Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 2 marzo 2014

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Un momento di silenzio seguì quelle mie parole. Un momento che, da parte mia, venne riconosciuto qual utile, al capitano e al suo equipaggio, per poter elaborare quanto da me in tal modo appena dichiarato e per poter trarre, da esse, le dovute conseguenze, i necessari risultati, affinché errati pensieri nel merito di quanto avrebbero allora potuto o dovuto compiere potessero essere definitivamente esclusi e potessero spingere il gruppo a partire al più presto da lì, ad abbandonare quanto prima non soltanto quell’area, ma, addirittura, quell’intero angolo di cosmo, al fine di riservarsi una qualche, pur minima, forse e persino soltanto illusoria, speranza di salvezza… malgrado tutto.
Ma se tale avrebbe avuto a dover essere inteso il mio proposito, se tale avrebbe avuto a dover essere considerato lo scopo, l’obiettivo alla base del mio impegno e della mia speranza, ben diverso ebbe a dimostrarsi, alfine, il risultato che fui in grado di conseguire. Un risultato che, all’atto pratico, ebbe persino ragione di deludermi, e di deludermi clamorosamente, nella più assoluta mancanza di qualsivoglia possibilità di successo, così come, fra tutti, ebbe a evidenziare colui che alcuno avrebbe mai atteso qual allora bramoso di prendere voce e che, proprio intervenendo in tutto ciò, riuscì più di chiunque altro a rendere chiaro quanto, da parte mia, non avrei potuto riservarmi la benché minima speranza di successo nel perseguire lo scopo di liberarmi di loro, che ciò potesse piacermi oppure no.

« … quindi neanche da te? » domandò, quasi timidamente, Ragazzo, attirando a sé involontariamente, in ciò, l’attenzione di tutti, nel porsi, proprio malgrado, al centro della scena, così come non avrebbe potuto pretendere di essere neppure nel momento in cui si fosse completamente denudato innanzi ai nostri sguardi e avesse iniziato a correre per l’intera area allestita a mensa gridando come un forsennato.
« Come…?! » chiesi, per tutta replica, per un istante sorpresa dall’audacia di quell’interrogativo ancor più che dall’interrogativo stesso, non attendendomi, francamente, una simile possibilità di evoluzione, nell’aver previsto eventualità di intervento sostanzialmente da chiunque, persino da Rula, ma non di certo da Ragazzo… senza, in ciò, voler imporre alcun genere di pregiudizio a suo discapito.
« Dici che Anmel non può essere sconfitta da alcuno a bordo di questa nave… quindi neanche da te? » insistette, dopo essere rimasto solo per un istante incerto fra proseguire per quella strada o, piuttosto, lasciar cadere il discorso nel nulla, facendo finta, in ciò, di non aver mai preso parola o, forse e persino, di non essere mai neppure esistito a bordo della nave, in maniera tale da non aver mai avuto neppure la possibilità di commettere quello che, se fosse intervenuto nel momento sbagliato, temeva, non lo avrebbe potuto condurre ad alcun genere di apprezzamento collettivo.

E se, nel prendere comunque e insistentemente voce verso di me, Ragazzo volle dimostrare il coraggio della propria scelta, della propria iniziativa, a discapito di qualunque obiezione, in tal senso, quindi, non intervenendo perché animato dalla consapevolezza di poter raccogliere facili consensi, di poter ottenere, senza impegno, senza sforzo alcuno, approvazione generale da parte di coloro lì riuniti; simile coraggio, nonché la premura da lui altrettanto evidentemente posta in tale questione, in quell’intervento a mio indirizzo, ebbe ragione di essere premiata, e premiata nell’effettiva, e mai retorica, approvazione dello stesso Lange Rolamo, il quale, annuendo a quelle sue parole, innanzi a esse volle concedersi occasione di proseguo, a dimostrazione di quanto, comunque, persino il più giovane membro del suo equipaggio, persino quel semplice mozzo, avesse inteso alla perfezione la situazione, lo scenario per così come prospettato, da me e, soprattutto, per me.

« Risponda, Bontor… la prego. » mi invitò, quindi, non volendomi concedere facile opportunità di disimpegno da quell’interrogativo, da quella questione, nel confronto con la quale, mio malgrado, qualunque ulteriore analisi volta a escludere ogni possibilità di intervento da parte dell’equipaggio della Kasta Hamina lì riunito innanzi a me, sarebbe necessariamente apparsa una spiacevole critica alle loro possibilità, nonché un’offesa alla loro volontà, aggravata, ove possibile, dal ritrovarmi in tal modo priva di qualunque reale motivazione a sostegno di simile esclusione « In quale misura un qualche sua azione in solitario, in contrasto a una creatura tanto potente e distruttiva, potrebbe riservarsi una benché minima speranza di successo diversa o superiore a quella che noi altri potremmo sperare di incontrare…?! »
« In alcuna misura. » ammisi, storcendo appena le labbra e non potendo ovviare a uno sguardo di rimprovero a discapito del povero Ragazzo, proprio malgrado colpevole, in tutto ciò, di avermi posta in imbarazzo innanzi al capitano e a tutti quanti « Ma… permettetemi di insistere… non è un vostro problema! Non è la vostra guerra… e non deve divenire, questa, la vostra battaglia! »
« Non sarà la nostra guerra… » chiese o, meglio, pretese parola Lys’sh, dimostrando insofferenza a restare ancora seduta come era rimasta sino a quel momento, nel rialzarsi dalla propria seggiola per, in tal modo, ottenere anche occasione di rivolgersi a me guardandomi dritta negli occhi, e non da un diverso livello, da un’altezza inferiore alla mia « … ma neppure quella contro Nero era la tua. E questo non ti ha impedito di intervenire, di salvarmi quando ne ho avuto bisogno, e di essere accanto a me al momento della sfida finale… non per combattere in mia vece, ma, quantomeno, per essere pronta, all’occorrenza, a vendicare la mia morte ove questa fosse occorsa. » ricordò, rievocando eventi propri di quello stesso recente passato nel corso del quale, per la prima volta, il suo cammino aveva intersecato quello di Duva e mio, dando origine all’amicizia, ancor giovane, ancor fresca, e pur, già, solida, concreta, reale e sincera, che ci aveva viste unite, che ci aveva trovate immediatamente accomunate da una straordinaria affinità elettiva, qual improbabilmente alcuna di noi avrebbe potuto sperare di incontrare con tanta complicità della sorte, del caso, del destino nella propria esistenza.
« Lys’sh… » esitai, non sapendo cosa poterle replicare, qual risposta a una simile presa di posizione « E’ una questione diversa… è un’avversaria diversa… »
« Nero è un genocida. Ha sterminato, in una sola notte, oltre cinquecentomila persone… e soltanto perché contraddistinte da un retaggio di sangue diverso da quello da lui considerabile qual apprezzabile. » le si affiancò Duva, a sua volta levandosi in piedi per dimostrare maggiore vicinanza alla nostra comune compagna e amica, che pur, nelle parole che avevo appena scandito, avrebbe potuto avere ragione di poter esigere vendetta a mio discapito, nell’involontaria banalizzazione che avevo appena destinato a quella che avrebbe avuto a doversi considerare la sua guerra personale, guerra alla quale, pur, avevo più o meno direttamente contribuito a porre estemporanea fine, nella sconfitta del soggetto in questione « Non ho ancora avuto la sfortuna di confrontarmi con questa Anmel, ma, per quanto mi riguarda, un uomo capace di distruggere, in una sola notte, un’intera colonia popolata da gente pacifica, non si discosta poi molto dalla definizione che hai appena fornito di questa tua nemesi… »
« … Duva, per carità… » la supplicai, scuotendo il capo con incedere sconsolato, nel rendermi conto di quanto, purtroppo, nulla di quanto stessi provando a suggerire si stava allor minimamente dimostrando utile a scoraggiare l’incedere del gruppo, al contrario, paradossalmente, persino motivandoli ancor più di quanto non avrebbero avuto ragione di dirsi inizialmente.
« Che lo voglia o meno, Bontor, non fuggiremo da questa battaglia, non ci sottrarremo a essa con il rischio di trascorrere il resto delle nostre esistenze braccati da un nemico del quale neppur ci sta venendo fornita piena possibilità di comprensione, di conoscenza… » concluse Lange, imponendosi nuovamente al di sopra di ogni chiacchiera e tornando, in ciò, a rivolgersi al mio indirizzo, con parole che, ancora una volta, furono inconsapevolmente capace di colpirmi in misura maggiore rispetto a quanto egli non avrebbe mai potuto sperare di ottenere « … quindi ora si domandi: preferisce veramente proseguire sola nel proprio cammino verso morte certa, qual lei stessa ha prospettato innanzi a sé, oppure desidera tornare a essere parte di questo equipaggio, e combattere accanto a noi, con noi e per noi, questa battaglia?! »

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