Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

martedì 18 marzo 2014

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« Non ti spaventare, amico… fra poco scoprirai che è decisamente peggio di come potrebbe sembrare! » ironizzò, non tanto a mio discapito quanto, e piuttosto, a critica nei confronti di quanto, lì attorno, ci stava venendo presentato, dell’intero contesto nel quale entrambi eravamo lì stati catapultati al pari di chiunque altro presente, per nostra scelta, per scelta di altri o, semplicemente, per necessità, e nel quale, così come sottolineato da un approccio assolutamente informale nei miei riguardi, e da parte mia più che apprezzabile e apprezzato, utile a ridurre eventuali distanze fra chi, in tutto ciò, avrebbe avuto semplicemente a doversi considerare un fratello d’arme in una vera e propria guerra psicologica.

A prendere voce verso di me, in simile contesto, altri non fu che un uomo che, soltanto pochi istanti prima, prima di entrare in quell’edificio e di ritrovarmi a confronto con una tale varietà di forme, colori, dimensioni, proporzioni, avrei probabilmente definito un licantropo, un lupo mannaro, una creatura a metà fra l’uomo e la bestia, e, in ciò, fondamentalmente malvagia, una minaccia da contrastare e da uccidere prima di essere uccisi per mezzo suo, in conseguenza alla sua collera. Ciò non di meno, la mera evidenza della cordialità, della spontaneità, dell’immediatezza con la quale egli si era confrontato con me, non avrebbe potuto essere più dimostrativa, più trasparente di quanto, che potessi crederlo o meno, quella creatura, così come l’avrei sicuramente definita in precedenza, non avrebbe avuto ragione di aggredirmi se io non gliene avessi offerta… né più, né meno come chiunque altro al mondo. O, per meglio dire, nel Creato, in tutta la sua incredibile vastità e varietà.
Alto quasi un piede più di me, e grosso decisamente molto più di quanto io non avrei avuto né interesse, né desiderio a divenire, il mio candidato interlocutore appariva, in tutto ciò, completamente ricoperto, da capo a piedi, da una folta pelliccia bianca, candida come la neve, nel confronto con la quale, ciò non di meno, le sue vergogne non avrebbero avuto occasione di mantenersi celate. Per simile ragione, e a rimarcare, ancor maggiormente, il netto contrasto esistente fra l’immagine bestiale e brutale che, in conseguenza al suo aspetto, non avrebbe potuto ovviare a rievocare nella mia mente concetti tutt’altro che sereni, scenari tutt’altro che di piacevole memoria, malgrado il proprio manto naturale egli non stava allora mancando di mantenere pudicamente celata la propria virilità al di sotto di larghe brache, atte a garantirgli massima libertà di movimento, a non costringere le sue possenti forme all’interno di una qualche stretta fasciatura, e, ciò non di meno, a concedergli un’indubbia parvenza estetica di civiltà, allontanandolo da qualunque ferino, e pregiudizievole, fraintendimento. Nudo, altresì, era il suo busto, così come nude le sue braccia e nudi i suoi piedi, conformati, questi ultimi, in effetti, a riprendere più la forma delle zampe di un cane o di un lupo, piuttosto che semplici estremità umane. E ancora un’evidente connessione alla sua natura animale non avrebbe potuto essere ovviata nel confronto con il suo volto che, obiettivamente, di umano nulla avrebbe potuto vantare, nel palesare, in tutto e per tutto, le forme proprie della testa di un cane, di un lupo, con uno splendido muso allungato, terrificanti zanne appuntite al di sotto delle… labbra?!... e triangolari orecchie al di sopra della nuca stessa. Un volto estremamente peculiare che, ove possibile, avrebbe allora dovuto essere riconosciuto ancor più particolare in conseguenza alla presenza di una coppia di intensi occhi di un rosso addirittura brillante, e, in ciò, non dissimile alla tonalità propria di una coppia di tizzoni incandescenti.

« … come, scusa?! » replicai esitando, e in tal senso riservandomi la possibilità di qualche ulteriore istante di tempo utile a concedermi di acquisire rapida confidenza con quella prospettiva di dialogo, in maniera tale da non rischiare, in tutto ciò, di risultare offensivo nel manifestare un qualche pregiudizio a discapito di chi, al di là del proprio aspetto decisamente poco raccomandabile, mi aveva apostrofato in maniera tanto amichevole, tanto quieta, così come pur alcun obbligo avrebbe potuto ritenere di possedere a tal riguardo, nei miei confronti, in mio soccorso, pratico o anche e soltanto psicologico.
« Ho detto… che le cose qui non sono tanto brutte come appaiono. » incalzò, sorridendo verso di me, con espressione che, nel contemplare le zanne, avrebbe potuto essere giudicata incredibilmente feroce, ma che pur, compresi immediatamente, e in ciò forse riuscì a essermi d’aiuto la mia pregressa esperienza con l’orrido aspetto di Desmair, non avrebbe avuto a essere in tal modo giudicata « Anzi… a breve inizierai a scoprire che sono nettamente peggiori! » ribadì il concetto già esposto, con ineluttabile sarcasmo a discapito non tanto del sottoscritto, quanto della situazione.
« Io credo… di avere le idee un po’ confuse… » ammisi, muovendo per un istante lo sguardo sull’incredibile confusione innanzi a me per poi riportarla verso il mio ancor sconosciuto interlocutore « Non sono mai stato in un luogo del genere prima… e nessuno mi ha spiegato, in effetti, come possa funzionare qui. »
« Mmm… comprendo… » commentò il licantropo, o ancora supposto tale, aggrottando per un istante la fronte o, comunque, compiendo un gesto tale da offrire la medesima valenza espressiva, nel contemplarmi con rinnovata curiosità, evidentemente in tal senso alimentata dalla mia dichiarata estraneità con tutto quello « Guarda. Se hai voglia di fidarti di me, per prima cosa vai laggiù… dove c’è quel grosso pulsante rosso. Infila la mancina nella fessura e premi, con la destra, il pulsante stesso. » mi istruì, indicandomi con la sua stessa grossa mano destra il punto preciso, a una trentina di piedi da noi « Sentirai un leggero pizzicorino… ma non ti farà male, credimi. »

Se l’idea di infilare la mano in una fessura misteriosa, e attendere un leggero pizzicorino, non avrebbe potuto considerarsi propriamente in cima alla lista delle mie brame; altrettanto vero avrebbe avuto a doversi giudicare l’evidenza di come quella, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere la prima, vera e sola istruzione chiara e perfettamente comprensibile delle ultime ore, sicuramente ambigua nelle proprie conseguenze, nelle proprie implicazioni, e, ciò non di meno, chiara… chiarissima, al di là di ogni possibilità di fraintendimento. Inoltre, il mio ancor non meglio presentato interlocutore, avrebbe avuto a dover essere allora individuato qual, apparentemente, il solo che, in quel mentre, stava palesando un qualche interessamento nei miei riguardi; ragione per la quale, da parte mia, avrebbe dovuto essere giudicata scelta adeguatamente condividibile quella di cercare di conservare quell’estemporanea, effimera e pur, allora, presente alleanza fra noi, almeno nei confronto con l’idea di quanto egli avrebbe potuto ancora concedermi di apprendere nel merito delle dinamiche lì predominanti, così come, per propria stessa iniziativa, si stava dimostrando interessato a compiere.
Per tale ragione, forte di simili analisi, non potei fare a meno di annuire a quel consiglio e, in ciò, di riservarmi un certo azzardo nello scommettere su quella scelta, su quell’iniziativa, nella speranza che, comunque, da tutto ciò non avesse poi a derivare nulla di peggio di quanto, già, quell’intero contesto non avrebbe potuto obiettivamente rappresentare…

« Grazie… » confermai verbalmente, avviandomi nella direzione indicatami « Torno subito… » soggiunsi, a definire il mio interesse a riprendere, al più presto, il dialogo con lui, sempre ammesso che simile volontà avrebbe avuto a potersi considerare condivisa.

Più di quanti non avrei potuto presumere di raccogliere, in un percorso tanto breve, furono gli sguardi che mi vennero rivolti, nella maggior parte dei casi carichi di palese curiosità, emozione che, in una simile varietà di forme e colori avrebbe dovuto essere giudicata, invero, di difficile apprezzamento, almeno da parte di uno sguardo non avvezzo a tutto ciò qual il mio, e che pur, e non per cercare vanto, mi concessi occasione di riconoscere ugualmente laddove ebbi occasione di coglierli, dimostrando, probabilmente, un’empatia maggiore rispetto a quanto non avrei potuto io stesso ritenere di aver affinato negli ultimi vent’anni trascorsi dietro il bancone di una locanda nel cuore della città del peccato.

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