Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

giovedì 14 marzo 2013

1879


« … sto arrivando! »

Con tali parole, Midda Bontor, Figlia di Marr’Mahew e Campionessa di Kriarya, annunciò l’inizio della fine di quel confronto. Con tali parole, ella accompagnò il proprio rapido avanzare, in direzione dell’antagonista, allo scopo di imporre in termini inequivocabili l’evidenza di quanto ciò da lei pocanzi annunciato stesse ormai avvenendo. Con tali parole, ancora, ella si volle assicurare di concedere al proprio sventurato nemico l’occasione di compiere quanto sarebbe stata sua responsabilità compiere, in accordo che le proprie previsioni, con quanto da lei atteso e preventivato nella propria occorrenza. In ciò, pertanto, a Nessuno non sarebbe stata concessa la possibilità di sbagliare, non sarebbe stata riservata l’occasione di venire meno ai propri doveri, sottraendosi a quanto così puntualmente definito da parte sua. E, così, avvenne…
… così avvenne in occasione del primo attacco, di quel pesante fendente mosso lungo una perfetta traiettoria perpendicolare in direzione del capo dell’avversario, lunga e scintillante lama eretta verso il cielo prima di essere proiettata in direzione del suolo e, con esso, di quel bersaglio ben preciso, ben dettagliato che, se solo fosse rimasto inerme in sua attesa, sarebbe esploso, semplicemente e straordinariamente detonato qual un frutto troppo maturo, che avrebbe sparso sangue e frammenti d’osso e di cervello non solo tutto attorno a lei ma anche e soprattutto, contro di lei, inondandola in tanto macabra benedizione, in tanto oscena unzione a riconferma della propria superiorità, conclamata e, in ciò, addirittura sfoggiata. Fortunatamente per lo spadaccino, ella dimostrò tuttavia di non aver precedentemente parlato soltanto per il semplice piacere della teatralità, qual pur avrebbe potuto contraddistinguere quel momento, quanto, e soprattutto, nella speranza di essere allora udita e, ancor più, ascoltata, in misura tale da trasformare la sua predizione in una concreta, e autonomamente avverante, profezia, innanzi alla quale non avrebbe avuto troppe occasioni utili per sottrarsi, per ritirarsi, lì come già aveva compiuto in passato. E prim’ancora che la spada potesse spingersi a immaginare la conquista di quel cranio, a considerare qual proprio quel trofeo, nuova dimostrazione della propria forza e della propria abilità, le due sciabole contraddistinsero il concretizzarsi del primo risultato per così come atteso, della prima, totale assenza di successo per così come apertamente dichiarata, nell’ergersi esattamente nella maniera da lei prevista, incrociandosi sopra il suo capo a protezione del medesimo e della sopravvivenza di un allora non inerme, e pur potenzialmente tale, obiettivo. Violenta, intensa, quasi abbagliante, da tutto ciò, ebbe occasione di derivare una copiosa fontana di luce, scintille che rischiararono la cupa notte con l’impeto di una piccola eruzione vulcanica, la deflagrazione del cuore pulsante della terra al di fuori dei propri consueti e più naturali confini: una deflagrazione che, allora, non volle sottintendere l’orrore della morte a discapito di chiunque ne avesse incrociato il cammino, subendone passivamente tutta la furia, quanto e piuttosto l’incredibile entusiasmo della vita per chi, in sua grazia, si scoprì essere stato graziato da una fine altresì certa. Una grazia che, laddove occorse, non poté comunque considerarsi qual effettivamente meritata.

« Uno. »

… così avvenne in occasione del secondo attacco, di quell’affondo deciso e guizzante nel quale la straordinaria lama bastarda della donna guerriero si spinse alla ricerca del cuore dell’uomo, venendo da lei magistralmente mossa con la stessa naturalezza, la medesima spontaneità di una semplice estensione del proprio stesso corpo, di una sua comune estremità, in misura persino maggiore di quelle spiacevolmente innestate a effettivo completamento delle braccia orrendamente mutilate del proprio antagonista, e tali in conseguenza a una sua stessa impietosa condanna. Se solo ella fosse riuscita a raggiungere occasione di contatto con un tanto vitale, e irrinunciabile, organo, per Nessuno non sarebbe rimasto null’altro da compiere al di fuori della triste rassegnazione e dell’estemporanea disapprovazione per quella prematura conclusione, per quella sorte a lui tanto palesemente avversa, e tale da non offrire, apparentemente, alcun margine di manovra, alcuna possibilità di deviazione dal destino assegnatogli. Fortunatamente per lo spadaccino, ancora una volta ella rimase fedele ai termini del proprio annuncio, della propria previsione, in nulla cercando di ingannarlo, in nulla sperando di sorprenderlo, come, dopotutto, non avrebbe mai potuto avvenire se solo egli le avesse offerto un pur minimale e anche distratto momento d’ascolto. E dal momento in cui egli le aveva offerto molto più di ciò, non limitandosi ad attendere il momento opportuno per canzonarla nel bel mentre del proprio intervento, quanto e piuttosto acquisendo ognuna di quelle informazioni, di quelle rilevazioni a proprio esclusivo vantaggio, per serbarle, con cura, nel profondo del proprio cuore; nulla di imprevisto sarebbe potuto avvenire, niente di improprio avrebbe potuto sconvolgerlo, né, tantomeno, disorientarlo, non venendogli sostanzialmente richiesto di compiere, allora, nulla di più rispetto a quanto già definito, già da lei sancito, escludendo qualunque altra ipotesi di reazione in risposta a quel gesto diversa dal movimento, ancor duplice, di entrambe le lame, a erigere un’insormontabile barriera a difesa del suo corpo, della sua integrità e, soprattutto, utile a deviare senza fatica, senza impegno, quasi senza sforzo, quell’aggressione altrimenti sicuramente letale, qual solo e soltanto non avrebbe potuto che essere se solo le fosse stata concessa l’occasione di giungere a complimento.

« Due. »

… ciò avvenne in occasione del terzo attacco, di quel tondo roverso che, né più né meno rispetto a quanto subito definito, immediatamente proclamato, vide la spada bastarda dagli azzurri riflessi, evidenza del proprio storico retaggio marino, muoversi da destra verso sinistra, parallelamente al suolo, in ottemperanza a quanto da lei annunciato, a quanto da lei stabilito in principio a quella conclusione, all’inizio di quella fine. E laddove quella lama, diretta in maniera inequivocabile, ancora una volta, al capo dell’uomo, avrebbe potuto troppo facilmente decollarlo, vedendolo privato della propria testa forse in termini meno macabri, meno osceni rispetto a quelli promessi dal fendente, ma, non per questo, più gradevoli; forzatamente necessario fu per lui riuscire a contenere tale spiacevole eventualità, simile indesiderata conclusione, per quanto privato, in tale occasione, di suggerimenti utili a tradurre in realtà tutto quello, a dispetto di quanto avvenuto sino a un solo, semplice istante prima. In tal modo, quindi, egli si ritrovò ancora una volta posto in giuoco, in competizione in termini concreti, reali, qual concreta e reale avrebbe avuto da intendersi la sua condanna se solo non avesse agito al più presto. E in tal modo, ancora, egli dovette agire, limitando la propria libertà di pensiero, le possibilità di infiniti percorsi mentali utili ad analizzare le forse limitate, forse no, possibilità di fuga da tutto ciò, impossibile a definirsi, per scegliere in tempi rapidi una reazione più di cuore che di testa, qual sicuramente avrebbe dovuto essere riconosciuta quella che, al termine di tutto ciò, evidentemente valutò essere per lui la più utile a sopravvivere, essere per lui la più promettente da tradurre in realtà per garantirsi l’occasione di un indomani.
Ma se pur egli pensò, in tutto ciò, di essersi garantito un’occasione utile a ovviare al risultato da lei preventivato, all’obiettivo da lei proclamato qual proprio, fu questione di un istante la maturata comprensione di quanto, oggettivamente, ella sarebbe comunque riuscita a porre fine al loro giuoco, per così come l’aveva definito. Perché anche dove le proprie sciabole, rapide e impietose, trapassarono doppiamente il corpo della donna per inchiodarla là dove ella si era venuta a trovare, privandola subitaneamente di fiato e di ogni energia utile a proseguire nel proprio pur slanciato attacco, e, in tal modo, garantendogli ipoteticamente la sopravvivenza e la vittoria; quanto, in tutto ciò, ebbe completamente a dimenticarsi fu la presenza del proprio prezioso e pulsante monile stregato attorno al collo. Monile che la mercenaria, sfruttando abilmente quell’ultima azione, e la distrazione che essa aveva obbligatoriamente provocato in lui, non aveva esitato a pretendere completamente qual proprio, arrivando, in tal senso, a sacrificare la propria stessa lama, abbandonata all’ultimo, per poter garantire alla propria sola mano rimasta, la mancina, un possesso allora esclusivo su quella pietra, strappandola di prepotenza dal collo ove era rimasta tanto, troppo a lungo legata.

« … tre! »


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