Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

martedì 25 marzo 2014

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So bene come potrebbe apparire retorico affermarlo, ma fra Midda e me, l’intima intesa è sempre stata tale da rendere obiettivamente difficile distinguere sogno e realtà.
In un’attesa durata, per entrambi, quindici lunghi anni, i sogni, non ho vergogna ad ammetterlo, non sono mai mancati. Anzi. Ogni qual volta ella soggiornava presso la mia locanda, inevitabile era per me risvegliarmi madido di sudore, e in stati di eccitazione tale da rendere obiettivamente difficile riuscire a pensare di potermi rapportare, quietamente, con lei, di lì a breve, nel momento in cui ella sarebbe uscita dalla propria stanza raggiungendomi per il nostro, irrinunciabile, appuntamento mattutino, in occasione della prima colazione, sovente per lei anche l’unico pasto della giornata sino a sera. Non che, per quindici anni, da parte mia sia stata casta attesa del momento in cui ella si sarebbe finalmente decisa a scegliermi qual proprio compagno, beninteso: al suo pari, non mi sono mai lasciato mancare compagnia, soprattutto in occasione dei lunghi mesi, talvolta intere stagioni, nel corso dei quali ella spariva dalla circolazione, al punto tale dall’essere considerata, dai più, qual morta. Ciò non di meno, per quanto non mi sia mai sottratto alla compagnia di diverse amanti, tali per passione o, anche e soltanto, per denaro, e per quanto ad alcuna di loro potrei muovere il benché minimo rimprovero, avendo sempre, con tutte, trovato indubbia occasione di appagamento fisico; con nessuna, al di fuori di lei, ho avuto la medesima possibilità di coinvolgimento emotivo, psicologico e, persino, spirituale, tale da rendere ogni nostro amplesso, reale o, anche e soltanto, onirico, un’esperienza sempre indimenticabile, sempre meravigliosa, al confronto con la quale alcun’altra donna avrebbe mai potuto riservarsi il benché minimo significato nella mia esistenza, nel mio presente o, ancor meno, nel mio avvenire.
In ciò, per quanto consapevole della misura nella quale, tutto quello, null’altro avrebbe avuto a doversi considerare che un parto della mia fantasia, uno sfogo, mentale, al distacco fisico impostomi dalla mia amata sin dal giorno in cui, entrambi, ci rendemmo spiacevolmente conto della presenza di Desmair dentro di me; non soltanto non tentai di sottrarmi all’abbraccio di quel miraggio ma, in esso, mi sforzai, per un fuggevole frammento di eternità, di smarrirmi, abbandonandomi completamente al piacere, al desiderio, alla forza, all’estasi, in un’unione tanto straordinaria, tanto meravigliosa, da apparire persino dolorosa, nella tensione imposta a ogni mia singola membra, in termini tali da poter persino temere che, da un istante all’altro, il mio intero corpo potesse esplodere, incapace a contenere al proprio interno, tutta l’energia che, soltanto da lei e per lei, sarebbe sempre stata generata, sarebbe sempre derivata. E più, con quel simulacro della mia amata, il crescendo proprio di quell’unione ci trovava uniti, con foga rimbalzando da un tavolo al bancone, dal bancone al pavimento e dal pavimento ancora a un muro, e alle scale, e a qualunque altro genere di supporto ci sarebbe lì potuto essere offerto; più l’intera realtà a me circostante, la realtà dalla quale mi ero estemporaneamente allontanato, perdeva completamente di significato, apparendo qual un mondo lontano… e un mondo al quale non desiderare più far ritorno…
… questo, per lo meno, fino al momento in cui il mio ospite non mi riportò a necessario confronto con quanto, effettivamente, stava accadendo, e con il fatto che, purtroppo, in quel momento stavo giacendo soltanto con la mia fantasia, con un frutto della mia immaginazione, nel mentre in cui l’unica, vera Midda Bontor, ancora una volta, mi era stata sottratta da un fato avverso… e dalle proprie stesse, impetuose azioni.

« Voglio essere onesto con te, vecchio mio… » esordì, sorprendendomi immerso fra le braccia della mia amata, o, quantomeno, di quella sua onirica imitazione « … all’inizio avevo giudicato mia moglie addirittura di aspetto sgradevole, soprattutto se posta a confronto con colei che avrei, effettivamente, desiderato qual mia novecento undicesima sposa e, alla quale, ella si è sostituita con l’inganno. »
« … dei! » gemetti, quasi spaventato da quell’intervento, abbandonando rapido il calore di quel corpo soltanto per rigirarmi ed essere pronto al conflitto, in risposta a un primitivo istinto belligerante, volto a tutelare la mia compagna anche laddove, la vera Midda, mai avrebbe avuto necessità di una simile premura da parte mia.
« Però… conoscendola meglio, devo ammettere che ha sicuramente il suo fascino, il suo carisma… e, non lo nego, in tutto ciò non riesco a evitare di provare una certa gelosia nei tuoi riguardi, sapendo che a te è concesso quanto dovrebbe essere, obiettivamente, soltanto mio. » proseguì egli, con tutta serenità, per nulla dimostrandosi scandalizzato né da quanto stava avvenendo, né dalla mia nudità, a dimostrazione di quanto quell’esperienza, per lui, non avesse a doversi riconoscere qual inedita « Ti prego… non ti fermare per causa mia. » mi invitò poi, nel mentre in cui, comunque, la realtà attorno a noi iniziò a essere nuovamente rimodellata a suo uso e consumo, vedendo ricomparire il trono seduto sul quale mi aveva inizialmente accolto, e al quale, in ciò, non si negò occasione di fare ritorno « Se ti può rasserenare, ho visto scene molto più spinte di questa nei sogni della mia sposa: ti stupirà, ma, talvolta, ha fantasie decisamente… mmm… non riesco a trovare un aggettivo giusto per descriverle. »
« Desmair! » esclamai, sforzandomi di ritrovare il controllo su di me, sul mio corpo, sulla mia mente e sulle mie emozioni, nel mentre in cui, purtroppo, così come era apparsa, l’illusione d’amore che mi era stata appena concessa iniziò a svanire, lasciandomi un terrificante senso di malinconia nell’animo all’idea di quanto tempo, purtroppo, sarebbe probabilmente passato prima che, a Midda e a me, potesse essere offerta la possibilità di tornare a vivere realmente un momento come quello.
« Lieto che tu riesca ancora a ricordarti il mio nome… » commentò sarcastico, tornando ad allungare la propria destra verso il calice dorato che aveva fatto ritorno alla propria posizione originaria, là dove lo aveva lasciato prima di partire « Sai… considerando che in questo angolo della tua mente ho preso dimora, potrei considerare un’offensiva invasione dei miei spazi quanto è appena accaduto. Un gesto decisamente maleducato da parte tua, ricordando come, fra l’altro, fossi impegnato in un ruolo d’ambasciatore proprio per tuo conto… »
« Considerando come questa sia la mia mente, e come tu vi sia impiantato senza alcun permesso da parte mia, non credo che tu abbia a poterti considerare nella posizione utile a muovermi critica… al contrario! » replicai con maggiore stizza rispetto a quanto non avrei preferito riservargli dimostrazione.
« Oh… oh… » ridacchiò, piegando appena il capo di lato, quasi a cercare di osservarmi da un diverso punto di vista « E’ il testosterone che sta parlando per te, vecchio mio?! In genere, il ruolo aggressivo-dominante è quello della tua amante nonché mia sposa… non il tuo. » puntualizzò, sarcastico nei miei confronti « Se preferisci che ti lasci ancora qualche minuto in compagnia con le tue fantasie… beh… non hai che da chiedermelo. Tanto più che, fra breve, ti riprenderai… e, in ciò, se solo mi lasciassi un po’ al comando, potrei approfittare dell’occasione per semplificarci la vita. E, chissà, magari anche per andare a salvare colei al centro delle tue brame. »
« Salvare…?! » domandai spaventato, dimentico, in un istante, di ogni precedente eccitazione, all’idea che Midda potesse avere necessità di aiuto, di soccorso, prospettiva innanzi alla quale non mi sarei potuto perdonare per essermi concesso, oltretutto, quell’infedeltà onirica, seppur, comunque, con lei e soltanto con lei « Che succede, Desmair…? Midda è in pericolo…?! »
« Nulla nell’immediato. » negò, scuotendo il capo e stringendosi fra le spalle, a minimizzare il valore di quanto pur, pocanzi, lasciato intendere « In effetti, l’ho trovata decisamente tranquilla nel merito del proprio avvenire, per quanto abbia aggredito il suo accusatore e, per questo, si sia conquistata un anno di lavori forzati. » soggiunse, offrendo drammatica conferma a ogni mio timore « La sua unica preoccupazione, se ti può consolare, sei tu… e il fatto che tu possa stare bene fintanto che lei non tornerà a prenderti. »
« Io sto bene. » replicai, quasi a voler rispondere in maniera diretta a quel premuroso timore, benché, obiettivamente, ella non avrebbe potuto sentire la mia voce.
« E’ quello che le ho detto. » confermò, tuttavia, il mio interlocutore, avendo evidentemente anticipato quella mia risposta « Non che non se lo aspettasse, in verità… ti conosce, così come tu conosci lei. E, in ciò, era certa del fatto che tu saresti riuscito a cavartela. »

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