con un secco « Stai mentendo! », qualcosa mi spinse a tacere, a riservarmi un istante di silenzio e, in ciò, di riflessione, non concedendomi la possibilità di vantare delle certezze dietro le quali pur mi sarei potuto scoprire privo di qualunque copertura, privo di qualunque difesa. Anche perché, nel poter e nel dover vantare, in grazia al mio particolare rapporto con Desmair, maggiore consapevolezza rispetto a chiunque altro di qual genere di carattere avrebbe potuto essere riconosciuto a distinzione della regina Anmel Mal Toise, difficile sarebbe per me allor potuto essere ignorare quanto, purtroppo, una tale presa di posizione non adeguatamente supportata da solide motivazioni, da concrete ragioni, non avrebbe avuto a potersi considerare appropriata rispetto alla sua figura, rispetto al suo particolare incedere, atto, difficilmente, a vantare delle caratteristiche non proprie, atto, improbabilmente, a dichiarare il falso nella consapevolezza di ciò, con il solo intento di tutelare, strenuamente, una propria in tutto ciò sol supponibile posizione di superiorità, così come, pur, mai sarebbe alfine avvenuto, nel riconoscere qual terribilmente minati i fondamenti stessi della sua credibilità.
Per tale ragione, laddove ella asseriva che la mia amata avrebbe avuto a doversi riconoscere qual presente in quello stesso edificio, ovunque allora fossimo, e imprigionata non diversamente da me e non lontano da me, estremamente pericoloso sarebbe stato rifiutare la veridicità di una simile asserzione. E, ancor più, estremamente pericoloso sarebbe stato sminuire quanto, a fronte di tutto ciò, sarebbe necessariamente conseguito a discapito della mia vita, della mia salute, dal momento in cui, per come da me stesso pocanzi troppo audacemente affermato, l’evidenza di quanto, allora, Midda non fosse più un pericolo per la nostra antagonista avrebbe, ineluttabilmente, reso la mia sopravvivenza in vita un’inutile complicazione, una vana perdita di tempo, nel posticipare senza alcuna ragione, senza alcuna motivazione, quanto pur, presto o tardi, non avrebbe potuto evitare di occorrere… la mia esecuzione.

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