Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 28 febbraio 2014

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In contrasto a ogni mia aspettativa, a ogni mia possibile attesa e a quella che, credo, potrebbe essere riconosciuta anche qual l’aspettativa, l’attesa, della maggior parte dei lettori o degli ascoltatori di questa narrazione, che pur temo non sarà facilmente riconosciuta, malgrado ogni mio sforzo in tal senso, qual una mera testimonianza di eventi da me vissuti, senza alcun romanzato valore aggiunto; Lange Rolamo non si premurò, a fronte delle mie parole di commiato, a intervenire in maniera forte, decisa, autorevole e autoritaria, imponendo la propria volontà al di sopra della mia e imponendomi di non abbandonare il mio ruolo, e, con esso, quell’equipaggio. Un intervento di tal genere, che pur perfetta integrazione, impeccabile complemento, potrebbe fornire al discorso per così come da me introdotto, e che, in ciò, sostanzialmente irrinunciabile avrebbe a considerarsi nel confronto con lo sviluppo proprio di un’opera di intelletto, ad assicurare un crescendo adeguatamente epico alla medesima, ispirando alla perfezione, nella mente del già citato lettore o dell’ascoltatore, tutti i più nobili valori che avrebbero avuto a considerarsi allor propri della vita del marinaio, fosse questi per mare, così come per le immensità siderali; evidentemente, non venne ritenuto, nel confronto con il raziocinio del capitano, qual risposta idonea alle mie parole… non nel confronto con il mio carattere, per così come sino ad allora palesato, tantomeno nel confronto con il suo carattere, per così come, egualmente, sino ad allora palesato.
Diversamente, quanto Lange Rolamo volle riservarsi occasione di scandire, riprendendo voce al termine di quel mio breve monologo, fu un intervento di ben diversa natura e che, obiettivamente, non prese neppure in ipotesi l’idea di scadere in un qualche più o meno melenso tentativo di richiamarmi indietro, di impormi di revocare la mia decisione facendo leva su qualche facile sentimentalismo. Al contrario. Tenendo piuttosto fede a se stesso, al proprio nome e al proprio spirito, egli scelse, quietamente, di accettare la mia decisione e di proseguire secondo le proprie idee, secondo il proprio intelletto, nei modi e nei termini che più avrebbe ritenuto opportuno, in nulla lasciandosi influenzare dalle mie azioni…

« E’ stato per noi un piacere averla a bordo, Bontor. » dichiarò, con tono di voce fermo, impostato e formale, qual nulla di meno da lui avrei potuto attendermi, soprattutto nel confronto con le ancor troppo recenti reazioni conseguenti alla nostra precedente discussione « Sarà, a breve, nostra premura scortarla fino a Loicare. Il tempo di organizzarci per sopperire adeguatamente alla sua assenza… » definì, con un’accurata scelta di termini, utili a coprire l’ambiguità per lui già implicita di quelle parole, nel confronto con la quale non avrei potuto tanto ovviamente essere, da parte sua, ingannata così come pur, già, stava accadendo proprio in quegli stessi istanti.
« Ti ringrazio… » annuii, in effetti non riuscendo a decidere in quale misura, effettivamente, essergli allor grata e in quale, piuttosto, avvertire una certa delusione nel confronto con la semplicità con la quale mi aveva appena liquidata, trattata, all’atto pratico, né più né meno qual una semplice mercenaria, qual pur ero, allorché un membro del suo equipaggio.

Inevitabile, infatti e in tutto ciò, non avrebbe potuto evitare che essere un confronto, un paragone naturale e irrefrenabile, con l’unica altra mia passata esperienza a bordo di una nave e con un equipaggio. Una nave, tuttavia, per la quale obiettivamente avrei potuto allor considerarmi di rappresentare quanto, sulla Kasta Hamina, era lì rappresentato da Duva Nebiria. E un equipaggio, di conseguenza, che si oppose in maniera ferma, con totale rifiuto, a ogni prospettiva in tal senso, impegnandosi in ogni modo, e con ogni mezzo, per cercare di dissuadermi da una decisione che, per quanto a malincuore, avrebbe avuto a doversi riconoscere anche all’epoca del tutto irrevocabile.
Tuttavia, al di là delle umane emozioni, e soprattutto forte di vent’anni di esperienza qual mercenaria, che mi avevano formata al rifiuto di qualunque emozione di facile affetto nei confronti di coloro con i quali avrei potuto collaborare, o per i quali avrei potuto lavorare, benché, comunque, eccezioni non ne siano poi mai mancate; la professionista che avrebbe avuto a doversi identificare in me ebbe a prendere il sopravvento e, in ciò, mi permise di celare ogni intimo contrasto emotivo dietro a una gelida maschera di indifferenza…
… una maschera che, comunque, ebbe a crollare di lì a pochi istanti, nel momento in cui, nuovamente, Lange riprese il discorso, a proseguire in quella che aveva banalmente introdotto qual una semplice riorganizzazione dell’equipaggio in mia assenza.

« Uomini e donne della Kasta Hamina… prepariamoci alla battaglia! » asserì, senza gratuita enfasi, ma con una serietà, con una freddezza, con un controllo che, a ben vedere, sarebbero indubbiamente valsi in misura maggiore di qualunque altro più retorico approccio « Duva… da questo momento riprenderai il compito di facente funzione di capo della sicurezza. Rani, Ragazzo, Har-Lys’sha e tu formerete la prima squadra d’attacco. Noi altri vi seguiremo, restando come supporto tattico e logisti... »
« Ehy! » interruppi la decisa “riorganizzazione” del capitano, non appena la mia mente fu in grado di accettare quanto, dietro a quelle parole, non avrebbe avuto a doversi intendere alcuna facile provocazione, quanto e piuttosto l’intento di un reale assalto… e un assalto che, senza particolare sprezzo dell’originalità, mi sarei potuta definire già più che certa di ben conoscere a quale indirizzo avrebbe avuto a doversi considerare destinato.

In verità, in tutto ciò, a convincermi dell’effettiva concretezza dell’approccio del capitano, non avrebbe avuto a doversi intendere né il suo tono, né le sue parole, quanto e piuttosto, la reazione del gruppo attorno a lui o, per amor di precisione, l’assenza di una reazione da parte del gruppo attorno a lui.
Perché, se pur, a confronto con un tale annuncio, ineluttabile avrebbe potuto essere considerata una reazione di sorpresa, di stupore, di disorientamento, finanche di spontaneo, istintivo rifiuto nei confronti con una prospettiva inattesa e, probabilmente, imprevedibile; non uno… non uno solo dei membri dell’equipaggio della Kasta Hamina ebbe la decenza di dimostrare una fra simili emozioni, limitandosi, semplicemente, a rinnovare tutta la propria fiducia verso il proprio capitano e verso la ragionevolezza delle sue scelte, delle sue decisioni. Anche Lys’sh, che pur fra tutti avrebbe avuto a potersi riconoscere qual l’ultima arrivata, paradossalmente collocabile, all’interno della gerarchia dell’equipaggio, anche in una posizione inferiore a quella di Ragazzo, pur avendo apparentemente conservato la dignità di un nome e pur non essendole, al momento, state attribuite funzioni da mozzo; pur non negandosi uno sguardo malinconico a me rivolto, ad affettuosa critica per la mia decisione, ebbe lì a volersi dimostrare in tutto e per tutto già integrata all’interno di una pur incredibilmente eterogenea collettività che, per quanto composta da individui fra loro indubbiamente unici ed evidentemente più che gelosi della propria unicità, non avrebbe rinunciato alla possibilità di agire qual il gruppo più omogeneo e compatto possibile.

« Bontor…?! » mi apostrofò il capitano, aggrottando appena la fronte nell’inarcare il sopracciglio destro, e, in quell’unico richiamo interrogativo, ricercando le ragioni alla base della mia intromissione del tutto priva di qualunque educazione e qualunque rispetto del mio ruolo o, meglio, del mio non-ruolo, avendo ormai rassegnato le mie dimissioni e, in ciò, non essendo più parte di quella squadra, motivo per il quale già la mia presenza in quella stanza avrebbe avuto a doversi considerare qual inappropriata.
« Non starete davvero pensando di attaccare Milah… Anmel… nella sua torre, spero. » dichiarai, conscia di quanto, invece, la realtà avrebbe avuto a doversi delineare proprio in direzione opposta « Questa guerra non è la vostra guerra… »
« Bontor… con tutta la stima e il rispetto che potrei provare nei suoi confronti, sinceramente lei sta iniziando a superare ogni limite. » replicò Lange, serio e del tutto privo di volontà di giuoco o, semplicemente, anche e soltanto di sfida verbale con me « Dal momento in cui non ho nessuna ragione di non credere alle sue parole nel merito della pericolosità di questa Anmel Mal Toise, e dal momento in cui, sfortunatamente, gli eventi hanno condotto questa nave e il suo equipaggio a sovraesporsi a sufficienza nei riguardi della medesima, non ho ragione alcuna per giustificare, da parte mia, una qualunque ignavia a confronto con il pensiero dei modi nei quali ella potrebbe scegliere di liberarsi di noi, fosse anche e soltanto a titolo preventivo, onde ovviare che, al di là della sua morte… » e qui ci misi un istante per comprendere che quel “sua” avesse a doversi intendere qual a me riferito « … si possa rappresentare per simile, pericolosa entità, ancora una qualche ragione di problema, tal da meritare d’essere estirpato alla radice. »

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