Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

domenica 24 marzo 2013

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A discapito di ogni preoccupazione, tuttavia, lo scudiero non incontrò null’altro che un quieto sorriso di approvazione sul volto del locandiere, il quale non avrebbe mai potuto offrirsi contrariato da quell’apprezzamento nell’essere, con maturità e orgoglio, più che consapevole del fascino intrinseco in ogni più semplice movimento della propria amata, carisma che anch’egli, del resto, non avrebbe né aveva mai potuto evitare di subire e che, non a caso, lo aveva irretito e ammaliato quasi vent’anni prima, rendendolo subito suo. Accanto a ciò, egli non avrebbe potuto che essere perfettamente consapevole anche di quanto quel giovane fosse rimasto, a suo tempo, vittima di tanto straordinario ascendente, in una misura tale da arrivare a mutare completamente la propria esistenza e il proprio destino per lei, riscrivendo il proprio presente e il proprio avvenire con quell’entusiasmo e quella determinazione che solo un innamorato avrebbe potuto dimostrare: un innamorato che, obiettivamente, non sarebbe mai stato ricambiato e che, comunque e in verità, neppure si sarebbe mai atteso di essere ricambiato, ma che, non di meno, sarebbe sempre stato pronto a fare l’impossibile per lei… e, in ciò, non avrebbe potuto evitare, talvolta, di lasciarsi sfuggire involontarie ammissioni come quella in tal modo appena scandita.

« Non ti preoccupare. Condivido in tutto e per tutto… » lo rassicurò pertanto, scuotendo appena il capo e minimizzando, in ciò, la sua ipotetica colpa, al fine di evitare ulteriori e superflue occasioni di imbarazzo da parte sua « Anche io passerei ore a guardarla volteggiare sopra le nostre teste, con la grazia e la magnificenza delle quali ella è stata generosamente dotata dagli dei tutti. » asserì, stringendosi appena fra le spalle « Tuttavia non credo che il nostro buon capitano sarebbe d’accordo nel ritrovarmi in tal modo distratto e, onde evitare di vedermi assegnato un altro turno, privo di eguali distrazioni, preferisco restare concentrato su quanto sto compiendo… » soggiunse, a definire, in tal senso, una solida ragione per la quale anche Seem avrebbe fatto meglio a rivolgere meno attenzioni al proprio cavaliere e qualcuna di più al proprio lavoro.

In ottemperanza alla legge del mare per la quale alcuno, a bordo di una nave, di una qualsivoglia nave, avrebbe potuto concedersi l’indolenza utile a lasciarsi trasportare senza offrire collaborazione attiva all’equipaggio proprio ospite, fosse anche per un tragitto estremamente breve e del tutto privo di future nuove occasioni di incontro, eventualità, fra l’altro, che neppur coinvolgeva oggettivamente i quattro uomini lì radunatisi al seguito della Figlia di Marr’Mahew; né a Howe o Be’Wahr, né a Be’Sihl o Seem sarebbe stata riservata l’opportunità di godere passivamente di quel nuovo viaggio a bordo della Jol’Ange, allora come già in passato offrendo, ognuno nei limiti delle proprie possibilità, tutto l’impegno che sarebbe stato loro possibile, in misura non inferiore rispetto a quello dimostrato dalla stessa donna per la quale, nuovamente, si erano trovati a essere riuniti a bordo di una nave, in generale, e di quella goletta, in particolare. E laddove Be’Sihl e Seem, pur estranei a quel genere di vita, avrebbero potuto comunque vantare una pur minimale esperienza pregressa, tale da permettere loro di impegnarsi in attività un po’ più che elementari; Howe e Be’Wahr avrebbero dovuto altresì accontentarsi di quel genere di mansioni abitualmente proprie degli ultimi fra tutti i mozzi, quali, come in quel momento, la pulizia della coperta dalle incrostazioni della salsedine, impieghi sicuramente più umili, indubbiamente contraddistinti da minor epica, ma non per questo meno importanti, meno rilevanti al successo del viaggio, nel considerare come se non fossero stati presenti loro a sopperire a simile esigenza, altri sarebbero dovuti essere incaricati di svolgere il medesimo ruolo, il medesimo compito, ciò accettando di buon grado per il bene comune.
Ovviamente, a prescindere da quale incarico e da quale livello di confidenza con le proprie mansioni chiunque fra loro avrebbe potuto vantare, fossero gli ultimi arrivati così come la stessa Campionessa di Kriarya, tutti loro sarebbero stati comunque sottoposti in egual misura, allo stesso modo, ai rimproveri del buon capitan Noal, laddove fossero stati colti, come in quel momento, distratti rispetto a quanto loro affidato, all’incarico loro assegnato…

« Puoi ben dirlo che non sarei in alcun modo d’accordo, per Thyres! » esclamò il capitano, a commento delle parole scandite da parte del locandiere e apparentemente volte a evocarlo, a invocare una sua presa di posizione nella tematica in oggetto « E che la nostra splendida dea, dall’alto della propria benevolenza, mi possa impietosamente trascinare nelle spire di uno dei suoi gorghi se permetterò che il ponte della mia nave si trasformi in una maledettissima taverna, offrendovi la possibilità di chiacchierare in allegria e di confrontarvi sulle vostre esperienze sentimentali! » insistette, a trasparente rimprovero per tutto quello.

Al di là dei propri modi apparentemente severi, e sostanzialmente tali richiesti dal proprio ruolo, lo stesso Noal non avrebbe potuto ovviare a un sentimento di sincera soddisfazione per la misura nella quale quei quattro stavano guadagnandosi, ognuno a modo proprio, il diritto di permanere a bordo della propria nave. Perché laddove, nella propria già troppo lunga vita per mare, egli aveva avuto diverse occasioni di collaborazione con dei non figli del mare, sospintisi a bordo di una nave per le più svariate ragioni; obiettivamente alcuno fra tutti loro, alcuno fra tutti quegli esempi passati, aveva avuto modo di dimostrare la medesima buona volontà che accomunava e contraddistingueva quegli uomini, rendendoli, obiettivamente, non solo meritevoli di far estemporaneamente parte del proprio equipaggio ma, anche, degni di quel rispetto che, abitualmente, avrebbe tributato soltanto a chi nato e cresciuto per mare, suo pari e pari a tutti gli altri figli e le altre figlie della Jol’Ange, suoi fratelli e sue sorelle.
Senza volersi sbilanciare eccessivamente, addirittura, il buon Noal sarebbe stato persino pronto ad accettare l’idea che, malgrado la non più giovane età di alcuno fra loro, nella sola eccezione dello scudiero, se solo a quei quattro fosse stata concessa l’occasione di spendere per mare qualche anno, sarebbe alfine giunto il momento in cui, fra loro e un qualunque figlio del mare difficile sarebbe stato riconoscere la differenza. Un’eventualità, comunque, quantomeno remota, laddove a prescindere dall’impegno da tutti loro lì dedicato per il successo di quella missione comune, di quel viaggio insieme, era perfettamente percettibile, addirittura palese, quanto la vita del marinaio non rispondesse all’ambizione di alcuno di quei quattro, i quali, dopotutto, avevano già trovato le rispettive strade, i cammini nei quali, sarebbe stata concessa loro l’opportunità di offrire un senso alle proprie esistenze, alle proprie vite, chi come mercenario, chi come scudiero e chi, ancora, come locandiere.
Diverse strade, diversi cammini che li avrebbero presto condotti lontani dalle vie del mare e che, in verità, il capitano della Jol’Ange non faticava a riconoscere, comunque, quali tutt’altro che privi di una qualche relazione con quello che la stessa ragione della loro presenza lì a bordo avrebbe reso proprio a tempo debito. Perché, a prescindere da quanto felice, da quanto entusiastica, da quanto soddisfatta Midda Bontor potesse star apparendo in quel momento, impegnata qual lì si stava offrendo nella vita che, vent’anni prima, le apparteneva; difficile sarebbe stato non cogliere in quale misura, comunque, tutto quello si stesse per lei offrendo qual un sogno nostalgico, una fugace occasione utile a permetterle un tuffo nel proprio passato, un ritorno alle proprie origini, al di là della consapevolezza di quanto, comunque, nulla di tutto quello le stesse più appartenendo né le sarebbe più potuto appartenere, avendo la propria vita, il proprio destino, intrapreso una direzione nuova, una strada sicuramente diversa da quella che ella aveva potuto sognare per sé in gioventù ma, non per questo, meno appagante, meno eccitante e, soprattutto, meno sua rispetto a quanto non avrebbe potuto esserla quella che l’avrebbe potuta vedere trascorrere il resto della propria esistenza a bordo di quella goletta, veleggiando con il vento a poppa e con l’infinito innanzi agli occhi.

« Hai finito con quel marciapiede, Midda?! » esclamò, riprendendo voce verso di lei e, per un fugace istante, beandosi a propria volta della grazia dimostrata da quella donna, a lei non indifferente per quanto i suoi gusti, in fatto di relazioni amorose, avrebbero dovuto essere considerati decisamente distanti rispetto a quanto ella avrebbe mai potuto eventualmente offrirle « Se non credi di farcela, puoi sempre prendere posto fra i tuoi due degni compari e metterti a spazzolare la chiglia della nave… altrimenti, per Thyres, muoviti! » la spronò, abbassando poi appena il capo per tentare di celare, in ciò, un inevitabile sorriso carico di soddisfazione e di compiacimento.


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