Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

giovedì 6 marzo 2014

2210


Il mio nome è Be’Sihl Ahvn-Qa… e questa storia è soltanto in parte la mia storia.

Una ben minima parte, la mia, in effetti, laddove la protagonista assoluta di ogni vicenda, l’eroina incontrastata di questa narrazione, ha a doversi riconoscere una donna straordinaria di nome Midda Bontor. Una donna… un nome che, coloro che hanno avuto occasione di leggere o ascoltare le testimonianze precedenti a questa mia proposta, dovrebbero aver avuto ormai già sufficiente occasione di imparare a conoscere, tanto nel bene, così come nel male. Un nome, poi e in verità, che non potrebbe in alcun modo essere considerato misconosciuto, non, per lo meno, entro i confini del mondo dal quale, sia lei che io, proveniamo.
Lassù… o laggiù… difficile in questa mia attuale situazione potersi permettere un qualche avverbio, ella è infatti pressoché una celebrità, in conseguenza a una lunga, sterminata sequenza di incredibili gesta, tali da renderla, all’attenzione dei più, un personaggio ancor prima che una vera e propria persona. Per quanto ella, e posso dirlo dall’alto di ben vent’anni di vita vissuta a contatto con lei, in amicizia, prima, in amore, poi, non abbia mai cercato in alcun modo di avallare la diffusione indiscriminata di voci, sovente del tutto prive di fondamento, nel merito di chi ella avesse a dover essere riconosciuta essere o di come ella fosse abituata a gestire la propria vita, il proprio presente e il proprio avvenire. Al contrario, entro i limiti delle proprie possibilità, entro i limiti delle proprie opportunità, ella si è sempre impegnata, giorno dopo giorno, al solo scopo di riuscire a dimostrare quanto la propria esistenza non avesse a doversi mistificare dietro l’apparenza di un componimento epico, allo stesso modo in cui si è parallelamente e sempre impegnata a cercare di dimostrare quanto, con la propria sì straordinaria, e pur umana, forza di volontà, alcun limite, alcun confine, per quanto considerato pressoché parte del mito, alcuna impresa, per quanto giudicata persino leggenda, avesse a doversi considerare effettivamente tale, scoprendosi, altresì, conquistabile, violabile, in mera applicazione di puro e semplice impegno, dedizione, costanza, coraggio.
Con molti nomi, in tutto ciò, ella è stata apostrofata in questi anni, al crescere della propria fama, al diffondersi della propria notorietà entro i confini propri del nostro angolino di mondo e anche nei regni attigui: Figlia di Marr’Mahew, in riferimento a una divinità della guerra della quale è stata considerata retaggio nel giorno in cui, per quanto più stordita che effettivamente cosciente, ella ha fatto strage di pirati, sterminandone un’ottantina armata soltanto di una spada bastarda e di un martello da fabbro; Campionessa di Kriarya, la città nella quale, entrambi, abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni, e che l’ha voluta eleggere qual propria signora nel giorno in cui ella ha salvato tutti dall’assedio lì imposto da colossali e oscene creature pseudo-divine emerse direttamente dai più osceni incubi della più contorta e perversa fra tutte le menti; Ucciditrice di Dei, titolo altisonante, e pur da lei concretamente conquistato nel giorno in cui, ritrovatasi a confronto con un dio minore di nome Kah, e investita, estemporaneamente, del potere per lei allor realmente derivante dal sangue della dea Marr’Mahew, è stata in grado di sconfiggere e uccidere il proprio avversario, il proprio antagonista, per quanto blasfemo, tal concetto, possa intrinsecamente apparire. Nomi, questi e molti altri, che ineluttabilmente hanno contribuito a rendere la persona dietro gli stessi celata sempre meno evidente, ogni giorno un po’ più nascosta, lasciando, altresì e purtroppo, risaltare soltanto il personaggio.
Ma che Midda Bontor sia una persona, credetemi, non ha da porsi in dubbio. E, a tal riguardo, posso offrire personale testimonianza in grazia al rapporto che, come già accennato, negli ultimi vent’anni ho avuto occasione di vivere con lei, prima confrontandomi con lei qual semplice amico, successivamente nella sua vita riuscendo a riservarmi la meravigliosa, incredibile e sconvolgente occasione di esserne amante e amato, in una conquista, mi si possa perdonare il termine, che mai avrei creduto francamente possibile, benché, in tal senso, con tale speranza nel cuore, abbia atteso persino per tre lunghi lustri.
Nella propria natura umana, Midda Bontor è quindi ben lontana dal potersi riconoscere qual perfetta. E se persino io posso testimoniarlo, tal giudizio credo abbia a doversi considerare sufficientemente sincero e onesto. Pur contraddistinta da una forza d’animo smisurata, da un impeto sconvolgente, e da una tenacia priva d’eguali,  anch’ella ha i propri momenti di debolezza, le proprie piccole incoerenze, e, più in generale, i propri difetti, primo fra tutti, almeno innanzi al mio personale metro di giudizio, una terrificante dipendenza dal pericolo, che le impedisce, in maniera addirittura patologica, di poter presupporre di restare per più di qualche ora lontana dai guai. Impossibile, per me, sarebbe ora offrire un conteggio puntuale di tutte le volte che, soggiornando ella nella mia locanda in quel di Kriarya, e già, ipoteticamente, predispostasi per un momento di riposo, per una notte di sonno, insofferente a un’estemporanea difficoltà a addormentarsi, ha sceso le scale ed è tornata a contatto con la folla dell’ambiente principale, con l’ebbrezza propria di avventori rallegrati da eccessi alcolici, soltanto con il dichiarato scopo di attaccar briga, di menare le mani per rilassarsi, per appagare la propria brama di sfide e, più in generale, la propria sete di adrenalina.
In cieca ubbidienza a questa propria debolezza, a questo proprio limite, ampia parte della vita della mia amata Midda non è mai riuscita a restare effettivamente sotto il suo controllo, entro i limiti propri imposti dalla sua volontà, ritrovandola, suo malgrado, vittima di se stessa e, in ciò, costretta ad agire, troppo sovente, in maniera ben poco avveduta, per non dire, esplicitamente, sciocca. Non che, sia chiaro, da parte mia siano mai mancate scelte decisamente sbagliate… sebbene, volendo concedermi un momento di infantile argomentazione, ogni grave errore da me commesso sia stato, più o meno direttamente, conseguenza alle azioni della mia stessa compagna, e soprattutto a quelle azioni che, compiute in ascolto all’impeto del momento, sono state in tal modo talvolta pagate anche dal sottoscritto.
Un esemplificazione a sostegno di simile tesi…?! Beh… il fatto che lo spirito di un semidio immortale morto risieda ora nel mio corpo, per quanto da lei giustamente rimproveratomi, anche laddove, in verità, di ciò non abbia a considerarmi in alcun modo entusiasta di ciò, credo possa essere considerata un’argomentazione sufficientemente solida, soprattutto a confronto con l’evidenza di quanto, tale semidio, di nome Desmair, altri non sia che il suo stesso sposo, divenuto tale per un lieve errore di stima, di valutazione da parte della mia amata, la quale, per estemporanea convenienza e praticità, ha scelto di legarsi, ingannevolmente, a lui in matrimonio… salvo poi rendersi tardivamente conto di quanto, in tutto ciò, altro non avesse fatto che legare se stessa a lui, e la propria vita, il proprio futuro, a un tale mostro.
Tralasciando ora le precise dinamiche che hanno condotto Desmair a prendere fissa dimora in me, un tema su cui potrei dilungarmi anche eccessivamente, benché ciò non abbia a doversi considerare oggetto specifico di questa mia testimonianza; e tralasciando anche ogni altro aneddoto nel merito della mia passata vita al fianco di Midda Bontor; mi si conceda la possibilità di saltare, direttamente, al giorno in cui, sconfitta, ma non estirpata, la minaccia rappresentata dallo spirito della regina Anmel Mal Toise, che, non so dire se per pura combinazione o per un terrificante ironia del destino, altra non ha che da esser riconosciuta che la madre, un tempo umana e mortale, dello stesso Desmair, la mia amata valutò necessaria, fondamentalmente obbligata, la propria partenza per un nuovo, lungo viaggio. Un viaggio che l’avrebbe condotta più lontano di quanto mai non avrebbe potuto immaginare di sospingersi. Un viaggio che, probabilmente, non le avrebbe concesso opportunità di ritorno. E un viaggio che, incredibilmente, ella propose a me di condividere con lei. Incredibilmente, ho scritto, benché, forse, il termine più corretto da impiegare dovrebbe essere paranoicamente, dal momento in cui, comunque, alla base di una tale iniziativa, di una simile decisione, sono sufficientemente certo, ella non si è concessa occasione di porre, sul piatto della bilancia, i propri sentimenti per me, il proprio amore per me, che pur non desidero porre in dubbio; quanto e piuttosto il sospetto e il timore di cosa sarebbe potuto avvenire nel momento in cui, lasciato sul nostro mondo d’origine in coatta compagnia di Desmair, non vi fosse più stata lei a tenere sotto controllo il proprio ben poco amato sposo.
Così, più per interesse che per amore, il giorno in cui, sulle ali di una fenice, ella abbandonò i confini del nostro pianeta natale, e dell’unico mondo che avessimo mai potuto immaginare esistere prima di allora, Midda Bontor mi volle tenere al proprio fianco, trascinandomi verso un destino ignoto fra le stelle…

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