Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

mercoledì 27 febbraio 2013

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« Beh… se questo è tutto ciò che hai da dire, forse è meglio che io ripassi più tardi. » si strinse nelle spalle la mercenaria, ora aggrottando la fronte con aria volutamente dubbiosa nel confronto con tale comportamento, con simile reazione nei propri riguardi « Quando avrai finito di pavoneggiarti, e di rovinare inutilmente il filo di quelle lame, fammelo sapere. Sempre ammesso che, nel frattempo, tu non sia rinsavito quanto sufficiente da decidere di evitare di affrontarmi. » soggiunse, speranzosamente.

Benché l’offerta rivoltagli avrebbe dovuto essere riconosciuta qual indubbiamente generosa, in misura persino maggiore rispetto a quanto chiunque altro, anche scelto a caso fra i presenti all’interno di quella vasta sala, non avrebbe avuto interesse a concedergli ove posto nelle affascinanti veci della Campionessa di Kriarya; Nessuno non volle offrire la benché minima dimostrazione di una qualsivoglia maturazione occorsa negli ultimi anni, dal loro ultimo e unico incontro, e tale da permettergli di apprezzare tale occasione, simile possibilità, in misura sufficiente, quantomeno, a ritirarsi fintanto che simile scelta avrebbe potuto essere ancora attribuita al proprio arbitrio, e non, piuttosto, a una dolorosa imposizione da parte del fato. Fato che, in tal senso, avrebbe allora ineluttabilmente assunto le stesse conturbati sembianze della donna guerriero dagli occhi color ghiaccio, quell’antagonista da lui tanto insistentemente pretesa qual tale benché, dal canto proprio, non avrebbe potuto vantare alcun genere di interesse a tal riguardo, alcuna brama di disfida nei suoi confronti… non laddove, oggettivamente, se non fosse stato lui a ripresentarsi a lei con tanta insistenza, nonché con la propria ormai consueta arroganza, ella non avrebbe avuto la benché minima ragione neppure per rammentarsi di lui o di quanto, fra loro, occorso in passato.
Così animato da un’evidente e pericolosa mancanza di istinto di sopravvivenza, di spirito di conservazione, o, quantomeno, di quella pur minimale cognizione di causa utile, in tal senso, a non permettergli di insistere ulteriormente contro un’avversaria a lui palesemente superiore; lo spadaccino mosse un primo passo in avanti, lasciandolo seguire immediatamente da un secondo e poi da un terzo, in un progresso non rapido, ben lontano dal potersi fraintendere qual una corsa o una carica, e pur, non di meno, deciso, apparentemente inarrestabile o, all’incirca, da lui in tal modo supposto, ipotizzato, creduto. Un avanzare, il suo, scandito passo dopo passo da un deciso fendente o montante, a opera della destra o della sinistra, indistintamente, imprevedibilmente, e che pur, in tal modo, sembrava voler definire lo schema di una bizzarra danza, un balletto con la morte nel corso del quale, indubbiamente, egli desiderata rappresentare tale principio ultimo, tanto letale concetto, benché, nella serena quiete dimostrata, in tutto ciò, dalla sua antagonista, dalla sua controparte, ben pochi dubbi sarebbero potuti permanere nel merito di chi avesse da doversi riconoscere qual in una posizione di forza, di superiorità, imprescindibile caratteristica di una simile, metaforica, e terrificante, figura.

« Campionessa… » esordì una voce fra i tanti eletti al ruolo di spettatori per quello scontro, per quel duello inatteso e, ormai, all’interno del nuovo corso della città del peccato, quasi blasfemo, nel volersi presentare in opposizione a colei a cui tutti avrebbero dovuto tributare lode qual segno di ringraziamento per il futuro in tal modo loro garantito « … è sufficiente una tua parola, e sarà nostra premura accompagnare questo folle alla valle del Gorleheim! » asserì, senza esitazione, senza incertezza, e senza neppur una qualche particolare eccitazione a tale prospettiva, in quell’indifferenza pressoché totale all’idea dell’uccisione, dell’assassinio di un uomo anche in assenza di una pur ipocrita morale volta al principio di autodifesa, tipica di un comune abitante di quella capitale, entro i confini della quale la vita umana non avrebbe potuto vantare alcun particolare merito, alcun concreto valore, in misura persino inferiore a quella del resto di Kofreya, di Qahr o del mondo intero.
« Restatene fuori! » avvertì Nessuno, a denti stretti, ancora una volta cercando di dimostrarsi pericoloso, di dimostrarsi aggressivo e potenzialmente letale per chiunque a lui si fosse voluto avvicinare eccessivamente, salvo, proprio malgrado, apparir più ridicolo che altro, non dissimile da un bambino desideroso di dimostrarsi uomo, benché ormai, almeno sotto un profilo fisico, l’infanzia fosse per lui trascorsa da molto tempo.
« Non è un problema. » puntualizzò la Figlia di Marr’Mahew, stringendosi appena fra le spalle in risposta a quella candidatura, a quell’offerta, pur sinceramente apprezzabile e apprezzata, ma non per questo accolta, nelle proprie implicazioni « Nessuno non è mai stato un problema. E non avrebbe senso iniziare a considerarlo qual tale in questo momento. »

Seppur non contraddistinti dalla medesima quiete che ella si stava dimostrando in grado di rendere, ancora una volta, propria; alcuno fra i presenti, alcuno fra coloro che pur, per lei, sarebbero stati disposti a levarsi in piedi e a fare letteralmente a pezzi quel malcapitato, si riservò allora occasione d’azione, non distraendosi da quanto stava accadendo e, soprattutto, da quanto stava per accadere e, ciò nonostante, neppur ancora ipotizzando di prenderne parte. Alcuno fra loro, del resto, avrebbe potuto riservarsi il benché minimo dubbio sul fatto che la Campionessa, la loro Campionessa, sarebbe stata in grado di gestire in maniera autonoma quella situazione, né, in tal senso, avrebbe dovuto essere intesa la proposta che quella singola voce aveva reso propria a nome dell’intera collettività, rappresentante non eletto, ma non per questo meno idoneo, a rendere esplicito, anche e soprattutto a livello verbale, quel diffuso sentimento.
Così, rendendo propria una tranquillità quasi obbligata, e obbligata dal rispetto, dalla stima, e dall’ammirazione che tutti loro animava nei riguardi di quell’eroina quasi epica, quella leggenda vivente per loro divenuta unica monarca alla quale offrire legittimamente la propria fedeltà, il proprio braccio e, ove necessario, persino la propria vita; tutti restarono immobili, osservando il lento ma costante avanzare dello spadaccino verso la propria ipotetica preda, sostanzialmente predatrice. E nel momento in cui la distanza fra i due contendenti, fra i due sfidanti, si ridusse entro pericolosi limiti, tali da non poter escludere ancora quell’ormai ineluttabile confronto, non una sola esclamazione trasparente di ansia, di agitazione, di eccitazione coinvolse alcuno, nella fondamentale assenza di ragioni utili a dar spazio a una tale reazione.

« Finirai per farti male, Nessuno… e lo sai. » volle concedersi un’ultima occasione di avvertimento, ennesima dimostrazione di una generosità della quale egli le avrebbe dovuto soltanto essere grato, ma che purtroppo, e ostinatamente, venne ignorata « Non ti lamentare poi con me se, la prossima volta, non avrai ulteriori appendici alle quali poter collegare delle lame… »

Non uno scherno, non un tentativo volto al canzonarlo, il suo, quanto e piuttosto una seria rinuncia a qualunque genere di responsabilità per quanto quel folle gesto l’avrebbe vista compiere. Una serietà che, ineluttabilmente, non venne apprezzata e che, anzi, lo vide scattare in un tentativo d’affondo, un gesto rapido e deciso diretto alla bocca del suo stomaco, al quale ella rispose senza una qualche reale urgenza di intervento, senza un sostanziale sentimento d’allarme, quanto e piuttosto con un sospiro.
Un sospiro con il quale ella accompagnò un duplice movimento coordinato ma indipendente delle proprie braccia, quella in metallo fra le quali, la destra, si erse a scudo per arginare i possibili effetti dannosi derivanti dal contatto di una di quelle sciabole con la propria perlacea pelle; nel mentre in cui l’altra, la mancina, ignorò estemporaneamente l’impugnatura della propria lama solo per potersi dedicare a un impetuoso attacco in corrispondenza al mento avversario, al quale dedicò tutta l’energia di tal gesto in un montante praticamente perfetto, non soltanto efficace, non soltanto efficiente, ma, addirittura, coinvolgente sotto un profilo espressamente estetico, nell’osservare il quale alcuno avrebbe potuto rendere propria occasione di distrazione o, più in generale, di subentrato disinteresse.

« Ops… questo credo ti possa aver fatto male! » definì ella stessa, ancor spingendo il proprio pugno verso l’alto, per condurlo sino a qualunque limite avrebbe potuto scoprire di conoscere e di poter raggiungere.


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