Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 21 febbraio 2014

2197


Vorrei potermi dire incerta nel merito delle ragioni per le quali, dopo quel composto diverbio fra noi, la riunione con l’equipaggio della Kasta Hamina ebbe a sospendersi estemporaneamente. Ciò non di meno, se solo lo scrivessi, non rischierei altro che apparir, nel migliore dei casi, indubbiamente ingenua. Se non, peggio, del tutto idiota. E, a oggi, provo ancora sufficiente amor proprio per potermi concedere una simile opportunità. Ammesso di volerla inopportunamente definire qual tale.
Sicuramente complice l’avverso contesto, indubbiamente correa la diffusa e crescente stanchezza, i già non ancor solidi rapporti intercorrenti fra me e il capitano avrebbero avuto, allora, a doversi riconoscere tutt’altro che nella propria fase positiva, nel proprio quarto migliore. E, a margine di tutto ciò, il mio carattere, da sempre, ben distante dal potersi definire semplice, tutt’altro che immediato da poter apprezzare, nel richiedere, anzi e puntualmente, un notevole sforzo di volontà, così come potrebbe ottimamente testimoniare il mio stesso, caro Be’Sihl; di certo non si riservò l’opportunità di favorire un clima di particolare distensione fra noi… al contrario.
Malgrado tutto ciò, e di questo devo rendergliene atto, Lange Rolamo si volle sicuramente impegnare all’unico scopo di mantenere il controllo della situazione, ragione per la quale, allora, malgrado quanto, da parte mia, mi concessi di apparire addirittura dedita in verso contrario, in direzione antitetica, egli evitò accuratamente di permettere a quel nostro estemporaneo dissidio di esplodere innanzi all’intero equipaggio. O, più in generale, di esplodere. Perché, allo stesso modo in cui ci richiese un quarto d’ora di interruzione, utile, formalmente, a rimettere in ordine i propri pensieri, e, sostanzialmente, a permettere a entrambi un momento di tregua, volto ad arginare preventivamente l’assurdo crescendo che, in tutto ciò, ci stava vedendo coinvolti; egli si premurò tuttavia accuratamente dall’invitarmi a proseguire il nostro confronto in separata sede, così come, probabilmente, nei suoi panni, non mi sarei ovviata occasione di suggerire… ammesso, per lo meno, di riuscire, comunque, a contenermi con la stessa grazia e la stessa compostezza, per l’appunto, dietro alla quale egli si volle schermare.
Così, innanzi alla difesa necessità di un’interruzione, interruzione effettivamente fu. E nel mentre di quell’interruzione, a richiedere un’occasione di dialogo con me, volto a mediare con le posizioni proprie del capitano, sorprendentemente, ebbe a essere, fra tutti, l’ultima persona che mai avrei immaginato essere pronta a impegnarsi in un tale ruolo, in quanto da subito dimostratasi fortemente critica nei suoi confronti, anche e soprattutto per ragioni di ordine squisitamente personale: Duva Nebiria, comproprietaria della Kasta Hamina, primo ufficiale a bordo della medesima e, soprattutto, ex-moglie del capitano.

« Ehy… sorella. » mi apostrofò, accostandosi a me non appena il gruppo iniziò a disperdersi, a seguito della concessione di Lange in tal senso « Che ne dici se ci prendiamo qualcosa da bere e facciamo due chiacchiere…?! »

In parte qual risultato di una serie di ricorrenti sogni premonitori atti a mostrarmi un possibile futuro allora sempre più prossimo, e tali da presentarmi, anticipatamente, la stessa Duva e un mio apprezzabilissimo rapporto di complicità con lei; in parte, sicuramente, qual frutto di una naturale, e innata, affinità fra noi, tali da renderci, sotto molti aspetti, quasi due incarnazioni di un comune spirito così come neppure al confronto con alcune versioni alternative di me stessa, provenienti da altri universi, mi sarei potuta obiettivamente riconoscere essere; e in parte, ancora, qual conseguenza del fatto che, per prima, proprio lei mi era stata offerta qual possibile amica e complice in quella nuova ed estesa concezione di Creato, nel ritrovarci a essere, addirittura, compagne di prigionia sulla terza luna di Kritone; il mio rapporto con il primo ufficiale della Kasta Hamina avrebbe avuto a doversi considerare quanto mai disteso e rilassato, in misura tale da non potermi concedere l’ipotesi di entrare in conflitto con lei. Neppure, persino, qual conseguenza di un vero e proprio scontro con lei, laddove anche la peggiore delle discussioni avrebbe potuto essere superficialmente fraintesa qual evidenza di un problema altresì inconsistente… e, ancor più, inconsistente.
A confronto con simili premesse, obiettivamente ovvia avrebbe avuto a doversi riconoscere la motivazione per la quale, fra tutti, all’interno dell’equipaggio, proprio ella avrebbe potuto essere considerata la migliore candidata a cercare un dialogo con me, in un contesto nel quale, comunque, non avrei ancora potuto vantare particolari, altri straordinari rapporti di confidenza con alcuno fra tutti coloro che pur tanto si stavano impegnando per la mia salvezza, eccezion fatta per Lys’sh che, tuttavia, avrebbe avuto a sua volta a doversi riconoscere qual non meno estranea, rispetto a me, nei innanzi al resto dell’equipaggio. Meno ovvia, invece, avrebbe avuto a doversi considerare la sua bramosia volta a supposto favore del proprio ex-marito, innanzi al solo pensiero del quale ella, dea sempre, si era dichiarata fortemente critica. Ciò non di meno, dietro a quella volontà di confronto con me, di dialogo con la sottoscritta, alcuna altra ragione avrebbe avuto a doversi ricercare, come, con intento di estrema chiarezza, ella ebbe immediatamente a sottolineare… in una trasparenza che, indubbiamente, non avrebbe potuto che essere riconosciuta semplicemente apprezzabile, lodevole, incoraggiabile, per quanto, potenzialmente, a mio discapito.

« Allora… mi vuoi dire che sta succedendo?! » domandò, non appena ci ritrovammo lievemente isolate dal resto del gruppo, quanto ipoteticamente utile a concederci un minimo di intimità, per assicurare discrezione a quel nostro momento di confronto, di chiarimento, e, in tutto ciò, a garantirmi massima libertà di pensiero o di parola, senza alcuna, ipotetica, ragione di imbarazzo « Dai toni del tuo battibecco con Lange, sembra quasi che tu sia interessata a difendere, per mio conto, il titolo di ex-moglie. C’è qualcosa che mi sono persa o, comunque, c’è qualcosa che mi sono persa più in generale, e tale da giustificare tanta animosità fra voi due…?! »
« Non è successo nulla. » la rassicurai, in effetti più con incedere retorico che concreto, nel non prendere neppure in esame l’eventualità di una qualunque ipotesi alternativa a quella in tal maniera appena proclamata « Semplicemente Lange e io abbiamo opinioni diverse su argomenti comuni, »
« Immagino che tu sia consapevole del fatto che, tutto quello che ha fatto o ha detto sino a ora, abbia a doversi intendere soltanto ed esclusivamente nel tuo interesse… » si concesse occasione di ricordarmi, seppur in tal senso avrebbe avuto a doversi considerare addirittura ben oltre il concetto proprio di retorica, nell’impedire, ciò non di meno, a simile evidenza di potermi sfuggire, di poter essere da parte mia superficialmente ignorata, fosse anche e soltanto qual conseguenza dell’impeto del momento, o della stanchezza, o di qualunque altra, possibile ragione « Così come quanto compiuto da chiunque altro a bordo di questa nave. » soggiunse, a estendere il concetto a tutta la Kasta Hamina « Mi dispiace che sia successo quello che è successo… ma, per quello che può valere, nessuno fra noi si potrà considerare appagato sino a quando tu non sarai salva. »
« Lo so… per quanto, obiettivamente, di istante in istante, parola dopo parola, rapporto dopo rapporto, in me non stia crescendo altro che un sostanziale senso di mancanza di appagamento nel confronto con l’idea stessa che qualcuno come Milah Rica Calahab possa sopravvivere ancora a lungo. » ammisi, nel riconoscere quietamente quello quale il mio primo e concreto limite, un limite psicologico che, allorché trovare sprone utile a essere superato, a essere ovviato, stava in effetti raccogliendo solo incentivi a doversi considerare un requisito indispensabile per permettermi non tanto di superare illesa quella prova, quanto e piuttosto per garantirmi di restare in pace con me stessa, in armonia con il mio animo e con il mio senso di coerenza che, nel garantire opportunità di evasione o, peggio, di perdono a quella donna, non mi avrebbe concesso tregua alcuna.
« E su questo non posso considerare di avere molto da obiettare… lo sai. » puntualizzò la mia interlocutrice, sorridendomi con incedere quasi sornione, nel condividere, evidentemente e sinceramente, quelle mie stesse emozioni, quei miei medesimi sentimenti « Tuttavia… »

0 commenti: