Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 1 aprile 2014

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A dir poco paradossale, in tutto ciò, ha da considerarsi l’evidenza di quanto, mio malgrado… nostro malgrado, proprio nel mentre in cui Desmair e io stavamo avendo una simile discussione, un tale confronto, la mia supposta amica stesse compiendo le ultime mosse utili a definire il proprio tradimento.
Mosse che, nella fattispecie, alla sera successiva a tale momento di dialogo, di intima dialettica, mi vide invitato, da lei, a una serata di svago diversa dal solito, e volta, allora, a non porci in comune compagnia a tutto il gruppo con il quale, abitualmente, condividevamo i nostri spazi, ma a una passeggiata in centro città, e, da lì, a una serata di socializzazione in un locale predominato da musica, e da danze indubbiamente scatenate, il cui termine tecnico, a oggi, non mi è ancora stata concessa occasione precisa di comprendere, non avendo, in effetti, avuto particolare interesse ad approfondire la questione. A tale locale, del resto, non ebbi obiettivamente mai occasione di giungere, laddove, vittima della malia su di me, purtroppo, imposta da Tannouinn, mi riservai sgradevole opportunità di farmi sopraffare in totale accordo ai suoi piani, alla strategia che, ella, come scoprii soltanto troppo tardi, aveva avuto occasione di concordare con la stessa Anmel Mal Toise.
Scenario del tradimento? Senza particolare eccesso di originalità, laddove l’ho descritta astuta, sicuramente, abile, ancora, ma non sostanzialmente fantasiosa, non concretamente creativa, un vicolo nel quale ella si premurò di deviare il nostro percorso, approfittando della mia più totale ignoranza non soltanto nel merito dei suoi reali propositi, ma, ancor più, della planimetria propria della città, dello sviluppo delle sue vaste aree, dei suoi spazi e delle sue strade.

« Ehy… voialtri… » apostrofò il primo di una coppia di omaccioni, nel mentre in cui, egli e il suo compare, emersero dalle tenebre entro le quali erano rimasti quietamente ammantati sino a quel momento, in nostra attesa « Vi siete persi?!  » domandò, con tono che, in verità, ben minimo sforzo stava tentando di compiere al fine di mistificare le proprie reali, aggressive intenzioni a nostro… a mio, in effetti, discapito.
« Non sapete che può essere estremamente pericoloso perdersi in questa zona della città…? » ironizzò l’altro, scuotendo appena il capo « Per fortuna ci avete incontrato… siamo delle ottime guide e vi scorteremo, ben volentieri, in un luogo migliore. »

Istintivamente, in risposta a uno stolido istinto di protezione nei riguardi della mia accompagnatrice, e nella più completa ignoranza di quanto, obiettivamente, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere ben più pericolosa della coppia appena palesatasi, mi lasciai scivolare davanti alla canissiana, al fine di poterla proteggere dai due aggressori, qual, senza eccesso impiego di capacità logiche deduttive, avrebbero allora avuto a doversi riconoscere.
Purtroppo, mai come allora un gesto di cavalleria avrebbe avuto a doversi considerare del tutto sprecato…

« Non stiamo cercando guai… » provai a parlamentare con la coppia, scuotendo appena il capo a concedere maggiore enfasi a quella mia affermazione « Vi prego… lasciateci proseguire oltre nel nostro cammino, e questo episodio resterà soltanto l’effimero ricordo di un malinteso sfiorato. »

Fu allora che la messinscena ebbe a rompersi, ed ebbe a rompersi, in verità, non tanto per un qualche intervento, o una qualche azione esplicita da parte della mia supposta protetta, quanto e, a dimostrazione della psicotica coerenza della medesima con il proprio pianificato tradimento, per la grassa risata nella quale esplose la coppia di aggressori.
Una grassa risata che, se lasciata fine a se stessa, avrebbe potuto ancora essere fraintesa, avrebbe ancora potuto essere altrimenti giustificata, e che, ciò non di meno, venne premurosamente accompagnata da una semplice, semplicissima frase che, improvvisamente, mutò l’interpretazione dell’intero contesto, palesando in maniera soltanto patologicamente equivocabile il ruolo chiave, in tutto ciò, di Tannouinn.

« Allora la cagna aveva ragione… » commentò, fra le risate, uno dei due « … è riuscita a cucinarsi questo idiota proprio per bene! »

Mi sarebbe stato sufficiente un solo istante. Un solo istante per permettere alla mia coscienza di affondare negli strati più profondi del mio subconscio e per concedere, parimenti, a Desmair di affiorare, in tutta la propria potenza, in tutta la propria violenta crudeltà che, mai, come in quel frangente, sarebbe stata opportuna e giustificata, che mai come in quel frangente avrebbe avuto senso, anche da parte mia, scatenare, senza rimorso alcuno, senza il benché minimo rimpianto per ciò che sarebbe accaduto e per la strage che, i suoi spettri, avrebbero lì compiuto, scarnificando tanto i due scagnozzi, quanto la sola, e unica, pur passiva protagonista di quella vicenda uno strato alla volta, e, in tutto ciò, avendo anche la premura di mantenerli, per più tempo possibile, in vita, nonché perfettamente coscienti di quanto stesse loro accadendo.
Purtroppo, e qui la colpa è soltanto mia, malgrado i dubbi instillati in me da Desmair, e, probabilmente, indirettamente, anche dai tanti anni di frequentazione con la mia amata Midda, una parte del mio intelletto, una parte della mia mente, non volle ancora credere a quel tradimento, non volle ancora cedere di fronte a un’affermazione di pur indubbia interpretazione, riservandomi un fuggevole momento di dubbio, e di dubbio in favore a Tannouinn, utile a concederle la possibilità di portare a compimento il proprio ultimo gesto nei miei confronti, evidenza non più ambigua, non più incerta, su qualche avrebbe avuto a dover essere considerata, realmente, la sua posizione.
E prima che mi potessi rendere conto di quanto ella avesse compiuto, mi ritrovai il collo circondato da una sorta di freddo collare metallico, un collare che, sul momento ovviamente non lo compresi, si premurò anche di trapassare la mia spina dorsale con un lungo ago, un ago che, in tutto ciò, volle essere veicolo della mia disfatta, della mia sconfitta, non soltanto, nell’immediato, stordendomi e lasciandomi precipitare al suolo inerme e privo di sensi, ma, come ebbi, altresì, immediata occasione di verificare, negandomi qualunque occasione di contatto con Desmair, nel lasciarmi, per la prima volta dopo tanto tempo, solo con me stesso all’interno della mia testa.

« Desmair! » provai invano a gridare, e a gridare ripetutamente nelle tenebre nelle quali, in tutto ciò, ero appena precipitato, ero appena stato catapultato qual effetto della bravura di una donna a farsi beffe delle mie emozioni, dei miei sentimenti, e, ancor più, della mia stupidità a concederle una pur minima occasione in tal senso « Desmair, dannazione… rispondimi! »

Ma Desmair non era lì con me. E non lo sarebbe stato, nostro malgrado, per molto tempo ancora, reso prigioniero all’interno della mia testa, del mio corpo, senza, pur, alcuna possibilità di contatto con il mondo esterno, di presa di controllo sulle membra che, da tempo, ormai condividevamo, in termini più o meno entusiastici per entrambi e, ancor più, per Midda, mia amata e sua sposa.
E nello scoprirmi unico interlocutore, in tutto ciò, rimastomi, non potei fare altro che complimentarmi con me stesso. Amaramente. Dolorosamente. Colpevolmente…

“Bravo Be’Sihl. Veramente bravo.” riflettei, nel silenzio della mia mente “Ti sei lasciato cuocere veramente a puntino.”

Ragione del tradimento?... Non l’ho mai saputa. Non ho mai avuto il tempo di chiederla. E, ormai, non credo neppure abbia una qualsivoglia importanza.
Forse è stata brama di potere. Forse è stata avidità e desiderio di ricchezze. Forse è stata banalmente una questione di indole e di un’indole atta a spingerla a voler dimostrare di poter dominare le menti di qualunque uomo a sé circostante, per mero autocompiacimento. Al di là di ogni possibile considerazione, comunque, nulla ha comunque importanza... giacché, nell’incommensurabile senso divino di giustizia, ella ha alfine ottenuto tutto e solo ciò che meritava.

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