Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

mercoledì 26 marzo 2014

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« … come io ero certo del fatto che ella si sarebbe messa nei guai… » non resistetti a evidenziare, storcendo le labbra verso il basso nel maledirmi per aver appena dimostrato di aver avuto ragione… mio malgrado « Dannazione… »

L’unica cosa peggiore rispetto ad avere un semidio immortale, o quasi, a capo di un’armata di spettri dentro la propria testa; probabilmente ha da essere riconosciuta avere un semidio immortale, o quasi, a capo di un’armata di spettri dentro la propria testa e non potersi permettere il lusso di prendere in esame l’idea di poter impiegare i suoi poteri, di non poter richiedere la sua collaborazione, al fine di soccorrere la donna amata. E non perché, se non glielo avessi domandato, egli non sarebbe stato più che lieto di agire in tal senso… quanto e piuttosto perché, cedendo a tale tentazione, a simile desiderio, l’unico risultato che avrei ottenuto sarebbe stato quello di offrire alla mia stessa amata una solida ragione per diffidare di me. E per diffidare di me da allora al resto dei nostri giorni…
Nel già difficile rapporto con Midda, difatti, l’ultima cosa che mi sarebbe servita, allora e, più in generale, sempre, sarebbe stata quella di dimostrarmi più o meno motivato al fine di preservare inalterato l’attuale, precario equilibrio venutosi a creare fra lei, Desmair e me, offrendole motivazioni razionali per credere che, malgrado tutto, io potessi essere entusiasta dell’idea di quella particolare situazione, al punto tale da poter vantare un rapporto di solidarietà con il suo da sempre sgradito sposo. Un rapporto di solidarietà che, in effetti, già avrebbe potuto trovare, innanzi al suo giudizio, solide argomentazioni in tutte le nostre collaborazioni passate e che, se solo si fosse ritrovato a essere allora confermato, a null’altro che a una definitiva rottura fra noi, purtroppo, non avrebbe potuto evitare di condurre… a dispetto di quanto sentimento potesse esistere, di quanto amore potesse legarci l’uno all’altra.
Così, sebbene per lei sarei stato pronto a tutto… anche al sacrificio più grande, alla rinuncia definitiva di tutto ciò che, per me, rappresentava vivere, non potei evitare, allora, di frenare le reazioni più istintive, le risposte più irrazionali alla situazione per così come riportatami da Desmair, e come, comunque, temuta; per potermi concentrare, per un istante, su quanto sarebbe stato realmente meglio impegnarsi a compiere. Che ciò avesse a piacermi o meno.

« E’ sufficiente una sola parola e richiamerò a me una dozzina di legioni di spettri, che raderanno al suolo l’intera città e porteranno in salvo mia moglie… la tua compagna. » provò a tentarmi il mio interlocutore, comprendendo il mio stato d’animo e, in ciò, desiderando approfittare del medesimo per avere la meglio su di me, per spingermi sino a concedergli il mio benestare all’impiego del mio stesso corpo per tale scopo, forte di tale scusa, così come, l’ultima volta, era occorso nel mentre della battaglia finale contro Nissa Bontor e Anmel Mal Toise… la stessa battaglia a seguito della quale quel nostro viaggio oltre i confini stessi del nostro mondo si era reso necessario, al solo scopo di dare la caccia alla seconda « Lo sai che posso farlo… sai che in meno di un quarto d’ora tutto questo potrebbe finire. »

Aveva ragione. Desmair aveva ragione e sapeva perfettamente di avere ragione. Così come, altrettanto perfettamente, sapeva che io sapevo che egli aveva ragione.
La prima volta che egli mi aveva proposto una tregua, una collaborazione al fine di salvaguardare l’esistenza in vita della mia amata, dopo che questa era stata tratta prigioniera dalla propria gemella, io avevo accettato compiendo, in tal senso, uno sforzo di fiducia, un atto di fede nei confronti delle possibilità di chi, pur, mai avevo avuto occasione di vedere realmente all’opera, non, quantomeno, in tutta la devastante energia del proprio potere, tale da poter, senza esitazione, senza incertezza, senza dubbi, distruggere ogni cosa, devastare la realtà per così come nota e, dopo averla annichilita, ricrearla a propria immagine e somiglianza. Da allora, tuttavia, molte cose erano cambiate… e, fra queste, anche la mia consapevolezza del suo potere, delle sue possibilità. Un potere che, in quello specifico frangente, ormai risiedeva, suo pari, in me, e che egli avrebbe potuto utilizzare per dare corpo ai miei sogni, ai miei desideri, alle mie speranze, traducendo in azioni concrete, in fatti, le parole che, in tal senso, stava spendendo per convincermi ad accettare, per ottenere, da parte mia, un beneplacito a procedere… e a procedere per il conseguimento di quell’obiettivo comune.
Tuttavia… tuttavia non avrei potuto concedermi l’occasione di cedere. E di cedere in maniera tanto banale, tanto ingenua, alla tentazione da lui in ciò rappresentata, dal suo potere in tal modo offertami. Non, per lo meno, desiderando realmente conservare una qualche speranza per il mio futuro con Midda, per la sopravvivenza del nostro rapporto, già sin troppo posto in dubbio, sin troppo sgradevolmente frenato dall’ostinata esistenza di quel semidio nelle nostre vite… e, soprattutto, nella mia testa. Perché se anche, accettando quel nuovo compromesso, sarei stato in grado di intervenire in soccorso alla mia amata, ricongiungendomi immediatamente a lei; spiacevolmente breve sarebbe stata per me l’occasione di poter gioire per tale risultato, per simile conquista. Breve nella misura, per lo meno, sufficiente alla medesima per prendere coscienza di quanto da me compiuto e, in ciò, per imporre un nuovo muro fra noi, una nuova barriera che, forse, non sarei più stato in grado di abbattere.

« L’importante è che ella stia bene. » commentai, sospirando e, in ciò, cercando di liberare la mia mente da ogni incauto pensiero « Non è la prima volta che si ritrova in difficoltà… non è la prima volta che viene imprigionata… e, probabilmente, non sarà neppure l’ultima. » cercai poi di argomentare, più a convincere me stesso che chiunque altro « E’ la sua vita… ed è il suo modo di viverla. Se avrà bisogno di me, mi chiederà di intervenire. Ma fino ad allora, è meglio che ella abbia a proseguire nel cammino che ha scelto in autonomia… senza che, da parte mia, da parte nostra, vi siano interferenze volte a porre in dubbio la sua autodeterminazione. »

Un istante di silenzio, volto a esprimere disapprovazione, fu quello che seguì il mio intervento da parte di Desmair, il quale, tuttavia, cercò di mantenere tutto il proprio autocontrollo, tutta la propria sino ad allora manifestata quiete, per non palesare quanto egli avrebbe preferito una ben diversa risoluzione da parte mia, una scelta volta a garantirgli libertà di azione. E non tanto, ne sono certo, al fine di garantire salvezza alla mia amata, nonché sua moglie così come aveva apparentemente amato impuntarsi a ripetere in ogni propria ultima sentenza; quanto e piuttosto, al solo scopo di tornare a godere della vita che pur, nel ritrovarsi confinato all’interno della mia mente, gli era stata spiacevolmente negata…
… non che, nel ricordarsi la sua attuale condizione di cadavere, avrebbe potuto avere ragione di che lamentarsi in tal senso, nell’essersi, mio malgrado, riservato molto più di quanto non avrebbe avuto diritto a pretendere.

« Come preferisci… » accettò alfine, stringendosi fra le spalle a comprovare, falsamente, quanto in verità nel merito di tale mia scelta egli non avrebbe avuto interesse alcuno, in una reazione attorno alla quale, pur, non volli infierire, nel non avere ragione alcuna per spingermi a voler cercare conflitto con lui, nel privarlo, in tal modo, della propria dignità, del proprio orgoglio, ossia, obiettivamente, tutto ciò che gli era, allora, rimasto, tutto ciò che, ancora, avrebbe avuto ragione di impegnarsi a difendere « La vita è la tua… e se preferisci sprecare il tuo tempo nel sottostare alle assurde regole di questo folle mondo, per elemosinare una qualche possibilità di impiego, non sarò di certo io a impedirtelo. » soggiunse, in effetti dimostrandosi maggiormente piccato di quanto, forse, non sarebbe stato per lui opportuno apparire « Anzi… credo che sia giunto il momento che tu abbia a risvegliarti! »

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