Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

domenica 9 marzo 2014

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« A quanto pare, anche da queste parti sanno che cosa sia l’alcool… » commentò la mia amata, aggrottando appena la fronte alla comparsa di quel drappello di sbandati, finiti nel nostro stesso vicolo più per errore che per un qualche interesse nei nostri confronti, dal momento in cui, necessariamente, non avrebbero potuto attenderci qual lì presenti.
« E anche da queste parti non sanno moderarsi nella sua assunzione… » replicai, accodandomi alla sua sentenza e non potendo fare a meno di ben riconoscere un gruppo di ubriachi nel confronto con il medesimo, soprattutto dopo oltre vent’anni della mia vita spesi come locandiere « … magari, una volta tanto, cerca di non impegnarti, a tutti i costi, a cercare rogne con loro… pensi di potercela fare?! » le domandai, con tono che poté, probabilmente, apparire prossimo al sarcasmo, e che pur non avrebbe mai voluto essere tale, nel ben conoscere l’indole belligerante della mia amata e, in ciò, nel ben prevedere quanto ella, potendo trasformare quell’incontro casuale in una rissa, non se ne sarebbe fatta mancare l’occasione anche e solo per semplice sfogo innanzi ai problemi di natura relazionale che in quel momento si erano nuovamente e spiacevolmente imposti all’interno della nostra coppia.
« D’accordo… » sospirò, non senza un certo sentimento di delusione alla base di tale intervento, laddove avrebbe sicuramente gradito l’occasione di menare le mani per così come, in tal modo, prospettata e da me, non erroneamente, anticipata « … però sappi che sei un vero guastafeste. E che, per questo, mi riserverò il diritto di infierire in tuo contrasto in ogni momento utile di tutta la prossima settimana. » mi avvisò, con tono giocosamente minaccioso, promettendomi, in ciò neppur troppo implicitamente, che per i sette giorni successivi a quella sera non avrebbe mancato di farmi pesare la mia non volontaria convivenza con Desmair in ogni modo e con ogni metodo, giocando, ove possibile, anche in maniera decisamente poco elegante pur di torturarmi psicologicamente, per averle allora impedito di divertirsi un po’ con quei casuali e inconsapevoli volontari.
« Cercherò di farmene una ragione… » risposi storcendo le labbra verso il basso, in parte, in cuor mio, nulla attendendomi di diverso rispetto a ciò, dal momento in cui, mio malgrado, in conseguenza all’imposta astinenza che stava contraddistinguendo il nostro rapporto, un simile infierire, così come da lei appena definito, non avrebbe avuto a doversi riconoscere poi né inedito, né tantomeno raro nella nostra quotidianità, laddove ella già abitualmente non si negava occasione di farmi letteralmente odiare il mio ospite al pensiero di quanto, tutto ciò, mi stesse spiacevolmente costando.

Purtroppo, per quanto allora potessi essere pronto al sacrificio, nell’ottica di non insistere in maniera eccessivamente ottusa a volerci inimicare la popolazione autoctona ancor prima di capire anche soltanto ove fossimo finiti; gli ubriachi di quel branco non vollero perdere occasione di dimostrarmi quanto, a prescindere da quale mondo potesse essere quello, e da quanto progredita avesse a doversi supporre la loro civiltà, determinati comportamenti, taluni atteggiamenti, mai avrebbero avuto a doversi considerare qual sconosciuti, quali a loro alieni. E così, ancor prima che potessi finire di replicare alla minaccia della mia amata, le forme della medesima, ancor nude, attrassero in maniera decisamente inequivocabile l’interesse del gruppo, il quale nulla ebbe a importarsi del fatto che, allora, la donna lì presentata in maniera tanto poco conveniente innanzi al loro sguardo, avesse a doversi considerare ben distante dal potersi equivocare qual una prostituta o, comunque, una professionista del medesimo settore… non, per lo meno, ovviando all’eventualità che le prostitute da loro frequentate, generalmente, girassero armate con una lucente spada bastarda, e la loro bellezza non fosse castigata dietro a una folta chioma corvina del tutto vergine nel confronto con qualunque genere di pettine o spazzola, a una spiacevole cicatrice presente a sfregiare in maniera evidente il suo viso in corrispondenza dell’occhio sinistro e, particolare non meno rilevante, l’assenza praticamente completa del braccio destro, all’epoca del nostro arrivo su Loicare, tale il nome del pianeta per così come a me lì ancora ignoto, da poco mutilato fin sotto la spalla in conseguenza all’ultima, terribile battaglia da lei combattuta.

« Tu riesci a capire cosa stiano dicendo…?! » questionò la mia compagna, per nulla ritraendosi innanzi ai loro commenti né, tantomeno, ai loro sguardi, non essendo mai stata contraddistinta da un qualche effettivo senso del pudore utile a imbarazzarsi in quella situazione, in quel particolare frangente « Non ho mai sentito una lingua simile… »
« Neppure io. » confermai, con incedere fondamentalmente retorico nel confronto con simile osservazione, dal momento in cui, volendo riconoscere come, in quel mentre, ci stessimo ritrovando su un pianeta diverso dal nostro, semplicemente paradossale sarebbe stato attendersi di riuscire a comprendere il linguaggio nativo… soprattutto nel considerare come, sul nostro mondo natio, sarebbero state sufficienti poche miglia di distanza per rendere due nazioni fra loro del tutto prive di ogni speranza di comunicazione « Però, considerando che sono uomini e che sono ubriachi, non credo di sbagliarmi troppo nel ritenere che siano interessati a te… quindi, per amore della pace, sarebbe meglio andarc… »

Con buona pace alla pace, se mi si perdona il gioco di parole, non ebbi allora neppure la possibilità di concludere quell’affermazione prima che, dal gruppo, due elementi più audaci si distaccassero soltanto per gettarsi, con una certa foga, sulla mia amata e, in particolare, sui suoi seni, nell’evidente volontà di ghermirli fra mani lussuriose e desiderose di un’occasione di contatto con quelle forme.
E se, probabilmente, qualunque altro uomo, nell’assistere a una scena simile, si sarebbe fatto avanti per difendere le grazie della propria compagna, nel ben conoscere il carattere della medesima, mi riservai piuttosto l’occasione di condurre un passo all’indietro, in maniera tale da porre distanza sufficiente fra me e lei al fine di non essere, involontariamente, coinvolto nella battaglia che, allora, necessariamente, si sarebbe scatenata. Giacché, di Midda Bontor, tutto potrà mai essere detto, ma mai che abbia a doversi riconoscere qual una fanciulla necessitante della protezione, del soccorso e, più in generale, della presenza di un uomo forte al suo fianco, a tutelarne gli interessi, a proteggerne la virtù, e a garantirne l’incolumità.

« Vogliate scusarmi, luridi figli d’un cane rabbioso… » commentò ella, restando soltanto per un istante ferma a contemplare la coppia intenta ad aggredire le forme dei suoi seni e, nel contempo, a rivolgerle incomprensibili parole, che pur, senza particolare fantasia, avrebbero potuto essere facilmente interpretate quali insulti « … ma si da il caso che solo un uomo ha diritti sulle mie forme… e, da qualche tempo a questa parte, neppure lui… » esplicitò, nel mentre in cui, la sinistra si chiuse con maggiore fermezza attorno all’impugnatura della spada, ritornando a farla essere una naturale prosecuzione della propria medesima estensione « … quindi… »

Beninteso: nel vedere un branco di ubriachi aggredire la mia compagna, oltretutto nuda, e avventarsi sul suo corpo con intenti ben poco equivoci, al di là di quanto, un istante prima, stessi difendendo la necessità di mantenere rapporti diplomatici con la popolazione indigena, non potei che lasciar prevalere la parte meno moderata, e più istintiva, del mio spirito. E, in tal senso, non potei che essere intimamente soddisfatto all’idea di quanto dolore, di lì a un istante dopo, la mia amata si sarebbe premurata di imporre a discapito di quei poveracci, colpevoli non tanto di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato, ma di aver concepito qual proprio un qualche diritto di sorta su di lei soltanto in quanto donna e, in quel particolare momento, in quanto anche priva di abiti a celarne le conturbanti curve.
Per questo, incrociando le braccia al petto, mi posi semplicemente in quieta attesa del termine dello spettacolo che lì si sarebbe consumato e, a giudicare da quanto ebbri si stavano offrendo gli aggressori, si sarebbe consumato in un tempo estremamente ridotto; limitandomi a prendere mentalmente le misure dei ogni singolo elemento di quel gruppo per individuare, fra loro, i due migliori candidati a concederci, al termine delle danze, i propri abiti in gentile concessione.

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