Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 28 marzo 2014

2232


Nel corso della mia vita, ho avuto occasione di ascoltare la cronaca di praticamente ogni avventura della mia amata, sia direttamente dalle sue labbra, sia per così come, in maniera talvolta estremamente fantasiosa, riportate attraverso le ricercate parole di bardi e cantori. E, alla base di una buona parte delle imprese da lei compiute, il concetto fondamentale ha da ricercarsi in quello rappresentato dalle poche, apparentemente giocose, parole distintive del concetto di caccia al tesoro.
Ora… senza nulla voler negare alla straordinaria abilità dell’unica donna che mai abbia dominato in maniera tanto ossessiva i miei pensieri e i miei sogni, le mie fantasie e le mie speranze, desidero azzardare un’affermazione indubbiamente forte, e riconosciuta qual tale a partire dalla consapevolezza di quanto, effettivamente, ella abbia compiuto nel corso della propria esistenza, delle mirabolanti sfide da lei affrontate, degli straordinari traguardi da lei conquistati. E tale affermazione, che Midda mi possa perdonare, è la seguente: nulla di quanto da lei compiuto, nel corso della propria esistenza, può essere posto in paragone con la caccia al tesoro con la quale io ebbi a dovermi porre a confronto all’interno di quell’edificio, per la conquista di quanto definito qual condizione necessaria, e pur non necessariamente sufficiente, alla mia libertà… un posto di lavoro.
Nove.
Tanti furono i giorni che trascorsi segregato volontariamente all’interno di quelle mura. Nel corso della mia esistenza, oltre alle avventure della mia amata, ho avuto anche occasione di ascoltare molte narrazioni nel merito dell’origine dell’universo, secondo i più disparati credo, in accordo con i più variegati pantheon… e laddove, in molti fra essi, il tempo reso necessario per creare ogni cosa avrebbe avuto a dover essere riconosciuto inferiore alla settimana, l’idea stessa che per nove giorni ebbi a ritrovarmi rinchiuso entro quelle mura, al solo fine di vincere un’iniqua lotta contro la burocrazia, non avrebbe potuto che apparire, già di per sé, qual semplicemente folle. Ciò non di meno, nove furono i giorni che dovetti offrire in sacrificio. Nove giorni nel corso dei quali ebbi a dimenticarmi non semplicemente il calore proprio della luce del sole, o la frescura caratteristica della notte, o, ancora, le forme e i colori del mondo a me circostante, ma, addirittura, la mia stessa identità, in un’oscena alienazione in conseguenza alla quale, temo, avrei perduto completamente il senno se non fosse stato per la compagnia di Falamar, nei miei periodi di coscienza, e di Desmair, in quelli di incoscienza o di semplice riposo.
Cosa accadde in nove giorni?!
Accadde che per poter anche soltanto iniziare le pratiche per essere inserito all’interno di una lista di collocamento, come già riportato, mi venne richiesto una tessera d’identità. Accadde che per poter richiedere una tessera d’identità, avrei avuto necessità di dimostrare la mia appartenenza alla popolazione di Loicare attraverso un atto di nascita, oppure avrei dovuto dimostrare la mia regolare presenza entro i confini propri del pianeta in grazia alla dimostrazione del mio impiego in un’attività lavorativa regolare, con altrettanto regolare pagamento delle imposte e delle tasse. Accadde che, a fronte del vicolo cieco così venutosi a creare, mi venne suggerita la possibilità di presentare l’ingiunzione del tribunale in merito alla necessità, per me, di trovare un regolare impiego, per ottenere un documento di soggiorno con validità temporanea ma rinnovabile. Accadde che, per ottenere una copia dell’ingiunzione del tribunale, avrebbe avuto a dover essere considerato per me necessario riportare il codice di verbale rappresentativo del mio caso, per così come compilato a opera del mio accusatore. Accadde che per poter ottenere il codice di verbale rappresentativo del mio caso, mi fu richiesto, ancora una volta, un documento di identità o, comunque, un atto utile a dimostrare che la mia richiesta non stesse allor ledendo i miei stessi diritti alla riservatezza.
Accadde, inoltre, che per poter richiedere un documento di soggiorno con validità temporanea ma rinnovabile, a seguito dell’ottenimento dell’ingiunzione del tribunale, mi fu richiesto il numero di iscrizione nel registro dell’immigrazione della capitaneria di porto… capitaneria di porto che, tuttavia, nelle particolari condizioni proprie del mio arrivo sul pianeta non era stata minimamente coinvolta. E, come se ciò non avesse a doversi considerare un ostacolo sufficiente, mi venne richiesto un esame medico completo, utile a redigere un profilo in grazia al quale dimostrare quanto, al di là di ogni possibile dubbio, non avessi a dover essere riconosciuto qual portatore di qualche piaga conosciuta o meno su Loicare, nell’ottemperanza a un protocollo che avrebbe avuto ancora un qualche senso logico se solo fosse stato compiuto al momento del mio arresto e non soltanto dopo quasi una settimana dal medesimo.
Accadde, ancora, che per poter essere iscritto all’interno dell’elenco di coloro in cerca di un impiego, mi venne domandato di comprovare la mia regolarità nel versamento dei tributi negli ultimi dieci anni di contribuzione. Accadde che, a fronte dell’assenza di un qualunque versamento di tributi negli ultimi dieci anni, mi fu richiesto di controfirmare una dichiarazione sulla base della quale mi sarei impegnato a risarcire l’omni-governo di Loicare del maltolto a partire dal mio primo stipendio. Accadde che, stupido io, non comprendendo per quale ragione avrei dovuto versare all’omni-governo un risarcimento sui tributi mai pagati in quanto, prima di allora, mai presente sul pianeta, mi ritrovai indirizzato a pormi in coda presso l’ufficio tributario, dal quale fui rimbalzato verso l’ufficio contabile, quello amministrati e, infine e nuovamente, verso gli sportelli anagrafici, a per offrire dimostrazione di quanto, prima di una settimana prima, neppure avrei potuto essere considerato consapevole dell’esistenza di quel pianeta e del suo omni-governo.
Accadde che… dei… anche soltanto a cercare di riassumere tutto ciò che accadde, una terribile emicrania sta prendendo il controllo su di me, costringendomi a invocare sinceramente pietà nel confronto con una tanto terrificante giostra, un carosello apparentemente privo di origine e di ogni speranza di conclusione e che pur, dopo nove, terrificanti giorni, mi vide alfine vittorioso. E vittorioso, quantomeno, nella misura utile a permettermi di lasciare l’ufficio di collocamento con un indirizzo in mano… il tesoro tanto ambito, tanto ricercato, e per ottenere il quale, lo giuro, sono stato prossimo a perdere il senno, all’interno di quel luogo diabolico e profondamente malvagio.

« Complimenti, amico mio! » esclamò Falamar, nel momento in cui ci ritrovammo entrambi in piedi innanzi alla soglia, pronti ad abbandonare, speranzosamente per sempre anche se, timorosamente, soltanto per breve tempo, quel luogo nel confronto con il quale non avrei mai potuto asserire di star sviluppando la benché minima affezione, laddove, se ciò fosse avvenuto, sarebbe soltanto dovuto essere considerato segno evidente di un qualche disturbo patologico da parte mia « Ce l’hai fatta! » si complimentò, appoggiandomi un’enorme mano sulla spalla, in segno di solidarietà « Certo… è stata soltanto la prima volta e, probabilmente, l’incarico che sono riusciti ad assegnarti non ha a potersi considerare dei migliori ma… diamine… ce l’hai fatta! »
« Ce l’abbiamo fatta… » corressi, riconoscendomi non soltanto debitore con lui per quanto aveva compiuto ma, anche e ancor più, per la fedeltà che mi aveva dimostrato, restandomi vicino nel corso degli ultimi due giorni anche laddove, avendo concluso prima di me la propria personale impresa, avrebbe potuto andarsene e abbandonarmi al mio destino « … e senza di te, credimi, non credo che ci sarei riuscito. »
« Non sottovalutarti, shar’tiagho! » mi invitò, sorridendo e scuotendo il capo « Là dentro ho visto molta gente impazzire per molto meno di quanto tu hai dovuto subire. » mi volle rassicurare, in termini che, obiettivamente, avrebbero avuto a doversi intendere qual motivo d’orgoglio per me « Sei stato veramente in gamba… e, per me, è stato un piacere trascorrere del tempo in tua compagnia. Credimi. »
« Il piacere è stato mio, Falamar. » sorrisi per tutta risposta, sincero nei riguardi del canissiano « E, sinceramente, mi spiace l’idea di dover perderci di vista, dopo quanto abbiamo passato insieme negli ultimi giorni. » ammisi, sincero, quasi temendo quell’eventualità, laddove, in essa, avrei allor perso l’unico riferimento che, allora, avrei potuto vantare all’interno di quel mondo per me ancora del tutto sconosciuto, nel quale, mio malgrado, sarei così rimasto spiacevolmente solo.
« Mmm… » mi osservò socchiudendo appena gli occhi, qual conseguenza di quelle parole, di quell’ultima mia nostalgica asserzione, nel confronto con la quale, pur, non avrei potuto immaginare molte repliche tali da prevedere un simile esordio « … e se non dovesse essere per forza così?! »

0 commenti: